Arte e Scienza – 2

a cura di Luigi Campanella, ex presidente SCI

Ogni epoca è stata caratterizzata da una visione del mondo e ha creato rappresentazioni, ha trovato immagini, ha formulato teorie che esprimessero questa visione. Nella società post-industriale, l’epoca in cui viviamo, c’è una caratteristica certamente non appariscente, né unanimemente riconosciuta, forse più una nota di fondo, ma ricorrente e ben identificabile: è il progressivo prevalere della cultura sulla struttura, è il riconoscere alla dimensione creativa delle attività umane il ruolo di guida e di orientamento.
Fra cultura e struttura, arte e scienza, c’è un’intensa attività diplomatica, frenata però dal timore di una perdita di contorni e di identità, dall’idea che tonalità di colori più accesi e brillanti facciano sparire un disegno sedimentato e tramandato nel tempo.
A volte vengono sostenute tesi che non uniscono ma separano quando, a ben guardare, è invece una sola cosa e invece di abbatterli creano confini e zone franche. E’ quando, ad esempio, in omaggio al mondo dell’arte, vediamo enfatizzato il ruolo dell’immagine nei riguardi della conoscenza, mentre già Shakespeare ci aveva detto che sono una sola cosa. Si sono riempiti volumi sulle affinità, diversità, ricomposizione delle due culture, Arte e Scienza, eppure basterebbe guardare, invece che ai domini già acquisiti a quanto ci troviamo davanti, alla ricerca da fare e che, ormai, la storia stessa ci impone.
Sappiamo infatti come si producono i beni materiali e perciò possiamo riprodurli, ma conosciamo assai meno su come si producono le idee, i simboli, le informazioni. Sono misteriosi i percorsi dell’invenzione teorica, della scoperta scientifica, della creazione artistica. Non è conosciuta questa regione della natura umana che produce cultura. Ne godiamo la bellezza sfuggente, ma non sappiamo da dove viene, non è ancora diventata cultura. Artisti e scienziati ci parlano da una zona di confine, dalla quale arriva il dono dell’intuizione che compone i frammenti di un mosaico accumulati in una lunga Ricerca.

Newton-WilliamBlake

Newton-WilliamBlake – monotipo – 1795

L’unità della cultura

La tradizionale articolazione della cultura in umanistica e scientifica, è una articolazione che per molti motivi non ha ragione di essere e che soltanto in tempi recenti si sta cercando di superare, anche se ci sono ancora forze contrarie, resistenze nate da una visione corporativa della cultura da parte di specifici settori, che ritengono certi temi di propria esclusiva pertinenza. Purtroppo è una posizione che deriva da una visione sbagliata, ma soprattutto da una politica di potere delle scuole accademiche, che certamente non ha concorso e non concorre a uno sviluppo reale della cultura e della scienza. Segnali di un cambio verso la unitarietà della cultura ce se sono; fra questi la sua visione e concezione di bene culturale; prima era sostanzialmente il reperto umanistico; oggi anche lo strumento scientifico; è la ricomposizione culturale. E non solo culturale; la bellezza estetica degli strumenti ne valorizza la ricollocazione all’interno di un ambiente, di un’ atmosfera similmente a quanto avviene per le opere d’arte.

uomo_vitruviano

uomo vitruviano – Leonardo da Vinci – disegno a matita 1490

Un’altra ricomposizione culturale, con la rivalutazione della storia della scienza e degli archivi storici, riguarda il rapporto fra teoria ed esperienza: anche a questo la valorizzazione della Strumentazione e della sua storia ha dato un notevole contributo. L’approfondimento delle interazioni tra teoria e ricerca sperimentale e del contributo della sperimentazione alla definizione delle teorie ha segnato questi momenti come integrati fra loro e con la cultura in genere.

La storia della strumentazione con le sue linee evolutive, a partire dalla introduzione degli strumenti classici, fa capire in che direzione ci si muove.
Come l’artista si esprime attraverso una sua creazione così lo scienziato attraverso l’ideazione di uno strumento idoneo a verificare una propria ipotesi traccia in esso le linee del proprio pensiero e le confronta con gli altri. Questo confronto che storicamente era ritenuto proprio delle scuole artistiche ora comincia ad essere considerato con sempre maggiore attenzione anche a livello delle scuole scientifiche, capaci di esprimersi  non soltanto attraverso le esperienze e prove sperimentali di ieri.

Ad esempio durante la prima metà del secolo XIX la chimica si sviluppò sostanzialmente come termochimica: la scienza che studia gli effetti del calore e della combustione sulle sostanze chimiche. Non sorprende allora che molte delle apparecchiature di quell’epoca servissero per bruciare e studiare i prodotti della combustione delle sostanze chimiche.

Lo sviluppo della fisica ha fornito ininterrottamente nuovi strumenti di indagine per la chimica. Lo spettroscopio è uno degli esempi più noti. Esso, tramite lo studio degli spettri di emissione di fiamma, ha consentito ai chimici analisi elementari più spedite già negli ultimi decenni del secolo XIX. Con esso entrava fra gli strumenti di lavoro di un laboratorio chimico, anche la lastra fotografica.

Fino a tempi molto recenti il funzionamento degli strumenti ottici era basata sulle leggi dell’ottica geometrica. Gli enormi progressi dell’informatica hanno consentito la costruzione di strumenti che lavorano in base alle leggi dell’ottica ondulatoria (in trasformata di Fourier). Questo consente ai chimici di eseguire il loro lavoro usando quantità infinitesime delle sostanze da studiare. Anche i tempi di analisi sono di conseguenza molto ridotti. Si potrà obiettare che gli apparecchi scientifici sono anche comuni prodotti commerciali fabbricati in serie attraverso catene di montaggio nelle quali si fatica davvero a ravvisare alcunché di artistico. Questo è vero: ma quanti volti di donna sono stati raffigurati nei quadri per una sola Gioconda e quanti archi nelle città storiche a fronte di un solo arco di Costantino. Il capolavoro si differenzia proprio per il contributo ad esso da parte del suo artefice: né più né meno di quanto accade ad un ricercatore che vuole programmare una difficile esperienza scientifica e per essa costruisce o adotta la corrispondente necessaria apparecchiatura strumentale.

spettroscopio

Spettroscopio a prisma di Bunsen – 55 x 35 x 26 cm – 1861 / 1862 – http://astro.liceofoscarini.it/calfoto

Noi che godiamo di così tanti agi e comodità per il nostro lavoro scientifico, se ci rivolgiamo indietro non possiamo non rimanere ammirati di quanti, hanno gettato basi e costruito in parte questo edificio così complesso che è la scienza, disponendo soltanto di pochi strumenti molto rudimentali e su questi costruendo, con la sensibilità e la vocazione degli artisti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...