Chimici e Parlamento.

a cura di Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Falangi, migliaia di persone, sono candidate alle prossime elezioni per le due camere del Parlamento nazionale e per i parlamenti regionali. E’ bello che così tante persone desiderino mettere le proprie competenze al servizio dei più nobili compiti della vita civile: scrivere ed approvare le leggi, specialmente quelle che stabiliscono come vanno spesi i pubblici denari, esercitare con interpellanze e interrogazioni il controllo sul comportamento del governo e delle pubbliche amministrazioni. Compiti delicati e impegnativi per i quali gli eletti pur meritano un equo compenso istituito da quando molti lavoratori, con l’elezione in Parlamento hanno perduto il proprio abituale lavoro e salario.

I candidati e gli eletti mettono a disposizione del paese e degli elettori le competenze e le esperienze della loro vita professionale. Avvocati e operai, disabili e atleti, medici e scrittori, attori e agricoltori. E chimici ?

Quanti chimici sono stati inseriti nelle liste elettorali, quanti verranno eletti ? Eppure i chimici hanno esperienze culturali e professionali, tratte dal lavoro nelle Università, nelle fabbriche, nei laboratori statali, e avrebbero tante cose da dire in un Parlamento e anche nelle.assemblee delle amministrazioni locali. Il Parlamento deve preparare, discutere e approvare un gran numero di leggi che hanno moltissimi aspetti chimici: si pensi all’adeguamento delle norme italiane ai regolamenti e leggi europee, ai rapporti dell’Italia con organismi internazionali e con il commercio internazionale.

Se si legge la Gazzetta Ufficiale della Repubblica, che riporta e rende pubblico il risultato di tutti le norme approvate dal Parlamento, si vede che almeno un quinto di tali norme riguarda aspetti chimici: si parla di qualità della benzina, di prezzi dei carburanti, della composizione dei detersivi, della qualità dell’alluminio adatto per la fabbricazione delle pentole, delle sostanze ammesse o vietate come additivi dei cosmetici o degli alimenti, dei concimi e pesticidi usati in agricoltura, dei pericoli a cui sono esposti i lavoratori quando maneggiano solventi o esplosivi. Non sto parlando di ecologismo, ma di norme che regolano l’economia la quale a sua volta è basata sul commercio di “cose chimiche”.

L’importanza dei chimici in Parlamento e nelle assemblee elettive è stata riconosciuta in tutti i 150 anni della storia politica italiana. Alla nascita del regno d’Italia esisteva una Camera composta di deputati eletti (peraltro per molti decenni soltanto da una piccola parte della popolazione ed erano escluse le donne), provenienti in gran parte dalle classi agiate e dalle professioni liberali. Il Senato era invece costituito da persone nominate dal re; fra queste figurarono molti chimici come Stanislao Cannizzaro, Giacomo Ciamician (che é stato anche consigliere comunale a Bologna), Emanuele Paternò, dei quali si ricordano gli interventi nella discussione di problemi chimici relativi alle doganali, alla qualità del fosforo da impiegare nei fiammiferi (1), all’igiene nelle fabbriche, alle leggi sanitarie, eccetera.

cannizzaro ciamiciancpaterno

  Tutto questo è continuato fino al fascismo quando il Parlamento elettivo è stato chiuso (2) e sostituito, per alcuni anni, dalla Camera dei fasci e delle corporazioni i cui componenti erano nominati dal governo fascista, e nella quale figurarono vari chimici, spesso espressioni dei gruppi di interessi, delle loro corporazioni, il che non escludeva che si occupasseroGuido_Donegani di problemi della chimica e dell’industria. Si possono ricordare Giuseppe Bruni, Luigi Cambi, Felice De Carli, Pier Giovanni Garoglio (studioso di oli e grassi), Angelo Tarchi, Guido Donegani che, pur essendo laureato in ingegneria, era il presidente della più grande industria chimica italiana ed era già stato eletto nella Camera dei Deputati prima del fascismo. Nel periodo fascista il Senato non contava niente.

giuaLa vita è rinata dopo la Liberazione: nell’assemblea costituente fu eletto il chimico Michele Giua che era stato incarcerato molti anni per opposizione al fascismo e che fu rieletto varie volte al Senato in cui intervenne spesso sui problemi di sua competenza. Per quanto ne so negli anni successivi la presenza dei chimici era abbastanza scarsa; nella IX legislatura alla Camera di chimici c’eravamo De Michelis e io; nella X legislatura io fui eletto al Senato e Enzo Tiezzi alla Camera. Tiezzi ed io eletti nelle liste del PCI nella breve stagione della Sinistra Indipendente, eravamo in aspettativa dalle rispettive cattedre universitarie.

nebbiatiezzi

Giustamente, perché c’era da lavorare a tempo pieno: ricordo i dibattiti nelle Commissioni e in aula sul contenuto di fosforo dei detersivi, sui pesticidi, sulle caratteristiche dell’acqua potabile, sul contenuto di piombo delle benzine; sull’inquinamento delle falde idriche ad opera delle discariche di rifiuti tossici; furono gli anni dell’incidente al reattore di Chernobil e del pericolo di contaminazione radioattivi degli alimenti, degli incidenti industriali all’ACNA, alla Farmoplant, a Marghera. Oltre a tutto il resto del lavoro parlamentare; la chimica si infilava perfino fra le migliaia di voci di spesa discusse durante le interminabili sessioni annuali di approvazione della “finanziaria”. Migliaia di pagine di documenti da leggere, peggio che controllare delle tesi di laurea. E, come parlamentare dell’opposizione, ricordo che si riusciva a mettere in imbarazzo sugli aspetti chimici i membri del governo quando dovevano rispondere alle interrogazioni fatte per denunciare errori o omissioni su aspetti relativi alla salute e alla sicurezza dei cittadini.

Cari colleghi chimici che (spero) sarete eletti: vi aspetta un lavoro duro ma siate convinti dell’importanza del contributo che solo voi, come chimici, potete dare. Se farete sentire la vostra voce non potrà che venirne del bene per la nostra disciplina.

(1)  Ai lettori interessati raccomando il bel libro, quasi sconosciuto e quasi irreperibile, della prof. Nicoletta Nicolini, “Il pane attossicato”, sul dibattito “chimico” parlamentare per imporre la sostituzione del velenoso fosforo bianco col più costoso fosforo rosso. http://chimica-ieri-e-domani.blogspot.it/2013/01/sm-2863a-breve-storia-dei-fiammiferi.html

(2)  Ricordo con un certo orgoglio che fra gli undici professori universitari che si rifiutarono di prestare giuramento di fedeltà al fascismo (e per questo persero la cattedra universitaria) figura anche il chimico Giorgio Errera

Errerahttp://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/articolo.aspx?id_articolo=4&tipo_articolo=d_persone&id=63

6 thoughts on “Chimici e Parlamento.

  1. Ricordo di aver letto, circa vent’anni fa, nella commemorazione di un prof. Ugo Croatto di Padova pubblicata su una rivista di chimica inorganica che egli fu anche senatore della Sinistra Indipendente, forse negli anni ’70. La circostanza è vera? In caso, di che natura fu il suo contributo?
    Riguardo alla monografia citata, “Il pane attossicato”, che suggerivamo come lettura agli studenti di Medicina nell’ambito del corso di medicina del lavoro, ricordo che emergeva una cesura abbastanza netta tra le posizioni, espresse nel dibattito fosforo bianco-fosforo rosso, tra i medici, propensi a privilegiare la tutela della salute dei miseri lavoratori -in prevalenza bambini e donne-, e i chimici, che minimizzavano la pericolosità evidente e conclamata dei vapori di foforo bianco, causa della terribile necrosi del mascellare.
    Grazie,
    Federico M Rubino, Università degli Studi di Milano

    • Ci sono stati e ci sono chimici che difendono i consumatori e la salute dei cittadini e chimici che difendono i frodatori e gli inquinatori. Questi ultimi sono i nipotini dell’inglese Andrew Ure (1778-1857), chimico anche lui (l'”ineffabile dottor Ure” come lo chiama Marx), autore fra l’altro di un celebre libro: “La filosofia delle manifatture” (1835), in cui sosteneva, contro il progetto di legge sulla diminuzione dell’orario di lavoro dei fanciulli, quanto facesse bene ai ragazzi lavorare nelle fabbriche, per la maggior gloria degli imprenditori britannici.

      Non trovo nella mia biblioteca il bel libro della professoressa Nicolini (nicoletta.nicolini@uniroma1.it), “Il pane attossicato”, ma ricordo che, davanti alla denuncia dei medici sulla pericolosità del fosforo bianco, i fabbricanti di fiammiferi fecero di tutto per evitare che ne fosse vietato l’uso. L’impiego nel ciclo produttivo del meno tossico fosforo rosso, più costoso, avrebbe danneggiato — essi sostennero — gli stessi operai perché sarebbero aumentati i costi di produzione e molte fabbriche sarebbero state costrette a licenziare i dipendenti. Gli stessi interessi riuscirono ad evitare che le fabbriche di fiammiferi fossero incluse fra le industrie “insalubri”, da localizzare nelle periferie, quando nel 1887-89 fu emanata la prima legge italiana sulla tutela dell’igiene e sanità. Portavoce degli interessi degli industriali fu il grande chimico Emanuele Paternò (1847-1935), cattedratico, massone, senatore, presidente dei laboratori e delle Commissioni sanitarie che decidevano o davano consigli al governo.

      Giorgio Nebbia

      Nota: per un mero problema tecnico la risposta di Giorgio Nebbia appare con il gravatar di devoldev

  2. Sono anch’io candidato, in una lista che lotta per il quorum ed in una posizione che mi da’ una probabilità di essere eletto moolto superiore a 1/ numero di Avogadro.
    Di sicuro cercherò di portare il mio piccolo contributo come ho sempre cercato di fare per quasi 40 anni in cui la mia formazione politica e quella chimica si sono costantemente intrecciate, ma niente di più; mi piacerebbe sapere quanti sono i colleghi che, almeno, si sono proposti in qualche formazione, perchè il primo requisito per poter essere eletti, come nella famosa barzelletta sul vincere alla lotteria, è quello di candidarsi.

    Ho un ricordo o caveat che sta circa a metà del mio percorso, fine anni ’80, occasione di incontrare sir Geoff Wilkinson. Gli ho chiesto, una persona può essere sia un buon chimico sia un buon politico? (all’epoca la premier UK era una che da ragazza era stata una discreta ricercatrice…).
    Risposta secca: sicuramente no, non puoi avere testa, onestà e tempo in egual misura per essere valido in entrambe le cose.

    Potrebbe scenderne la conclusione che forse il chimico politico potrebbe invece, con facilità, essere scarso in entrambi i ruoli, ma lo lascio giudicare ad altri.

  3. Beh, oltre alla Thatcher (specializzatasi nella cristallografia a raggi X sotto la supervisione del premio Nobel per la chimica 1964, Dorothy Hodgkin), aggiungerei anche il meno celebre Chaim Weizmann (1874 – 1952), che lottò assiduamente per i diritti umani che vedeva la scienza come una grande promessa per mezzo della quale portare pace e prosperità ovunque. Infine tornando ai personaggi importanti di questi tempi, secondo voi che mestiere faceva Angela Merkel prima di diventare cancelliere?
    Dedurrei che un buon chimico può anche un ottimo politico, anche se non è sempre corretto generalizzare… 🙂

  4. Tra i chimici in parlamento va ricordato anche il Prof. Gianantonio Mazzocchin, eletto alla Camera dei Deputati nella XIII legislatura.
    Permettetemi di citare tra i chimici in parlamento anche Alberto Cavaliere, laureato in chimica (sebbene abbia esercitato poco la professione, poi), giornalista, scrittore e brillante verseggiatore: fu eletto nella II legislatura per il Partito Socialista Italiano.

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