La laurea in chimica e le carriere femminili: il genere è fattore di diseguaglianza?

a cura di AnnaMaria Raspolli Galletti

mimosa

 Affronto questo tema, che mi sta a cuore, non sull’onda emotiva dell’ otto marzo e della mimosa che sembrava un po’ spaesata sul bancone del laboratorio, ma più prosaicamente perchè sono stata coinvolta nel riesame del mio corso di studio (problematiche didattiche, valutazione dell’inserimento nel mondo del lavoro…) e mi sono accorta che quasi sempre si parla degli “studenti” di chimica e chimica industriale senza affrontare in maniera approfondita il problema di genere in corsi di laurea scientifici come i nostri. Eppure l’indagine 2010 di Alma Laurea ha messo ben in evidenza come “l’accesso agli studi universitari e la scelta del corso di laurea risentono dell’origine sociale e del genere, secondo un processo causale in cui intervengono anche la scelta degli studi secondari superiori ed il loro esito”. Le statistiche disponibili, anche quando riportano i dati divisi per genere, si fermano ad un anno dalla laurea, dando informazioni assolutamente carenti del cosa succede alle laureate in chimica una volta entrate nel mondo del lavoro (come evolve la loro carriera, in termini di tipo di rapporto di lavoro e profilo retributivo? Quante lavorano all’estero? In quali settori vengono prervalentemente impiegate?). Un’indagine approfondita è stata condotta recentemente all’Università di Pisa per le studentesse e laureate in ingegneria: i risultati ottenuti sono interessanti e deprimenti allo stesso tempo. Le studentesse di ingegneria sono mediamente più brillanti (in termini di votazioni conseguite all’esame di maturità, agli esami universitari ed all’esame finale di laurea nonchè di durata degli studi) dei colleghi, ma non vengono premiate al momento dell’inserimento nel mondo del lavoro e, nel tempo, la loro situazione retributiva è inferiore a quella dei colleghi maschi. In definitiva sembra che in Italia sia ancora poco condivisa la famosa teoria “womenomics”, che sostiene che nelle aziende dove sono inserite donne nei consigli di amministrazione si hanno anche ricadute di bilancio positive. In Italia nel 2012 le donne erano circa il 6 % dei componenti dei CdA delle società quotate ed il nostro Paese resta sestultimo in Europa, ben al di sotto della media Ue (13,7%). Peggio di noi solo Malta, Cipro, Ungheria, Lussemburgo e Portogallo. Il valore è infimo se confrontato con il dati di Finlandia (27,1%), Lettonia (25,9%), Svezia (25,2%) e Francia (22,3%). Una delle tante sfide ancora da vincere in Italia è quindi sicuramente quella di superare il divario tra le ottime performances conseguite dalle donne nel percorso universitario ed il sottoutilizzo che spesso si fa delle loro qualifiche e competenze, così da realmente valorizzare ed integrare le diversità, massimizzandone le potenzialità.

E’ certamente vero che in Italia i numeri delle iscritte e delle laureate in chimica, in generale non elevati, rendono difficile condurre un’analisi statistica affidabile, ma credo che sarebbe estremamente interessante avere i dati dei diversi atenei, soprattutto per trarre delle indicazioni sulle difficoltà che emergono nel passaggio al mondo del lavoro e, soprattutto, nell’evoluzione della carriera lavorativa. Mi rivolgo ai lettori del blog: avete informazioni di indagini di questo tipo?  E, più in generale, dalla vostra esperienza personale nei diversi settori lavorativi in cui operate, quale percezione avete delle problematiche di genere per i laureati in chimica?

per approfondire:

http://www.universitadelledonne.it/2011%20chimica.htm

http://www.scienzainrete.it/contenuto/partner/le-donne-e-chimica

http://www.chimici.info/Donne-e-chimica-un-volume-ripercorre-la-storia-di-50-scienziate_community_news_x_1721.html

marie-curie_0

2 thoughts on “La laurea in chimica e le carriere femminili: il genere è fattore di diseguaglianza?

  1. Sono una laureata in Scienza ed ingegneria dei materiali con il massimo dei voti nel 2007 a soli 25 anni. il mio lavoro, dal 2009 è l’insegnante di scuola secondaria, pur avendo avuto una breve parentesi di 6 mesi nell’industria delle materie plastiche. Sono iscritta all’ordine dei chimici e sono stata scoraggiata nell’intraprendere la libera professione come chimico del porto.

  2. Sono laureata da 20 anni in chimica, e sono disoccupata. C’è altro da aggiungere? Ho sempre avuto posti precari e alla fine sono riusciti a buttarmi fuori dal mondo del lavoro. Come rientrarci? Impossibile! Nessuno mi assume, troppo grande, donna, troppi titoli, troppa esperienza. Vanno bene i ragazzini appena laureati senza esperienza, meglio con una bella raccomandazione. Quelli sì che faranno carriera!! Pago l’Ordine da 20 anni, non me ne sono mai fatta niente… La libera professione in questo momento sarebbe un suicidio. Troppe tasse da pagare e troppo poco lavoro, oltre alla concorrenza dei colleghi “maschi”. Il posto di chimico di porto mi è stato soffiato sotto il naso parecchi anni fa, ovviamente da un ragazzo. Tristezza su tutti i fronti!

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