L’armadietto di Vigani e il banco di Leopoldo

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Gianfranco Scorrano ex Presidente della SCI

Sotto la presidenza del Prof. De Angelis (2004-2007) la SCI istituì la conferenza intitolata “ Vigani Lecture” con la Royal Society of Chemistry per onorare un chimico inglese che venisse a tenere una conferenza in Italia e un chimico italiano che andasse in Gran Bretagna.

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Giovanni Francesco Vigani

Il nome dato a questa conferenza è quello di Giovanni Francesco Vigani che nel 1703 fu nominato Professore di chimica presso l’Università di Cambridge, il primo professore di chimica dell’Inghilterra.

Nato, forse nel 1650, a Verona, o nelle sue vicinanze, Giovanni        Francesco Vigani non sembra avere ricevuto una educazione formale né in medicina né in chimica o farmacia, ma piuttosto pare aver derivato gran parte delle sue conoscenze attraverso i suoi viaggi e le sue permanenze in Italia (Parma nel 1671), Francia (Parigi), Spagna (Siviglia) e Olanda. Nel 1682 si stabilì a Newark-on-Trent, forse dopo un breve soggiorno a Londra, e li tenne una farmacia ed un laboratorio. Comiciò ad insegnare chimica nella relativamente vicina, 120 Km, Cambridge, privatamente, nel 1683 e nello stesso anno pubblicò il suo libro Medulla Chimiae (Potremmo tradurre “Il cuore della chimica”?) . Nel 1703 fu nominato Professore di Chimica. Nel  1708 smise di insegnare a Cambridge ma continuò a lavorare a Newark  fino alla morte avvenuta nel 1713.

Il libro, essenzialmente la sola pubblicazione di Vigani, ebbe parecchie edizioni. Ebbe recensioni contrastanti  ma anche i complimenti per la sua brevità: l’edizione di Londra,1683, comprendeva 71 pagine e 3 tavole lunghe.Non era un libro di testo, ma piuttosto la testimonianza di esperimenti che Vigani aveva effettuato o visto effettuare. Le copie delle sue lezioni mostrano che Vigani fu un chimico pratico buono con le sue mani, ma non preparato a fare ipotesi o interessato a teorie.

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L’armadio di Vigani e una visione ravvicinata di uno dei cassetti contenenti campioni

Ancora più misterioso della sua biografia è il mobiletto rappresentato qui sopra che ci è stato tramandato quasi intatto: l’armadietto, acquistato dal Queen’s College nel 1704 fu usato dal 1705 da Vigani per le sue lezioni, ma anche per preparare medicamenti. All’interno dei  29 cassetti  sono conservati molti campioni di vari materiali: circa 700 in totale tra cui 80 organici e 90 inorganici certamente usati come coloranti. Tutti sono censiti nella tesi di dottorato del 2007 di Lisa Wagner, che è anche disponibile sul web: http://www.hfbk-dresden.de/fileadmin/alle/downloads/Restaurierung/Diss_2007_Wagner.pdf

se non vi spaventate delle 852 pagine, in cui però non c’è una analisi chimica dei prodotti, anche se ciascuno è illustrato in foto e discusso in generale, ma non in maniera chimica.

C’è un altro mobiletto che ci interessa, più vicino a noi: il banco di Leopoldo, conservato a Firenze. Il Principe Pietro Leopoldo (1747-1792) nel 1765, all’età di 18 anni, divenne Gran Duca di Toscana, ereditando  questo paese dal padrel’Imperatore austriaco  Franz I che aveva succeduto i Medici, estinti. Leopoldo spese la gran parte della sua vita in Toscana: vi rimase per 25 anni, tornando a Vienna nel 1790, alla morte del fratello imperatore Giuseppe, per succedergli sul trono.

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Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana (a sinistra) e Giuseppe II Imperatore a destra

a destra il banco chimico http://catalogo.museogalileo.it/indice/IndiceVideo.html

Pietro Leopoldo o Leopoldo I di Toscana, come venne chiamato, fu uno dei sovrani più progressisti di quei tempi. Aveva ereditato dal padre l’interesse nelle nuetzliche Wissenschaften (scienze utili), e fu di conseguenza un attivo promotore delle scienze naturali. Per esempio, supportò Felice Fontana e Giovanni Fabbroni, due eminenti scienziati naturali, e fu lui che inaugurò il Museo Reale di Fisica e Storia Naturale di Firenze.

Ma l’interesse principale di Leopoldo era la chimica. Si fece costruire (l’anno è incerto, nel museo in cui è conservato viene indicato con la dicitura: Costruttore sconosciuto, sec. XVIII) un “banco chimico” nella propria residenza (vedi figura a destra della riproduzione del ritratto di Leopoldo). Su questo banco, di fattura molto più elegante dell’armadio di Vigani, il granduca operò, sia pure negli intervalli dagli impegni di governo.

Lasciando il Granduca  Firenze nel 1790, il banco passò al Museo di Fisica e Storia Naturale. Come altri oggetti, il banco ora sistemato nel Museo Galileo, Istituto e Museo di Storia della Scienza, Piazza dei Giudici, Firenze, fu gravemente danneggiato dall’alluvione del 1966 e alcuni pezzi andarono irrimediabilmente perduti. Rimangono tuttavia numerosi vasetti contenenti sostanze e preparati, alcuni con etichette scritte direttamente dal granduca.

Alla fine degli anni 90, una studentessa dell’Università di Innsbruck decise di prendere parte ad un programma Erasmus con l’Università di Padova (era allora il più numeroso dell’area chimica europea) ed il collega Schantl me la raccomandò caldamente. Ida Maria Masoner era iscritta al corso per andare ad insegnare e, secondo l’uso austriaco, aveva deciso di proseguire i suoi studi in due campi: latino e chimica. Il non facile problema di assegnarle una tesi, come richiesto, fu risolto quando si convinse di collaborare con il gruppetto che con me si interessava di beni culturali, in particolare con la dott.ssa Nicoletta Nicolini dell’Università di Roma, e di risolvere un problema: Cosa c’era nei vasetti lasciati dal Granduca Leopoldo nel banco chimico?

Con grande aiuto da parte di numerosi colleghi riuscimmo ad analizzare e riconoscere  i ca. 40 campioni ricevuti da Firenze. Ida Masoner scrisse la sua tesi nel 1998 e noi scrivemmo il lavoro nel 2001 uscito poi sul Journal of chemical education  (un po’ in ritardo, per colpa mia):

Gianfranco Scorrano,Nicoletta Nicolini e Ida Maria Masoner , J.Chem.Edu., 2002, 79,47-52

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