Chi gli ha dato il nome? Babcock.

a cura di Claudio Della Volpe

La valutazione della qualità del latte è stata già trattata nel post precedente, ma l’interesse dell’argomento fu talmente grande all’epoca di Gerber, e lo è ancora ora, che vale la pena di approfondire la questione; dopo tutto ogni anno nel mondo si producono e si consumano in varie forme quasi 85 kg/pro capite di latte, più del peso medio di ciascun uomo, donna e bambino del pianeta; un prodotto veramente fondamentale!

Il problema di controllare il contenuto di grasso del latte e quindi di colpire le frodi commesse da commercianti e produttori senza scrupoli garantendo anche la salute pubblica era sentito non solo in Europa ma anche in USA; e lì fu risolto da Stephen Moulton Babcock a partire dal 1890.

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Stephen Moulton Babcock era nato ad Oneida County nello stato di New York nel 1843; studiò prima al Tufts College, poi prese una laurea breve al Politecnico di Rensselaer, infine una laurea in Chimica alla Cornell University. Si recò quindi in Europa, il continente che deteneva la palma degli studi chimici all’epoca (erano gli americani che venivano qua e non viceversa!), prendendo un dottorato in Chimica Organica presso la Università di Gottingen nel 1879. Tornato in America lavorò presso l’Università del Wisconsin, e lì mise a punto il suo dispositivo. (foto da http://www.marathoncountyhistory.org/)

Si tratta di un dispositivo che funziona sulla base del medesimo principio di quello di Gerber, ma che appare più complesso perchè ne incorpora tutte le funzioni: l’aggiunta di acido solforico al latte e di alcool amilico e a volte della centrifugazione (nel metodo Gerber) o della sola centrifugazione (nel Babcock) favorisce la separazione della parte proteica da quella grassa che viene separata per gravità o per azione della centrifugazione e poi misurata. Nel dispositivo Babcock la centrifuga è incorporata nell’apparecchio.

220px-BabcockTester2 220px-BabcockTester1A parte le differenze di dettaglio fra i metodi è da notare che Babcock, diversamente da Berger, decise di non brevettare il suo metodo di analisi, che ebbe comunque fama mondiale ma che si affermò essenzialmente negli USA. Babcock si riteneva al servizio del popolo americano e rifiutò sempre qualunque profitto personale dalle sue molte scoperte e invenzioni, un atteggiamento non comunissimo fra i grandi scienziati dell’800 e che lo accomuna a Plantè e a pochi altri.

Fra l’altro inventò un viscosimetro per liquidi, mise a punto un metodo per la produzione del formaggio (cold-curing) che rese il Wisconsin il maggiore produttore americano di formaggio, contribuì alla messa a punto di molti altri dispositivi e soprattutto condusse un esperimento che fu fondamentale per lo sviluppo della scienza della nutrizione, ossia della chimica e della fisiologia applicate alla nutrizione umana, l’esperimento cosiddetto del “cattle fed single-grain diet”.

Babcock era scettico sulla correttezza della cosiddetta “proximate analysis” sviluppata da Atwater, ossia sulla determinazione del contenuto del cibo in azoto, estratto etereo (grassi), fibre, umidità e ceneri; ovviamente l’idea di Atwater era sostanzialmente corretta, ma necessitava di alcuni importanti dettagli per essere perfezionata a dovere. Babcock ebbe a dire una volta ad Atwater che se era veramente convinto del suo metodo avrebbe dovuto nutrire le mucche con il loro letame, perchè (ovviamente) la composizione delle feci rispecchiava bene quella del cibo che mangiavano: insomma quale miglior cibo delle feci se la composizione era quella giusta? La cosa aveva un fondo di verità; oggi si fanno crescere i funghi di allevamento sul letame di cavallo da corsa che ha una composizione perfettamente bilanciata.

Babcock ideò un esperimento per rispondere alla domanda di quale fosse il migliore nutrimento per le mucche; l’idea era quella di avere vari gruppi di mucche nutrite con singoli cibi e con una loro miscela e vedere quale gruppo avesse i migliori risultati come produttore di latte e di carne. L’esperimento si presentava come lungo e costoso e così Babcock ci mise tempo ad organizzarlo e a convincere i suoi capi ad attuarlo, ma finalmente l’esperimento, ripetutamente iniziato e sospeso, venne condotto a partire dal 1907; trovate i dettagli nella letteratura citata [wikipedia e un bellissimo set di articoli sulla storia della scienza della nutrizione, da cui trarre ispirazione per la didattica]. Il risultato finale è espresso dalla seguente tabella (da J. Nutr. 133: 975–984, 2003):

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Il granturco si presentava come il migliore nutrimento e il frumento come il peggiore; ma perchè? La cosa non è affatto banale: pensate che in quei medesimi anni la pellagra dovuta all’uso predominante di polenta di granturco come base alimentare umana mieteva migliaia e migliaia di vittime e c’era in Italia una disputa fra la teoria tossicozeista di Lombroso e quella carenzialista sostenuta fra l’altro dalle nascenti organizzazioni operaie e socialiste.

Gli autori dell’esperimento, che fu poi ripetutamente confermato, conclusero di non avere nessuna adeguata spiegazione dei loro risultati. Questo esperimento è un punto di volta di tutta la scienza della nutrizione e aprì la strada alla scoperta delle vitamine oltre a fondare in Wisconsin una scuola storica della scienza della nutrizione.

Babcock è stato onorato nel suo paese; la sua casa è diventata la sede di una storica cooperativa studentesca, a lui sono intitolati premi e perfino una delle liberty ships, usate nella seconda guerra mondiale per trasportare merci e uomini in Atlantico.

PS: Ma come mai in Italia non c’è nemmeno una scialuppa della marina intitolata a Avogadro e Cannizzaro? Voi che ne dite?

Per approfondire:

K.J.  Carpenter – A Short History of Nutritional Science: Part 1 to 4 – J. of Nutrition

parte1: J. Nutr. 133: 638–645, 2003; parte 2: J. Nutr. 133: 975–984, 2003; parte 3: J. Nutr. 133: 3023–3032, 2003; parte 4: J. Nutr. 133: 3331–3342, 2003.

Wikipedia; items:Babcock test, Stephen Moulton Babcock, single-grain experiment

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