Cancro e ambiente

 a cura di Luigi Campanella, ex Presidente SCI

Un interessantissimo recente articolo comparso su Cancer and Oncology Research affronta il problema della diffusione della malattia del secolo XXI, il cancro giungendo alla conclusione che la giustificazione genetica nota in un’estensione come teoria della Mutazione Somatica, non può essere la sola. Questa si focalizza piuttosto che sull’alterazione strutturale del DNA, sulle differenze funzionali nell’espressione genica, dovute specialmente ad alterazioni epigenetiche come la metilazione del DNA, la rimodellazione della cromatina, l’acetilazione dell’istone. Adottando questo approccio alternativo il ruolo delle alterazioni extracellulari micro- ambientali è reindirizzato verso eventi molecolari occorrenti soprattutto nella cellula. In questo modo il collegamento cancro ambiente diviene focalizzato sull’effetto dei cancerogeni sui geni, perfino quando molti cancerogeni non sono genotossici.

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Il secondo approccio, largamente sviluppato all’interno di una prospettiva biologica dei sistemi considera la carcinogenesi come un processo multicellulare formalizzato dalla teoria del Campo della organizzazione tessutale. Secondo questa teoria lo sviluppo biologico di sistemi multicellulari coinvolge una combinazione fra ambiente intra ed extra cellulare dove un set di dinamiche e processi multifattoriali precorre dei rischi, come il cancro ed altre patologie. Secondo gli autori (Oddone, Crosignani, Modonesi) gli studi sperimentali hanno mostrato che le fasi iniziali dell’insorgere del cancro dipendono dalle variazioni nel modo in cui le cellule interagiscono fra loro e con l’ambiente circostante; gli autori indicano anche che le cellule cancerose possono riconvertire il loro fenotipo maligno quando il nucleo ambientale circostante viene modificato: la progressione del cancro non è cioè irreversibile. I tessuti possono invertire il comportamento cellulare, non viceversa. Gli autori attraverso un’accurata analisi a partire da differenti database giungono alla conclusione che l’insorgere del cancro può essere prevenuto sulla base di condizioni ambientali idonee. Il tradizionale paradigma del cancro guarda alla carcinogenesi come ad un processo che dipende dal singolo evento chimico che occorre nella cellula e si attiva attraverso una cascata di effetti fino alla comparsa della malattia, eccetto i casi nei quali le conseguenze chimiche non diventano mai manifeste. Questa posizione suggerisce che un’azione durante le esposizioni ambientali potrebbe cambiare il destino e la qualità della vita dei malati di cancro. Le dinamiche del cancro accorrono su una scala biologica più alta di quella della singola cellula.

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C’è un’evidenza crescente che il cancro si sviluppa come conseguenza di fenomeni collettivi che coinvolgono le strutture tessutali. Il primo step è probabilmente in qualche cambiamento nelle interazioni fra cellule come possibile effetto di una condizione ecologica negativa sulla correlazione fra organismo e ambiente. Da tutto ciò si evince la necessità per combattere a livello di ricerca questa malattia che si integrino tra loro competenze diverse in epidemiologia, ecologia, biologia, chimica. L’articolo è correlato da una serie di dati statistici estratti da ben 88 lavori scientifici e dedicati alle possibili cause della malattia: fumo, alcool, dieta, attività fisica con alcuni suggerimenti protettivi e preventivi quali consumo di fibre, frutta, soia, isoflavoni, vitamina C e attività fisica regolare.

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Cancer as a Continuum: a Literature Review and a Biological Interpretation

Enrico Oddone, Paolo Crosignani, Carlo Modonesi

Cancer and Oncology Research 01/2013; 1(2):40-51. DOI:10.13189/cor.2013.010204

ABSTRACT Basic research shows that the genetic control of development cannot fully explain the phenotypic plasticity of humans and other metazoans. This challenges some tenets of the conventional paradigm of life sciences based on DNA, restoring a role of the environment in biological processes like the regulation of development, cell differentiation and disease. The environment — in a broad sense — affects biological phenotypes throughout the entire lifespan and can induce cancer, its progression and recurrence as well as its reversal. This is very important in cancer epidemiology as it implies that environmental exposures can be considered both as risk (or protective) and prognostic factors. This review integrates information from epidemiologic and biological research. We studied the impact of hazardous and protective exposures, lifestyles, and diet on the survival of patients who had been diagnosed with cancer. We selected studies from two digital databases, using a few combinations of key terms, namely overall survival, cancer-specific survival, recurrence and quality of life (QoL). Survival and/or recurrence were expressed as hazard or risk ratios, as second cancer diagnosis and as indicators of QoL such as performance status. We found 53 articles indicating that risk and protective factors can also influence prognosis after cancer diagnosis. Cigarette smoking and, among protective factors, diet and physical activity are the exposures most frequently investigated after a diagnosis of cancer.

per approfondire:

http://www.sciencemag.org/content/278/5340/1068.short

http://www.cancer.gov/cancertopics/understandingcancer/environment/AllPages

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