Chi gli ha dato il nome? Peleo.

Noterella semiseria di Gianni Fochi, Scuola Normale Superiore, Pisa
http://homepage.sns.it/fochi

Seguo con piacere e interesse questa sezione del blog. Ho letto le storie dell’estrattore Soxhlet, dei butirrometri, del becco Bunsen, dell’apparecchio di Kjeldahl, dell’ebulliometro di Malligand (scoprendo che questo nome, contrariamente all’uso, va pronunciato alla francese, cioè con l’accento sulla seconda a). A un certo punto s’è riaffacciata in me con forza una curiosità che covava da tempo: da dove viene l’espressione “palla di Peleo” per quell’attrezzo in gomma che, dalle parti mie, si chiama invece assai più prosaicamente propipetta?
La curiosità — è ovvio — aveva anche un fondo umoristico, perché, soprattutto al plurale, le “palle di Peleo” hanno, o almeno sembrano avere, un forte sapore goliardico. Anni fa incontrai per la prima volta quest’espressione in bocca ai colleghi dell’università di Firenze, che però non ne conoscevano l’origine. Qualcuno di loro, già avanti negli anni, mi diceva d’averla sentita, quand’era studente, da un vecchio tecnico di laboratorio ormai in pensione.

palledipeleoMi feci erroneamente l’idea d’un uso circoscritto a quell’ateneo, cioè d’un modo di dire inventato per scherzo, per avere un motivo d’ilarità. Del resto il nome di Peleo, padre d’Achille, finché alla scuola media inferiore s’è letta l’Iliade, era noto anche ai quasi incolti, e scherzare sui grandi personaggi della storia e della letteratura, fino a banalizzarli e sbeffeggiarli, era assai frequente: un modo di vendicarsi del gravame scolastico che causavano, ma anche, in fondo, di riconoscerli come figure di famiglia.
Giorni fa, però, ho chiesto al fondatore e principale redattore di questa serie, Giorgio Nebbia, se lui ne sapeva qualcosa di più. Ne ho ricavato le dritte necessarie, ed eccomi così a svelare quel piccolo mistero.
Palla di Peleo è un calco del tedesco Peleusball, pronunciato pelòisbal. L’antico Peleo probabilmente tutt’al più c’entra solo alla lontana, visto che in tedesco il suo nome si pronuncia invece pèleus. All’iniziale maiuscola non va dato valore d’indizio, perché in quella lingua s’usa per tutti i sostantivi, anche per quelli comuni. Ma alla fine si scopre che non è questo il caso: quel Peleusball risulta coniato per fusione e contrazione dei due cognomi dell’inventore, Friedrich Pels Leusden (pronuncia: lòisden), il quale lavorava all’istituto d’igiene dell’università di Kiel, e non va confuso col chirurgo omonimo, ben più conosciuto (v. http://de.wikipedia.org/wiki/Pipettierhilfe).
La Peleusball fu messa in commercio per prima dalla ditta berlinese Franz Bergmann. Volendo offrire un minimo di cronologia, si può citare il brevetto americano n. 3219417 del 23 novembre 1965, a nome della stessa ditta e degl’inventori Alfred Klingbeil e Fritz Szezinsky che avevano fatto domanda il 31 gennaio 1961. Vi si trovano descritti l’attrezzo come noi lo conosciamo e i dettagli delle tre valvole a sferetta, che s’aprono quando la gomma viene schiacciata fra due dita (v. figura). In fondo al testo, l’esaminatore fa riferimento al brevetto tedesco n. 897930 del novembre 1953: in mancanza d’informazioni più precise, immagino che sia questo quello originario. Il Pels Leusden aveva comunque già descritto un abbozzo della sua idea nel 1931 sul Münchner Medizinische Wochenschrift. Non dobbiamo dunque risalire agli antecedenti della guerra di Troia, ma solo a un’ ottantina d’anni fa. Una tappa nobile, comunque, nella sicurezza di chi sta in laboratorio: alla maniera precedente, le pipette venivano invece caricate per aspirazione con la bocca, coi rischi che chiunque può immaginare (se non è abbastanza vecchio per averli corsi di persona, prima che le palle di Peleo, con o senza questo nome, si diffondessero praticamente ovunque).

Propipetta

http://it.wikipedia.org/wiki/Palla_di_Peleo

6 thoughts on “Chi gli ha dato il nome? Peleo.

  1. Gianni, questo è davvero un contributo fondamentale! Tu ci scherzi, ma il tuo dubbio ha tormentato millanta chimici attenti al senso del proprio lavoro, nell’arco di intere ere: a varie riprese avevo provato a trovare questa spiegazione almeno da quando facevo l’università, e non ero mai riuscito nemmeno a trovare uno spunto. L’umile e genale oggetto viene spesso massacrato dall’incuria con cui ci si giocherella, analogamente a qualsiasi altra palla antistress. Ma ancora oggi è un segno di differenza tra chi ha un minimo di rispetto per la salute e chi no, sapessi quanti ancora insegnano allegramente a pipettare a bocca. E come te, anch’io mi astengo da ricordare i commenti goliardici sulle virtù di chi fosse più o meno abile nella perigliosa operazione. In compenso vedo la conferma che l’uso miglire di wikipedia è quello di confrontare le voci nelle diverse lingue.

  2. Ma io l’ho sempre chiamato “porcellino”, mai propipetta… e soprattutto, esistono ancora chimici che pipettano a bocca???

      • E’ insanita’ mentale. Qui veniamo brutalmente castigati se lavoriamo senza guanti e occhiali. Per non parlare dei solventi che non possono stare neanche 5 minuti fuori la cappa….

  3. Anche la palla di Peleo è destinata alle bacheche storiche, soppiantata dalle super tecnologiche propipette elettroniche, dove , basta premere un tasto per far salire o scendere il fluido !!!! Ci mancheranno le palle di Peleo :-@

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