Col fiato sospeso

a cura di Francesco Dondi – Delegato alle politiche della sostenibilità dell’Università di Ferrara

 Film sul caso della Facoltà di Farmacia dell’Università di Catania presentato  della regista  Costanza Quadriglio alla Mostra di Venezia

Si tratta della nota vicenda trattata peraltro anche nel volume di Francesco Viviano ed Alessandra Ziniti “Morti e Silenzi all’Università” (2010, Aliberti Editore).

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Con questo breve intervento non voglio entrare nel merito né della vicenda né del film che non ho ancora visto.

Piuttosto si tratta di cominciare a “pensare”, prima di tutto e, ad esempio a pensare  a  proposte affinché non solo queste cose non  accadano più ma, semmai, si attivi una positivo processo di interesse  ed attenzione alla  qualità della vita all’interno degli atenei.

Si tratta di considerare questa vicenda quindi come uno stimolo severo,  una opportunità e svegliaci una buona volta da uno stato di mancanza  generalizzata di iniziative per la sostenibilità degli e negli atenei – perché in questo consiste la qualità della vita all’interno degli atenei.  Del resto interessante è quanto dice la stessa regista:  “Non voglio puntare il dito contro l’Università ma porre l’attenzione sulla vera questione: l’Italia non è un Paese in grado di gestire il progresso” ( http://catania.livesicilia.it/2013/08/21/il-film-sul-caso-farmacia-alla-mostra-del-cinema_255681/)

La risposta potrebbe trovarsi anche nello sviluppo di progetti di Sostenibilità all’interno degli Atenei Italiani,  guidati dai Chimici cui spettano competenze e quindi responsabilità.

All’Università di Ferrara, come noto, abbiamo sviluppato il progetto di Università Sostenibile (vedi http://sostenibile.unife.it/index.php/it) anche recentemente  illustrato nel Blog SCI.

All’interno di questo percorso è previsto il sottoprogetto:

Ecology on Campus”

Essenzialmente questo sottoprogetto consiste nel coinvolgere direttamente  ricercatori chimici (e gli studenti) nell’applicare le loro ricerche sulla qualità dell’ambiente proprio nel  Campus, pensato anche come una iperstruttura immersa nella più vasta città od ambiente circostante.

Cito solo qualche esempio: i sensori (penso alla CO2 i cui livelli incidono sui livelli di attenzione degli studenti nelle aule); i rivelatori on line; le analisi di composti responsabili di malattie croniche (penso ai composti carbonilici, ad esempio responsabili delle forme asmatiche). Un  progetto di questo tipo (qualità dell’aria) è stato approvato (e finanziato) dal consiglio di amministrazione dell’Università di Ferrara, nell’ambito del progetto sostenibilità:  inizierà  nel settembre 2013 (responsabili, oltre al sottoscritto, il Dott. Nicola Marchetti e la Dott.ssa Luisa Pasti) e verrà sviluppato nell’ambito del progetto TESSI (Teaching Sustainability across Slovenia and Italy).

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Nel definire questo progetto mi sono ispirato al testo: Smith April A., Campus Ecology. A guide to assessing environmental quality and creating strategies for change, Living Planet Press, 1993  dedicato a:

1.  come identificare  i flussi di risorse nel campus;

2. come  analizzarne la qualità ambientale;

3. come  creare strategie per il cambiamento;

4. dove reperire le informazioni;

4.  a chi spettano le responsabilità…

( in http://sostenibile.unife.it/index.php/it/la-sostenibilita-nelluniversita si puo’ trovare un elenco di testi dedicati alla sostenibilità nell’università).

Ricordo che tra gli obiettivi dello sviluppo sostenibile  che sono in corso di definizione per il 2015-30 da parte dell’ONU sta l’aver cura dei “Confini del Pianeta”. Essi includono attenzione alle emissioni del gas ad effetto serra, i carichi di azoto e fosforo, la diminuzione dello strato protettivo dell’ozono, l’inquinamento chimico, il buon uso dell’acqua, l’acidificazione degli oceani, cura del territorio, il carico di aereosol, la perdita della biodiversità:
Perché non entriamo nell’ordine di idee che “i confini del Pianeta” sono vicino a noi, nelle nostre aule e nei nostri laboratori?

per saperne di più:

http://www.colostate.edu/Depts/SAHE/JOURNAL2/2001/Framework.htm

Sarah Hammond Creighton, 1998, MIT, Greening the Ivory Tower: Improving the Environmental Track Record of Universities, Colleges and Other Institutions

3 thoughts on “Col fiato sospeso

  1. oh finalmente, Avevo letto un accenno in uno dei lanci della mostra del cinema ma non riuscivo ad approfondire: Clooney oscura qualunque discorso serio sui film presentati. Quindi grazie! 🙂

    Lo posso citare tra i contributi del prossimo Carnevale della chimica? http://www.carnevaledellachimica.org/agenda/call-for-papers/carnevale-della-chimica-32-il-tema-del-mese/ Oltreché interessante non è nemmeno troppo fuori tema Strumenti e sicurezza in laboratorio chimico vanno sempre a braccetto. 🙂

    • Emanuela ma certamente; fra l’altro spero che l’intervento di Francesco stimoli altri interventi su cosa si fa in Italia sul tema; nella mia università, Trento, sono ad ingegneria, dove ci occupiamo di materiali, c’è un progetto che prende nome dal nostro sito Mesiano 2015, con l’idea di far rispettare all’edificio i crismi almeno energetici e dei rifiuti a livelli europei ed entro le date fatidiche, la cosa non è facile a causa della età dell’edificio ma pone i problemi per esempio degli interventi di aggiornamento dell’edilizia esistente e della sicurezza nei laboratori; cosa si puo’ fare? oh dio quante cappe non tirano veramente come dovrebbero, e quanti studenti e studentesse entrano in laboratorio con i sandali e l’ombelico al vento; ma non è solo un problema di sicurezza è un problema di cultura e di mentalità: quante aule d’inverno sparano a palla a 25-26 gradi e d’estate fanno venir voglia di un maglione; e quanti vengono in Università in auto ma potrebbero venire in bici o col mezzo pubblico? e il deposito solventi? e l’uso delle bombole? piccole quantità di materiale radioattivo? avete mai segato polistirene con la sega a caldo per non farlo fratturare malamente? ma lo sapete che poi si depolimerizza e riproduce stirene? insomma c’è da fare ma se non si parte non si arriva mai. e poi si sa che la parte migliore è il viaggio; buon viaggio nella sicurezza e nella sostenibilità a partire dalla cultura che instilliamo nei nostri studenti a cui non farebbe male fare OBBLIGATORIAMENTE UN (1) credito di sostenibilità e sicurezza, cose che vanno sempre a braccetto.

      • Mi piace la proposta di un credito per sostenibilità e sicurezza. Tanto più che non è solo una questione di sicurezza personale: una volta che lo studente viene avvisato sui rischi e istruito sul come prevenirli non basta dirsi che ora è solo un suo problema fare in modo di portare la pellaccia alla discussione della tesi. Il laboratorio è uno spazio collettivo dove il lavoro di ognuno è condizionato anche dalla capacità degli altri di rispettare le regole tutte e sempre, non solo quando ci si ricorda o non si ha fretta

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