Salviamo le api, ma senza demagogia!

a cura di C. Della Volpe

La vicenda del bando dei tre principali neonicotinoidi proposta dal commissario europeo Tonio Borg continua; ne avevamo parlato qualche mese fa su questo blog, raccontandone la storia (ilblogdellasci.wordpress.com/2013/02/04/tonio-le-api-e-la-chimica) e analizzando vari aspetti sia tecnico-scientifici che economici; nel frattempo le cose sono andate avanti con due votazioni nella commissione europea degli esperti che sono interessanti da analizzare ed alcuni documenti e prese di posizione di Green Peace, il noto movimento ambientalista, che si batte da anni sulle tematiche ambientali.

Il punto di partenza sono i tre corposi reports con cui EFSA (European Food Safety Authority) nel gennaio scorso ha espresso un parere motivato sugli effetti tossici che i  tre principali neonicotinoidi in commercio hanno sulle api (e probabilmente anche sugli altri impollinatori selvatici, da cui dipendono parte significativa delle nostre colture alimentari) in almeno alcune delle loro più comuni applicazioni. Su tale base il commissario Tonio Borg ha proposto la  loro sospensione cautelativa per un biennio. Su questa decisione la procedura è la seguente: i trattati europei stabiliscono che gli Stati, in seno al Comitato di esperti nazionali, votino su come procedere. In caso non si deliberi a maggioranza qualificata, la decisione finale passa alla Commissione Ue – organo esecutivo dell’Unione – che chiude il dossier sulla base delle rilevazioni di natura tecnica.

Dopo la proposta di Borg ci sono state due votazioni i cui risultati sono stati simili ma non identici; infatti nella prima tenutasi il 15 marzo si ebbero 13 paesi a favore (fra cui l’Italia), 9 contrari e 5 astenuti. fra cui Germania e Inghilterra; a questo punto si è scatenata una campagna di lobbying in cui si è vista da una parte l’industria produttrice dei neonic, ossia Bayer e Syngenta principalmente che hanno continuato a sostenere che i loro prodotti non c’entrano nulla, che la responsabilità è dell’acaro Varroa se le api hanno problemi (e gli altri impollinatori?) e che non bisogna usare il principio di precauzione senza bilanciarlo col principio di proprozionalità e dall’altra i movimenti ambientalisti fra cui in prima fila GreenPeace, che ha pubblicato un corposo ed approfondito documento sulla questione delle api e dell’impollinazione dei selvatici che potete trovare in rete (http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/image/2013/rapporti/Api_in_declino.pdf). Una seconda votazione si è tenuta il 29 aprile ed ha visto un incremento del numero di favorevoli al bando, ma ancora senza raggiungere la maggioranza qualificata; in particolare 15 Stati hanno votato a favore, 7 contrari, 4 gli astenuti. L’Italia che aveva espresso posizione favorevole nel voto precedente si è opposta; gli inglesi che si erano astenuti si sono opposti. A favore invece Germania, Bulgaria ed Estonia, che l’ultima volta s’erano astenute; inoltre, non si sono pronunciate Grecia e Irlanda, che il 15 marzo avevano votato contro. Alla luce del voto, la Commissione dovrebbe ufficializzare la messa al bando a stretto giro; vedremo.

Il documento di GreenPeace è molto dettagliato e cerca di rappresentare la situazione mondiale; non mi sembra un documento partigiano.

Evidenzia correttamente che tra l’altro “allo stato attuale non c’è la disponibilità di dati precisi per raggiungere conclusioni definitive sulla condizione degli impollinatori a livello globale”; che  “poiché la richiesta di insetti impollinatori – sia a livello locale che regionale – aumenta più rapidamente della disponibilità, potremmo trovarci di fronte a una limitazione dell’impollinazione nel prossimo futuro. Questo perché l’incremento della produzione di alimenti, direttamente o indirettamente dipendenti dall’impollinazione, è superiore alla crescita della popolazione globale di api domestiche. Con l’espandersi dell’agricoltura di tipo intensivo, anche il servizio di impollinazione garantito dagli impollinatori selvatici è a rischio a causa della perdita e della riduzione della diversità degli habitat. “e che “l’abbondanza delle popolazioni di api è molto differente tra le diverse regioni agricole”.

Insomma un documento condivisibile che spinge sulla necessità di fare ricerca sul tema e che mi sento di criticare in un solo punto ma secondo me importante: l’uso ripetuto dell’aggettivo chimico in modo improprio che rivela forse qualcosa d’altro; frasi come: ” maggior utilizzo di fertilizzanti chimici,” oppure “D’altra parte i sistemi agricoli che incrementano la biodiversità e non impiegano prodotti chimici” o ancora “nelle comuni pratiche agricole basate sull’uso intensivo di prodotti chimici” che culmina in:

“Ogni passo avanti per trasformare l’attuale modello agricolo – altamente dipendente dalle sostanze chimiche – in un sistema di agricoltura ecologica avrà molti benefici sia a livello ambientale che in riferimento alla sicurezza alimentare, a prescindere dai vantaggi evidenti per lo stato globale degli insetti impollinatori.”

In tutti questi casi il termine giusto è “di sintesi” non chimico e non sembri questa nota una nota esclusivamente filologica; mi dovrebbero spiegare gli amici di Green Peace come altro che con sostanze chimiche si possa mantenere la fertilità del suolo; anche l’agricoltura biologica avrà bisogno di trovare nel terreno i nutrienti necessari che sono mi risulta sostanze chimiche; posso condividere, anzi condivido senz’altro  l’idea che saranno esse  sostanze chimiche NON di sintesi, ma eventualmente di riciclo come i fosfati ed i nitrati provenienti dalle acque reflue e che devono essere riciclate con metodi efficienti e non più estratte a milioni di tonnellate dall’atmosfera o dai depositi fosfatici; nei due cicli dell’azoto e del fosforo siamo oggi il player planetario più importante e dominiamo con la nostra produzione di sintesi che non è bilanciata dai processi di riassorbimento il ciclo totale (si veda a questo proposito il mio recente post: https://ilblogdellasci.wordpress.com/2013/04/22/bilanci-di-materia/).

Pensare che si possa nutrire la popolazione mondiale con una agricoltura che non usi sostanze chimiche di alcun tipo è  privo di senso; senza chimica non ci sono le piante, la vita è in fondo una reazione chimica. Anche la necessità di nutrire 7 e più miliardi di persone non puo’ essere affrontata senza almeno riciclare e riusare il fosforo e l’azoto che in qualunque forma avranno raggiunto il suolo e le piante e siano entrati nel nostro cibo. Non sto qui a discutere sul confronto tra agricoltura “chimica” e biologica; le parole sono pietre e sono spesso inesatte; entrambe sono procedure chimiche, solo che la prima usa prodotti di sintesi e non li ricicla, non bilancia il ciclo né del fosforo né dell’azoto, usa quantità strabbocchevoli di energia da fossile: questo è il vero problema attuale, mentre la seconda da qualche parte e in qualche forma dovrà essere in grado non solo di produrre per tutti, ma di chiudere il ciclo di azoto e fosforo. Una agricoltura comunque basata e in grado di nutrire l’umanità dovrebbe in qualche modo far ritornare attivamente nel suolo i materiali che ne sono usciti sotto forma di cibo; il riciclo dei reflui umani ed animali, già auspicato da Liebig, è uno degli strumenti possibili e necessita di ampi investimenti di ricerca e di processo per rendere possibile il recupero di P ed N e dei microelementi, che attualmente i reflui non processati non sono in grado di trattenere o che diventano al limite fanghi pericolosi da discarica.

Ridurre la quota di carne, eliminare o ridurre gli sprechi alimentari, ridurre la quota di energia per la coltivazione e il trasporto del cibo incrementando il consumo di cibo “a chilometri zero” laddove possibile, ridurre fortemente il consumo di acqua minerale in bottiglia, tutte cose perfettamente fattibili senza sconvolgere, ma solo razionalizzando il nostro modo di mangiare, insomma il cibo NON come merce, ma come diritto alla vita, (un miliardo di uomini soffre la fame nonostante la rivoluzione verde!) l’agricoltura mondiale come strumento di giusta remunerazione per  il lavoro dei contadini; ed infine scegliere le tecniche agronomiche più adatte ad una agricoltura rispettosa dell’ambiente  e della biodiversità e che chiuda i cicli che apre.

In questo quadro lo slogan giusto non è quello proposto da Green Peace, che qui vedete;greenpeaceapi

il nostro paese non ha difeso la Chimica, tutt’altro! il nostro paese se ne frega della Chimica, non riesce nemmeno ad insegnarla bene; ma semplicemente il nostro rappresentante si è lasciato convincere dagli argomenti dei produttori di neonicotinoidi, rappresentati in Italia da Agrofarma, argomenti che ho ripetutamente mostrato sono deboli e non convincenti: le prove dei possibili danni alle api ed agli altri insetti impollinatori sono ampiamente supportate dalla letteratura scientifica mondiale nelle condizioni di impiego pratico sul campo per cui il PARZIALE bando dei tre neonicotinoidi proposto da Borg è ben supportato (come sostiene EFSA); nè esistono argomenti di tipo economico, legati alla produzione di mais o altri beni; nel precedente post ho fatto vedere come le riduzioni di produzione sono corrisposte NON alla sospensione italiana dei neonic, come sostenuto da Nomisma in uno studio a pagamento per Agrofarma, ma solo alle condizioni meteo che non sono state favorevoli e che probabilmente corrispondono anche a cambiamenti di tipo climatico che iniziano a farsi sentire sul Mediterraneo.

Condivido piuttosto la vignetta pubblicata su presseurop, opera del vignettista Patrick Chappatte e che ripubblico col permesso dell’editore (http://www.presseurop.eu/fr/content/article/3735871-les-pesticides-interdits-pour-mettre-fin-au-massacre-des-abeilles):

CHAPPATTE-bees_0

Qua al contrario della definizione imprecisa e, mi scusassero gli amici di Green Peace, vagamente demagogica di agricoltura “chimica” si individua il vero problema in campo: la difesa dei profitti dei produttori di neonicotinoidi, che non coincide né con la agricoltura “moderna” né con le necessità italiane di produrre bene e adeguatamente. In francese “faire le beurre”, fare il burro, significa fare quattrini e viene qui ironicamente contrapposto a fare il miele; ecco, noi chimici siamo per fare il miele e non per “fare il burro” o meglio, addirittura poi far fare il burro ad altri. Di burro se ne è fatto a sufficienza in passato, ora basta. Pensiamo alle api. Il peso sulla bilancia non solo ambientale, ma perfino economica, dei servizi resi gratuitamente dagli impollinatori selvatici e addomesticati è  ENORMEMENTE superiore alle perdite dei produttori di burro “neonico”.

Noi chimici siamo per la vita. perchè la vita è la reazione chimica meglio riuscita!

4 thoughts on “Salviamo le api, ma senza demagogia!

  1. Gentile sig. Devoldev, concordo nel modo più assoluto: come insegnante di Chimica e cittadina/consumatrice (nonchè sostenitrice di Greenpeace) mi ritrovo spesso nella situazione di dover puntualizzare la differenza tra il termine “chimico” e “sintetico” (o “artificiale”). La campagna dei Chimici contro l’ignoranza e la superficialità è lunga, ma non perdo la fiducia!
    Buon lavoro
    Elisabetta Milazzo

  2. Pingback: Api e pesticidi: una conferma autorevole. | il blog della SCI

  3. Pingback: Formiche, api e….chimica. | il blog della SCI

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