Contro-movimenti di casa nostra.

a cura di C. Della Volpe

In Usa hanno una sigla, come tutto; si chiamano climate change counter-movements (CCCM).

In Usa hanno tanti di quei soldi a disposizione che gli vengono dedicati articoli scientifici di analisi (Robert J. Brulle, Institutionalizing delay: foundation funding and the creation of U.S. climate change counter-movement organizations, Climatic Change DOI 10.1007/s10584-013-1018-7)

L’amica Oca Sapiens (al secolo Sylvie Coyaud) nel suo bel blog riporta questo grafico per mostrarne la ampiezza, una spesa totale stimata fra il 2003 e il 2010 in oltre 7 miliardi di dollari da parte di tutti i think thank conservatori USA, una parte dei quali va nell’attacco al Global Warming, come in passato andava alla difesa del fumo libero o contro l’aborto e oggi vanno contro la sanità pubblica, il global warming o il darwinismo.

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Sappiamo che nei paesi anglosassoni la lotta fra sostenitori del Global Warming e delle politiche di mitigazione ed adattamento ad esso e i loro detrattori, volgarmente detti “negazionisti climatici” è a coltello e come tutte le lotte sociali porta a situazioni paradossali; ricordate che lo scontro sulla riforma sanitaria di Obama ha portato alla fermata della macchina statale americana per vari giorni? Oppure il caso delle lettere rubate al direttore del CRU dell’East Anglia?

Impensabile da noi. Comunque anche noi abbiamo i difensori del libero mercato che sono anche contro le regole che l’IPCC cerca di proporre per affrontare il GW, per esempio l’Istituto Bruno Leoni. Qui le cose avvengono diversamente, per esempio sull’ultimo numero di C&I (dic. 2013 pag 87-89), con un articoletto di Sergio Carrà dal titolo “Chi ha paura del riscaldamento cattivo?” a cui rispondo qui.

I dati riportati nel grafico sono una prima parte della risposta. Il prof. Carrà cita anche un articolo comparso su New Scientist

“Climate science: Why the word won’t listen” di  Adam Corner, uno psicologo che si propone di approfondire perché i reiterati pronunciamenti dell’IPCC, ridondanti di messaggi inquietanti sui pericoli del riscaldamento globale, lasciano nella popolazione una diffusa apatia che sfocia spesso in un atteggiamento negativo nei riguardi di tale fenomeno.”

Beh caro prof., la risposta è manifesta: c’è chi propaganda menzogne sul clima spendendo miliardi di dollari e cercando di confondere le acque. È una politica che negli USA è stata perseguita anche per combattere la battaglia ormai persa contro il divieto del fumo; le grandi corporations americane affinarono in quell’occasione le armi che stanno spendendo anche qui contro il GW o contro l’Obamacare. Miliardi di dollari che hanno come unico scopo di ritardare il crollo dei loro profitti basati su mercati non piu’ sostenibili. Se l’approccio di Kyoto è fallito come recita un articolo di Nature, la responsabilità è proprio di chi ha fatto in modo che restasse fuori dall’accordo il paese che è il maggiore produttore di gas serra del pianeta, gli USA. E le fondazioni della destra americana superconservatrice che si sono battute contro l’IPCC, come per il fumo o contro il darwinismo ne sono pienamente responsabili.

La stessa rivista divulgativa e non-peer-reviewed, partecipa a questa battaglia di retroguardia culturale; infatti è famosa per aver fatto una copertina CONTRO il darwinismo.

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Ma d’altronde noi che abbiamo avuto perfino un vicepresidente del CNR che ha organizzato un congresso contro Darwin (http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_de_Mattei) tempo fa, di cosa ci potremmo meravigliare?

Il prof. Carrà cita anche un articolo recentemente pubblicato su una rivista prestigiosa, (Geophysical Research Letters, Vol. 40, 3031–3035, doi:10.1002/grl.50563, 2013) che secondo lui dimostra che il bilancio dell’anidride carbonica è “elusivo”. E’ un aggettivo pesante per uno degli argomenti più studiati del mondo della climatologia e della chimica del clima. L’articolo in questione, scritto da Donohue e coll. dello CSIRO, l’equivalente australiano del CNR, conclude dicendo tre cose che qui traduco e che sono (giudicate voi) incompatibili con la elusività:

1)L’aumento nell’efficienza di uso dell’acqua da parte del processo fotosintetico al crescere della concentrazione di Ca (Nota mia: un simbolo usato per la anidride carbonica atmosferica) si è da lungo tempo anticipato che abbia come conseguenza un aumento della superficie foliare in ambiente caldi ed aridi. [Berry and Roderick, 2002; Bond and Midgley, 2000; Farquhar, 1997; Higgins and Scheiter, 2012], e sia le osservazioni da satellite che da terra a livello mondiale rivelano un cambiamento verso ambienti più densamente coperti di vegetazione e boscosi.[Buitenwerf et al., 2012; Donohue et al., 2009; Knapp and Soule, 1996; Morgan et al., 2007; Scholes and Archer, 1997]. I nostri risultati suggeriscono che Ca abbia giocato un ruolo importante in questo trend di rinverdimento e che, dove l’acqua è il limite dominante per la crescita, la copertura sia cresciuta in proporzione diretta all’aumento di Wp (l’efficienza di uso dell’acqua da partei della fotosintesi). Questo effetto di fertilizzazione della CO2  è da considerare un importante effetto della biosfera.

2)I risultati qui riportati per regioni aride a calde non si trasferiscono semplicemente ad altri ambienti dove possono dominare altri limiti alle risorse  (per esempio luce, nutrienti, temperatura) sebbene le equazioni della teoria rimangano valide (eq. 1-3) (omissis)

3)Complessivamente i nostri risultati confermano che l’impatto biochimico diretto del veloce aumento della Ca negli ultimi 30 anni sulla vegetazione terrestre è un processo importante ed osservabile.

Non solo non è elusivo affatto un processo cui sono dedicati molti lavori, che è anticipato tramite equazioni e che si è già studiato; gli autori lo hanno provato a livello mondiale solo PER GLI AMBIENTI ARIDI, dove un elemento limitante è l’acqua; quindi riproporlo per gli altri ambienti sic et simpliciter è sballato e infatti gli autori scrivono che le loro conclusioni non sono valide dappertutto.

 E’ un argomento che è molto analizzato in letteratura. Al contrario di quello che sostiene Carrà (In sostanza, a detta degli autori di questi studi, il futuro potrebbe essere molto più verde e molto più benevolo di quanto prevedono i modellisti) gli autori non concludono affatto che questo processo possa essere considerato decisivo nel futuro. I modelli dell’IPCC includono già questi processi e prevedono una estensione della copertura vegetale, ma tale estensione non può verificarsi in tutti gli ambienti a causa della complessità del sistema; dove prevalgono condizioni diverse l’aumento di CO2 non ha gli stessi benefici sulla copertura del manto vegetale spontaneo. Pensate solo ad ambienti dove gli elementi limitanti della fotosintesi sono la luce o la mancanza di altri nutrienti oltre l’acqua o l’effetto degli incendi. Le conclusioni generalizzatrici del prof. Carrà rimangono un pio desiderio basato su processi non definiti e che gli autori dell’articolo non prendono nemmeno in considerazione.

Una seconda questione che il prof. Carrà ripropone ogni volta che scrive di questo argomento è che in passato la CO2 ha raggiunto livelli molto più alti del presente. Fatto verissimo ma che non c’entra nulla con le questioni del clima odierno perchè i periodi a cui si riferisce il prof. Carrà sono di centinaia di milioni di anni fa; all’epoca non solo non c’era l’umanità ma non c’erano nemmeno le piante attuali o gli animali attuali, la forma dei continenti, le correnti erano diversi. Inoltre il Sole era significativamente meno intenso dell’attuale, un paradosso quello del giovane sole debole su cui sono basati tutti i libri di climatologia. In alcuni casi i meccanismi di retroazione, non di causa-effetto che in un sistema complesso come il clima stanno stretti a qualunque modello, erano completamente diversi; da allora la tendenza media è stata verso una riduzione sistematica della concentrazione di CO2 con una temperatura media che ha interagito con essa; non c’è un rapporto causa effetto fra CO2 e temperature, ma un rapporto di retroazione che prevede anelli positvi e negativi. Al momento l’umanità si è inserita nel meccanismo che durava da centinaia di miloni di anni ed ha occupato da subito un posto di rilievo; oggi l’uomo emette il 16% del carbonio che va verso l’atmosfera e questo ha alterato complessivamente il meccanismo di retroazione in un modo che, seppur non prevedibile in dettaglio, va verso l’aumento della temperatura media del pianeta.

C’è un bellissimo lavoro di un ingegnere aerospaziale, Bernard Etkin (Climatic Change (2010) 100:403–406 DOI 10.1007/s10584-010-9821-x A state space view of the ice ages—a new look at familiar data An editorial essay Bernard Etkin) , che ha rappresentato nel linguaggio dei grafici di fase dei sistemi complessi, una tecnica che dovrebbe essere familiare al Prof. Carrà, la situazione delle ultime centinaia di migliaia di anni. Il grafico è questo, tratto dai dati delle carote glaciali:

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Il prof. Carrà ha insegnato per anni come si costruisce un grafico di fase di un sistema complesso e quindi potrà apprezzare quanto Etkin dice: il nostro sistema caotico è stato attratto nella zona evidenziata dall’ellisse per centinaia di migliaia di anni e l’azione dell’uomo negli ultimi 250 anni l’ha portato fuori dall’attrattore; dove si avvia il nostro sistema? I calcoli ci dicono che si avvia verso una temperatura media più alta di quella attuale. Non possiamo fare “previsioni” come le chiama impropriamente Carrà; possiamo fare scenari basati sul comportamento “medio” del sistema; le previsioni del tempo cercano di ricostruire a breve periodo il comportamento istantaneo del sistema climatico, mentre i modelli IPCC cercano di cogliere gli scenari, ossia i comportamenti medi del sistema sul lungo periodo, due cose del tutto diverse.

Il testo dell’IPCC citato dal prof. Carrà, scritto dall’amico Sergio Castellari, non può che far dipendere la temperatura media dal tasso di CO2 e quindi dalle scelte che noi, la parte più importante ed attiva della biosfera, faremo nel futuro; non è essa una incertezza che dipende dai metodi di calcolo o dai meccanismi (i vari programmi sono sostanzialmente in accordo) ma dalle nostre scelte politiche ed economiche.

Un esempio di quanto queste scelte pesino già adesso risponde all’ultima domanda del prof. Carrà: Ad esempio, per parlare delle faccende di casa nostra, risulta che il contribuente italiano si trova a dover pagare ogni anno 6-7 miliardi di euro (tariffa A3) per incentivi statali almeno per vent’anni devoluti alle energie rinnovabili, in particolare al fotovoltaico. Ciò nonostante la nostra energia è la più cara d’Europa.

Il prof. Carrà si riferisce al famigerato Cip6, una decisione che ci ha portato per oltre vent’anni a pagare una quota del nostro consumo elettrico per lo sviluppo di rinnovabili ed ASSIMILATE; ma lo sa il prof. Carrà quanto abbiamo speso e come sono state ripartite le spese? E soprattutto sa cosa sono le assimilate? Sono gli oli pesanti scartati dalla produzione, l’immondizia, insomma roba che sarebbe costato smaltire e che grazie a politici compiacenti è diventata combustibile prezioso che ha contribuito allo sviluppo degli inceneritori, di centrali a combustibile in molte aziende che così guadagnavano da ciò che avrebbero dovuto smaltire a caro prezzo. Queste assimilate hanno assorbito oltre il 75% dei 50 miliardi di euro che abbiamo speso su questa voce. Lo sapeva? Spero di no, altrimenti avrebbe dovuto dirlo.

Nonostante questo vulnus inferto al loro sviluppo, le rinnovabili italiane si sono sviluppate ed oggi nel borsino elettrico sfidano l’eccesso di produzione termoelettrica (decine di gigawatt in eccesso cresciuti proprio grazie al Cip6) e l’hanno messo più volte fuori mercato nelle ore di punta facendo alzare alti lai a chi perdeva in questo modo ingiustificati profitti.

Quindi altro che i miliardi all’anno investiti e giustamente in rinnovabili vere, questi sono stati soldi sprecati in rinnovabili false che si sono aggiunti alle decine di miliardi che hanno aiutato e garantito una economia basata sui fossili. Oggi i fossili battono la fiacca perchè i loro prezzi sono altissimi e tali rimaranno a causa dell’abbassamento storico del loro EROEI, cioè della crescente  difficoltà estrattiva che porta a costi di estrazione (energetici ed economici) altissimi (si veda un nostro recente post)!  Al contrario, i costi delle rinnovabili scendono seguendo una accettabile curva di apprendimento che le sta portando SOTTO i costi dell’energia tradizionale.

In una cosa le dò ragione, prof. Carrà; non sarà facile. Lei scrive: Si dovrebbe intraprendere una trasformazione epocale che viene però solo marginalmente discussa per le sue implicazioni di carattere economico e sociale.

Ma noi chimici la vogliamo e la dobbiamo discutere, prof. Carrà. Abbiamo dei precedenti illustri, come Frederick Soddy il cui Nobel ha compiuto 100 anni pochi giorni fa e che ha anticipato i cinque premi Nobel che hanno contribuito a proporre il nome di Antropocene per la nostra epoca, perché non di sola energia si tratta ma di un modo di produrre basato sull’idea dello sviluppo infinito, sviluppo impossibile in un contesto finito come la biosfera terrestre.

Nel testo di 18 Nobel (http://globalsymposium2011.org/wp-content/uploads/2011/05/The-Stockholm-Memorandum.pdf) si enuncia una ben precisa strategia che meraviglierà sapere non è tanto tecnica ma sociale, come d’altronde le resistenze ai cambiamenti guidati da think-thank ultraconservatori rendono manifesto. Ne ricordo qui i punti essenziali:

1)    raggiungere un mondo più equanime, ossia sulla base della sostenibilità globale fare un accordo fra paesi ricchi e poveri per stabilizzare il clima, combattere la povertà e gestire l’ecosistema;

2)    gestire la sfida di clima ed energia; raggiungere un picco di produzione di CO2 entro il 2015 e tassare le emissioni di carbonio eliminando i contributi alle energie fossili;

3)    creare una rivoluzione dell’efficienza; definire degli standard di efficienza per disaccoppiare lo sviluppo dal consumo delle risorse e sviluppare nuovi modelli economici basati su efficienza energetica e dei materiali;

4)    assicurare cibo accessibile a tutti; il modo attuale di produrre cibo basato su spreco di energia e fosforo è insostenibile, occorre una nuova rivoluzione verde basata sul risparmio di territorio e acqua e sullo sviluppo tecnologico dei piccoli produttori;

5)    andare al di là di una crescita “verde”; ripensare lo sviluppo economico introducendo il “sociale” in tutti gli aspetti della produzione: introdurre nuovi modi di valutare lo sviluppo, superando il PIL e incentivando solo le innovazioni che servono alla maggior quota possibile di popolazione;

6)    ridurre la pressione umana; sia riducendo la crescita della popolazione che combattendo il consumismo; rafforzare i diritti delle donne;

7)    rafforzare un sistema di governo della Terra; rafforzare le istituzioni che si occupano di clima, biodiversità e introdurne altre che curino esplicitamente gli interessi delle future generazioni;

8)    attivare un nuovo rapporto fra scienza e società, sia lanciando una iniziativa scientifica globale sulla sostenibilità che incrementando l’educazione scientifica delle giovani generazioni.

 

 Nota: ringrazio per i loro commenti Sylvie Coyaud e Franco Miglietta di Climalteranti.

 PS I lettori che non essendo soci della SCI non possano accedere al testo dell’articolo di S. Carrà possono chiedere eccezionalmente copia a Claudio.DellaVolpe@unitn.it. Si ricorda qui che i testi de la Chimica e l’Industria sono liberamente accessibli eccetto quelli degli ultimi due anni.

13 thoughts on “Contro-movimenti di casa nostra.

    • scusa pensavo si leggessero dalla figura; li ho aggiunti e comunque eccoli qua: Climatic Change (2010) 100:403–406 DOI 10.1007/s10584-010-9821-x
      A state space view of the ice ages—a new look at familiar data
      An editorial essay Bernard Etkin, se hai problemi fammelo sapere sul mio indirizzo

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  2. Il dottor Della Volpe prende spunto da un mio breve scritto pubblicato sulla Chimica e l’Industria (Chi ha paura del riscaldamento cattivo) per esibirsi in un lungo commento. Non ritengo di dover perdere tempo per argomentare puntualmente le sue futili critiche salvo soffermarmi sui seguenti punti.
    Quando affronta con disinvoltura il problema della dinamica atmosferica, attraverso tortuosi ragionamenti arriva ad affermare che in un sistema complesso “non c’è rapporto causa effetto fra la CO2 e la temperatura”. Manda così a farsi benedire il dogma principale del global warming in base al quale il riscaldamento (effetto) viene attribuito all’aumento della CO2 dovuto alla combustione (causa). Rendendosi conto di essersi cacciato in una situazione pasticciata, tenta di riscattarla con una operazione di cosmesi sostituendo la parola predizione con scenario, dimenticando di averla fatta intervenire poche righe prima per giustificare le sue criptiche argomentazioni.
    Afferma che il solare produce gagliardamente energia elettrica, ma non spende alcuna parola sul fatto che la nostra energia sia la più cara d’Europa per cui le nostre fabbriche chiudono e gli operai restano senza lavoro. Inoltre non dice nulla sull’attribuzione degli incentivi al solare e all’eolico in modo non del tutto trasparente come è stato confermato da diverse fonti.
    Definisce il mio scritto un lavoretto, ma sorprende che una persona come lui che colloquia con i Nobel ed è impegnato nell’impresa titanica di salvare il mondo sciupi il suo tempo nel criticare pubblicazioni di poco conto. In realtà Della Volpe, alfiere dell’ Ipse dixit é troppo impegnato a scimmiottare le idee altrui senza capirle del tutto come appare dalle sue argomentazioni in cui fa intervenire retroazioni, anelli, attrattori e così via con l’intento di suscitare stupore e sgomento. Leggendo le sue argomentazioni sembra però di vivere in un romanzo di Philip Lovecraft, in cui i mostri che si trovano sull’angolo della strada non riescono a farci paura. Vorrei metterlo in guardia da tale cattiva abitudine perché il suo culto ha portato a spiacevoli situazioni. Malgrado ciò lo devo ringraziare perché il suo scritto è la migliore dimostrazione della tesi del mio articol(ett)o che gli è evidentemente sfuggita. Se pensa di convincere la gente sui pericoli del riscaldamento globale con esoteriche e confuse argomentazioni otterrà un risultato diametralmente opposto e porterà proseliti al sodalizio dei negazionisti. Per cui propongo di nominarlo membro del contromovimento climate change (CCCM). Ad honorem.

    • il prof. Carrà nel rispondere alla mie critiche fa due o tre errori vistosi, li riassumo qui:
      1) il meccanismo di causa-effetto nel rapporto anidride carbonica atmosferica-aumento di temperatura non può essere invocato perché, e lo ribadisco qui, sta stretto come meccanismo a qualunque processo di sistemi complessi come il clima; in un sistema complesso fatti di molteplici entità interagenti come è il clima terrestre le cause e gli effetti si intrecciano strettamente ciò che è causa diventa anche effetto e viceversa; consiglio al prof. Carrà la lettura di un classico libro di climatologia elementare come The Earth System di Lee R. Kump, James F. Kasting, Robert G. Crane della : Prentice Hall (2010) che uso nel corso di Fisica e Chimica del clima che nei suoi primi capitoli introduce proprio il concetto di retroazione per chiarire come funzionano le cose; nel caso del rapporto CO2 temperatura esistono almeno tre meccanismi da tener presente: il primo è il semplice effetto serra, aumenta la concentrazione di gas serra aumenta la temperatura, il secondo è che se aumenta la temperatura allora la solubilità della CO2 nell’oceano diminuisce e quindi la concentrazione di CO2 atmosferica aumenta ancora incrementando essa la temperatura, quindi l’effetto diventa causa e infine sul lungo periodo l’aumento di temperatura indotto dall’aumento di CO2 tende addirittura a ridurre la CO2 perché le reazioni geochimiche del ciclo dei silicati, incrementate dall’aumento di precipitazioni aumentano la velocità della reazione cosiddetta di aging dei silicati che permette un riassorbimento della CO2. E questi sono solo tre dei moltissimi e complessi meccanismi che vedono l’interazione di CO2 e temperatura; è per questo che parlare di causa-effetto in generale è sbagliato se non si chiariscono le fasi esatte e i tempi del processo analizzato. Nel periodo che stiamo vivendo l’introduzione incrementale di gas serra in atmosfera dovuta alle nostre procedure industriali ed agricole ha alterato la temperatura; non si può’ applicare il medesimo meccanismo ad una qualunque età precedente se non se ne verificano i presupposti; il ragionamento del prof. Carrà che paragona nel suo articolo e continua nella risposta a confondere epoche diverse è quindi sbagliato!
      2) la questione degli scenari nasce da un contesto del tutto diverso; non c’entra nulla con il meccanismo CO2-temperatura; lo scenario è solo un modo di considerare gli effetti medi che una modifica dell’atmosfera può’ avere sul clima a partire dal valore dei parametri atmosferici; non si tratta quindi di fare previsioni esatte dell’andamento del sistema istante per istante o rinunciare ai legami fra CO2 e temperatura, al contrario; si tratta solo di prevedere i valori medi dei parametri e questo si può fare sul lungo periodo, anche per decenni a partire da ora perché i valori medi sono vincolati dalle equazioni termodinamiche del sistema e dalle condizioni al contorno; quelli istantanei viceversa sono troppo sensibili ai valori interni e alla loro storia cioè alle condizioni iniziali per poterli prevedere anche su periodi di qualche settimana. Allo stesso modo noi non possiamo prevedere le traiettorie esatte delle molecole di un gas ideale in una transizione poniamo isoterma ma possiamo dire che la energia è costante.
      Date queste premesse noi siamo obbligati a contribuire tramite gli accordi internazionali sul clima alla mitigazione e all’adattamento, ossia ridurre i gas serra ed adattarci all’inevitabile modifica in corso. Se non lo facciamo pagheremo secondo le stime attuali in soli termini economici un prezzo almeno quattro volte superiore se non addirittura dieci volte. Per non parlare dei costi sociali ed umani.
      3) la questione del prezzo dell’energia elettrica in Italia e in genere del prezzo dell’energia; quel prezzo è alto NON perché paghiamo adesso i contributi sulle rinnovabili, ma al contrario perché quei contributi (il Cip6) per i vent’anni passati sono stati dirottati per tre quarti sulle assimilate, ossia si è fatto il gioco di chi aveva scarti di oli pesanti o immondizia e si sono spesi quei soldi per aiutare queste aziende; come conseguenza invece di sviluppare le rinnovabili veramente si è aiutato a costruire un enorme eccesso di potenza termoelettrica (quasi il doppio di quello che ci serve) e che esige una remunerazione economica; finora tale remunerazione avveniva nelle ore di punta quando il borsino elettrico italiano consente di pagare al massimo i contributi privati; con i nuovi contributi a FV ed eolico nelle ore di punta che coincidono con le ore di massima insolazione le rinnovabili hanno messo fuori mercato le fossili termo che hanno iniziato a protestare ottenendo dai vari governi assurde misure di protezione come quelle del Governo Letta attuale che faranno aumentare le nostre bollette. Durante quest’anno le rinnovabili (incluso idroelettrico) hanno prodotto prof. Carrà 1/3 di tutta l’energia elettrica italiana! Altro che storie e in alcuni momenti addirittura hanno coperto l’intera richiesta. Certo ci vorranno ancora anni di investimenti nella rete elettrica e nell’accumulo per renderci indipendenti dai fossili ma la strada è obbligata e certo non indolore; per esempio cambiare i trasporti da trasporti privati su gomma a trasporti pubblici ed elettrici casomai su rotaia, l’uso della bicicletta etc ci vorranno anni di sacrifici e di acculturazione. E anche di RICERCA!!!
      Noi siamo come il seme prof. Carrà che all’inizio della sua vita usa le riserve lasciate dalla madre pianta, ma poi impara ad usare il sole; così noi stiamo usando le riserve fossili che non si ricostituiranno nei prossimi 400 milioni di anni e nel frattempo abbiamo imparato ad usare il sole e il vento; questo è il nostro futuro, un futuro che dovrà per forza imparare che sviluppi infiniti come auspicati dalle assurde regole economiche attuali che lei evidentemente ritiene “naturali” sono al contrario impossibili. Come altri paesi in Europa e nel mondo noi siamo obbligati ad una transizione verso le rinnovabili; usare i fossili e soprattutto incentivarli rappresenta un enorme errore economico ed ambientale che fa solo l’interesse di pochi grandi player economici ma non del grosso della popolazione.

      Mi spiace prof. Carrà, io ho studiato sui suoi libri e non capisco come lei faccia a dimenticare quello che lei stesso ha propugnato; al momento lei è alfiere di un modo ormai desueto non solo di interpretare le cose che anche di produrle.

  3. Davvero bello. Sul tema Cip6 la situazione si evolve ad altissima velocità: ci sono varie contabilità che raccontano storie diverse, e ovviamente nessuno ha interesse a spiegarle bene al pubblico. Stando alle proiezioni del Gse, nel giro di pochi anni spariranno per effetto dei recenti decreti quasi tutti i beneficiari veramente “rinnovabili”; a restare incentivato sarà l’incenerimento. E’ decisamente ora di raccontare queste cose agli italiani.

  4. Mi pare che manchino, o siano riportate non correttamente in questo dibattito, alcune informazioni di base sul costo degli incentivi alle energie cosiddette rinnovabili in Italia.
    Il costo complessivo degli incentivi è stato stimato, per il settore elettrico in circa 10 miliardi di euro nel 2012 e in circa 12 mld/anno dal 2015 al 2020; per i settori termico e trasporti in circa 1 mld/anno ognuno (fonte: documento di sintesi “Presentazione – Elementi chiave del documento di Strategia Energetica Nazionale del MISE, marzo 2013, p. 36)
    Per il settore elettrico, gli incentivi per la fonte fotovoltaica ammontano a 6,7 mld/anno, per tutte le altre fonti a 4,55 mld/anno attuale (di cui circa 1mld per l’energia eolica), con un massimo di 5,8, come stabilito dai DM 5/7/2012 e 6/7/2012 rispettivamente.
    La normativa sugli incentivi è molto complicata e minuziosa ed è difficile riassumerla. Le tariffe incentivanti, cioè il prezzo a cui il produttore può vendere l’energia immessa in rete, sono molto variabili per tipologia e capacità degli impianti. Esse valgono attualmente, in euro/MWh, secondo le fonti:
    gas di discarica 90-90, gas da processi di depurazione 85-111, biogas 85-236, biomassa 122-257, bioliquidi 110-121,
    eolica on-shore 127-291, off-shore 165-176
    fonte idraulica fluente 119-219, a bacino 96-101, marina 194-300,
    geotermica 85-99,
    fotovoltaica da pannelli su edifici 217-288, da impianti integrati innovativi 217-288, a concentrazione 174-259
    Da questi dati è chiaro che la fonte FV, e in minor misura quella eolica, sono di gran lunga le più incentivate, con l’eccezione di quella marina (maree, moto ondoso) che però è praticamente di entità trascurabile
    Per valutare l’importanza di questi incentivi, si tenga presente che il prezzo medio dell’energia sulla borsa elettrica è attualmente di circa 60 euro/MWh! (v. p.es. ilVelino 8/1/2014).
    Ognuno può giudicare la convenienza di buttare da 12 a 14 miliardi di euro l’anno, per altri 10 o 20 anni, di soli costi diretti, cioè senza contare i costi indiretti, incalcolabili, dovuti allo sbilanciamento della rete, al conseguente maggior costo dell’energia elettrica per i consumatori e soprattutto per l’industria, che viene così svantaggiata rispetto alla concorrenza europea, e allo spreco di risorse finanziarie, tecniche e umane per imprese antieconomiche. Tutto ciò a fronte di un beneficio , del tutto ipotetico e comunque sicuramente esiguo, se non trascurabile, sul presunto futuro riscaldamento globale. Che poi secondo molti scienziati potrebbe non essere del tutto dannoso ma forse benefico.

    • Noto con piacere che il dott. Rampichini che è uno dei più noti consulenti industriali del nostro paese frequenta le pagine del nostro blog; però dott. Rampichini devo commentare negativamente due cose che lei dice:
      1) lei conclude dicendo
      ” un beneficio , del tutto ipotetico e comunque sicuramente esiguo, se non trascurabile, sul presunto futuro riscaldamento globale. Che poi secondo molti scienziati potrebbe non essere del tutto dannoso ma forse benefico.”
      a me non risulta esista un SOLO scienziato che affermi una cosa del genere su riviste serie, intendo su riviste referate; ci sono opinioni ma una cosa sono le opinioni una cosa sono le valutazioni e le stime scientifiche; tutte le opinioni solide e dimostrate scientificamente concordano che il danno indotto dal GW sarà enorme e che occorre fare investimenti importanti per farvi fronte, tutte, a partire dal famoso rapporto Stern;
      2) lei riporta delle cifre che non sto a verificare in dettaglio e che ci dicono che le rinnovabili nei prossimi anni ci costeranno un po’, PIU’ delle fossili; caspita, ma allora concorda che continueremo a pagare le fossili, una tecnologia VECCHIA e che abbiamo supportato per i trascorsi 20 anni con 40 miliardi di euro a prezzi correnti, (quindi molto più a prezzi costanti) grazie al vecchio CIP6; e quindi? non è ragionevole pagare per le nuove tecnologie? almeno quanto per le vecchie? la verità è che con i soldi sprecati col vecchio CIP6 per oli pesanti e immondizia avremmo fatto molto per le rinnovabili invece abbiamo pagato un inutile raddoppio di potenza termoelettrica che adesso PRETENDE di essere remunerata!! e grida e strepita;
      concludo dicendo una cosa: il costo dell’energia è in media meno del 10% del costo dei beni industriali; il resto è organizzazione complessiva; ricordo un episodio del 2005 che sarebbe utile tenere a mente:
      Pisa , Centro ricerche Enel, giugno 2005, Convegno organizzato da Il Sole24Ore , c’era Matteoli ministro e tutti a chiedergli quando sarebbero usciti i decreti attuativi del 1° Conto Energia.
      Fra gli interventi quello del Presidente di STM, nonché vice presidente di Confindustria : raccontò che aveva dotato tutti i suoi stabilimenti nel mondo di impianti fotovoltaici ( e i suoi detrattori lo accusavano di essersi tolto uno sfizio da ricco snob) ma questo abbinato alla riduzione del 5% annuo x 10 anni dell’energia usata x U.P., aveva avuto come conseguenza minori costi x 100 milioni di $.. Cioè non è solo il costo della tariffa ( anche se questa è gravata da oneri infami), ma anche l’efficienza del processo produttivo. Questa è la lezione per il mondo industriale italiano: la trasformazione verso le rinnovabili è INEVITABILE; se ne convincessero specie coloro come i produttori di termoelettrico che ci stanno smenando miliardi; hanno sbagliato a non usare il CIP6 per quello che doveva essere; e cerchino di fare gli imprenditori, non i PRENDITORI!!! non so se sono stato chiaro

      • Ringrazio il dottor Della Volpe per l’attenzione e per l’immeritata qualifica di autorevolezza. Però mi permetto di osservare che l’attenzione alle cifre da me esposte è stata un po’ scarsa, se ne deduce “che le rinnovabili nei prossimi anni ci costeranno un po’ PIU’ delle fossili”! Non è così: mi sembrava chiaro che i 4,55 mld/anno sono destinati a TUTTE LE ALTRE FONTI rinnovabili e assimilate. Mi sembra, caro Della Volpe, che lei non si renda conto dell’importanza delle cifre in gioco. Secondo lei è “è ragionevole pagare per le nuove tecnologie” 14 mld l’anno col solo effetto di arricchire una masnada di furbetti che hanno investito e investono in imprese antieconomiche e parassitarie. Quanto ancora dobbiamo farci svenare prima di protestare? Sono ragionevoli tariffe incentivanti pari a 3 o 4 volte (e più) il prezzo industriale, con in più l’obbligo di precedenza per l’immissione in rete? “il costo dell’energia è in media meno del 10% del costo dei beni industriali”? Può darsi, ma caro Della Volpe, ha mai lavorato in un’industria? Ci si scanna per molto meno! Il 10% del costo è la differenza fra un guadagno del 5% cioè arricchirsi, e una perdita del 5%, cioè rovinarsi!
        Anche l’altra obiezione che mi muove è infondata. Non è vero che “tutte le opinioni solide e dimostrate scientificamente concordano che il danno indotto dal GW sarà enorme”, anzi questa affermazione rasenta un dogmatismo antiscientifico. Davvero “non risulta esista un SOLO scienziato” che affermi il contario? Ne troverà molti ad es. cercando su Google “benefits of global warming”. Una rassegna molto ampia e diversificata è disponibile ad es. nel sito del NIPCC: (http://www.nipccreport.org/archive/archive.html)
        Non citerò autori eminenti che lei certamente conosce (ma probabilmente non approva), come Freeman Dyson e Fred Singer o Richard Tol, ma piuttosto e solo a titolo di esempio un articoletto poco noto, che però riporta non OPINIONI ma FATTI:
        Christidis, N., Donaldson, G.C. and Stott, P.A. 2010. Causes for the recent changes in cold- and heat-related mortality in England and Wales. Climatic Change 102: 539-553.
        (http://www.co2science.org/articles/V13/N46/B1.php)

  5. Al momento il costo di giornata delle rinnovabili vere gravante sulla A3 della bolletta sta probabilmente sui 7 miliardi annui; in parte riassorbiti dal peak shaving, quella cosina tanto temuta dai nostri incompetenti speculatori turbogas. Guai dirlo, che la nostra banca di fiducia se ne ha per male! Difficilmente andremo molto oltre, dato che sono già operanti i decreti governativi recentissimi volti a tagliare questo tipo di spesa. Piaccia o no, più o meno parliamo di cifre del genere.

    La propaganda si distingue dall’informazione semplicemente perché fornisce affermazioni assolutamente esatte e completamente decontestualizzate. Se vi dico che “il ricarico sulle bollette per le rinnovabili ci costa 7 o 10 miliardi di euro” non sto mentendo. Sto facendo propaganda. Vi ho detto una cosa soltanto, e certamente vera. Se vi dico che “a fronte di una spesa per le rinnovabili di 7 – 10 G€ prevalentemente indirizzata ad operatori nazionali spendevamo nel 2011 quasi 65 G€ per i combustibili importati, questi tutti quanti diretti all’estero a generare passivo di bilancia commerciale” vi sto raccontando la stessa cosa, ma in modo completamente diverso. La notizia è la stessa, ma immagino che la reazione di chi legge non sia la stessa: il termine di paragone offerto, uno tra i tanti possibili, cambia la prospettiva.

    E quindi è giunta l’ora di rivedere il sistema degli incentivi e tagliarlo, certo. E’ superato, e con spese più modiche possiamo ottenere – pardon, dobbiamo ottenere – risultati più brillanti. Ne sono convinto anch’io. Nel fare questo, cerchiamo di informarci correttamente: se ci facciamo imbottire di propaganda non riusciremo mai a fare le scelte giuste.

    PS: che il castigo divino punisca i papponi del Cip6.

  6. Ho atteso qualche giorno dott Rampichini perché quando in una discussione il tuo interlocutore ti mette a disposizione su un piatto d’argento la risposta “tombale” esiti a colpire.
    1) lei mi cita quali esempi di scienziati che la pensano diversamente:
    a) NIPCC; e chi sono? una organizzazione privata finanziata dallo Heartland Institute, il più famoso think-thank iperconservatore americano che ha difeso il fumo ad oltranza ed attacca il darwinismo continuamente; con i soldi dei fratelli Koch hanno scritto uno pseudo rapporto raccogliendo “a pagamento” le opinioni di un decina di “scienziati”, sconosciuti al resto della letteratura (http://skepticalscience.com/denialgate-heartland.html oppure http://www.climatesciencewatch.org/2013/09/09/heartland-institute-nipcc-fail-the-credibility-test/)
    b) un paio di famosi fisici che però, ahimè, esprimono “opinioni” perché non hanno mai pubblicato nel settore clima ed infine mi cita
    c) un lavoro in cui si dice che la popolazione inglese negli anni 1976-2000 a stare ai dati statistici si è “adattata” riducendo la mortalità; ora a parte che questo non cambia un’acca dei meccanismi del GW lo sa lei che le concentrazioni di CO2 (e quindi le temperature) attuali non hanno eguale negli ultimi 3 milioni di anni, per cui la nostra specie non si è mai confrontata con simili situazioni? a cosa servono le passate statistiche per affrontare situazioni “sconosciute” alla genetica della specie? bah
    Passiamo ai dati dell’energia: lei continua ad insistere sulle future spese per le rinnovabili, ma dimentica qualche altro dato:
    1) nei trent’anni passati abbiamo speso in modo equivalente ad ora MA per le fossili (nella forma delle cosiddette assimilate) aiutando a costruire a suon di miliardi NOSTRI un eccesso di termoelettrico INUTILE che adesso vuole guadagnare per forza anche se è fuori mercato
    2) in Italia c’è un sistema sostanzialmente monopolistico in campo energetico e questo ci spinge a prezzi più alti che altrove
    3) i dati di rapporti ufficiali che lei stesso cita dicono che oltre la metà dell’aumento del costo dell’energia degli ultimi anni è attribuibile a produzione e distribuzione ossia ai costi CRESCENTI del fossile tradizionale e solo un terzo alle imposizioni fiscali come la A3 che pero’ si ripartiscono su fossili e rinnovabili perché le “assimilate” come lei sa benissimo non sono vere rinnovabili; e infine l’uso delle rinnovabili specie nelle ore di punta ci porta ad una benefica riduzione della spesa petrolifera (si veda per tutto ciò i dati citati qui: http://www.fondazionesvilupposostenibile.org/f/Documenti/Costi_energia_in_Italia_web.pdf)
    Dott Rampichini i suoi argomenti sono come dire non molto robusti; esprimono il disagio di chi è cresciuto in un mondo dagli orizzonti apparentemente “infiniti”, ma il mondo non è infinito, ha petrolio solo a prezzo altissimo (sia palese che occulto) ed è inquinato dalle scorie del petrolio usato in precedenza; o passa alle rinnovabili oppure andrà incontro a grossi guai ambientali ma anche sociali.

    • Mi arrendo. Avrei dovuto saperlo: non si può battersi con numeri e fatti contro preconcetti, idee fisse e pregiudizi. Ma ormai chi ha voglia di informarsi correttamente lo può fare altrove. Cordiali saluti a tutti.

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