Chimica in punta di pennello

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Marco Taddia

Recensione al libro di Adriano Zecchina “Alchimie nell’arte. La chimica e l’evoluzione della pittura”, Zanichelli, 2012 (pp. 240, Euro 13,30)

La primavera è la stagione più favorevole per la visita alle mostre e alle città d’arte, non solo per la dolcezza del clima ma anche per le numerose festività che regalano a tutti qualche giorno di vacanza. Le occasioni non mancano e lungo tutta la penisola si può affinare il gusto del bello grazie a un patrimonio d’arte che non ha eguali al mondo. Anche quest’anno c’è solo l’imbarazzo della scelta e basta sfogliare i principali quotidiani per rendersene conto. Le locandine delle varie manifestazioni che dovrebbero attirare gli incerti gareggiano nella bellezza dei colori e nella raffinatezza delle immagini. Tra le tante, si può trovare quella della mostra “Matisse la figura”, visibile al Palazzo dei Diamanti di Ferrara fino al 15 giugno. L’immagine che hanno scelto è quella della “Giovane donna in bianco, sfondo rosso” (1946), adatta al sottotitolo della mostra che giustamente promette “La forza della linea, l’emozione del colore.”

5800Guardando il quadro si rimane colpiti dalla prepotenza del rosso, il colore che domina la scena benché faccia solo da contorno all’abito bianco della modella . È un’emozione visiva e rimarrebbe soltanto tale se qualcuno non ci aiutasse a capire Matisse e il suo tempo. Se poi lo facesse in maniera semplice e diretta, valorizzando non solo i pregi estetici dell’opera ma gli strumenti tecnici (come i colori) che hanno permesso all’artista di esprimere la propria creatività, tanto di guadagnato per noi.

ZecchinaCover_AlchArteUn aiuto del genere lo offre un agile volumetto scritto da un chimico ben noto anche in ambito SCI.

Zecchina-CROPPED_tcm18-181255Si tratta di Adriano Zecchina, già professore di Chimica Fisica all’Università di Torino, ricercatore di fama internazionale e accademico dei Lincei. Il suo è un libro utile a tutti e davvero piacevole da leggere, soprattutto per i chimici che vi troveranno, se così si può dire, i “riflessi” artistici delle loro conquiste di laboratorio. Ebbene, proprio a proposito di Henri Matisse (1869-1954), Zecchina ci spiega che l’uso, a volte quasi totalizzante, che fece dei nuovi pigmenti inorganici segnò l’allontanamento dai giochi di luce dell’Impressionismo. I colori di Matisse sono spesso “colori saturi senza sfumature, posati su un disegno che si distacca via via dalla realtà”. Zecchina ci parla anche da chimico di questi colori e così impariamo che nel quadro “La stanza rossa” (1908)

Henri-Matisse-Stanza-rossa-33458domina il solfoseleniuro di cadmio e, per allietare i nostri occhi, ecco la riproduzione nella pagina a fronte, insieme a “La danza” (1909) dove dominano il blu, il verde e l’arancio.

        ladanzaQuesto è soltanto una delle tappe del viaggio nel tempo che l’Autore compie seguendo l’evoluzione della pittura. E’ un viaggio dal Paleolitico all’arte contemporanea attraverso i colori che i pittori hanno avuto a disposizione nelle varie epoche. Leggendo il libro s’imparano tante cose, incluso il segreto del cosiddetto “blu Maya”, il pigmento derivato dall’indaco la cui stabilità è stata spiegata in tempi recenti proprio grazie alla chimica. Un’altra tappa tocca il periodo di eccezionale splendore vissuto dalla pittura tra Quattrocento e Settecento a Venezia e nelle città limitrofe. Il segreto di artisti come Tiziano, Giorgione, Tiepolo, Veronese e Tintoretto è legato non solo all’ispirazione ma anche alla tecnica e alla disponibilità di pigmenti coloranti nella Repubblica di Venezia. Venivano dall’Oriente e dai luoghi con cui la Serenissima intratteneva stretti rapporti commerciali. I pittori ne approfittavano per dare libero sfogo alla loro creatività e, se così si può dire, non badavano a spese. Ad esempio, c’è un’opera famosa di Tiziano Vecellio (1480/1485 – 1576) in cui sono presenti quasi tutti i pigmenti conosciuti all’epoca. Si tratta del quadro “Bacco ed Arianna” (1520-1523), ora alla National Gallery di Londra.

380px-Titian_-_Bacchus_and_Ariadne_-_Google_Art_Project

Come scrive Zecchina: “rappresenta quasi un catalogo dei pigmenti conosciuti fino al Cinquecento”. Ne enumera sedici, comprendenti tra l’altro tre “blu” (azzurrite, lapislazzuli, smaltino) e tre “rossi” (cinabro, lacca di robbia e ematite). Viene quasi automatico il parallelo con la tavola periodica di Mendeleev, un “catalogo” degli elementi che al pari dei colori per il pittore e delle note per il musicista, costituisce lo strumento della creatività per il chimico. Zecchina è riuscito nell’intento di scrivere un’opera il cui valore divulgativo è già stato riconosciuto da coloro che l’hanno inserita nella cinquina dei finalisti del Premio Galileo 2014. Forse l’ha favorito non solo la confidenza con la Tavola di Mendeleev ma anche quella con la tavolozza. Da tempo infatti coltiva la passione per la pittura e proprio l’anno scorso una retrospettiva dei suoi quadri a Torino è stata accolta con molto favore. Non ci rimane che fare il tifo per lui, sia come chimici che come appassionati d’arte, in vista dell’attribuzione del Premio Galileo che avverrà a Padova il 9 Maggio. Forza Adriano!

vedi anche: http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/marco-taddia/tavola-e-tavolozza-intervista-chimico-pittore/aprile-2014

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...