Come scrivere una relazione.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Marco Taddia

Stiamo entrando nel periodo dell’anno dedicato ai convegni scientifici e anche per la chimica ci sarà solo l’imbarazzo della scelta. Relativamente al periodo aprile-dicembre 2014 quelli di carattere internazionale elencati sul sito Conal (Conference Alert –Academic Conferences Alert) e attinenti la chimica sono la bellezza di 123. Se si aggiungessero quelli nazionali o settoriali, il numero sarebbe ben più alto. Non passa praticamente giorno che i soci SCI non vengano messi al corrente di qualche iniziativa del genere, corredata in genere di sigle o acronimi il cui significato è noto, ahimè, soltanto ai rispettivi inventori. I convegni però sono importanti e, particolare da non trascurare, servono anche a conoscere di persona chi c’è dietro una firma. Vedere come si muove, parla, mangia, scherza e magari “spettegola”, qualcuno di cui abbiamo letto solo gli articoli scientifici serve a capire che tutti gli esseri umani, in fondo, si assomigliano. Qualcuno, quando ero giovane, mi disse che i convegni servivano a preparare i concorsi. Non mi era chiaro (all’inizio) se ci si riferiva ai commissari o ai candidati ma su questo sorvoliamo anche perché, oggi, ci sono gli indicatori bibliometrici che non guardano in faccia a nessuno.

Una degli adempimenti più noiosi dopo i convegni, necessari per ottenere il rimborso della “missione”, era e spesso rimane, la cosiddetta “relazione”. In genere nessuno la legge ma sono convinto che sia meglio scriverla come si deve.

Chi ha qualche difficoltà può ispirarsi a quella che allego. E’ un po’ vecchiotta (1847) e l’ho trovata su un libriccino stampato da 150 anni. Come ogni relazione che si rispetti ha un titolo: “Progetto scientifico”. Per ragioni di spazio salto qualche strofa:

Gli ameni racconti, le liete novelle,

che i Dotti Congressi portaro alle stelle,

M’han messo nell’anima un gran brulichio

D’andarci ancor io.

Nel tempo passato, che tempo balordo!

I Saggi eran sette, se ben mi ricordo;

Son mille, duemila i Saggi d’adesso…

Evviva il progresso!

C’è dubbio che in tanto diluvio di scienza

Io debba, meschino, restarmene senza?

So leggere e scrivere: or ben mi daranno

Un tocco di scanno.

In riga di scienza son povero, è vero.

Ma questo alla fine non conta un zero:

La porta che mette dei Dotti al Congresso

Ha largo l’ingresso.

Eh! Venga chi vuole-sien belli, sien brutti

Sien giovani o vecchi, c’è posto per tutti.

Si conta che c’entrino perfino le spie…

Ma son bugie.

Peraltro mi dissero (e credo che sia,

Perché chi lo disse me fe’ garanzia)

Che possono entrarci, quand’hanno un diploma,

Le bestie da soma.

Di gaudio compresa le braccia ci stende

E al collo la dotta medaglia ci appende;

Allegri, o colleghi! Venezia si appresta

A farci gran festa.

Che giorni di giubilo, o miei confratelli

Che giorni di giubilo saranno mai quelli!

Con pochi fiorini, se il ciel mi dà vita,

Farò il sibarita,

C’è qualche spettacolo? Che bella risorsa

Goderlo, ma senza dar mano alla borsa!

Al collo il diploma vedendo appiccato

Diranno: Abbuonato.

E a fin che col dolce di tanti tripudi

Si mesca anche l’utile che vien dagli studi,

Farò verso sera la mia passeggiata

Con qualche scienziata.

Ma questo è un bel nulla-la bazza migliore

Ce l’offre a buon prezzo l’amico trattore;

Per essere scienziato, m’han detto conviene

Mangiare ma bene.

E allor che di scienze lo stomaco pieno

Agli ozi ritorni del patrio terreno,

Se a caso dimandino al nuovo scienziato

Che cosa ha imparto.

Dirò che a Venezia…c’è molti canali,

Che tutte le case son poste sui pali,

E, pare incredibile! Non trovi uno stallo

Da porvi un cavallo.

Dirò…che i colombi nell’ora fissata

Convolano in piazza a tör l’imbeccata,

Che intesi a San Servolo elogi sbracciati

Dei nostri scienziati.

Ma se chiederanno ch’io proprio confessi

Che cosa ne pensi dei Dotti Congressi

Mettendomi allora una mano sul petto

Dirò netto e schietto:

Un trenta, quaranta, nessun si oppone,

Son gente di vaglia, son brave persone;

Ma tutti quegli altri, compreso me stesso

Son teste di gesso.

PS

Naturalmente, se decidete di impiegarla come traccia e vi recate in una città diversa da Venezia, dovrete adattarla al caso vostro.

Ometto volutamente il nome dell’Autore. Vediamo se qualcuno lo conosce…

Intanto, buon 1° aprile 2014.

 

7 thoughts on “Come scrivere una relazione.

  1. L’autore è Arnaldo Fusinato (Schio, 25 novembre 1817 – Roma, 28 dicembre 1888) poeta e patriota italiano.

  2. Complimenti, risposta giusta! Purtroppo non avete vinto nulla. Tuttavia, dedicando qualche minuto al post, avete dimostrato di possedere senso dell’umorismo. Qualcuno ha scritto che “senso dell’umorismo vuol dire senso delle proporzioni”.

  3. Scherza, scherza, che il morbo infuria e il pan ci manca!
    Ho già scritto e cestinato diverse volte un articolo Contro il Relazionese (o Relazionismo?), ovvero un commento a come si dovrebbe scrivere un relazione di laboratorio nel XXI secolo, e come NON la si dovrebbe scrivere (qui è più facile: è come ti dicono di scriverla i LibriDiTesto mainstream). Ma visto che so che molti nostri colleghi non la apprezzerebbero, devo trovare la giusta dose di quel certo savuarfér: anche il Fusinato non è che si attirasse le simpatie. Al momento ne ho caricato una versione ad uso interno per i miei studenti. Ma chissà, dopo questa provocazione magari…

    Ciao Marco, e in bocca al pesce-lupo!

    Sergio Palazzi

    • Caro Sergio, non preoccuparti delle critiche prima che arrivino. Al massimo, come Fusinato, dirai:

      Quando un giorno escan dal torchio
      Le mie pazze bagatelle,
      Se per caso qualche critico
      Mi vorrà graffiar la pelle,
      Graffi pure a suo talento…
      Non ci sento, non ci sento.-

      (Da: L’etere solforico, febbraio 1847)

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