La Scienza in fiamme.

a cura di Mariangela Cozzolino

Il rogo che in poche ore ha distrutto con una forza devastante lo scorso Lunedì 4 Marzo lo SCIENCE CENTRE di Città della Scienza di Napoli è una ferita profonda che scuote l’intera comunità nazionale, scientifica e non.

L'incendio che ha distrutto la Città della Scienza di Napoli visto da una piccola spiaggiaCredits: ANSA/ CIRO FUSCO

L’incendio che ha distrutto la Città della Scienza di Napoli visto da una piccola spiaggia
Credits: ANSA/ CIRO FUSCO

Un duro attacco “senza coscienza alla scienza”, ad un patrimonio culturale e scientifico straordinario che ha rappresentato, sin dalla sua fondazione, un punto di riferimento non solo per la Campania ed il Mezzogiorno, ma per l’Italia intera. Un simbolo di rinascita post-industriale, un segnale concreto di riscatto e futuro per il territorio campano. Un luogo dove con forza, passione e dedizione si dava quotidianamente spazio alle idee, all’innovazione ed alla diffusione della cultura pedagogica, scientifica e tecnologica. Un vero e proprio incubatore di germi per il futuro. E che ora, più che mai, deve necessariamente raccogliere tutte le proprie forze per ricominciare a ricostruire spazzando via cenere e macerie. Macerie di cultura!

“Sgomento, tristezza e disperazione”. Così commenta a telefono la dott.ssa Barbara Magistrelli – Responsabile Ufficio Stampa di Città della Scienza. “Ancora oggi – dichiara – non credo ai miei occhi volgendo lo sguardo dal mare a quel che resta dei capannoni (10-12 mila metri quadrati completamente distrutti), ricoperti ora solo da tante fuliggine”.

Ho avuto personalmente nel 2004 la possibilità di collaborare con un team di Città della Scienza per l’allestimento della sala giochi dell’Ospedale Santobono di Napoli nell’ambito del progetto “La scienza in gioco” (ABIO – Associazione Bambino In Ospedale). Ricordo ancora il forte spirito collaborativo, l’entusiasmo e la professionalità del personale di Città della Scienza nel mettere a disposizione competenze, giochi e materiali interattivi anche per attività a scopo benefico.

Un mondo a colori che improvvisamente si è tinto di grigio, riducendo in polvere la ricerca, la conoscenza, il futuro.

Vigili del fuoco al lavoro tra gli edifici distrutti ANSA/ CESARE ABBA

Vigili del fuoco al lavoro tra gli edifici distrutti
ANSA/ CESARE ABBA

Perché? Perché tutto questo?

Questo è l’interrogativo che, unitamente allo sgomento ed alla rabbia, è stato espresso in questi giorni da tutti i massimi livelli istituzionali, sia in Italia che all’estero, manifestando nel contempo affetto e solidarietà alla città di Napoli ed, in particolare, all’illustre fisico Prof Vittorio Silvestrini – Fondatore Idis Città della Scienza – ed a tutto il personale (circa 160 dipendenti).

Ecco quanto dichiara Silvestrini intervistato da Carmelo Prestisimone di Radio 24 – Il Sole 24 Ore: “Sono devastate le mura, ma non il progetto”.

A mio avviso, questa affermazione deve rappresentare il motore con cui ripartire per ricostruire e soprattutto per restituire nel più breve tempo possibile, specie ai piccoli, ai giovani ed alle future generazioni, un luogo dove alimentare la conoscenza, la fantasia, la curiosità scientifica e la speranza per un futuro a colori.

All’appello espresso da Città della scienza “RICOSTRUIAMO CITTA’ DELLA SCIENZA”, noi uomini e donne della Società Chimica Italiana non possiamo che dare una risposta affermativa ed un piccolo segnale concreto.

Bonifico bancario
BANCO NAPOLI
IBAN: IT41X0101003497100000003256
SWIFT/BIC (per le rimesse dall’estero): IBSPTINA

Causale: Ricostruiamo Città della Scienza
Intestato a Fondazione Idis – Città della Scienza

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3 thoughts on “La Scienza in fiamme.

  1. Gli incendi mettono molta paura a noi scimmie; sul giornale scimmiesco “Il broglio” * un noto discendente della famiglia dei Langurs (le scimmiette della foresta di Mowgly) un Langone maschio di proditoria bellezza ha commentato che l’incendio in questione ha distrutto un covo di eretici, che predicavano che l’uomo, quell’insignificante essere privo di peli, sia disceso da noi nobili scimmie.
    Il Langone è una maschia scimmiotta, calva e bassa alcune volte (e denominata allora Langone di Berlusca o Berluslangone, ma altre volte monumentalmente grossa o perfino grassa, in tal caso viene anche denominata Langone di Ferrara.
    Ebbene il Langone in questione, detto anche Parmense, più sul magrotto, ma che ama pascersi in odorose sorgenti di tipo escatologico, da tali sorgenti trae non solo la sua alimentazione, ma perfino le sue nobili idee antiumane o perfino inumane.
    Egli ha certamente dimenticato di dire, ma per fortuna sono qui a ricordarglielo, che è stata proprio una scimmia sua stretta parente cui siamo tutti grati, una vera Caldoscimmia, che ha rifiutato di sostenere gli eretici, rifiutandogli sia il pagamento degli stipendi che un finanziamento che gli consentisse di avere un edificio antincendio adeguato consentendo così ai soliti ignoti (una tipica dizione umana lo so ma sono uno snob, che ci posso fare) di portare a compimento il sacrificio del sito eretico in questione. Dove, pensate un po’ , non solo si insegnava il darwinismo, (ahimè), ma si consentiva alle scimmie più piccole di guardare nei telescopi, un demoniaco strumento che deformando lo spazio consente di acquisire la proditoria idea che il nostro piatto e libero pianeta della libertà scimmiesca sia in realtà, pensate un po’ TONDO! (mi vergogno al solo pensiero).

    *http://www.ilfoglio.it/soloqui/17214

  2. Esprimo indignazione per l’articolo pubblicato su “Il foglio”……..il mio pensiero va in questo momento ai 160 dipendenti che, pur non ricevendo lo stipendio da circa un anno (come indicano i mass media), continuavano a dare il massimo ogni giorno, ognuno per le proprie competenze. E lo continueranno a fare! Certo le fiamme altissime del rogo di Città della Scienza hanno destato l’ attenzione di tutti ma non dimentichiamo che ci sono, in tutto il nostro paese, “roghi” molto più silenti ma altrettanto pericolosi. Quale é oggi lo stato di legalità in Italia? Più che una domanda è una disperata considerazione ( soprattutto visto lo stato di forte debolezza istituzionale attuale) ma che non fermerà la voglia di ripartire. Sono tante le iniziative che possiamo mettete in atto per aiutare Città della scienza a ricostruire di nuovo lo spazio della “chimica” all’interno del science centre. Deve essere un contro-attacco culturale. E tu cosa puoi fare? Dì la tua.

  3. ..”le fiamme hanno distrutto le mura,ma non il progetto”..mi piace…emblematica espressione della forza che hanno invece le speranze di tutti coloro che quelle stesse mura vogliono a tutti i costi ricostruirle…e ne sono grande prova come dici quei 160 dipendenti ke malgrado le difficoltà ne rappresentano la vera solidità…credere nelle cose che possono cambiare il futuro vale sempre e comunque la pena..perchè piccoli passi ogni giorno sommati negli anni potranno segnare più grandi traguardi in futuro…già quello che sarà dei nostri figli..educare le future generazioni all’importanza dell’informazione …del rispetto per la scienza e la cultura in generale possono senz’altro essere un primo mattone per ricostruire quelle mura ,rimetterle in piedi dalle macerie di quel rogo a Napoli ma anche da quelle dei vari ‘terremoti’ di indifferenza e illegalità che quesa nostro Paese hanno ormai quasi distrutto… CREDIAMOCI DI PIU’.
    SONIA da Ripi

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