Quando avremo la Gazzetta Chimica Italiana on line?

a cura di Maurizio D’Auria  maurizio.dauria@unibas.it

La nostra vita è diventata progressivamente una vita legata strettamente ai flussi di informazione. Noi esistiamo perché siamo in grado di trasmettere informazioni e di ricevere informazioni dall’esterno con un ritmo che è diventato sempre più frenetico. L’avvento del web ha reso questo fenomeno ancora più evidente. biblioE’ facile ripercorrere il proprio passato e riscoprire giorni interi passati a tirare giù e rimettere negli scaffali i volumi del Chemical Abstracts, o del Beilstein alla ricerca di un composto o della sua reattività. E una volta fatta la ricerca, inoltrarsi nei corridoi delle nostre biblioteche per consultare quel tal volume del Berichte, del JACS o di Tetrahedron. Tutto questo ormai è quasi solo un ricordo. I Chemical Abstracts non vengono più pubblicati in forma cartacea, e tutti ci siamo abituati ad usare SCIFinder per le nostre ricerche bibliografiche. La ricerca del singolo articolo originale in biblioteca ancora esiste, ma sempre più spesso da un lato politiche folli di gestione dei fondi bibliotecari portano a relegare le biblioteche ad un ruolo marginale e tendenzialmente a sparire per essere relegate in scantinati, dall’altro la cronica mancanza di spazio porta a non dare il giusto peso allo spazio necessario per le nostre biblioteche. In ogni caso, è molto più semplice scaricare un articolo dal corrispondente sito web, o via CASPUR, che mettersi a cercarlo in polverose biblioteche. Ormai, come vedremo poi, esistiamo se il nostro lavoro esiste in rete ed è scaricabile, altrimenti il nostro lavoro semplicemente non esiste.

GAZZETTA_CHIMICA_ITALIANAVeniamo quindi al problema che volevo porre. Ricercare in rete un articolo pubblicato sulla Gazzetta Chimica Italiana è praticamente impossibile. La Società Chimica Tedesca ha messo in rete tutto il Berichte, tutti gli Annalen, tutti i Zeischrift fur Anorganische Chemie, e così via. booksL’American Chemical Society ha in rete tutti i suoi periodici dalle origini, compreso il JACS e il JOC, la Royal Society ha messo in rete tutte le sue riviste. La Società Chimica Italiana non ha fatto nulla di tutto ciò, come se ci si dovesse vergognare di aver scritto qualcosa sulla Gazzetta. Se, come è successo nel mio caso, si vogliono cercare lavori scritti nell’ottocento o nei primi anni del novecento, al fine di documentare l’attività scientifica di alcuni nostri illustri predecessori, e non si dispone della collezione completa della Gazzetta in biblioteca (e questo è la situazione della mia Università, relativamente giovane per avere a disposizione queste fonti in originale), ci si deve rivolgere fuori, aspettare pazientemente che il servizio di trasmissione degli articoli scientifici fra le biblioteche funzioni.

Se invece si cerca la Gazzetta in rete, si resta inevitabilmente delusi. Si può sperare di trovare i numeri più antichi su http://www.archive.org ma è impossibile trovare articoli più recenti.

paternoarticologazzettaLa mia richiesta è molto semplice: la Società Chimica Italiana, proprietaria della rivista, dovrebbe mettere in rete la Gazzetta Chimica Italiana, ed anche tutte le altre riviste interrotte da alcuni anni (penso agli Annali). Probabilmente è un’operazione che ha un suo costo, ma si potrebbero cercare i fondi presso Istituzioni, Fondazioni bancarie, l’Europa, ecc. Io penso che faremmo un favore alla chimica italiana, quella di qualche anno fa, certamente, che, però, non è giusto venga dimenticata perché non accessibile on line.

La cosa non è insignificante. Ho partecipato come ordinario alla selezione per la commissione per i giudizi di idoneità (Abilitazione Scientifica Nazionale). Non sono stato sorteggiato, ma il divertente è stato controllare poi come erano state valutate mie pubblicazioni e come erano state calcolate le mie citazioni.  Il risultato è stato che miei requisiti per partecipare erano stati valutati ignorando sistematicamente tutti i lavori pubblicati sulla Gazzetta. Semplicemente quegli articoli non esistevano.

Fa una certa impressione verificare che una parte del tuo lavoro è scomparso, non viene più preso in considerazione, non esiste.

Nota del webmaster: alcuni volumi sono visibili sul sito di Google Books:

http://books.google.it/books?id=5YQcD9OX0b0C&printsec=frontcover&hl=it#v=onepage&q&f=false

3 thoughts on “Quando avremo la Gazzetta Chimica Italiana on line?

  1. Sono perfettamente d’accordo. Una ventina di anni fa si discuteva del problema in Consiglio Centrale: sarebbe stato necessario sacrificare una copia dell’intera collezione per farla digitalizzare gratuitamente (se non ricordo male da parte di Wiley), ma poi sarebbe stata immessa in rete A PAGAMENTO. Non se ne fece niente: l’opportunità di fare l’operazione in proprio non era stata presa in considerazione. Speriamo di arrivarci, magari con un’operazione di mecenatismo.
    Francesco De Sarlo

    • in realtà con le tecnologie odierne basta fare le copie direttamente in pdf; saranno più pesanti di un pdf tradizionale perchè fatte di vere immagini ma si puo’ stare attenti ai limiti; in pratica ci vuole solo olio di gomito e uno scanner, oltre ad una copia della rivista; e ci si potrebbe dividere il lavoro fra volontari che dispongono dell’originale nelle proprie università; una sorta di volontariato pro-SCI; inoltre le copie che si trovano in rete si possono scaricare, tanto ne siamo proprietari e centralizzarle, almeno quelle, sul nostro sito web; che ne pensate?

  2. Il problema giustamente posto da D’Auria non riguarda solo i singoli, ma quello che si perde (o ormai si è già perso) non è solo un patrimonio scientifico, ma anche storico e soprattutto di immagine della chimica italiana. Gran parte dei risultati pubblicati sulla Gazzetta verranno riprodotti da giovani chimici indiani o cinesi ignari di tutto quello che non è in rete. Un’operazione collettiva di volontariato come quella proposta da devoldev potrebbe forse essere una soluzione (da tempo volevo proporla a Scorrano per il gruppo +70, cosa ne dice?). Soluzioni palliative possono essere quelle di immettere i pdf dei propri articoli sui siti personali o su siti collettivi tipo Research Gate, e inserire i dati bibliografici su chemspider (ciascuno lo può fare, è semplicissimo essere autorizzati) che, per chi non lo conosce, è un Beilstein (chi era costui?) gratuito della Società chimica inglese che funziona un po’ come wikipedia, ciascuno può inserire i propri composti (o di altri, se non ci sono), ma ha già raggiunto oltre 20 milioni di composti (www.chemspider.com).

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