Referenziazione analitica: cosa è?

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Luigi Campanella, ex presidente SCI

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Negli anni ’70, dopo il boom economico che aveva sacrificato alcuni aspetti della sostenibilità, anche importanti, al prevalente interesse economico, la chimica si assunse una grande responsabilità, ed oggi dobbiamo dire anche un grande merito, rivendicando alle proprie misure in tutti i campi di applicazione il carattere della qualità, in termini di accuratezza e precisione, sulla base di alcuni preliminari accorgimenti. Nacque così il progetto “Referenziazione Analitica”. La misura della stessa concentrazione dello stesso elemento o dello stesso composto, qualunque essi siano, in matrici fra loro talvolta tanto diverse (campioni alimentari, ambientali, biologici) deve tenere conto, per essere affidabile nel risultato, del cosiddetto effetto matrice, il che vuol dire che un metodo per essere gartantito nella correttezza dei risultati deve essere validato su un campione della stessa natura di quello da testare. Nacquero così i materiali di riferimento certificati (CRM), prodotti da aziende specializzate che in breve tempo si diffusero così tanto da giustificare la comparsa di cataloghi ad essi dedicari. Una delle caratteristiche più importanti di un materiale di riferimento è di certo la sua stabilità da cui l’esigenza di test di misura che lo possano valutare affidabilmente. La guida ISO a tale proposito suggerisce test di stabilità a breve durata condotta solo per poche settimane. Ma questo non risponde all’esigenza di valutare anche la stabilità a lungo termine. Per questo anche viene ora proposto un test accelerato che si dimostra anche più idoneo ad evidenziare difetti di stabilità. Il test è condotto a temperature di 200°C più alta di quella di conservazione per tempi variabili fra 1 e 18 mesi, sempre operando in doppio. Nel caso dei test di stabilità a lungo termine la temperatura è quella di conservazione o la durata si dilata fino a 48 mesi. I test a breve termine generalmente si applicano per garantirsi sulla stabilità durante il tempo di trasporto, ma risultano spesso insufficienti rispetto a valutazioni più approfondite. Nel caso di studi di cinetica di degradazione 9 mesi è considerato l’intervallo minimo necessario.

Nucleo_magneticamente_attivo_in_rotazione.jpegPer tutti i test l’NMR è il metodo di analisi consigliato per eccellenza. A proposito di questa tecnica in continuo sviluppo negli ultimi anni l’importanza della quantificazione di sostanze organiche impiegando l’NMR è aumentata notevolmente. Oggi l’NMR quantitativo è usato in una grande varietà di applicazioni sia da parte dell’industria che dei laboratori di ricerca. L’intensità di un segnale NMR è direttamente proporzionale al numero di protoni che producono il segnale. La quantificazione è ottenuta misurando l’area del picco di interesse rispetto ad un segnale prodotto da uno standard interno rappresentato da un materiale di riferimento certificato. Questo materiale deve essere tracciabilmente riferito ad un materiale prodotto dall’Istituto di Standard e Tecnologia (NIST).

chimicaanalitica

L’istituto per i Materiali e le Misure di riferimento è uno dei 7 istituti del Centro di Ricerca Europeo impegnato a supportare le politiche europee sui temi della standardizzazione e dei sistemi e metodi di Riferimento. Uno dei materiali di recente prodotto come riferimento è la tetrametilurea applicato in alcuni test su vini. Il carattere DOC e DOP di alcuni alimenti è un indice di qualità a garanzia del consumatore. Purtroppo le frodi alimentari sempre più contrastano la correttezza di questo approccio. Il test affidabile per valutare l’autenticità o meno di un vino richiede la calibrazione accurata di specifiche misure di rapporti isotopici. Anche la tetrametiurea è stata certificata per il suo rapporto deuterio/idrogeno. E’ questo uno dei rapporti finalizzati comunemente e smascherare frodi ed adulterazioni Gli altri sono il rapporto 13C/12C, 18O/16O e 15N/14N. I valori ottenuti per il vino testato sono confrontati con quelli propri dei vini autentici.
Altri materiali di riferimento di recente prodotti, a dimostrazione della grande variabilità,sono
a) capelli umani certificati per il loro contenuto in As, Cd, Cu, Fe, Hg, Pb, Se e Zn : l’impiego di tale materiale è da collegare all’impiego dei capelli umani per monitorare l’esposizione di una persona a certi metalli
b) grani di cementite dispersi in una matrice di perlite ferrosa con un diametro medio dei grani compreso fra 20 e 50 µ , certificati con il contenuto in carbonio ed applicati allo studio delle proprietà ( come duttibilità e durezza) di alcuni materiali da costruzione, esaminati per il loro contenuto in carbonio tramite la microsonda elettronica.

per approfondire: Ref. A.Rueck, C.Hellriegel,Analyrik,issue 1,7-11 (2014)

http://www.treccani.it/enciclopedia/referenziazione_%28Enciclopedia-Italiana%29/

http://en.wikipedia.org/wiki/Certified_reference_materials

2 thoughts on “Referenziazione analitica: cosa è?

  1. Resta comunque generale la confusione tra ciò che ciascuno intende per CRM, oppure per Standard, ecc. ecc. L’educazione in questa materia è approssimativa e condita di supponenza. Non è raro che, ad esempio, ispettori degli enti certificatori per sistemi Qualità, insistano perchè, in relazione ad una certa analisi o tecnica, si ricorra a CRM disponibili da enti primari (ad esempio NIST o LGC (peraltro quest’ultimo è stato ora privatizzato e quindi la tracciabilità ne è dubbia), salvo poi tranquillamente ammettere che non esistono CRM idonei, quando messi di fronte all’evidenza.
    E’ peraltro deprimente che in Italia non esista, di fatto, un ente o autorità nazionale competente ad indirizzare la scelta e la ricerca di CRM, o perlomeno standard sui quali sia provato un ragionevole valore di consenso, per i diversi settori e materiali

  2. Non capisco a chi ci si riferisca quando si afferma che “L’educazione in questa materia è approssimativa e condita di supponenza”. L’argomento trattato in questo articolo è incluso da anni in quasi tutti i programmi d’insegnamento della chimica analitica a livello avanzato svolti nei nostri Atenei e, come tutto il resto, l’efficacia dell’insegnamento dipende dai singoli. Varierà, suppongo, da caso a caso ma fare di ogni erba un fascio è sbagliato. La confusione tra le sigle sussiste quando non si conoscono le norme ISO, assai precise al riguardo. Si veda ad esempio: l’ISO Guide 35:2006, Reference materials – General and statistical principles for certification.

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