Solvay (1863-2013)

a cura di Marco Taddia

Tra pochi giorni, esattamente il 26 Dicembre, ricorrerà il 150° anniversario della fondazione di Solvay & Cie, una società belga in accomandita semplice che, con un capitale iniziale di 136.000 franchi belgi, intendeva produrre industrialmente la soda utilizzando il brevetto ottenuto il 12 Settembre 1863 da Ernest Solvay (Rebecq 1838 – Bruxelles 1922). Oggi  Solvay S.A. non è soltanto il principale produttore di soda ash (ovvero sodio carbonato anidro), con nove siti produttivi sparsi in tre continenti, ma è anche una multinazionale che fa parte del ristretto gruppo di aziende che dominano il settore chimico a livello mondiale.

   Immagine1 2La storia della Solvay, almeno nella fase iniziale, è abbastanza nota e così le vicende della famiglia che gli diede il nome. Anche la figura del leader fondatore Ernest  è stata al centro di studi storici accurati. Gli inizi non furono facili e il successo giunse per un insieme di fattori comprendenti non solo l’inventiva, la dedizione e la testardaggine dei fratelli Solvay ma anche la solidarietà famigliare.  In certi resoconti l’aneddotica  si spreca e così la retorica. Gli inizi furono difficili. È noto che le prove di produzione della soda furono avviate nel laboratorio del comune di Schaarbeek, ora parte della regione brussellese. Il laboratorio  venne abbandonato nel 1864 per la nuova “officina” situata nei pressi della stazione Couillet, a Charleroi. Successivamente ebbe luogo l’espansione sia in Europa, che negli U.S.A dove il processo fu brevettato nel 1881. La sodiera italiana di Rosignano iniziò la produzione nel 1918.

Solvay1870

Ernst Solvay, Rebecq, 16 aprile 1838 – Ixelles, 26 maggio 1922

     Usine Solvay Couillet L’idea di preparare la soda dal sale marino con l’aiuto dell’ammoniaca si fa risalire ad Augustin Fresnel (Broglie, 1788 – Ville-d’Avray, 1827).  Manca una documentazione chiara ed esauriente ma ne è rimasta traccia in uno scambio di lettere con lo zio Leonor Mérimée . Negli anni seguenti i tentativi di realizzare la sintesi industriale  furono parecchi.  Quello che portò i migliori risultati si deve a Harrison Grey Dyar (New York, 1805–1875) e John Hemming. Il punto debole tuttavia rimaneva il recupero dell’ammoniaca.  Altri si cimentarono nell’impresa e tra questi Ernest Solvay. Ernest Solvay era un autodidatta perché le sue condizioni di salute non gli avevano permesso di frequentare a lungo la scuola.  Nel 1859, all’età di circa ventuno anni, fece il suo ingresso come “apprendista” dirigente nell’officina per la produzione del gas illuminante posseduta dallo zio. È noto che il gas veniva ricavato dalla distillazione del carbon fossile e che un sottoprodotto interessante erano le cosiddette “acque ammoniacali”. Ernest studiava il modo di sfruttarle e mentre tentava di ricavarne bicarbonato d’ammonio le fece reagire con sale marino, un prodotto con il quale aveva una particolare dimestichezza perché il padre lo raffinava industrialmente. La reazione di precipitazione che ne derivava portava al bicarbonato di sodio da cui, per riscaldamento, era possibile giungere al carbonato.  Il brevetto gli venne concesso  il 15 aprile 1863. Desiderando conferma che aveva davvero inventato qualcosa di nuovo per poter  passare alla produzione industriale effettuò più accurate ricerche bibliografiche e si accorse che era stato preceduto da altri. Per nulla scoraggiato il giovane Solvay si dedicò al miglioramento del processo e a perfezionare le attrezzature, rivendicando tali novità piuttosto che le reazioni. A tale scopo richiese un secondo brevetto. La fabbrica entrò in attività il 1° gennaio 1865.  Una svolta decisiva si ebbe nel 1869 quando entrò in azione la cosiddetta “colonna Solvay” cioè la torre dove l’anidride carbonica veniva mandata a reagire con la salamoia attraverso un percorso in controcorrente. Nel 1872 iniziò la collaborazione con Ludwing Mond (1839-1909) e l’esportazione del procedimento in Inghilterra. Il sorpasso del processo Leblanc si ebbe fra il 1889 e il 1893.

per approfondire:

http://it.wikipedia.org/wiki/Ernest_Solvay

http://it.wikipedia.org/wiki/Carbonato_di_sodio

6 thoughts on “Solvay (1863-2013)

  1. Fra i vari aspetti interessanti suggeriti dall’articolo, uno mi ha colpito in modo particolare: mi riferisco alla giovane età del giovane Solvay ed il fatto che fosse autodidatta. Ciò suggerisce come, a volte, sia sufficiente la volontà e la dedizione per raggiungere un obiettivo: un bell’esempio, in un’epoca come questa.
    Riccardo, studente di Chimica.

    • Ciao Riccardo, complimenti! Hai colto come sempre un aspetto che meritava di essere sottolineato proprio adesso che per un giovane è così complicato farsi strada. Forse ti stupirà ma sappi che Ernest Solvay si mise alla ricerca di un laureato abbastanza tardi. Era il 1875, quando la Solvay aveva già varcato i confini del Belgio, Ernest cercò un chimico “capace di condurre e dirigere il lavoro di ricerca”, non un “semplice analista”. Fu scelto tal René Lucion, dottore in scienze naturali con specializzazione in chimica. I tempi, com’è ovvio, sono molto cambiati e questa vicenda non vuol dire che laurearsi non serva , anzi è diventato quasi indispensabile. Però una laurea non basta e la “cultura del fare” merita attenzione e rispetto al pari della laurea.

  2. Emozionante scoprire che un ricercatore di Bologna abbia fatto ricerche su Ernest Solvay, nato a Rebecq paese con il quale è gemellato il comune di Monghidoro, che ha visto fin dalla fine degli anni ’20 una forte emigrazione di suoi cittadini, che andavano là per lavorare nelle locali cave di porfido, dove forse era dirigente il padre di Ernest! La storia delle persone nasconde sempre intrecci intriganti con altri fatti e altre storie!

  3. Ernest Solvay è un esempio concreto di come nella vita si possa sempre migliorare, e credo che la marcia in piú sia proprio la curiosità che sprona le persone ad osare, ad andare oltre. Ciò ci fa anche riflettere su come prendere esempio dal passato. Dobbiamo essere all altezza dei nostri predecessori.
    Francesca, studentessa di Chimica Industriale M

    • Grazie per il tuo commento, Francesca. Un’altra “marcia in più” di Ernest fu la determinazione nel raggiungere i suoi obiettivi e la capacità di resistere alle sconfitte. Penso ad esempio al momento in cui scoprì che altri, prima di lui, avevano scoperto come si poteva produrre la soda “all’ammoniaca” e, in pratica, alla mancanza di validità del primo brevetto. Penso anche ai primi tempi della fabbrica di Couillet, quando gli impianti si dimostravano inadeguati e si bloccavano frequentemente. Tutto ciò non lo fermò e presto giunsero i risultati sperati. Credeva in sé stesso, insomma. Ci credeva tanto che nella seconda parte della sua vita, raggiunto il successo in campo industriale, volle dire la sua su troppe cose per le quali non era preparato ma questa è un’altra storia. Buon Natale a te e a chi segue questo blog.

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