Siamo alle solite: chimico non è una parolaccia!

a cura di Claudio Della Volpe

Sono socio di Altroconsumo da molti anni (tessera 2143008-84), ma ho spesso notato delle cadute di stile, diciamo così, che danneggiano sia l’immagine della chimica presso il grande pubblico, sia l’immagine di Altroconsumo presso i lettori più accorti.

Altroconsumo è una associazione di consumatori molto conosciuta e stimata e proprio per questo uno si aspetta un livello di accortezza e competenza adeguato.

La cosa che non mi va è ovviamente l’uso del termine “chimico” in contesti del tutto improprii o addirittura sbagliati e inoltre anche la superficialità di parecchie posizioni o la inesattezza di alcune informazioni.

Nonostante ciò rimango di buon grado socio di Altroconsumo perchè in genere la situazione informativa sulle merci è tale che un occhio critico fa sempre comodo, ma anche Altroconsumo ammetterà che tutto è migliorabile e mi consentirà di fare una critica ragionata di certe sue posizioni. Ed è quello che mi accingo a fare.

Il testo incriminato è nell’ultimo numero della rivista Altroconsumo (Marzo 2013) che purtroppo non è di libera acquisizione, ma di cui comunque riporterò gli stralci più importanti.

Titolo: Pulizie da manuale

Sottotitolo: I rimedi della nonna funzionano e permettono di ridurre il ricorso ai detergenti chimici. Tu risparmi, la tua salute è protetta e l’ambiente ringrazia.

Il sottotitolo fa credere che sia possibile ridurre il ricorso ai detergenti “chimici” tout court; eventualmente si dovrebbe dire “di sintesi”, perchè è chiaro che tutte le sostanze sono sostanze “chimiche” non solo quelle preparate dalla grande industria. Ma vedremo che in realtà l’articolo non mantiene nemmeno questa promessa perchè indica come alternative, eccetto che in un caso, sostanze che invece sono proprio “di sintesi” e quindi, anche non usando la terminologia sbagliata del sottotitolo, sono “chimiche” a tutti gli effetti non solo nel senso “comune”, ma sballato in cui si usa il termine e in cui, ahimè, lo usa anche Altroconsumo.

E anche nel caso dell’aceto è bene che il grande pubblico si renda finalmente conto che trattamenti “chimici”, ossia che usano sostanze chimiche di sintesi vere e proprie nella sua produzione, sono perfettamente legali e comunemente applicati e non fanno male affatto, anzi.

Il testo inizia sostenendo una tesi che è condivisibile e cioè che occorra usare con giudizio i prodotti per la pulizia che sono costosi e in alcuni casi possono inquinare l’ambiente e a volte posseggono anche una composizione che può comportare dei rischi per le persone. Tutto vero. Ma che bisogno c’è di aggiungere una cosa sostanzialmente falsa:

Così staremo al sicuro, alla larga da troppe sostanze chimiche

ma perchè non sono chimiche le sostanze che vengono consigliate in alternativa?

Cominciamo dall’aceto, che è un ottimo consiglio perchè costa certamente meno e perchè in genere è efficace e meno inquinante, lo ammetto, ma attenzione: l’aceto non è una sostanza chimica? ovviamente si; è fatto di acido acetico in gran parte, ma soprattutto pur essendo prodotto dall’azione di batteri su soluzioni zuccherine o alcooliche è perfettamente  legale effettuare su di esso tutte le procedure CHIMICHE che si effettuano sul vino, e che prendono il nome di trattamenti:

Antisettico selettivo: anidride solforosa. SO2;

Correzione dell’acidità: si effettua con acidi e basi di sintesi;

Controllo del colore: tramite l’uso di carboni adsorbenti, prodotti con una procedura CHIMICA di combustione in difetto di ossigeno.

Correzione dei tannini: aggiunta di albumina o gelatina sostanze naturali, ma estratte e purificate per via CHIMICA

Chiarificazione: usando la caseina, la gelatina, la colla di pesce o composti minerali come la bentonite, la silice o il ferrocianuro di potassio e l’acido metatartarico; vi basta come chimica dell’aceto?

NO perchè i controlli sull’uso dell’aceto prevedono che il contenuto dell’aceto non superi certi valori per alcune sostanze (CHIMICHE) in esso contenute per via strettamente naturale: zinco, piombo e acido borico per esempio, per cui un controllo della composizione CHIMICA dell’aceto è assolutamente necessario.

-Vabbè Clà ma comunque l’aceto è un prodotto biologico- mi direte, nel senso prodotto di una fermentazione batterica; niente da dire, non è sintetizzato, non è una soluzione di acido acetico, ma perchè non ricordare che è ottenuto anche grazie a dell’ottima e positiva chimica, che ce ne garantisce la qualità?

Il secondo prodotto consigliato in alternativa è il bicarbonato di sodio, NaHCO3. Ma il bicarbonato è forse un prodotto naturale? ci sono le miniere di bicarbonato? il bicarbonato viene forse estratto da qualche sorgente naturale?
NO; il bicarbonato è presente è vero in mari e fiumi e anche in enormi quantità e in certe condizioni piuttosto rare come materiale solido (la nahcolite (NaHCO3) o come componente secondario del natron (Na2CO3·10(H2O)), un carbonato idrato di sodio di genesi evaporitica in ambienti aridi), ma quello che noi usiamo è TUTTO RIGOROSAMENTE DI SINTESI: il bicarbonato di sodio è uno dei principali prodotti dell’industria chimica inorganica.

Impianto British Salt per la produzione di bicarbonato di sodio

Impianto British Salt per la produzione di bicarbonato di sodio

Il processo attraverso cui viene prodotto è noto fin dal 1863, il metodo Solvay:

ammoniaca e anidride carbonica in una soluzione di cloruro di sodio, la reazione che avviene produce cloruro di ammonio e bicarbonato di sodio. La reazione è la seguente:

H2O + NaCl + NH3 + CO2 NH4Cl + NaHCO3

Questo metodo di produzione venne messo a punto da Ernest Solvay.

Ernst Solvay

Ernst Solvay

Insomma tutto si puo’ dire meno che il bicarbonato NON sia un prodotto chimico, qualunque sia il senso che vogliamo dare all’aggettivo “chimico”.

E la sua produzione è una produzione complessa e per molti aspetti inquinante almeno potenzialmente; al contrario la sua emissione in ambiente non presenta rischi sostanziali come anche il suo uso ragionevole; un eccesso puo’ comportare rischi alla salute per modifica del pH ematico o peggioramento della sintomatologia dovuta ad eccesso di acidità nello stomaco; insomma come tutti i chemicals e seppure con minori rischi  il bicarbonato di sodio ha le sue regole di uso.

Ma se il bicarbonato è un chemical a tutti gli effetti a maggior ragione lo sono le altre due categorie di materiali che l’articolo consiglia di usare seppure solo in certi casi: gli sgrassatori e i detergenti multiuso; si tratta in genere di formulazioni complesse che hanno come base o l’idrossido di sodio, NaOH, altro prodotto base della grande industria chimica, ottenuto dalla elettrolisi di acqua di mare (più precisamente di una soluzione concentrata di NaCl) o i comuni detersivi di sintesi petrolchimica o anche non petrolchimica; comunque si tratta di sostanze prodotte da processi industriali per sintesi o per estrazione; e quindi che senso ha contrapporli ad altri pure di origine industriale?

Ovviamente la cosa ha senso SOLO se si paragonano gli effetti complessivi sull’ambiente: quanta energia serve, quanto inquinamento viene prodotto quando li si sintetizza o li si usa o li si dismette in ambiente? Una analisi LCA, Life Cycle Analysis, una procedura ormai tipica della industria chimica o almeno che dovrebbe esserlo; si tratta di sceglierne i criteri in modo chiaro: non per il profitto di pochi, ma per la qualità della vita di molti.

Ma certo il problema non è più che NON si tratta di sostanze “chimiche”: sono sostanze chimiche entrambe, ma le paragoniamo con la coscienza che scegliamo quella meno impattante, NON contrapponendo una sostanza “chimica” ad una “non-chimica”; e non solo perchè BANALMENTE tutto è fatto di molecole e atomi, tutto è chimica, ma soprattutto perchè stiamo parlando in ENTRAMBI i casi (eccetto l’aceto) di materiali di SINTESI, questo è il termine esatto, della grande industria chimica.

Ci sono poi nell’articolo delle imprecisioni che sembrano più “tipiche” di un approccio “terrorizzante” che di uno sereno sulla Chimica. Un esempio; si scrive:
State lontani in particolare da una famiglia di tensioattivi che porta il nome di alchilbenzensolfato, bandito in Svezia.

Beh questa è una “imprecisione” notevole; prima di tutto non si tratta di alchilbenzensolfati, ma di alchilbenzensolfonati; i solfati devono avere nella loro molecola un gruppo R-SO4, mentre la molecola in questione, chiamata in gergo LAS, contiene un gruppo R-SO3; non stiamo parlando di alchilsolfati, ma di alchilarilsolfonati, tutta una bestia diversa.

las

la molecola di tensioattivo prodotta effettivamente nelle condizioni di sintesi acida; cit. di S. Mammi

la molecola di dodecilbenzensolfonato prodotta effettivamente nelle condizioni di sintesi carbocationica in ambiente acido; cit. di S. Mammi

Poi è vero che la Svezia ha ridotto l’uso di questo specifico tensioattivo di sintesi, ma non è vero, come invece si dice nell’articolo, che lo abbia bandito; basta andarsi a leggere http://apps.kemi.se/flodessok/floden/kemamne_eng/las_eng.htm, un documento ufficiale della SDA, l’agenzia chimica svedese che dà l’informazione corretta: uso ridotto a poche centinaia di tonnellate ma non è stato bandito, anche perchè non vi è la prova della tossicità  ma solo di un limitato danno ambientale [1]. European Council Regulations (EC) 1488/94 ha concluso che non ci sono preoccupazioni per l’ambiente e per la salute umana,  declassificandolo e rimuovendolo dall’Annesso 1 nella  28th ATP (Directive 2001/59).

Insomma Altroconsumo ha tutta la nostra stima, e sarebbe un buon obiettivo una maggiore accortezza ed una decisione soprattutto culturale, quella di smetterla con l’usare l’aggettivo e la parola CHIMICA in modo improprio; anche perchè nello stesso numero della rivista, poche pagine prima o poche pagine dopo, i prodotti chimici o le loro applicazioni la fanno da padroni e in positivo, ma la chimica non viene mai nominata; ma allora perchè usare chimico solo come parolaccia, solo in contesti negativi?

Noi chimici dobbiamo mostrare la nostra terzietà ed indipendenza culturale dal mondo industriale; una specie di giuramento di Galeno riadattato, un giuramento di Boyle per dir così.

Ma le associazioni di consumatori e di difesa dell’ambiente hanno anche loro un compito culturale: abbandonare questo vezzo di usare “chimico” come una parolaccia.

Si tratta di un vezzo da lasciare nel museo della cultura “demagogica”, indegno di una grande associazione di consumatori cui mi onoro di appartenere.

[1]http://www.chem.unep.ch/irptc/sids/oecdsids/las.pdf una risoluzione UNEP dell’aprile 2005

le conclusioni sono le seguenti:

Human Health:The chemicals in the LAS category are currently of low priority for further work because of their low hazard potential except for skin and eye irritation and acute inhalation. Based on data presented by the Sponsor Country, exposure to respirable particles is anticipated to be low. Other countries may desire to investigate any exposure scenarios that were not presented by the Sponsor Country.

 Environment:The chemicals in the LAS category possess properties indicating a hazard for the environment (fish, invertebrates and algae). However, they are of low priority for further work due to ready and/or rapid biodegradation and limited potential for bioaccumulation.

 

11 thoughts on “Siamo alle solite: chimico non è una parolaccia!

  1. Gentile dottor Devoldev, la ringrazio per la sua chiara opera di informazione e puntualizzazione. Non sono un chimico, ho una preparazione medico-biologica, ma avverto fortemente la dicotomia ideologica oramai incancrenita nel sentire comune, che contrappone superficialmente e qualunquisticamente “chimico” a “naturale”. Quest’ultimo termine sempre usato con accezione positiva, sfruttando la sua vacua collocazione semantica, ed il “sentiment” dominante cavalcato ed amplificato dalla pubblicità (talora surrogato dal solo di poco meno vago “biologico”). Esiste una possibilità di opporsi ad una tale banalizzazione dei concetti che diviene nella migliore delle ipotesi ignoranza e nella peggiore controcultura? La seguo sempre.

  2. Caro Claudio,
    solo una precisazione sulla formula che mostri del Sodium Dodecylbenzene Sulfonate: poichè l’alchilazione del benzene avviene in ambiente acido, con meccanismo carbocationico, difficilmente il prodotto avrà la formula mostrata ed invece la sostituzione avverrà a partire da un carbocatione secondario.
    Grazie invece per il post! Cordialmente,
    Stefano

  3. Ottimo intervento, caro Della Volpe: hai toccato tutti i punti importanti. L’uso sbagliato dell’aggettivo “chimico” è una chiara spia dell’ignoranza che purtroppo è tanto diffusa. Noi chimici non dobbiamo mai smettere di reagire. Dobbiamo sfruttar tutte le occasioni possibili per correggere quella visione distorta, che certo non fa bene alla società.

    Gianni Fochi

  4. Non è la prima volta che Altroconsumo dimostra superficialità e scarsa competenza quando parla di Chimica. Anni fa, quando ero socio della suddetta associazione, in seguito ad un articolo simile scrissi una email di protesta alla redazione della rivista, senza però ricevere alcuna risposta.

    Cordiali saluti

  5. L’aceto è fatto, soprattutto, di … acqua per fortuna, e non di acido acetico! Immaginatevi sull’insalata cosa succederebbe se non fosse così
    Facezie a parte comunque, consentitemi un piccolo sfogo. Trovo un po’ patetico questo continuo lamento su quanto la chimica e i chimici siano incompresi…. Si potrebbe dire: “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”. Che senso ha ripetere, sempre e solo fra chimici, quanto di sbagliato si dice sulla chimica?

    Apprendo inoltre, dagli interventi che mi hanno preceduto, che un laureato in una qualunque disciplina scientifica non sarebbe in grado di riconoscere la differenza tra sostanze “naturali” e di “sintesi”. Ma che insegnamento hanno ricevuto costoro? Possibile che abbiano studiato con insegnanti così scarsi? Mi pare impossibile! Ma anche se, per assurdo fosse proprio così, sarebbe allora meglio chiedersi come sia stato possibile che l’accademia abbia potuto formare professionisti così poco.

    Molto tempo La Stampa pubblicava una rubrica intitolata, se non ricordo male: “Bestiario dalla cattedra”. In essa si segnalavano gli strafalcioni dei sapienti, appunto in cattedra. Coinvolgeva un po’ tutti le materie scolastiche: siamo sicuri che la chimica faccia eccezione? E se così fosse, come mai la chimica è, e continua ad essere, così bistrattata, poco stimata e poco conosciuta?

    Cordiali saluti

    • Poeta Paccati non capisco bene il suo intervento; non so se lei sia un chimico o no, ma è ovvio che nel mio post mi riferivo a quello che c’è nell’aceto OLTRE l’acqua; e l’acido acetico ne è il principale componente, potendo arrivare fino a 120 grammi per litro, più del 10%. Se lo ricordi quando lo usa sull’insalata.(http://it.wikipedia.org/wiki/Aceto#Composizione_chimica_dell.27aceto)
      In secondo luogo due molecole dello stesso composto, per esempio una di acido acetico estratta dall’aceto ed una di acido acetico sintetizzata a partire che so da etilene, una naturale e l’altra di sintesi NON sono distinguibili in termini chimici, o almeno non lo sono come tali (un medesimo composto naturale o sintetico si differenzia solo o per eventuali differenze isotopiche o per le impurezze contenute, impurezze che d’altronde sono diverse perfino fra due diversi prodotti di sintesi o due diversi prodotti naturali); se lei è un chimico questo ragionamento le risulterà ovvio.
      Se lei non è un chimico invece sappia (se ho inteso bene il suo scritto) che ha detto una castroneria, una di quelle cose che la cultura comune ha difficoltà ad accettare proprio perchè è generalmente carente di chimica. Lo ripeto: non un qualunque laureato ma un bravo chimico non potrebbe distinguere molecole naturali e di sintesi (del medesimo composto sia chiaro), per la buona ragione che non sono di per se distinguibili. Se lei intendeva questo si convinca che ha detto una castroneria. Gli atomi sempre quelli sono.
      Perchè poi chimica sia considerata una parolaccia, una parola di senso negativo, lo dico da molto tempo: da una parte c’è l’incultura (dovuta alla scarsa attenzione presente nel mondo della scuola, italiana in particolare) che alla fine da più valore all’umanesimo che alla scienza naturale, trascurando che certe attività sono umane da sempre, e la chimica è una di queste, che esisteva già nelle attività di Homo Erectus.
      E dall’altra perchè la chimica, che è uno strumento produttivo potentissimo , è alla base della nostra vita quotidiana, ma è anche alla base di potentissimi interessi economici dai quali chi la chimica la fa realmente non è stato frequentemente in grado di autonomizzarsi.
      Uno degli obiettivi di questo blog è proprio di essere uno strumento di “terzietà” di chi la chimica la fa, di noi chimici che insegnamo, lavoriamo in laboratorio o in industria rispetto a chi la chimica la usa solo come strumento per far soldi, di chi la usa disprezzando la vita degli altri e la bellezza della Natura. Chimica ed etica non sono separabili se non a costo di pagare un prezzo altissimo che molti di noi non sono stati disposti e non sono più disposti a pagare; le molecole non sono distinguibili ma i chimici si; ci sono quelli che si battono per un suo uso corretto e quelli che no.
      La Chimica è una scienza ed una tecnologia che l’uomo conosce e usa da quando esiste, da oltre 100.000 anni, dalla grotta di Blombos almeno; è stata uno dei suoi strumenti di umanizzazione. Se la comune coscienza usa chimico come parolaccia è anche colpa di chi fra noi non si è opposto all’uso sbagliato che si fa di frequente della Chimica.
      Ebbene personalmente sono impegnato da anni su questa barricata, ma lo sono tutti quelli che scrivono sul blog e tanti altri ancora, per fortuna: chimico non è una parolaccia e fare una battaglia culturale in tal senso è importante, non è un parlarsi addosso, ma è il tentativo di parlare proprio con chi la chimica non la sa o forse pensa solo di saperla o perfino ritiene che non sia importante saperla.
      Mentre invece non sapere che due molecole del medesimo composto una di origine naturale e una di origine sintetica non sono distinguibili corrisponde a ignorare che le note che fanno la musica di Vivaldi o di Mozart sono sempre note del medesimo pentagramma, eppure la musica finale è poi diversa, ma sempre bellissima.

  6. Buongiorno,
    un mio amico chimico mi ha inoltrato questo post. Io non sono un chimico, ma mi interesso molto di chimica verde, soprattutto nel campo della detergenza. Vorrei aggiungere una cosa sull’aceto. Io non uso l’aceto per le pulizie, bensì l’acido citrico, perché quest’ultimo è molto meno impattante sull’ambiente e meno corrisivo sulle tubature. A queste conclusioni ovviamente non ci sono arrivata io, bensì un chimico (chi altri sennò?) che si occupa di detergenza ecocompatibile. Aggiungo anche che lo stesso acido citrico pur essendo un prodotto ecologico di scarso impatto ambientale, ha comunque subito un procedimento chimico per diventare quello che è.

    • l’acido citrico si ottiene dalla batteriologia industriale, dalla fermentazione batterica e poi viene purificato per via chimica e venduto allo stato solido; può degradare; occorre prepararne una soluzione ogni volta, è più costoso dell’aceto in genere e più difficile da trovare e inoltre è un acido triprotico mentre l’acido acetico è monoprotico; la sua prima costante di acidità è significativamente più alta di quella dell’acido acetico; infine per quanto riguarda il suo potenziale corrosivo in genere non si distacca in modo significativo da quello dell’acido acetico a parità di concentrazione percentuale; in conclusione è una scelta possibile ma la trovo più costosa e meno flessibile; comunque certamente una idea applicabile in casa.

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