Qualità ed Impact Factor

a cura di Luigi Campanella, ex Presidente SCI

cq5dam.web.1280.1280In un precedente post ho parlato di IF dei giornali scientifici e di qualità dei lavori in essi pubblicati. Torno sull’argomento dopo avere letto l’interessante editoriale dell’Editor di CEN. ACS. ORG. del 13 Gennaio u.s**. Si parla anche in questo caso dell’equivoco che deriva dalla forzata identità fra qualità di un lavoro scientifico ed IF del giornale che lo ha pubblicato. L’equivoco viene spiegato sulla base di alcune considerazioni semplici e condivisibili:

1. solo il 25 % dei lavori pubblicati su Nature contribuisce al suo IF;
2. premesso che l’IF di un giornale è fornito dal rapporto fra le citazioni in quell’anno di tutti gli articoli compresi nei 2 anni precedenti ed il numero totale di articoli pubblicati in quest’ultimo periodo dallo stesso giornale, questo rapporto è soggetto a inflazione in quanto sia le citazioni non vengono limitate agli articoli scientifici, comprendendo invece anche editoriali, lettere all’editore, notizie varie sia alcune di esse sono certamente indotte;
3. negli articoli pubblicati e conteggiati ai fini del rapporto non si fa alcuna differenza fra i loro vari tipi (review, full paper, note). C’è poi il problema del valore dell’IF in relazione al settore a cui si riferisce: si pensi che nel 2004 il valore medio per i giornali di biologia molecolare e cellulare era 4,76 contro 2,90 per la chimica e 0,56 per la matematica.

L’editoriale termina con 7 raccomandazioni per i giovani invitandoli a non demonizzare il valore dell’IF della rivista in cui pubblicare. Ritengo utile anche per i giovani che accedono al nostro blog riportare questi 7 consigli:

1. Fare buoni lavori e lavorare in campi dove altri siano interessati
2. Pubblicare i risultati del lavoro svolto
3. Pubblicare sui giornali di facile accesso per tutte le comunità scientifiche
4. Avere qualcosa di significativo da dire
5. Scrivere chiaramente e suscitando interesse, né troppo estesamente né troppo concisamente, usando se possibile figure attraenti
6. Quando si svolge attività didattica, utilizzare i lavori che si è pubblicato non nasconderli
7. Programmare bene l’attività in un certo settore, non saltarci dentro troppo presto o troppo tardi.

Credo che sia una bella lezione che non debba essere ignorata,anche se parlando con i giovani – e con i meno giovani-ci si rende conto che neanche gli IF possono essere ignorati, tenuto conto dei criteri di valutazione adottati per valutare i loro  avanzamenti di carriera.

**Chemical and Engineering News 2014 vol.2 issue 2 pag. 3

scaricabile liberamente da:

http://cen.acs.org/articles/92/i2/Unintended-Impact.html

4 thoughts on “Qualità ed Impact Factor

  1. Caro Luigi,
    condivido il tup punto di vista che l’IF ha un valore molto relativo ed io personalmente ho sempre preferito pubblicare su “riviste di eccellenza disciplinare” piuttosto che in riviste di larga diffusione e a volte “ad eccellenza divulgativa”.
    Detto questo però fammi subito prendere le distanze da quanti partono da considerazioni simili per smantellare il sistema di riferimenti oggettivi basati su quelli che vanno sotto il nome di “passive filters” come le mediane. Pur tenendo conto, infatti, che alcuni parametri sono parzialmente distorcenti e che il numero di parametri andrebbe ampliato, il meccanismo adottato per le abilitazioni è nettamente superiore alla arbitrarieta di metodi che non si basano su parametri oggettivi. Tutto questo lo puoi trovare su Virt&l-Comm.3.2013.24 al sito
    https://www3.compchem.unipg.it/ojs/index.php/ojs/issue/view/5

  2. Egr. Prof. Luigi Campanella, trovo molto interessanti i consigli che dà ai ricercatori giovani e meno giovani. Purtroppo i giovani possono solamente recepire i buoni consigli e le buone indicazioni ma non attuarli in quanto il sistema è ancora di tipo piramidale. Ancora oggi i giovani (e nemmeno i ricercatori meno giovani) non dispongono di fondi personali e devono dipendere per forza da un associato o un ordinario; allora mi chiedo in quale modo possono attuare le belle cose che Lei indica? L’unica soluzione che io vedo è che gli ordinari seguano al più presto la strada intrapresa dal Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Napoli, il prof. Massimo Marrelli, che si è recentemente dimesso dall’incarico di Rettore (e inoltre ha anticipato il pensionamento (si vedano gli articoli riportati da La Repubblica 11/02/14 e 12/02/14)) per “dare spazio ai giovani”! Se gli ordinari lasciassero il posto ai giovani allora sì che i Suoi consigli potrebbero essere messi immediatamente in pratica!

  3. Grazie Campanella per aver portato alla nostra attenzione l’articolo del CEN, in particolare:” C’è poi il problema del valore dell’IF in relazione al settore a cui si riferisce: si pensi che nel 2004 il valore medio per i giornali di biologia molecolare e cellulare era 4,76 contro 2,90 per la chimica e 0,56 per la matematica.”
    Si deduce che, benchè non scritti, esistono i settori scientifico disciplinari anche negli USA e che, per varie ragioni, i valori non sono uguali ma anche molto diversi tra settore e settore. Se si volesse valutare una persona che pubblica su riviste di biologia molecolare e cellulare (IF 4,76) con uno di chimica (IF 2,90) paragonando i relativi IF si commetterebbe una grave ingiustizia nei confronti di quest’ultimo.
    Molto più conveniente è guardare al numero di citazioni ottenute: anche questo parametro risulta dipendente dal numero di persone attive nel singolo settore. Ma almeno si parametra sul valore specifico del singolo lavoro e non su quello medio della rivista.
    Ancora più conveniente è evitare di fare confusione e non paragonare biologia molecolare con chimica o con matematica.

  4. Da quando, nel 1955, Eugene K. Garfield (New York, 1925) pubblicò il suo pioneristico lavoro “Citation Indexes for Sciences: A New Dimension in Documentation through Association of Ideas”, Science, 122, n. 3159, pp. 108-111, nel quale comparve, forse per la prima volta, l’espressione “Impact Factor”, la discussione sul significato delle citazioni e su cosa permettano di misurare non è certo mancata . Come spiega bene Alberto Baccini nel suo libro “Valutare la ricerca scientifica” (Il Mulino, Bologna, 2010) si contrappongono due approcci teorici nella spiegazione delle decisioni citazionali. Essi hanno dato l’avvio a molto lavoro empirico, sfociato in una mole considerevole di pubblicazioni specializzate. Rimando a Baccini per una rassegna, invitando i giovani ad approfondire, documentandosi correttamente , il significato di questi indicatori e i loro limiti.
    Vorrei ricordare le conclusioni di Baccini, che condivido in pieno: “Quando sono utilizzati con consapevolezza del loro significato delle questioni tecniche sottostanti, gli indicatori bibliometrici rappresentano un potente strumento per la valutazione della ricerca, che ha l’enorme vantaggio di abbattere i costi legati alle procedure basate sulla revisione diretta dei pari. Questo vantaggio tuttavia può essere vanificato non solo dagli abusi tecnici che abbiamo discusso , ma anche dall’uso strumentale di questo o quell’indicatore come arma per l’assalto al potere accademico, o per la conquista di risorse per la ricerca”.

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