Chimica della bancarella

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Luigi Campanella, ex Presidente SCI

In molte delle nostre città con sempre maggior frequenza assistiamo all’occupazione di strade e marciapiedi da parte di bancarelle che espongono merce di ogni genere. Se per la maggior parte di questa merce il problema è quello della provenienza non sempre legale e della concorrenza ad attività di commercianti autorizzati e costretti ad adottare prezzi superiori, anche in genere per la qualità superiore delle merci, per una classe di queste merci la preoccupazione è di ben altra natura riferendosi alla sfera della sicurezza dei consumatori. Mi riferisco ai cosmetici.

cosmeticiUn giornale romano d’intesa con Confcommercio* ha cercato di appurare se effettivamente in alcuni casi dietro questi prodotti possano esserci rischi per chi li usa. Sono così stati analizzati rossetti, ombretti, smalti, matite per gli occhi: si tratta di cosmetici applicati anche alle mucose, parti assai sensibili del corpo e capaci di trasferire all’organismo quanto assorbono. I costi dei prodotti acquistati erano molto bassi, da 1 a 3 euro, il che può essere un incentivo all’acquisto soprattutto da parte dei più giovani e meno “ricchi”. L’analisi è stata eseguita dall’ARPA. Un caso esemplificativo è quello di un rossetto nel quale è stata determinata una concentrazione di Pb superiore di oltre cinquemila volte al limite di legge ed una di Cr superiore di 1300 volte allo stesso limite. Lo stesso giornale ha voluto confrontare questi esiti con quelli di prodotti acquistati in regolari negozi con reparti per cosmetici. E’ stato preso in questo caso un ombretto, costo 3.2 euro; l’ARPA ha questa volta determinato concentrazioni di Cr e di Ni sempre superiore ai limiti fissati dal Reg CE 1223/2009, ma l’eccesso questa volta rispetto ai limiti è risultato molto più contenuto: 3 ppm rispetto al limite 1 della norma. Peraltro questa modesto eccesso non definisce il prodotto tossico, come invece ovviamente avveniva per il rossetto, ma di certo allergizzante. C’è da aggiungere che la norma prima citata che elenca divieti e concentrazioni limite lascia aperta una porta in quanto ammette e tollera la presenza in tracce di sostanze che possano derivare dai procedimenti che portano alla realizzazione finale del prodotto, quali fabbricazione, confezionamento, trasporto, il tutto senza definire i limiti quantitativi.
PAOUn altro aspetto è la diversa pericolosità dei prodotti: un rossetto è di certo più pericoloso di uno smalto per il quale c’è minore possibilità di assorbimento, anche se in questo caso il prodotto può contenere solventi tossici. Un’ultima osservazione riguardo il fatto che il pericolo non proviene solo dai metalli nel caso dei cosmetici. I prodotti aperti e scaduti possono essere pericolosi: il Period after Opening (PAO) indica il periodo in mesi entro il quale il cosmetico aperto può essere utilizzato in tutta sicurezza. Infatti, si presume che il contatto con l’ambiente esterno possa alterare le caratteristiche del prodotto nel tempo (per esempio, modificarne colore, proprietà e consistenza oppure favorire la contaminazione batterica). Il PaO è indicato in tutti i Paesi dell’Unione Europea con lo stesso simbolo: un vasetto aperto, presente sia sul contenitore primario (a diretto contatto con il cosmetico) sia, se previsto, su quello secondario (l’imballaggio esterno). Sul vasetto o al suo fianco è riportata la durata in mesi del prodotto aperto, scritta in numero, seguita dalla lettera “M”.Il PAO non sempre viene riportato sui prodotti  abusivi, da qui ancora una volta l’importanza dell’etichetta, e soprattutto non sempre colpevolmente viene rispettato dall’utenza.

* http://www.confcommercioroma.it/files-istituzionali/338-contraffazione-promossa-da-confcommercio-roma-in-collaborazione-con-il-quotidiano-il-tempo-un-inchiesta-per-allertare-i-consumatori-sui-rischi-per-la-salute.html

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