Codici, merci e rifiuti: più ombre che luci. (prima parte)

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Benito Leoci, bleoci@economia.unile.it

Premessa

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L’esigenza di distinguere oltre con un nome anche con un codice o una matricola, prodotti, merci e persino persone, è molto antica, in quanto collegata alla necessità di individuare con precisione, rapidamente e senza possibilità di errori, gli stessi oggetti o persone. Esigenza accresciuta in questi ultimi decenni con la proliferazione di composti e merci di ogni genere. L’attribuzione di un codice ad una molecola, ad un’arma portatile o ad un volume risolve problemi diversi. Nel primo caso si vuole risalire alla formula e alle proprietà chimico-fisiche della molecola, nel secondo si vuole individuare il proprietario o possessore dell’arma, nel terzo caso si vuole facilitare la ricerca del volume (1) in una biblioteca o si vogliono soddisfare altre esigenze (per compilare cataloghi, per motivi contabili, ecc.). L’ultimo settore interessato da un sistema di codificazione è quello dei rifiuti. Nel mentre però negli altri casi è stato relativamente semplice contraddistinguere con un nome o un numero o una sigla l’oggetto o la persona da identificare (si pensi ai mezzi di trasporto, alle abitazioni, al libri, alle partite IVA, ecc.), in altri settori l’impresa si è rilevata più difficile del previsto. Si pensi ai composti chimici e ai loro derivati e ai rifiuti. Esaminiamo più da vicino proprio questi ultimi due settori, in particolare quello dei rifiuti per valutare l’efficacia dei sistemi proposti.

Composti e prodotti chimici

Il bisogno di individuare con precisione le caratteristiche chimico-fisiche degli elementi e dei loro composti con l’uso di simboli e nomi, nasce nel corso del 17° Secolo (2), quando inizia la trasformazione dell’alchimia in chimica. Fino a tutto il 18° Secolo è tutto un fiorire di simboli e nomi suggeriti da coloro che si occupavano di composti, elementi, reazioni chimiche, studio delle loro proprietà, ecc.

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D’altra parte i tentativi di Dobereiner, Newlands, Meyer e quelli più fortunati di Mendeleev (3), non nascono forse dalla necessità di ordinare, numerandoli, gli elementi chimici in modo da poter dedurre, senza errori, con una sola occhiata le caratteristiche e le proprietà connesse? Con l’attribuzione di un codice si vuole in definitiva raggiungere lo stesso scopo.

Per i composti chimici, il lavoro per individuare un sistema utile per attribuire loro un nome univoco e chiaro, è stato lungo e si deve giungere al 1919, quando nasce lo IUPAC (4) con il compito di individuare un metodo valido, riconosciuto universalmente, per attribuire un nome e una formula ad ogni molecola. Nel corso di tutto il 19° secolo, con l’aumento quasi esponenziale del numero di molecole che vengono sintetizzate o scoperte (se esistenti in natura), cresce il bisogno di approntare un sistema per individuarle, classificarle e descriverle. Evidentemente i più interessati sono gli editori del Chemisches Zentralblatt, poi di quelli del Berichte e infine del Chemical Abstracts e di altre serie di minore importanza. Questi si erano posti il compito di raggruppare in appositi volumi, da pubblicare periodicamente, i riassunti di articoli, riguardanti in qualche modo la chimica, che apparivano sulle riviste scientifiche europee e statunitensi; dopo la II Guerra Mondiale anche le riviste scientifiche dell’Oriente (Giappone, Corea, Cina). Andiamo per ordine.

ChemischesZentralblattIl Chemisches Zentralblatt nasce nel 1830 a Lipsia, su iniziativa di un certo Leopold Voss, editore e Gustav T. Fechner, filosofo-fisico, sotto il nome di Pharmaceutisches Zentralblatt. L’idea è quella di pubblicare i riassunti di articoli riguardanti prodotti farmaceutici che apparivano sulle riviste tedesche e straniere. Nel 1864 gli editori approntano un indice sistematico che può essere considerato come il primo sistema di classificazione e in un ceto senso di codificazione dei composti. Nel 1884 con l’introduzione delle formule di struttura dei composti si ha una svolta importante nella storia del Zentralblatt.

Per quanto attiene i composti organici, il primo tentativo a livello internazionale, di approntare un sistema per denominarli viene attribuito a Kekulè, che nel 1860 organizza il primo di una serie di incontri o conferenze (5). Si discute di sistemi per denominare composti chimici anche alla Conferenza di Ginevra del 1892 (Geneva Nomenclature).

Per quanto riguarda il Berichte, il primo volume appare il 1868 col titolo Berichte der deutschen chemischen Geselschaft. In Francia il 1863 nasce il Bullettin de la Societè Chimique de France. In Gran Bretagna il Journal of the Chemical Society vede la luce il 1862.

In USA parte nel 1895 la Review of American Chemical Research, su iniziativa di Arthur A. Noyes (6), che dopo due anni diventa un supplemento del Journal of the American Chemical Society (JACS). Nel 1902 diventa editore del JACS William A. Noyes, cugino di Arthur, che era convinto dell’opportunità di realizzare una rivista contenente i riassunti degli articoli riguardanti argomenti di chimica, pubblicati in altre riviste specializzate negli USA e in altri paesi. Nel giro di 4 anni convince della bontà della sua idea gli editori dell’ACS ed inizia nel 1907 l’attività. I riassunti o recensioni preparati da corrispondenti volontari, vengono riuniti periodicamente in volumi, denominati Chemical Abstracts, e inviati agli abbonati e agli iscritti all’American Chemical Society.

Queste iniziative, naturalmente, accrescono la necessità di approntare un sistema di codici, per individuare i composti chimici, dalle molecole più semplici a quelle più complesse.

Nel 1911 si riunisce a Parigi l’International Association of Chemical Societies (IACS), con lo scopo di stabilire, fra l’altro, la nomenclatura dei composti chimici organici ed inorganici, gli standard dei pesi atomici e delle costanti fisiche e altre caratteristiche.

Nello stesso periodo, praticamente dal 1897 al 1938, il Chemisches Zentralblatt conosce il massimo successo. Dopo la II Guerra mondiale inizia un lento declino aggravato anche dalla divisione della Germania nelle due repubbliche. Il 31 dicembre del 1969 cessano le pubblicazioni con l’uscita dalla produzione dell’Akademie Verlag della Repubblica Democratica che negli anni precedenti, con alterne vicende, aveva collaborato attivamente con la Verlag Chemie della Repubblica Federale (riuniti dal 1949 nella Gesellschaft Deutscher Chemiker). La Verlag Chemie confluisce nella American Chemical Society (ACS) per collaborare alla pubblicazione dei Chemical Abstract. Nei 140 anni di attività la Chemisches Zentralblatt (7) pubblica 140 volumi formati da 700 mila pagine, contenenti 3 milioni di riassunti e 200 mila pagine di indici. Ogni composto viene riportato col suo nome (o i vari nomi), con la sua formula, con il riassunto delle principali proprietà e indicizzato con un codice di individuazione.

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Il Berichte, altra iniziativa germanica di grande successo, nel 1919 viene scisso in due serie (A: Vereins-Nachrichten e B: Abhabdlungen), per assumere dal 1947 (dopo un anno di interruzione a causa di problemi post bellici) fino al 1996 il nome di Chemische Berichte. Nel 1997 viene assorbito dal Dutch Journal Recueil des Travaux Chimiques des Pays-Bas, per formare la Chemische Berichte/Recueil e la Liebig Annalen/Recueil. L’anno successivo entrambe vengono fuse con altre riviste europee per formare rispettivamente l’European Journal of Inorganic Chemistry e l’European Journal of Organic Chemistry.

Per tutto il XX secolo a fronte delle alterne vicende delle riviste su accennate si contrappone l’inarrestabile ascesa del Chemical Abstracts che nel corso della prima metà del secolo conquista l’assoluto dominio del settore in tutto il mondo. Gran parte del successo viene attribuito ad un certo E. J. Crane che come editore, dal 1915 al 1956, si occupa dello sviluppo della rivista creando un rete mondiale di corrispondenti.

Crane nel 1956 diventa primo direttore del Chemical Abstracts Service (CAS) con la trasformazione dell’organizzazione in una divisione operativa dell’ACS. Nel 1965 viene introdotto il CAS Chemical Registry System. Il conseguente uso del CAS Registry System, per identificare le sostanze, scongiura l’uso di termini spesso ambigui che si stava diffondendo. I chimici potevano contare su una informazione precisa, utile sia per la ricerca che per evitare pericoli per la salute e l’ambiente. Nel 1968 inizia l’uso dei nastri magnetici per registrare i dati e le informazioni disponibili. Nel 1980 viene adottato il “CAS on line” per mettere a disposizione dei ricercatori il CAS Registry database. Nel 1983 l’ACS e la FIZ (8) sottoscrivono un accordo per approntare STN (9), che diventa operativo l’anno successivo. Nel 1995 viene introdotto lo SciFinder uno strumento che rende possibile l’accesso diretto ai CAS database.

Lo sviluppo e i successi dell’ACS sono inarrestabili. Per dare un’idea delle sue dimensioni e del lavoro di informazione svolto nel corso del 20° secolo, in pratica fino al 1994, basta ricordare che esso si è avvalso di circa 160 mila collaboratori o meglio recensori volontari (10), distribuiti in tutto il mondo, mentre presso la sede in USA (Columbus, Ohio) sono occupati quasi 2000 persone. Fra i suoi editori e autori si annoverano ben 200 premi Nobel. Pubblica 39 riviste scientifiche. Fino al 2010 ha raccolto e riportato più di 27 milioni di estratti di articoli scientifici. Alla fine del 2009 il CAS ha annunciato di aver registrato nel CAS Registry la 50 milionesima molecola, una nuova “arilmetilidene eterociclica” avente proprietà analgesiche (11).

Merci e codici

Nel corso del 20° secolo un gran numero di nuove molecole, fra quelle scoperte e sintetizzate, viene utilizzato per produrre merci di ogni genere (prodotti farmaceutici, vernici, pesticidi, erbicidi, tessuti, oli lubrificanti, ecc.) che vengono immesse sui mercati spesso senza un’adeguata precedente sperimentazione, circa la loro innocuità per la salute umana e l’ambiente. Alcuni di questi provocano disastri (12), altri ancora si rivelano pericolosi a lungo termine per l’ambiente e la salute (13). Sorge ancora una volta la necessità di dover individuare rapidamente e con precisione le caratteristiche di queste nuove merci, onde poter predisporre con cura le modalità del loro trasporto, della loro gestione, gli interventi da adottare in caso di incidenti. Appare evidente che l’unica via percorribile è quella di contrassegnare ogni singolo prodotto con un codice da utilizzare in caso di necessità per collegare lo stesso ad una scheda contenente tutte le informazioni necessarie (modalità di stivaggio, trasporto, tipi di interventi in caso di incidenti, ecc.). Tale esigenza è fortemente sentita per prima nel settore dei trasporti marittimi ove a partire dagli anni ’50 si era verificata una serie di disastri provocati da alcune merci durante la navigazione (14). Un apposito organismo dell’ONU si pone al lavoro e in breve appronta un volume a schede mobili, noto come Blue Book, riportanti le modalità di movimentazione e stivaggio delle merci da trasportare. Modalità che tutti i comandanti di navi mercantili devono osservare, pena la perdita della copertura assicurativa prestata dal “P&I Club” di Londra o da altre assicuratrici. Seguono volumi analoghi per il trasporto via ferrovie, via terra e via aerea (15).

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Per quanto poi attiene la gestione in generale dei prodotti chimici, con lo scopo di ridurre i pericoli per l’ambiente e la salute umana, in questi ultimi anni vengono emanate numerose disposizioni sia a livello ONU che UE, riguardanti le modalità di registrazione, classificazione ed etichettatura degli stessi. Poiché dette norme non sempre sono coerenti fra di loro, si sente la necessità di intervenire ancora con lo scopo di armonizzare e aggiornare le stesse (16). In sede ONU sotto la spinta delle decisioni approvate in occasione della conferenza delle NU, su Ambiente e Sviluppo tenuta a Rio de Janeiro il 1992, viene elaborato il sistema GHS (17) per la gestione di tali sostanze. In Europa nasce il regolamento 1907/2006 (REACH – Registration, Evaluation and Authorization of Chemicals), poi completato con il regolamento n. 1272/2008, (CLP – Classificazione, Labelling, Packaging), in vigore dal 20 gennaio 2009 (GUUE L 353/2008). I regolamenti REACH e CLP, affiancati, costituiscono ora il quadro normativo di riferimento per tutti gli aspetti concernenti le sostanze chimiche, sia tal quali, che contenute all’interno di miscele o merci. In essi grande attenzione viene posta all’identificazione delle sostanze, con il ricorso a vari tipi di codici (Numero di presentazione, Numero indice, Numero CE – EINECS e ELINCS, CAS e altri). Altri codici vengono usati per indicare l’etichettatura, le categorie di pericolo, le avvertenze, ecc.

Tutte le merci, dunque, prima o poi diventano rifiuti. E rifiuti si producono anche durante i processi produttivi. Nasce di conseguenza la necessità di intervenire anche sui rifiuti per attribuire loro precise denominazioni e codici inequivocabili onde seguire le varie fasi della loro gestione, sempre con lo scopo di scongiurare danni all’ambiente e alla salute delle persone.

 (segue)

 

Riferimenti

1. L’ISBN (International Standard Book Number), come è noto, è un codice formato, dal 1 gennaio 2007, da 13 cifre (prima era di 10 cifre) suddivise in 5 parti da trattini di divisione, che identifica a livello internazionale un titolo di un determinato editore. Da un ISBN si può generare un codice a barre da utilizzare per la lettura ottica. Per i periodici si usa l’ISSN (International Standard Serial Number) per identificare la testata. Per le opere musicali nella loro interezza si usa l’ISWC (alle parti si attribuiscono altri codici. Per esempio agli spartiti l’ISMN, a una registrazione video un ISAN, ecc.). Per le registrazioni sonore si usa l’ISRC. Per identificare i prodotti digitali come i file di testo, di immagini, musicali ed audiovisivi si utilizza il DOI (Digital Object Identifier), mentre le risorse su internet si identificano con l’URN (Uniform Resource Names).

2. Convenzionalmente il passaggio viene fatto coincidere con la pubblicazione, nel 1661, del famoso libro di Boyle (1627-1691), The Sceptical Chymist, considerato come l’atto di morte dell’alchimia. A chi vuole saperne di più e in fretta sull’alchimia si consiglia il bellissimo libro di Holmyard E. J., Storia dell’alchimia, Biblioteca Sansoni, Firenze, 1959.

3. Mendeleev D. I. (1834-1907) pubblica la sua prima tavola periodica nel 1869, affermando che “le proprietà degli elementi variano con cadenza periodica all’aumentare della massa atomica”. Su questo scienziato, sulla sua attività scientifica e sulle sue vicende personali, sono state scritte migliaia di pagine. In Russia è considerato un eroe nazionale. Nella metropolitana di Mosca vi è una stazione a lui intitolata facilmente individuabile oltre che dal nome anche dai lampadari a forma di molecole.

4. L’International Union of Pure and Applied Chemistry nasce il 1919 ad opera di un gruppo di chimici provenienti da diverse industrie e università che avevano notato la necessità di adottare a livello internazionale, metodi standard per pesare, misurare, denominare i composti chimici già noti e quelli che si andavano sintetizzando. A questa associazione scientifica, internazionale e non governativa, aderiscono 45 organizzazioni di nazioni diverse oltre ad altre 20 collegate in varie maniere alle prime. Collaborano oltre 1000 chimici di tutto il mondo, suddivisi in 8 divisioni a loro volta formati da vari comitati. Nel tempo i settori di interesse dello IUPAC si sono ampliati fino a comprendere lo studio degli impatti socio-politici della chimica (disponibilità di materie prime, la chimica degli alimenti e le problematiche ambientali). Attualmente lo IUPAC cura anche la pubblicazione di una serie di libri nota come “Nomenclature books series” o “Color books” (Compendium of Chemical Terminology – Gold Book, Nomenclature of Inorganic Chemistry – Red Book, ecc.).

5. Il primo Congresso internazionale dei chimici, organizzato nel 1860 a Karlsruhe da Kekulé e Wurtz aveva come scopo quello di definire alcunenozioni chimiche importanti – come quelle che sono espresse dalle parole – atomo, molecola, equivalente, atomo-basico. Esame della questione degli equivalenti e delle formule chimiche. Stabilimento d’una notazione o nomenclatura uniforme”.

6. Noyes A. A. era un professore di Chimica-fisica al MIT (Massachusetts Institute of Tecnology – USA) e la Review era all’inizio un supplemento del Technology Quarterly del MIT.

7. Per maggiori notizie si rimanda a Willstätter R. (1929), “Zue under des Chemischen Zentralblattes”, Angev. Chem., 42: 1049; Weisker C. (1973), “Das Chemische Zentralblatt – ein Nachruf”, Chemische Berichte, 106.

8. Uno dei principali enti internazionali per la fornitura di informazioni scientifiche e servizi (nel settore dei brevetti, della ricerca, dell’innovazione, ecc).

9. Un network on line internazionale che fornisce database e l’accesso alle pubblicazioni scientifiche, alla letteratura ufficiale, ai brevetti, informazioni sulle strutture, sequenze e proprietà dei prodotti e altri dati.

10. Il ricorso alle collaborazioni volontarie cessa nel 1994 sostituito da redattori professionisti stipendiati.

11. Per maggiori notizie rimandiamo a Leoci B. e Ruberti M., La nomenclatura e la codificazione degli elementi, dei composti, delle merci e dei rifiuti: luci e ombre, in Atti del convegno “I sistemi di gestione ambientale per lo sviluppo eco-sostenibile del territorio”, Università di Sassari, Alghero-Isola dell’Asinara, 24 – 25 giugno 2010.

12. Sono ben noti i disastri provocati dalla talidomite, dal borotalco all’esaclorofene, dal metilmercurio, dalla diossina e da tanti altri composti imprudentemente immessi nei prodotti commerciali o nell’ambiente.

13. Fra i tanti basti ricordare il DDT, i PCB, l’amianto, che pure si erano dimostrati molto utili per diversi usi.

14. Si veda Ruberti M. e Leoci B. (2009), Una merce pericolosa da trasportare: l’ipoclorito di calcio, in Atti del XXIV Congresso Nazionale delle Scienze Merceologiche, Torino/Alba 23 – 25 giugno 2009.

15. Ruberti M. e Mappa G. (2009), I principali riferimenti normativi internazionali per il trasporto delle merci pericolose, in Atti del XXIV Congresso Nazionale delle Scienze Merceologiche, Torino/Alba 23 – 25 giugno 2009.

16. Massari S. e Ruberti M. (2009), L’armonizzazione internazionale della registrazione, classificazione ed etichettatura dei prodotti chimici. Conseguenze per l’Italia, in Atti del XXIV Congresso Nazionale delle Scienze Merceologiche, Torino/Alba 23 – 25 giugno 2009.

17. ONU, Globally Harmonized System of Classification and Labelling of Chemicals, New York and Geneva, 2003, ST/SG/AC.10/30. Aggiornato al 2007.

 

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