Sicurezza sul lavoro

a cura di Mariangela Cozzolino

SICUREZZA SUL LAVORO: NUOVE SFIDE PER UN VERO E PROPRIO CAMBIAMENTO CULTURALE

“Ridurre gli infortuni sul lavoro del 25% entro il 2012”, così come indicato dall’Unione Europea,  rappresenta per l’Italia un obiettivo ambizioso e di grande importanza, soprattutto per l’attenzione sempre più crescente verso la dimensione sociale ed umana del problema.

Qualunque lavoro  tu faccia, tornare a casa da chi ti ama è un  diritto”.  “Sicurezza sul lavoro. La pretende chi si vuole bene”. Questi gli slogan dell’ultima campagna di comunicazione pubblicitaria, televisiva e radiofonica del Ministero che, per la prima volta, abbandona i toni duri per diffondere un messaggio emozionale che miri maggiormente a sensibilizzare ciascuno di noi verso un problema drammatico ed ancora piuttosto diffuso.

Un approccio – quello adottato dal Ministero – decisamente innovativo rispetto al passato, che parte dalla constatazione che la maggior parte degli incidenti nei luoghi di lavoro sono determinati da fattori di carattere comportamentale.

Da qui la necessità di promuovere un vero e proprio cambiamento culturale, un processo collettivo di sensibilizzazione e responsabilizzazione, in cui ciascun soggetto deve sentirsi parte attiva. Il coinvolgimento emotivo viene riconosciuto come il fattore chiave su cui fare leva per promuovere e diffondere una cultura della sicurezza affinchè quest’ultima diventi un virus che contagi ciascun lavoratore, al di là del proprio ruolo e del livello di inquadramento aziendale. L’agricoltore, il capocantiere e l’autotrasportatore, l’operaio così come l’imprenditore, ciascuno nel rispettivo contesto affettivo, riceve lo stesso richiamo ai valori in gioco quando si tratta della tutela dei propri affetti e, quindi, della sicurezza sul lavoro.

E’ evidente, quindi, quanto sia importante l’investimento delle imprese e delle istituzioni pubbliche nella formazione, nell’informazione e in tutte quelle attività che consentono di prevenire il determinarsi di una condizione di rischio.

Ed allora tutto il mondo istituzionale ed industriale italiano continua ancora una volta ad interrogarsi sulle modalità di attuazione del cambiamento culturale, riconoscendo all’unanime che “sicurezza ed efficienza” non possono essere, nella maniera più assoluta, in conflitto tra di loro.

Davvero singolare ed interessante il programma “Leadership in Health and Safety”, a cui sta aderendo un numero sempre più crescente di multinazionali operanti nel settore “Oil&Gas”, che mira alla promozione della cultura della sicurezza in azienda attraverso una serie di iniziative di carattere fortemente pratico, centrate sul confronto, sull’interazione e sul coinvolgimento emotivo delle persone ed, in particolare, di quegli individui che – sulla base di determinate caratteristiche comunemente riconosciute – vengono considerati ‘punti focali’, per promuovere e attivare cambiamenti concreti e stabili a livello organizzativo.

Il fattore chiave per fare si che la cultura della sicurezza sia la migliore prevenzione degli infortuni è che ciascun lavoratore diventi un “safety leader”, riconoscendo la tutela del benessere della persona e della vita umana come l’aspetto centrale del proprio lavoro e ritenendo, pertanto, inammissibile per sé e per gli altri  qualsiasi condizione di rischio, a qualsiasi livello.

In tale scenario, si arricchisce sempre di più di significato l’impegno che la Società Chimica Italiana si assume per contribuire ad accrescere questo tipo di cultura attraverso una serie di strumenti, primi tra tutti: la conoscenza e la divulgazione scientifica, perché i risultati e le scoperte della ricerca&sviluppo diventino patrimonio di tutti, nella convinzione che un profondo cambiamento culturale debba investire nella formazione delle coscienze dei più giovani.

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