ENI ci ama? Ma quanto ci ama?

a cura di Martino Di Serio

I Fatti

Nel 2008 fece scalpore la notizia dell’accordo Massachusetts Institute of Technology (MIT)-Eni per un finanziamento complessivo di 50 Milioni di dollari ( http://www.eni.com/it_IT/media/comunicati-stampa/2008/01/15-01-08-eni-MIT-annunciano-partnership-programma-ricerca-energia-solare.shtml. )

miteiRecentemente è stata annunciata un rinnovo della partnership per 10 Milioni di dollari all’anno (http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2013-02-12/eni-nuova-partnership-mit-210227.shtml?uuid=Ab353pTH).

Questi i fatti, ora seguono prima una considerazione sull’entità del finanziamento e poi alcune domande che come cittadino italiano (e quindi azionista dell’Eni) mi sovvengono per la valutazione dell’investimento fatto.

La Considerazione

Tutta l’accademia italiana è alle prese con la prima fase del richiesta di finanziamento PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale) al MIUR (il 14 Febbraio scadono i termini). Il finanziamento complessivamente assegnato al settore ERC (European Research Council) PE (Mathematics, physical sciences, information and communication,  engineering, universe and earth sciences) è di euro 15.303.958.  Partendo dal presupposto che la cifra messa a disposizione dal ministero è sicuramente insufficiente ad assicurare la competitività delle nostre università rispetto alle università straniere, resta comunque la considerazione che l’ENI finanzia il solo MIT con circa il 50% del budget che lo stato Italiano mette a disposizione dei settori della scienza di base e della tecnologia (Matematica, Fisica, Chimica, Ingegneria e Geologia) di tutta l’Università Italiana.

Le Domande.

1) Qual è l’investimento di Eni nell’Università Italiana’?

2) Quali ritorni scientifici si sono avuti dall’investimento passato?

Sul sito MITei-solar frontier center (http://eni-solar.mit.edu/publications/) sono riportate dal 2010 al 2012, 24 pubblicazioni. Il costo medio si aggira intorno a 830000 dollari a pubblicazione calcolando 10 milioni di dollari all’anno di investimento. Non si vuole essere quantitativi ma la cifra impressiona tenendo conto delle cifre con cui i ricercatori italiani si devono confrontare.

3) Chi è proprietario dei diritti brevettuali delle domande di  brevetto depositate nell’ambito del programma Solar frontier Center?

Uno dei risultati più pubblicizzati sono le celle fotovoltaiche supportate su carta o tessuto (http://mitei.mit.edu/news/solar-cells-printed-paper) . Allo stato attuale (almeno dalle notizie che si possono ricavare da Espacenet) sembra che il proprietario dei diritti sia il solo MIT(http://worldwide.espacenet.com/publicationDetails/inpadoc?CC=US&NR=2011315204A1&KC=A1&FT=D&ND=3&date=20111229&DB=EPODOC&locale=en_EP)

4) I Dirigenti ENI hanno mai pensato alla possibilità  di “call for proposal” rivolte all’Università Italiana per verificare se anche dalla ricerca dell’Università Italiana possano emergere soluzioni/innovazioni utili all’Italiana (almeno per ora) ENI?

La Conclusione

Voglio precisare che qui non si mettono in discussione né le competenze del MIT né la professionalità e l’eccellenza dei ricercatori Eni. Molti di questi li conosco personalmente e godono della mia massima stima. Tra l’altro i loro eccellenti risultati presenti e passati (anche nel settore dei nuovi materiali per il solare) sono noti a chi si occupa di chimica industriale.

La cosa su cui vuole aprire una discussione è sull’opportunità che in questi momenti di crisi per l’Italia (http://www.repubblica.it/economia/2012/11/15/news/pil_europa_crisi-46690754/), l’Eni svolga un’azione di sponsorizzazione liberale (donazione) nei confronti di una organizzazione Statunitense. Naturalmente l’ENI è libera di farlo, ma come ricercatori in Italia saremmo curiosi di sapere quanto l’ENI investe in Italia o se invece la sua azione complessiva di sponsorizzazione liberale della ricerca (perché di questo “sembra” si tratti) è contraria a quanto i nostri governi (almeno a parole) hanno cercato di arginare (la fuga dei cervelli).

Preoccupa quanto riportato sul sito MITEei a proposito dell’accordo Eni-MIT (http://mitei.mit.edu/news/mit-and-eni-renew-energy-partnership):
“While the exact funding level was not disclosed, the agreement between Eni and MIT “significantly exceeds” the $5 million annual commitment required for founding members of MITEI, according to a press release, making Eni the energy initiative’s largest research sponsor. Eni has directly supported 100 energy researchers at MIT over the past five years, and 52 students have been supported as Eni-MIT Energy Fellows”.

Per approfondire:

http://daily.wired.it/news/economia/2013/02/13/paolo-scaroni-eni-mit-6792578.html

http://eni-solar.mit.edu/

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2012/04/06/news/compensi_milionari_per_i_vertici_di_eni_ed_enel_a_scaroni_6_milioni_e_a_conti_4_3_milioni-32877572/

 

2 thoughts on “ENI ci ama? Ma quanto ci ama?

  1. Condivido le considerazioni di Martino Di Serio. Il dato che mi ha più impressionato è il costo medio stimato di 830.000 dollari per pubblicazione riportata sul sito MITei-solar frontier center. A questo proposito mi chiedo come mai, fra i tanti parametri di valutazione e i tanti algoritmi sviluppati per l’accesso dei ricercatori italiani a commissioni, concorsi, finanziamenti, ecc. non ce ne sia uno che metta chiaramente in relazione i risultati conseguiti (pubblicazioni, brevetti e altro) con i finanziamenti ottenuti, ovviamente per un definito arco temporale.

  2. A questa domanda, rivoltagli presso la mia Università circa un anno fa, il presidente dell’ANVUR ha risposto sostenendo l’impossibilità di una tale valutazione. Però non ha spiegato il perchè di tale impossibilità……………………….

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