Marotta e la condanna.

a cura di Gianfranco Scorrano, ex Presidente SCI

marottaDomenico Marotta nacque a Palermo il 28 luglio 1886 da un piccolo industriale non molto fortunato e dalla figlia di un noto farmacista. Visse prevalentemente con i nonni che provvidero a mantenerlo agli studi, con la segreta speranza di potergli affidare in avvenire la gestione della farmacia,la prima della città. Nel 1910, quando stava per laurearsi con il massimo dei voti in chimica (con Giorgio Errera), arriva a Palermo il colera. Marotta si impegnò nella lotta alla malattia, che aveva recato con sé anche disordini popolari di vario tipo. Svolse il suo lavoro con precisione, venendo nominato assistente straordinario con il compito di controllare le acque potabili della città. Nel 1911 si trasferisce a Roma, lavorando brevemente nel Polverificio sul Liri della Direzione Artiglieria e subito dopo accettando la proposta di Emanuele Paternò di assumerlo, nel 1912, come assistente nel Laboratorio chimico della Sanità. Lì rimase fino al 1935 quando, subito dopo aver rinunciato alla cattedra di Chimica Analitica e Merceologica nell’Università di Firenze, vinta per concorso, fu nominato Direttore dell’Istituto Superiore di Sanità (Viale Regina Elena), appena creato.

ISS

Rievochiamo brevemente la storia di questo istituto. Nel 1929, la Fondazione Rockefeller, così come aveva fatto nei maggiori paesi europei, iniziò delle trattative con il Governo Italiano per sovvenzionare la creazione di un grande Istituto di Sanità. In cambio della donazione offerta, che sarebbe stata assorbita dalla costruzione dell’edificio, il governo italiano si impegnava  ad attrezzare l’Istituto e a provvedere al suo funzionamento.

L’Istituto fu inaugurato nel 1934 e completato nel 1935 quando cominciarono il trasferimento dei laboratori allora esistenti nella vecchia sede di Piazza Vittorio Emanuele. Il 25 luglio di quell’anno Marotta fu nominato direttore dell’ISS. Lo sviluppo dell’ISS può essere illustrato da alcune cifre: nel 1934 i laboratori della Sanità avevano tre Dipartimenti e 34 ricercatori, divenuti nel 1948 sette Dipartimenti e 148 ricercatori e nel 1959 dieci dipartimenti e 272 ricercatori. Oggi, il personale, inclusi tecnici e amministrativi, è di circa 2000 persone.

L’attività intensa può essere qui solo accennata: il Laboratorio di Fisica, più conosciuto come Laboratorio del Radio, già sistemato in via Panisperna, ebbe un ruolo rilevante nella collaborazione con il gruppo di Fermi; la battaglia condotta con Missiroli che portò alla scomparsa, nel 1948, della malaria nell’agro pontino e nel resto dell’Italia; la fabbrica statale della penicillina realizzata nel 1951 nell’ISS. Quest’ultima nacque anche per il contributo scientifico di Ernst Boris Chain che con il collega Daniel Bovet ben rappresentavano il  livello scientifico dell’Istituto nella qualità di due vincitori di premi Nobel che lì lavoravano.

Marotta fu attivo in molte organizzazioni. Quelle che qui interessano sono le organizzazioni dei chimici: iniziò come Segretario Generale della Sezione di Roma della  (prima) Società Chimica Italiana (1917-1918) per continuare nella Associazione di Chimica Generale ed Applicata (1919- 1928) e nella Associazione Italiana di Chimica (1929-1949) ed infine nella (seconda)Società Chimica Italiana (1950-1959) di cui divenne Presidente nel 1960-1964. E’ da notare che il Segretario Generale aveva un ruolo dominante, un po’ come i segretari dei nostri partiti politici, e responsabilità gestionali. Nel 1953 la Società Chimica Italiana aveva sede in Via IV Novembre 139 e decise di acquistare la sede di Viale Liegi 48 , dando al segretario generale il compito di perfezionare le pratiche di acquisto. Fu nominato Direttore delle riviste Gazzetta Chimica Italiana (dal 1920 al 1968) e degli Annali (dal 1923 al 1972).

Nell’estate del 1961, per raggiunti limiti di età, Marotta va in pensione.

Riprendiamo la narrazione dall’articolo di Giovanni Paoloni su “Il caso Marotta:la scienza in tribunale” apparso su Le Scienze,pag.88 del numero di luglio 2004. Narra Paoloni che, ad opera di un dipendente amministrativo dell’ISS, mosso forse, come affermò al processo il ministro della Sanità Angelo Raffaele Jervolino, da risentimento per una mancata promozione, furono nel 1962 prodotti una serie di esposti tesi a dimostrare che l’ISS , come molti altri enti scientifici, fosse amministrato senza alcun rispetto per le norme di contabilità dello stato. Furono aperte due inchieste amministrative,una da parte del Ministero del Tesoro e l’altra da parte del Ministero della Sanità. Le conclusioni delle inchieste vennero ritenute da Jervolino tranquillizzanti, a suo parere le irregolarità riscontrate erano conseguenze inevitabili della farraginosa normativa italiana.

Poco dopo la decisione di Jervolino (siamo nella prima metà del 1963),iniziò una fuga organizzata di notizie che, dice,Giovanni Paoloni, “culminò nella pubblicazione sull’Unità delle fotocopie di alcuni documenti dell’ISS. Lo scopo era evidentemente quello di attirare l’attenzione della Magistratura”.

La mattina dell’8 aprile 1964 il prof. Marotta ricevette a casa la notifica di un mandato di cattura e, a 78 anni, venne ammanettato e tradotto in carcere come imputato di varie irregolarità amministrative. L’età avrebbe richiesto un comportamento dei giudici più rispettoso: fortunatamente Marotta fu ben presto, il 15 aprile, liberato e ricondotto a casa.

Marotta rifiutò di comparire al processo dichiarando, riporta Leonello Paoloni: “che una persona della sua età, che aveva reso importanti servigi al proprio paese,non meritava un tale trattamento.” Naturalmente questo indispettì i giudici che riservarono un ben aspro trattamento ai testimoni: tra questi il prof.Chain che rescisse il contratto con l’ISS, lasciò per sempre l’Italia e da Londra fece partire una forte campagna di stampa di solidarietà a Marotta,  denunciando “il processo come un mostruoso trucco politico”.  Anche Daniel Bovet lasciò nel 1964 l’ISS, vinse la Cattedra di Farmacologia e si trasferì a Sassari. Nel 1969 rientrò a Roma come Direttore del Laboratorio di Psicobiologia e Psicofarmacologia del CNR. Tra il 1971 e il 1982 fu docente di Psicobiologia all’Università di Roma.

Marotta ebbe in primo grado una condanna a 6 anni di reclusione. La corte d’appello, successivamente assolse completamente Marotta.

Il processo a Marotta non fu l’unico nel periodo ad interessare operatori della ricerca ad alto livello. Nelle prossime puntate ricorderemo i casi Ippolito e Buzzati Traverso, per arrivare a discutere varie ipotesi su quelle che furono chiamate dalla stampa, con notevole malevolenza, “le forchette della scienza”.

Leonello Paoloni, Domenico Marotta in Dizionario Biografico degli Italiani-Treccani http://www.treccani.it/enciclopedia/domenico-marotta_(Dizionario-Biografico)/

Giovanni Paoloni, Il caso Marotta: la scienza in tribunale, Le Scienze, luglio 2004, 88-93

Daniel Bovet, Domenico Marotta Ann.Ist.Super.Sanità, vol 29,suppl.1, 1993, pp. 7-21

Per la storia della Società Chimica Italiana vedi:

http://www.chimica.unipd.it/gianfranco.scorrano/pubblica/Storia_SCI_Vol_1.pdf

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