Polimeri per tutti

a cura di Marco Taddia

Recensione di C’era una volta un polimero.  Storie di grandi molecole che hanno plasmato il mondo   di Eleonora Polo (Apogeo editore, 2013) p.208 euro 15.

Polimeri_EleoPoloSe si dovesse misurare l’interesse per la chimica dai libri esposti sugli scaffali riservati alle scienze delle maggiori librerie italiane, il risultato sarebbe, a dir poco, deludente. Se poi  si togliessero quelli tradotti dall’inglese ne resterebbero talmente pochi che, forse, non si riuscirebbe a riempire nemmeno un metro di scaffale. Il divario con la biologia, la matematica, l’ecologia ed anche con la fisica appare evidente e, purtroppo, in progressivo aggravamento. Negli ultimi anni sono aumentati quelli dedicati ai temi energetici, al riciclo dei rifiuti e, più in generale, alla sostenibilità ambientale. Le opere a carattere divulgativo dedicate alla chimica, specie di autore italiano, sono una rarità. Tra queste vorrei ricordare quelle del bravo Gianni Fochi, uno dei pochi colleghi che ha l’onore di vedere la sua firma sulle pagine culturali di uno dei più autorevoli quotidiani nazionali.  A lui vorrei aggiungere Adriano Zecchina il quale, con il libro “Alchimie nell’arte. La chimica e l’evoluzione della pittura” (Zanichelli, 2012 Zanichelli) è giunto quest’anno in finale del Premio Galileo per la divulgazione scientifica. Come si ricorderà, esso fu vinto da Armaroli e Balzani (Energia per l’Astronave Terra, Zanichelli, 2008). Speriamo di fare il bis con Zecchina.

A proposito di libri scritti da chimici, verrebbe quindi da dire: pochi (anzi pochissimi) ma buoni.

Ora ne abbiamo uno in più e sono convinto che meriti di essere acquistato e letto.

 eleonorapoloSi tratta di: C’era una volta un polimero (Apogeo, 2013). È a firma di Eleonora Polo, ricercatrice presso l’Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività (ISOF) del CNR di Bologna – UOS di Ferrara. Eleonora ha insegnato Chimica Metallorganica a Ferrara, si occupa da tempo e con impegno di divulgazione scientifica ed è responsabile editoriale del giornale dell’AIM (Associazione Italiana della Macromolecole). Il suo libro porta l’eloquente sottotitolo “Storie di grandi molecole che hanno plasmato il mondo”.  Leggendo il prologo “Il primo polimero non si scorda mai”, dove l’autrice rivive la prima polimerizzazione della sua vita effettuata all’Inorganic Chemistry Laboratory di Oxford nel 1994, ho avvertito subito una consonanza elettiva, stavo per dire “affettiva”, con lei. Erano i favolosi anni ’60 e Natta aveva appena vinto il Nobel. Anche noi studenti di chimica degli Istituti Tecnici Industriali eravamo contagiati dall’entusiasmo per questo successo italiano e dall’interesse per il Moplen. La scuola, come al solito, era al traino della vita vera. Nel laboratorio di organica facevamo le solite sintesi, su ricetta. Un giorno decisi che avrei tentato di fare un polimero da solo. Sbrigai in fretta il compito assegnato e dopo aver consultato il libro provai a sintetizzare una resina fenolica, il polimero più facile da ottenere con i mezzi che avevo a disposizione. Non vi racconto il resto ma vi assicuro che ritrovarmi fra le mani quella crosta rosa e scivolosa, parente della celebre bachelite,  che non c’entrava nulla con il Moplen ma che la Natura non sapeva fare, fu come toccare il cielo con un dito.

     Tutto il libro di Eleonora Polo è impregnato della curiosità, della passione e dello stupore che accompagnarono la vicenda cui ho accennato. Sono quindici capitoli, briosi e scorrevoli, da cui tutti possono imparare qualcosa. E’ impostato con metodo ma senza pedanterie e le informazioni non sono riportate alla rinfusa, tanto per far colpo. Comincia con i ferri del mestiere (parole della chimica e dei polimeri) e segue la storia,  con più paragrafi dedicati a Hermann Staudinger.  I diversi capitoli sono raggruppati in due parti. La prima s’intitola: “La via della gomma”. Dopo la vulcanizzazione della gomma, si parla di gomma artificiale, politene e polipropilene, polivinilcloruro, Teflon e silicone. La seconda s’intitola “La via della cellulosa e della seta”. Si parla di nitrocellulosa, celluloide, bachelite, rayon, cellofan, nylon e Kevlar.  Il libro si chiude con una tabella delle sigle “misteriose” per non perdersi nell’odierno ginepraio, un’utile bibliografia e un indice dei nomi.  Lo stile del libro si rivela anche nei particolari.  Basti pensare che la bibliografia è destinata agli “inguaribili curiosi”. Sono sicuro che se appartenete a questa categoria e detestate la boriosità e la noia, il libro è proprio per voi.

 

 

 

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  1. Pingback: Anche la divulgazione chimica cambia verso | il blog della SCI

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