Topinambur.

a cura di C. Della Volpe

L’ultimo fine settimana di settembre segna spesso il passaggio dall’estate all’autunno; quest’anno ha anche segnato i giorni  di Puliamo il mondo, una delle più importanti iniziative ambientaliste; e non basta, venerdì 27 alle 14 l’IPCC ha comunicato al mondo il testo riassuntivo del suo V rapporto sull’evoluzione del Clima e non basta ancora: la sera del medesimo giorno si è celebrata in tutta Europa la Notte dei Ricercatori. Insomma un fine settimana denso di avvenimenti e di associazioni di idee. (A proposito il 29 settembre 1901 nacque Fermi).

Sarà per questo che stamani (domenica, 29 settembre, come nella canzone di Battisti , la ricordate?) mentre pedalavo lungo l’Adige, su una ciclabile magnifica che scende dal Brennero fino a Modena, e guardavo le distese di topinambur che  danno un vivido colore giallo a tutto l’argine del fiume, mi è tornato in testa Enzo Tiezzi.

Penso che molti dei lettori di questo blog lo ricordino; Tiezzi, uno dei padri nobili dell’ambientalismo italiano ci ha lasciato nel giugno del 2010; ma Enzo è stato molto di più perchè è stato un chimico che ha contribuito a fondare sul piano dei principi e della riflessione scientifica e culturale i principi della sostenibilità ambientale e dell’ecological economics, ossia della rifondazione delle attività produttive umane riconsiderate alla luce dell’ecologia e della unità e limitatezza della biosfera.

Il fiore del topinambur, una pianta bella ed utile, la preferita da Enzo Tiezzi.

Il fiore del topinambur, una pianta bella ed utile, la preferita da Enzo Tiezzi.

Il topinambur era il suo fiore preferito, perchè rappresentava per lui la sintesi della bellezza della Natura e della utilità che hanno per l’uomo i suoi prodotti, apparentemente più umili, un modo di considerare che non serve necessariamente l’agricoltura intensiva per avere prodotti molto utili; in omaggio a ciò, se ci fate caso la sua immagine è una di quelle che tornano periodicamente nella testata di questo blog, un simbolo.

Il topinambur è un immigrato fra le piante, una pianta originaria del Nord America che come tante altre ha invaso il nostro habitat; l’Europa è stata terra di conquista per l’ailanto, per il fico d’india, per la patata e il mais e anche per il topinambur.

Helianthus Tuberosus è una composita o asteracea, con i fiori composti appunto da molti singoli fiori detti flosculi che compongono un capolino, come avviene nel girasole o nel tarassaco. Quello che vediamo di essa è una pianta erbacea alta fino a tre metri; ma la parte più importante è il bulbo simile ad una patata che vive sottoterra e da cui si dipartono sia il fusto che le radici; un tubero che contiene le gemme e che nella stagione avversa non possiede parti aeree, per meglio difendersi dalle avversità climatiche.

topinamburtubero

La raccolta dei tuberi si fa quando tali parti aeree sono ormai secche. La produzione si aggira intorno ai 200-250 quintali ad ettaro. Oltre all’alimentazione umana, possono venire utilizzati per il bestiame e l’industria. Anche gli steli e le foglie della pianta forniscono foraggio. Come pianta foraggera il topinambur dà diversi tagli all’anno e può durare più anni: basta non raccogliere tutti i tuberi, ma lasciarne una piccola parte nel terreno, per garantire la perpetuazione della coltura. In questa forma la sua resa per ettaro può superare i 500 quintali. Se lasciata a se stessa il topinambur è una pianta terribilmente invasiva. Tuttavia i tuberi di Topinambur sono meno nutritivi di quelli di patata, perchè nel tubero il principale componente di riserva della pianta è l’inulina, non l’amido.

300px-Inulin_strukturformelSi tratta di un polisaccaride prodotto da molte altre piante fra cui spicca come principale produttore la cicoria. La sua catena è costituita da molecole di fruttosio tenute insieme da un legame β-glicosidico 2-1 e termina con una molecola di glucosio.

L’inulina non è attaccabile da ptialina e amilasi e quindi è relativamente indigeribile per l’uomo; tuttavia essa è certamente digeribile nel colon umano da parte dei batteri (in particolare della famiglia dei Bifidus) che ivi risiedono e che quindi possono nutrirsene; questo è di giovamento anche per noi (non scordiamoci che le cellule batteriche presenti nel nostro organismo sono molto, molto più numerose delle nostre stesse cellule), a patto pero’ di adattarci ad essa, nel senso di non abusarne in quantità almeno le prime volte. In questo senso la inulina è un pro-biotico, costituito fra l’altro da fibre solubili in acqua. Insomma un prodotto molto interessante per l’industria alimentare anche perchè gelifica e non fa aumentare i tassi di glucosio, un prodotto che per secoli è stato ritenuto foriero di “buona salute”.

Dicevo prima il topinambur è un simbolo, per me almeno, il simbolo di una ritrovata unità fra uomo, scienza e natura e quando lo vedo non posso fare a meno di ripensare a Enzo Tiezzi e a tutto quel che ci ha insegnato.

Per approfondire: http://en.wikipedia.org/wiki/Inulin e la letteratura ivi citata.

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