Il sesto senso

Per gentile concessione del sito www.scienzainrete.it

a cura di Marco Taddia, UniBo*

Più che di “sesto senso” forse si dovrebbe parlare di “senso critico”, ma non è scontato che sia ancora patrimonio di tutti coloro che si occupano di scienza. L’articolo di quattro pagine “Trouble at the lab” che in data 19 Ottobre 2013 il settimanale londinese The Economist ha dedicato alla cattiva condotta scientifica, nonché alle sue cause, conseguenze e rimedi, lo conferma e lo rivela alla pubblica opinione.

theeconomist

corriere

Il più influente quotidiano italiano l’ha subito ripreso con una certa enfasi (Corriere della Sera, “Gli errori che danneggiano la credibilità della scienza”). Mentre è comprensibile che fra i lettori dei giornali la denuncia abbia suscitato clamore, gli scienziati più avveduti dovrebbero già essere al corrente di tali storture perché la documentazione non manca. Sono stati pubblicati numerosi libri sull’argomento, mentre le riviste specializzate hanno lanciato l’allarme da molto tempo e suggerito azioni correttive che non riescono, purtroppo, ad estirpare alla radice il fenomeno. L’articolo di The Economist non aggiungeva molto a quanto si sapeva già,  specialmente sulla irriproducibilità di tanti risultati e sulla gara forsennata a produrre pubblicazioni solo ai fini della carriera, ma si è rivelato importante almeno per due motivi. Innanzitutto si è constatato che il transito della malascienza dalla letteratura specializzata a un settimanale autorevole come The Economist certifica una volte per tutte che la cattiva condotta scientifica non è più un affare interno della comunità dei ricercatori e che la puzza dei “panni sporchi” oltrepassa ormai le mura dei laboratori giungendo anche a quei privati che sono possibili finanziatori della ricerca. Il giornale dedicava alla malascienza addirittura la sua copertina, aumentando in tal modo il peso della denuncia. A caratteri cubitali, graficamente elaborati ad includere provette, nebulose e formule si leggeva “How science goes wrong”. Il secondo motivo d’interesse erano le indicazioni che venivano fornite per correggere i difetti segnalati e rafforzare la credibilità degli scienziati. Alcune erano riprese da riviste e istituzioni (NSF) importanti e sono ben note. Oltre ad incoraggiare la verifica della riproducibilità dei dati scientifici e l’uso accorto dei mezzi statistici, si poneva l’accento sulla formazione. Scriveva The Economist, riferendosi a un intervento del genetista Bruce Alberts (già chief-editor di Science) : “Budding scientists must be taught technical skills, including statistics, and must be imbued with scepticism towards their own results and those of others”. A dire il vero, l’auspicio che gli scienziati in erba debbano crescere imbevuti di scetticismo desta qualche perplessità, visto il significato del termine nella nostra lingua. Probabilmente l’estensore dell’articolo intendeva altro.
Quello che si potrebbe dire, specialmente se si possiede una lunga esperienza d’insegnamento, è che gli studenti dovrebbero essere educati al senso critico e “imbevuti” proprio di questo. Il filosofo Evandro Agazzi intervistato qualche anno fa da Avvenire (19 Febbraio 2009) diceva giustamente che “la scuola aiuta i giovani se riesce a insegnare loro il senso critico”.

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Ma che cos’è il senso critico? Ci viene in aiuto a questo proposito una limpida espressione di Francis Bacon (1561-1626) che negli Essays, Civil and Moral (Of Studies) scriveva “Read not to contradict and confute; nor to believe and take for granted; nor to find talk and discourse; but to weigh and consider”. Si ha l’impressione che la Riforma Universitaria del cosiddetto 3+2 non aiuti gli studenti a to weigh and consider perché nel triennio si dovrebbe mirare all’acquisizione di conoscenze direttamente spendibili sul mercato del lavoro. Non tutti, naturalmente, possono o vogliono diventare scienziati ma chi intraprende questa strada necessita di una robusta educazione al senso critico, oggi come ieri. Questo sesto senso non è necessariamente la caratteristica prevalente di ogni personalità scientifica ma guai se coloro che si sentono più innovatori che critici ne fossero sprovvisti. I loro risultati potrebbero essere dannosi per tutti.

http://archiviostorico.corriere.it/2013/ottobre/19/gli_Errori_che_Danneggiano_Credibilita_co_0_20131019_d926cd2a-3881-11e3-ad3b-96981bc56468.shtml

http://www.economist.com/news/briefing/21588057-scientists-think-science-self-correcting-alarming-degree-it-not-trouble

*

marcotaddiahttp://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.htm?UPN=marco.taddia%40unibo.it&TabControl1=TabCV

2 thoughts on “Il sesto senso

  1. Da studente universitario di Chimica non posso che sottoscrivere quanto affermato nell’articolo: più procedo negli studi e più mi rendo conto dell’importanza e della necessità del senso critico. La nuova classe di ricercatori necessita di questa dote in quantità ancora superiore a quanto non avvenisse prima: lo sviluppo sempre più rapido e incessante di nuova conoscenza richiede una capacità via via maggiore di saper valutare, pesare e sintetizzare i contenuti. D’altra parte, tutti gli scienziati dovranno impegnarsi ancora di più nel fronteggiare la grande mole di dati e prevenire il più possibile il rischio di frodi.
    Riccardo

  2. Oltre a quello che è già stato scritto, ho il sospetto che il problema sia anche uno di incentivi; per come stanno le cose, quando uno scienziato “tarocca” i suoi risultati, incorre in una probabilità molto, molto bassa di venire scoperto e di vedersi la carriera tramontare, ma al contempo ha una quasi certezza di ricevere riconoscimenti, fondi, e altro.
    La decisione è ovvia a questo punto.
    In posti dove la spinta a dover produrre a tutti i costi, pena il licenziamento, è più alta mi aspetterei una più alta incidenza di falsi, e infatti come si vede in questo articolo, in Cina la situazione è terrifficante:

    http://pipeline.corante.com/archives/2013/12/02/authorship_for_sale_papers_for_sale_everything_for_sale.php

    L’unica soluzione potrebbe essere quella di cambiare il tipo di incentivi in gioco, ma non avrei idea come.

    -Michael 6490

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