Il nostro collega dott. Ure

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Giorgio Nebbia, nebbia@quipo.it

Vi presento, pur con qualche riluttanza, il nostro collega Andrew Ure. Nato a Glasgow in Scozia nel 1778 in una famiglia agiata, dopo buoni studi universitari, divenne professore di chimica e di filosofia naturale all’Anderson College. Ure teneva anche lezioni serali di chimica e di meccanica per i lavoratori.

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Andrew Ure, (18 May 1778 – 2 January 1857)

Ure mostrò subito interesse per i problemi dell’industria tessile e inventò un alcalimetro per la misura dell’alcalinità negli agenti di lavaggio delle filature e tessiture di lino. Nel 1821 pubblicò il “Dictionary of Chemistry” che fu tradotto ben presto in francese e tedesco; nel 1829 il suo “Dictionary of Geology” si proponeva di dimostrate l’importanza della chimica e della fisica per il geologo. Dal 1834 Ure si dedicò allo studio dell’industria inglese e scozzese, soprattutto della lavorazione della lana, del lino, della seta.

Le leggi del tempo — l’Inghilterra era appena uscita vittoriosa dalle guerre contro Napoleone e la sua industria stava sviluppandosi grazie ad una vivace classe imprenditoriale e alle materie prime tratte dalle ricche colonie — consentivano che bambine e bambini e giovani donne lavorassero anche dieci ore e oltre al giorno nelle miniere e nelle filande. Le bambine e i bambini, con le loro piccole dita, erano molto adatti a riannodare rapidamente i fili che si spezzavano nelle nuove veloci macchine per la filatura; nelle tessiture i bambini stavano in mezzo alle vasche di prodotti chimici per il lavaggio. Ancora peggiori erano le condizioni nelle miniere di carbone dove i piccoli operai spingevano pesanti carrelli in mezzo alla polvere, all’umidità, in promiscuità con gli adulti.

Per i piccoli lavoratori non c’era tempo per l’istruzione; arrivati stanchi a casa, trovavano stanze fredde, poco cibo, genitori tristi e arrabbiati. Alcuni imprenditori avevano organizzato delle specie di ricoveri in cui bambine e bambini dormivano e ricevano un poco di cibo, e così potevano essere più puntuali sul lavoro la mattina; in premio la domenica potevano seguire lezioni di catechismo che insegnavano anche la riconoscenza e la fedele devozione ai datori di lavoro.

Circolava già nel paese un movimento di difesa dei lavoratori, soprattutto delle donne e dei ragazzi di entrambi i sessi; due proposte di legge per la regolazione del lavoro dei ragazzi, fatte nel 1802 e nel 1819, furono però respinte per l’opposizione degli imprenditori. Nel 1833 fu approvata una legge che limitava a otto ore al giorno il lavoro dei ragazzi fra 9 e 11 anni. A questo punto gli industriali inglesi, davanti al pericolo di aumento dei costi e di diminuzione dei profitti, dettero l’incarico ad una persona nota e di prestigio, appunto il dottor Ure, di dimostrare l’infondatezza e i danni della nuova normativa.

Nel suo trattato “The philosophy of manufactures”, del 1835, una specie di guida per gli imprenditori (http://books.google.it/books?id=BwfuesvdrXwC&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false; una traduzione parziale apparve in italiano nella “Biblioteca dell’economista”, II serie, nel 1863), Ure cercò di spiegare quanto fossero false le accuse di sfruttamento del lavoro dei ragazzi. Con “accurate” misure scientifiche dimostrò che i fanciulli che lavoravano nelle fabbriche erano più sani, più alti e perfino più felici dei ragazzi che non lavoravano e che magari andavano a scuola e giocavano liberi per la strada.

Nonostante la buona volontà di Ure, il movimento per la diminuzione dell’orario di lavoro continuò a lottare; nel 1842 fu istituita una Commissione parlamentare di inchiesta e finalmente nel 1847 fu approvata dal Parlamento britannico la legge che proibiva che si facessero lavorare i fanciulli per più di dieci ore al giorno (“Ten hours’ factory bill”), anche se questa limitazione valeva solo per i cotonifici. La rabbia degli imprenditori appare da un articolo del 22 maggio 1847 dell’Economist che scrisse che la legge era stata approvata da un Parlamento attento alle richieste umanitarie (di una specie dell’odierna Medicina Democratica) e che era “fatta apposta per ostacolare l’industria”. Inutile dire che il movimento dei diritti dei lavoratori, pur lentamente, prevalse. Tutta questa storia è raccontata anche nel tredicesimo capitolo del primo libro del “Capitale” (1867) di Karl Marx, che ha sferzanti parole per lo zelo del dottor Ure.

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Karl Marx(Treviri, 5 maggio 1818 – Londra, 14 marzo 1883)

Il quale, a parte questa parte sgradevole della sua attività, continuò i suoi studi chimici e fece in tempo, prima della morte nel 1857, a scrivere, fra l‚altro, un enciclopedico “Dictionary of Arts, Manufactures and Mines“. La prima edizione è del 1837, altre edizioni, sempre ampliate, apparvero nel 1840 (http://www.gutenberg.org/files/44562/44562-h/44562-h.htm), nel 1843 e nel 1853. Altre edizioni postume furono curate da Robert Hunt (1897-1887).

Nonostante le personali riserve su una parte delle attività di Ure, devo dire che questa enciclopedia è molto bella e interessante e anticipa i “dizionari” di chimica e di merceologia apparsi nel secolo successivo: i vari prodotti sono trattate con la descrizione dei caratteri, le proprietà chimiche e fisiche, la provenienza, i processi produttivi con dettagli sugli apparecchi industriali.

A riprova della risonanza internazionale del “Dizionario” di Ure, dirò che nella biblioteca della R. Scuola Superiore di Commercio di Bari (quella che è attualmente la Facoltà di Economia) fondata nel 1884 nella lontana periferia dell’Europa industriale, si trova una copia della settima edizione, curata dal dott. Hunt, apparsa nel 1878, in tre volumi con un quarto volume di aggiornamenti. Non ho visto che l’opera sia presente in altre biblioteche nazionali e non mi meraviglio che ne sia stata acquistata una copia dai lungimiranti dirigenti della Scuola Superiore di Bari dove, ai futuri operatori economici, la merceologia era insegnata per tre anni con laboratorio chimico, ed esisteva un museo merceologico.

Una versione diversa di quest’articolo è pubblicata su:

http://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/articolo.aspx?id_articolo=10&tipo_articolo=d_persone&id=42

http://en.wikipedia.org/wiki/Andrew_Ure

http://www.criticamente.com/marxismo/capitale/capitale_1/Marx_Karl_-_Il_Capitale_-_Libro_I_-_13.htm

in particolare si legga la sez. 4 e ssgg del cap. 13 del 1 libro del Capitale

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