Job and salaries dei chimici statunitensi neolaureati: un altro mondo?

a cura di AnnaMaria Raspolli

American_Job

da “American Job” un film di Chris Smith (https://en.wikipedia.org/wiki/American_Job)

E‘ stata recentemente pubblicata su C&EN dell’aprile 2013 (http://cen.acs.org/articles/91/i16/New-Graduate-Salaries.html) il risultato dell’indagine occupazionale svolta dall’ACS sui chimici neolaureati nel 2012  (distinti per i tre livelli: bachelor, master e Ph.D.).  Questo articolo offre quindi un quadro attualissimo e molto particolareggiato della situazione del mercato del lavoro nel settore chimico negli Stati Uniti, fornendo un’ informazione dettagliata sull’età dei neolaureati, sul  tipo di  rapporto di lavoro (tempo indeterminato o determinato, part-time o full-time), sui settori occupazionali, sugli stipendi dei chimici ed anche (per confronto) degli ingegneri chimici.

 Al questionario hanno risposto  oltre 2000 neolaureati, per metà donne,  e di questi circa il 12 % era ancora alla ricerca di un impiego.  Il valore mediano dell’età degli intervistati era di 22 anni per il primo livello, 26 per il master e 30 per i possessori di Ph.D..  Per tutti i tipi di laureati il modo di gran lunga più efficiente di trovare lavoro era risultato la ricerca in internet sulle diverse piattaforme di job-placement, sui siti delle aziende o delle università. Il numero di chimici disoccupati negli USA è in diminuzione rispetto agli anni precedenti ed in generale il 2012 ha segnato una evidente ripresa del settore.

salaries(immagine tratta dall’articolo citato http://cen.acs.org/articles/91/i16/New-Graduate-Salaries.html)

Il quadro della situazione occupazionale offre interessanti spunti di riflessione: per il primo impiego il rapporto di lavoro a tempo determinato è marginale rispetto al prevalente tempo indeterminato, che generalmente prevede un impegno full-time. Il lavoro part-time risulta avere un’incidenza marginale.

La differenza ancora più marcata rispetto alla situazione italiana è però rappresentata dal livello dei salari, che sono espressi ovviamente in dollari. Anche tenendo conto del rapporto euro/dollaro ≈ 1,3, e che si tratta di salari lordi, il divario tra la situazione statunitense e quella italiana è notevole. I salari mediani di ingresso nel mondo del lavoro per neolaureati privi di esperienza è circa 40.000 dollari per i laureati con il bachelor, 48.000 per i laureati con master e 80.000 dollari per chi ha conseguito il Ph.D.! In altre parole, il mondo del lavoro statunitense differenzia notevolemente il salario in ingresso dei dottori di ricerca, che è doppio rispetto a quello dei laureati di primo livello. Inutile dire che in generale il livello dei salari in ingresso statunitensi è significativamente superiore a quello dei salari italiani (non solo in ingresso…).

Quando invece si paragonano gli stipendi dei chimici americani con quello degli ingegneri chimici si riscontrano per tutti i livelli di laurea stipendi più elevati per gli ingegneri, ed i valori mediani dei salari 2012 risultano 65.000, 75.000  e 93.000 dollari rispettivamente per i tre livelli di laurea.

Purtroppo l’indagine si conclude con una dolente nota: negli USA gli stipendi dei laureati maschi è sempre più elevato di quello delle colleghe, qualunque sia il lavoro full-time svolto, dalla ricerca al controllo qualità, all’attività di consulenza professionale. Ad esempio, nel caso dei laureati con Ph.D. il salario mediano è 81.000 dollari per gli uomini e 74.000 per le donne ( – 9 %).

Vale la pena ricordare che, senza scendere nel dettaglio del settore occupazionale, il divario retributivo di genere, cioè la differenza media tra la retribuzione oraria di uomini e donne nell’UE, è ancora del 16,2%. In Italia il divario è meno accentuato: la differenza salariale è infatti del 5,3% (http://ec.europa.eu/italia/attualita/primo_piano/giustizia_liberta/parita_retributiva_it.htm). Questo buon risultato italiano, però, è solo apparente in quanto  il divario di retribuzione non è un indicatore assoluto della parità totale tra donne e uomini perché riguarda solo i lavoratori dipendenti e deve essere esaminato tenendo conto dei dati relativi al mercato del lavoro. Ad esempio dove il tasso di occupazione femminile è basso, come in Italia (49,5% contro il 62,1% di media europea), il divario di retribuzione è inferiore alla media.

Per concludere, le dinamiche del mercato del lavoro italiana e statunitense sono evidentemente molto diverse: negli USA si privilegia l’assunzione a tempo indeterminato full-time, con salari di ingresso sempre superiori a quelli italiani e si premia economicamente, in particolare, il possesso del dottorato. Purtroppo l’unico punto in comune tra i due paesi è la costante posizione di inferiorità salariale della componente femminile: non è una gran soddisfazione…

One thought on “Job and salaries dei chimici statunitensi neolaureati: un altro mondo?

  1. Vorrei segnalare un ulteriore punto che distingue nettamente la situazione statunitense da quella italiana. Il 50% circa di tutti i nuovi occupati del 2012 è andato a lavorare nel comparto Università/Ricerca (a prescindere dalla categoria BS/Master/PhD).

    Un’altra differenza notevole è rappresentata dalla qualificazione dei laureati americani. Più del 25% ha una specializzazione in Biochimica, una specialità che in Italia si pensa sia specifica dei biologi.

    Desidero inoltre segnalare un’altra fonte di informazioni (il US Bureau of Labor Statistics) sul salario (lordo) dei Chimici americani e sulle prospettive di occupazione nel presente decennio 2010-20. Si prevede una crescita del solo 4%, più bassa della media complessiva.

    http://www.bls.gov/ooh/life-physical-and-social-science/chemists-and-materials-scientists.htm

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