Un commento all’assemblea di Federchimica.

a cura di Luigi Campanella, ex presidente SCI

squinziSiamo chimici, ma anche cittadini oppure al contrario siamo cittadini ma anche chimici. Questo ci obbliga a guardare con attenzione quanto avviene intorno a noi con riferimenti soprattutto alla nostra specificità. Si è svolta il 24 giugno u.s. l’annuale assemblea di Federchimica alla quale ha partecipato il Presidente di Confindustria, già Presidente di Federchimica, Squinzi.  Nel suo intervento ha messo in guardia il governo da passi falsi ed ha sottolineato che “se si può evitare l’entrata in vigore da subito dell’aumento dell’Iva è un fatto positivo, ma le priorità sono altre e cioè i pagamenti della pa; ci sono oltre 100 miliardi di debiti arretrati non pagati e che devono essere rimborsati alle imprese che stanno soffrendo disperatamente il credit crunch”. Il numero uno degli industriali italiani ha indicato poi un’altra priorità: “un intervento vero, serio, sul costo del lavoro, abbassandolo di almeno dieci punti”. Squinzi ha anche criticato il mondo politico perché “invece di rispondere al disagio sociale ed economico con uno scatto di orgoglio e rinnovamento si è perso in tatticismi, sprecando tempo ed energie preziosi”.

Squinzi non esclude che nella seconda parte dell’anno possa esserci un rimbalzo dell’economia ma questo “non vuol dire che siamo fuori dalla crisi e che siamo veramente ripartiti con la crescita”. Ha poi ricordato che lo scorso anno il Pil è sceso del 2,4% e quest’anno sembra avviato verso un ulteriore -1,8%. Quanto al miliardo di fondi europei per rilanciare l’occupazione “è un inizio ma non è sufficiente, in ogni caso il riassorbimento della disoccupazione giovanile non sarà una cosa immediata e non è con un incentivo che la cosa cambierà”. Infine, quello che più ci riguarda come chimici,  ha sottolineato l’importanza della chimica come “il turbo del made in Italy”: per questo, ha sottolineato, “si deve guardare alla chimica non come a un problema, ma come a una possibile soluzione per i problemi di competitività del nostro Paese”. Le imprese di questo settore, ha ricordato infatti, uniscono peculiarità che pochi altri comparti possono mostrare: dall’innovazione alla ricerca per nuovi materiali e nuove applicazioni. Il Presidente di Confindustria ha fatto riferimento anche alle regole sulla contrattazione che “nei prossimi mesi dovremo verificare”, perché, spiega, “siamo convinti che il contratto collettivo, in una realtà industriale caratterizzata da pmi continua ad avere un ruolo fondamentale”.

Da questi interventi emerge un carattere nuovo del termine sostenibilità e cioè quello economico a volte citato ma riferito quasi sempre alle disponibilità di risorse necessarie per portare avanti un progetto di sviluppo.

Al di là delle “nuove povertà nazionali” oggi almeno 1,8 miliardi di persone appartengono ormai alla classe media, cui si aggiungeranno entro il 2018 altri 193 milioni di individui con un reddito superiore ai 30.000 dollari l’anno. Mai, nel corso della storia, tante persone sono uscite dalla povertà tanto rapidamente.

Ma quantcampanellao dovrebbe ancora crescere la produzione per continuare a sopportare questi ritmi di sviluppo? E quanto sarà sostenibile questa crescita? Sarà, cioè, in grado di lasciare alle prossime generazioni ambienti naturali sufficientemente integri, oltre alle risorse di cui avranno bisogno? E ciò potrà avvenire in modo anche socialmente accettabile, che garantisca sicurezza, emancipazione sociale e sviluppo culturale equamente distribuiti?

Lo sviluppo della società umana deve essere affrontato in modo sostenibile, ovvero favorendo la crescita economica ma al tempo stesso conservando le risorse naturali, risolvendo il problema dell’energia e dei cambiamenti climatici e assicurando benessere, sicurezza e salute anche a chi non li ha.

Queste tre dimensioni – economca, ambientale e sociale – della sostenibilità vanno infatti di pari passo. Molti però pensano che non sia possibile e in particolare che la crescita economica richieda comunque un consumo eccessivo di risorse e un impatto inaccettabile sull’ambiente.

La chimica può dare un contributo determinante per vincere questa sfida decisiva per il nostro futuro. Come scienza e poi come industria, la chimica diventa essenziale ogni volta che usiamo o trasformiamo la materia, in qualsiasi ambito o settore produttivo è dunque un’interfaccia chiave in ogni nostro rapporto con il mondo materiale, quindi con l’ambiente. Sta a noi, naturalmente, utilizzarla bene, e sapere trovare le risposte che essa mette a disposizione per le nostre domande.

C’è in effetti anche un’altra faccia della medaglia che si riferisce a quanto l’avanzamento della sostenibilità ambientale sia compatibile con la sopravvivenza di piccole industrie se non si interviene da parte dello Stato con infrastrutture adeguate, ridotta burocrazia e costi energetici contenuti. Il caso del regolamento REACH, citato da Squinzi, è emblematico.

A proposito di interventi dello Stato un altro tema di attualità riguarda la temuta privatizzazione dell’acqua, oggetto anche di un referendum.

In Europa è in discussione una Proposta di Direttiva sull’aggiudicazione dei “contratti di concessione”, che riguarda, tra l’altro, i contratti a titolo oneroso stipulati tra uno o più operatori economici e le “amministrazioni aggiudicatrici”, in primis, lo Stato e gli enti pubblici territoriali, aventi oggetto la prestazione di servizi pubblici essenziali.

Nella bozza della direttiva si legge che non vi è l’intenzione di incidere sulla libertà degli Stati membri di decidere fra fornitura diretta ed esternalizzazione. Tuttavia, l’obbiettivo della proposta e gli interessi che essa intende tutelare, sono chiari nel momento in cui si afferma che l’aggiudicazione delle concessioni di servizi con interesse transfrontaliero, pur soggetta al principio generale della libertà di circolazione delle merci, è aflitta da mancanza di certezza giuridica e ciò causa ostacoli per le imprese nell’accesso al mercato e perdita di occasioni commerciali per gli operatori economici. Ciò che conta, dunque, è il mercato e poter regolare ogni aspetto della vita tramite le sue regole. Concorrenza e mercato poco hanno a che fare, però, con solidarietà, accesso universale, equità, diritto alla vita, alla salute e alla dignità umana che dovrebbero regolare la fornitura di una risorsa essenziale come l’acqua. E’ chiaro che, in periodo di crisi del debito, fiscal compact e tagli agli enti locali, questi ultimi tendano a disfarsi della gestione dei servizi essenziali, come l’acqua. L’iniziativa dei cittadini europei (ICE) per l’acqua diritto umano in pochi mesi ha superato il milione e mezzo di firme ed è riuscita già a mettere in imbarazzo la Commissione Europea. Si tratta di uno strumento introdotto dal Trattato di Lisbona ed entrato in vigore ad aprile del 2012, attraverso il quale i cittadini possono proporre alla Commissione europea un’iniziativa legislativa che sia supportata da un milione di firme in almeno sette Stati membri. Il Commissario Europeo al Mercato Interno, Michele Barnier, ha dovuto prendere atto della grande mobilitazione sul tema dichiarando che il servizio idrico verrà stralciato dalla direttiva concessioni che è un provvedimento che rischia di accelerare ulteriormente le privatizzazioni dei servizi pubblici. Egli ha infatti firmato una dichiarazione sull’esclusione dell’acqua dalla direttiva sulle concessioni: negando che la Commissione abbia intenzione di forzare o incoraggiare le privatizzazioni, che rimangono eventualmente una scelta dello Stato membro, egli ribadisce che unico scopo della direttiva è appunto quello di stabilire un libero mercato di servizi.

Nella dichiarazione si fa esplicito riferimento alla prima Iniziativa dei cittadini europei (ICE) per affermare l’acqua quale diritto umano in tutti i Paesi membri.

Pur citando questa iniziativa e richiamando il milione e mezzo di firme raccolte in Europa, il commissario Michel Barnier afferma che, nonostante le numerose modifiche apportate al testo della direttiva sulle concessioni, questa, rispetto al settore idrico, non soddisfa nessuno: né ICE che dimostra l’attenzione dei cittadini rispetto al tema, dall’altro, né gli Stati in quanto la Direttiva concessioni sarebbe artefice di “frammentazioni nel singolo mercato”. Il punto è che se i cittadini firmano per l’acqua quale diritto umano, firmano implicitamente per l’acqua fuori commercio, bene vitale e non economico.

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