Quale Strategia Energetica per l’Italia?

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Nicola Armaroli, Vincenzo Balzani, Enrico Bonatti, Marco Cervino, Maria Cristina Facchini, Sandro Fuzzi, Luca Gasperini, Cristina Mangia, Alina Polonia, Leonardo Setti

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In un articolo sul Messaggero del 18 maggio, il Presidente Prodi ha sollecitato lo sfruttamento di giacimenti di petrolio e gas che si trovano nel Mare Adriatico. Questo articolo, ripreso da molti giornali ed agenzie, è stato positivamente commentato dal ministro Guidi che si è detta preoccupata dai ritardi che comporta il recepimento della Direttiva europea del 2013 sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi: “Bisogna evitare che questa moratoria ci faccia perdere ulteriori opportunità. Dato che tutto il mondo lo fa, non capisco perché dovremmo precluderci la possibilità di utilizzare queste risorse, pur mettendo la tutela dell’ambiente e della salute al primo posto”.

Data la sua esperienza internazionale e la sua autorevolezza, ci saremmo aspettati dal Presidente Prodi un appello affinché le nazioni del mondo trovino un accordo per limitare l’uso dei combustibili fossili e anche un invito al Governo italiano, e a quello della Croazia, a non intraprendere attività estrattive che possano compromettere l’incommensurabile valore paesaggistico, culturale ed economico di un bacino chiuso, e quindi particolarmente vulnerabile, come l’Adriatico. La scienza, oggi, sa che l’estrazione e l’uso degli idrocarburi comportano rischi e danni molteplici per l’uomo e per l’ambiente, tra cui la contaminazione di acque ed ecosistemi, l’inquinamento atmosferico e il riscaldamento climatico. Da approfondire ulteriormente vi sono poi le connessioni fra processi di estrazione e induzione di terremoti, argomenti su cui si sta concentrando l’attenzione della comunità scientifica e dell’opinione pubblica.

L’idea di sfruttare l’Adriatico era già contenuta nel documento di Strategia Energetica Nazionale del marzo 2013. La stima era di estrarre 123 Mtep di riserve certe che, spalmate su 15 anni, corrispondono al 6% del consumo annuale italiano, una quota del tutto marginale. Già allora ci fu chi suggerì di rinunciare alle estrazioni, proponendo come misura alternativa di diminuire i consumi del 6%, una quota che può essere raggiunta con azioni minime di educazione al risparmio e all’efficienza energetica. E’ noto a tutti che nel 2020 l’Europa raggiungerà gli obiettivi che si era prefissati riguardo il risparmio energetico, la riduzione di immissioni di CO2 e lo sviluppo delle energie rinnovabili, che il Parlamento europeo ha già votato l’obbligo di ridurre i consumi del 40% al 2030 e che la roadmap europea prevede un taglio delle emissioni di CO2 dell’80 – 95% entro il 2050.

Nel suo articolo, Prodi afferma che “Gli esperti sono concordi nel dire che non vi è nessun rischio” nell’estrarre petrolio dall’Adriatico. A parte il fatto che molti autorevoli esperti affermano il contrario, l’esperienza dimostra che in imprese tecnicamente complesse, compiute con l’unico scopo di ricavarne profitti, errori e disastri sono sempre in agguato e non è proprio il caso di rischiare di inquinare le coste dell’Adriatico, che sono un’ingente e consolidata fonte di sicuro reddito turistico sia per l’Italia che per la Croazia. L’unica cosa certa è che la trivellazione dell’Adriatico porterebbe profitti a un ristretto gruppo di colossi dell’energia, ben lieti di lavorare in un Paese come l’Italia, che ha un regime fiscale e di royalties tra i più vantaggiosi al mondo.

Col referendum del 2011 gli italiani si opposero al ritorno del nucleare e molte persone autorevoli, fra cui Prodi, affermarono che l’Italia aveva perso un treno. In realtà oggi sappiamo con certezza di aver fatto la scelta giusta. Le prime centrali nucleari sarebbero state pronte (?) non prima del 2025, mentre alla fine del 2011 il fotovoltaico installato in Italia produceva già l’equivalente di una centrale nucleare e attualmente, con oltre 18000 MWp installati, produce l’equivalente di due centrali da 1600 MW.

Oggi la situazione si ripete: si parla della necessità di non perdere il treno dello sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi in Adriatico, senza capire che anche in questo caso si tratta di un treno in ritardo. I tecnici sono concordi nell’affermare che ci sono molte difficoltà da superare tanto che, secondo le stime più ottimistiche, lo sfruttamento non potrebbe iniziare prima di almeno 10 anni. A parte i già ricordati aspetti negativi riguardanti l’estrazione e l’uso di idrocarburi, bisogna prendere atto che siamo nel pieno di una transizione energetica. Fra un decennio le energie rinnovabili, anche se poco amate dalla politica e da grandi gruppi economici, ci forniranno, senza lasciare alle prossime generazioni scorie radioattive e senza contribuire all’aumento della CO2 in atmosfera, tutta l’energia che ci avrebbero fornito le quattro centrali nucleari previste dal governo Berlusconi nel 2011 e i 123 Mtep di energia fossile nel sottosuolo dell’Adriatico, indicate nella Strategia Energetica Nazionale del ministro Passera del 2013.

Risparmio energetico, efficienza e sviluppo delle energie rinnovabili sono l’unica via percorribile se vogliamo raggiungere l’indipendenza energetica e custodire il pianeta Terra. L’incremento delle rinnovabili in Italia ha mostrato un trend di crescita medio di oltre 1,7 Mtep/anno, secondo soltanto a quello della Germania, che ci pone tra le Nazioni leader mondiali in questo settore industriale. Per questo motivo, oltre che per la crisi economica, le centrali termoelettriche italiane sono passate oggi da 5000 ore a 2000 ore lavorative anno, mettendo in grave difficoltà i piani industriali di decine di impianti, autorizzati in modo poco lungimirante negli ultimi 15 anni da vari governi. Purtroppo però, nonostante questo straordinario successo, in Italia le energie rinnovabili sono oggetto di un violento attacco che non ha alcun fondamento scientifico ed economico e che ha già causato la chiusura di centinaia di aziende e la perdita di migliaia di posti di lavoro.

E’ sulle energie rinnovabili, quindi, che si dovrebbe investire: energia idrica, eolica, geotermica e, soprattutto, energia solare. Ad esempio, basterebbe coprire con pannelli fotovoltaici lo 0.8% del territorio, poco più dei 2000 km2 occupati dai 700.000 capannoni industriali italiani e loro pertinenze, per ottenere tutta l’energia elettrica che ci serve.

Il futuro economico, industriale ed occupazionale del nostro Paese può essere basato solo sullo sviluppo delle energie rinnovabili, non sulla ricerca spasmodica delle ultime gocce di petrolio.

Purtroppo, una larga parte della classe dirigente italiana continua a guardare indietro, senza comprendere quale opportunità di vero sviluppo ci offre la rivoluzione economica e industriale già in atto. Invitiamo il governo a prendere decisioni lungimiranti riguardo l’energia, che è la risorsa più importante per la vita e lo sviluppo della civiltà.

NB: le foto si succedono nel medesimo ordine della lista di autori.

La lettera di R. Prodi per l’uso del fossile adriatico è comparsa su Il Messaggero del 18 maggio us: http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/prodi-quel-mare-di-petrolio-che-giace-sotto-l-amp-rsquo-italia/697134.shtml

30 thoughts on “Quale Strategia Energetica per l’Italia?

  1. Sono molto d’accordo. Comunico anche agli autori del documento e ai Soci SCI che il 10/11 Dicembre si terrà a Roma la Conferenza Europea dell’Energia nell’ambito del Semestre di Presidenza Italiana. La Governance della Conferenza è costituita dalla Presidenza del Consiglio, i Ministeri MIUR, MISE, MAE, MIFAP, Ambiente, Trasporti e le 3 DG Energia, Ricerca e JRC della Commissione Europea. Converranno a Roma oltre 600 Esperti e Policy Makers di Europa per la probabile uscita del nuovo ACTION Plan dello Strategic Energy Technoilogy Plan EU. Essendo il Rappresentante Italiano nel Comitato Energia di Horizon 2020 e Delegato MIUR per il SET Plan sono stato recentemente nominato Chairman dello Stering Committee della Conferenza. Ritengo che questa occasione non debba essere trascurata per fare emergere l’Efficienza Energetica e lo sviluppo delle Rinnovabili come pilastri dello sviluppo sostenibile del nostro Paese e dell’Europa.
    Chiedo agli amici e in particolare a Vincenzo Balzani di stare in contatto con me.
    Riccardo Basosi
    riccardo.basosi@unisi.it

    • Condivido pienamente il contributo di Armaroli et al. In particolare, come anche citato nel commento del collega Basosi, è di vitale importanza la creazione di azioni di coordinazione e sinergia (control rooms) delle migliori realtà italiane pubbliche e private nel campo dell’energia rinnovabile. In ambito scientifico chimico la SCI ha promosso la creazione del gruppo interdivisionale Enerchem (lo stesso collega Basosi è nel direttivo), che ha come obiettivo primario esattamente quello sopra citato. L’auspicio è che l’Italia, tramite queste e altre iniziative, possa crearsi un ruolo di eccellenza (dalla sfera scientifica a quella, si spera, politica) nel settore Energia (in particolare Rinnovabile), di vitale importanza nella moderna società. Questo richiede però la collaborazione attiva e fattiva di tutti gli attori coinvolti, altrimenti il rischio è il fallimento di queste azioni.
      A. Abbotto
      Coordinatore Gruppo Interdivisionale SCI Chimica Energie Rinnovabili – Enerchem

  2. PERCHE’ NON si dovrebbe avere il coraggio di affrontare la questione politica che con le rinnovabili si può risparmiare sulla salute pubblica e sull’ambiente a livello nazionale e globale?
    E’ orami evidente che le fonti fossili producono profitti noti esagerati e tangenti meno note a vantaggio di pochi, non permettendo una equa distribuzione della ricchezza, sono causa di tutti i problemi più gravi che l’umanità deve affrontare in questo preciso momento storico, dal cambiamento climatico, ai conflitti mondiali, al dramma dei profughi che prima o poi arrivano a bussare alle nostre porte.
    Riducendo gradualmente anche solo del 10% o del 5% all’anno le importazioni di fossili si può investire questa grande quantità di denaro contante (vi ricordo che i fossili si pagano in anticipo) nelle FER e tramite queste creare nuovi posti di lavoro.
    In questo scenario gli immigrati da problema potrebbero essere una risorsa di grande utilità, siamo un paese che invecchia troppo velocemente e che necessita di sangue nuovo, tutta l’Europa è nelle stesse condizioni, piuttosto che vedere alimentare il razzismo, il che è anche logico, dato che ora gli immigrati clandestini o meno, rifugiati politici o meno, sono tutti solo dei guai apparentemente senza soluzione.
    Giovanni

  3. Pingback: Fossili – Ocasapiens - Blog - Repubblica.it

  4. Nel post si fa riferimento a un articolo di Romano Prodi che molti non hanno letto. Sarebbe il caso di citarlo correttamente o magari di creare un link per accedervi, leggerlo e valutare il merito di queste critiche. Grazie.

  5. Pienamente d’accordo con quanto scritto dagli autori del post. Tutto quello che scrivono è pienamente condivisibile. Purtroppo le decisioni delle scelte politiche non sono libere, sono condizionate dai poteri forti che sono i detentori delle ormai superate techiche di trasformazione dell’energia. E’ compito di ogni cittadino, consapevole che non ci sarà futuro se si ricorre alle vecchie tecnologie inquinanti per ottenere energia, dare una svolta a questa mentalità retrograda. E’ compito della comunità scientifica, poco ascoltata, alzare la voce per indirizzare le scelte politiche e industriali per ottenere energia utilizzando tutte le tecnologie che hanno impatto zero sull’ambiente.

  6. Francamente, mi sarei aspettato che un articolo scritto da così valorosi Colleghi fosse più penetrante nel senso di meglio documentato da dati economici e ricco di argomenti convincenti. Di contro, si scrive che : “basterebbe coprire con pannelli fotovoltaici lo 0.8% del territorio, poco più dei 2000 km2 occupati dai 700.000 capannoni industriali italiani e loro pertinenze, per ottenere tutta l’energia elettrica che ci serve”. Simili argomenti sono risibili, e possono colpire solo la fantasia di incolti creduloni. Non si fa menzione del fatto che l’energia elettrica, grazie all’impegno nelle energie rinnovabili costa alle piccole e medie imprese molto di più rispetto agli altri paesi L’idea che traspare in più di un punto – le energie tradizionali puzzano di profitto, mentre le rinnovabili hanno il profumo della nobile solidarietà – fa parte di quell’ottuso armamentario ideologico che sta spingendo al declino il Paese. Un armamentario fatto di “no-TAV”, “no OGM”, “l’acqua è un bene pubblico”, “la decrescita felice”, e così via “grilleggiando”. Nulla di nuovo quindi, se non una versione più paludata del “pensiero unico”.

    • Egregio Nicoletti il suo commento è notevolmente sopra le righe e se ne dovrebbe scusare con gli autori del pezzo, ma non solo è anche totalmente inesatto; lei scrive che è risibile l’argomento che basterebbe coprire con 2000 kmq di pannelli per avere l’energia elettrica che ci serve; allora vediamo i fatti:
      in Italia sono stati installati a dati GSE circa 18.5GWpicco di pannelli FV al maggio 2014; la produzione media degli anni passati sempre a dati GSE è dell’ordine di 1 TWh per ogni GWpicco installato; dato che la gran parte dei pannelli installati sono di silicio (sempre a dati GSE) si può usare una media di circa 10mq per Kwpicco; sono dati approssimati per difetto dato che il complesso della rete non è a regime; ma siamo quindi a 180kmq di installato ; 2000kmq produrrebbero oltre 10 volte di più ossia all’incirca 200TWh rispetto ai circa 300 che costituiscono il nostro consumo medio; ne segue che la stima di 2000kmq è forse un po’ in difetto ma perfettamente in linea come ordine di grandezza; diciamo che se non con 2000 con 3000 kmq si avrebbe tutta l’energia elettrica che usiamo ora; e questi sono dati di fatto non parole vuote, dati testati contro una realtà di produzione; ovviamente ci sono enormi problemi legati alla mancanza di accumulo e alla tipologia di rete ma ripeto l’ordine di grandezza stimato è perfettamente corretto e certo non risibile; se si considera il totale delle rinnovabili l’anno scorso un terzo dell’energia elettrica del paese è stata GIA’ prodotta da rinnovabili di ogni tipo.
      Ciò che è risibile e che negli scorsi anni le anime belle e “fossili” (culturalmente intendo) come la sua che oggi attaccano le rinnovabili hanno taciuto mentre l’industria del fossile tramite l’indegno CIP6 rubava alle rinnovabili il 90% del contributo pagato sulla nostra bolletta e dedicato invece che al FV e all’eolico a oli pesanti industriali e immondizia, ossia alle cosiddette assimilate; questo monopolio del fossile è una delle ragioni basilari dei costi esagerati dell’elettricità italiana; oggi quei lerci individui che hanno sfruttato il CIP6 cercano di scaricare sulle rinnovabili le decine di miliardi di euro di cui si sono impadroniti grazie ad una classe politica ignorante e corrotta; e oggi sono quei produttori di fumi che si lamentano perché sono fuori mercato, fuori borsino elettrico!!!
      Ma per fortuna in Italia abbiamo avuto e abbiamo una generazione di persone che come Vincenzo Balzani o come i sottoscrittori dell’articolo, o come il compianto Vincenzo Tiezzi , o come gli attuali Dondi, Bardi, Barone e come tanti altri si sono battuti e si battono da scienziati per una società più giusta e diversa; per una società il cui carico ecologico sia in linea con la Natura non fuori dimensione e con gli effetti sul clima che si vedono già; pensi a quanta energia ci vorrebbe per rimediare ai problemi già prodotti sui ghiacci antartici, ci vorrebbe un frigorifero che consumerebbe tanta energia quanta ne consumiamo per ogni altro uso .
      Il pensiero unico è quello di chi ha difeso finora le ingiustizie attuali di distribuzione del reddito e di sfruttamento della Natura al di sopra di ogni livello di sopportabilità blaterando di uno sviluppo infinito e impossibile e usando la Scienza come una clava tecnica per giustificare scelte assurde; forse lei non lo sa, come non conosce i dati sul FV italiano, ma la TAV è stata dichiarata inutile dalla Corte dei Conti e da molti colleghi universitari; l’acqua è stata dichiarata bene pubblico da un referendum nazionale. Quanto al grillismo mi risulta abbia difeso nel tempo: la palla magica che lavava i panni senza detersivo e abbia dichiarato di credere nelle sciechimiche-comiche; cosa avrebbe a che fare questo con il manifesto di Balzani non so proprio. Dubito che chi come lei evita di confrontarsi con i dati eclatanti della produzione energetica attuale e del clima possa essere effettivamente un “collega” mio o di chiunque dei sottoscrittori dell’articolo.

      • Condivido le perplessità qui esposte ed anche che non si può discutere seriamente se non si parla di numeri.
        3000 kmq di FV corrispondono ad una spesa di almeno DUEMILA MILIARDI DI EURO che necessariamente dovrebbero essere investiti dal pubblico, il quale fa fatica a trovare 1,5 Miliardi di euro per alleggerire le bollette delle piccole imprese, quindi penso si parli di fantapolitica.
        Inoltre i 2000 miliardi spesi hanno una ineluttabile intensità energetica di settore che è stimabile intorno al 30% ovvero di quei 2000 miliardi, circa 600 sarebbero spesi direttamente in energia (fossile) per assistere la filiera ad assolvere l’ambizioso proposito.
        Al prezzo corrente di 45€/MWh come PUN (prezzo all’ingrosso dell’energia) implica un consumo preventivo di energia pari a 13000TWh per risparmiarne 300TWh all’anno, ovvero 44 anni per rientrare solo dell’investimento energetico.
        Non credo che i pannelli durino così tanto, portando al paradosso di consumare più energia fossile di quanta green se ne recuperi.

      • Massimo Ippolito è un mattacchione perché sparare cifre da 3 a 5 volte più alte di quelle attuali del mercato fa un po’ ridere; un Kwpicco di FV costa attualmente montato E SPESATO 2000 euro (dati Bloomberg elaborati da me , 3 dollari a Wpicco); 300GWpicco che coprirebbero più o meno (alla raffa) 3000kmq (o forse più) costerebbero circa 5-600 miliardi di euro non 2000 e sarebbero da spalmare in parecchi decenni ( con prezzi ancora in ulteriore discesa) non da fare in un anno; in questi pochi anni se ne sono installati oltre 18 in Italia, Massimo e non si sono spesi mica 120 miliardi di euro o no? e nessuno poi vuole fare SOLO FV, non avrebbe senso; in secondo luogo non mi risulta che finora abbia “pagato” lo Stato per gli impianti; ha dato un contributo per l’energia ma tale contributo sta scemando rapidamente; nel 2013 circa un 20-25% dell’installato non ha goduto di alcuna facilitazione diversa da quelle di chi si ristruttura casa; in terzo luogo E’ OVVIO che gli impianti si fanno con l’energia che si ha a disposizione e che finchè non si sia completato almeno un ciclo di produzione, 20-30 anni di sviluppo nel settore delle rinnovabili l’impatto dei fossili sarà sempre grande; anche l’eolico ha impianti che sono fatti col fossile e qualunque altra forma di energia nuova viene fuori sulla base del vecchio; forse che le macchine a vapore all’inizio si facevano con le macchine a vapore? No si facevano a mano; forse che il KItegen è in costruzione solo con energia eolica? Infine fare conti sul valore economico dell’energia che sarà prodotta appare quanto meno singolare; Il prezzo dell’energia elettrica pulita è e SARA’ più alto di quello dell’energia elettrica fatta col fossile; se si volesse considerare l’energia necessaria a rimediare a tutti i danni ambientali e climatici prodotti usando il fossile finora e in divenire occorrerebbe usare una quota di energia e quindi un costo pari a TUTTA quella attualmente prodotta dall’Umanità solo per ricongelare le quote di criosfera che stanno fondendo; e trascuro altre quote significative di quello che potremmo definire il “decomissioning del fossile”; i costi nascosti del fossile come per il nucleare sono enormi; non sarà una transizione facile, ma le critiche distruttive non sono utili; piuttosto sarebbe utile sapere direttamente da Massimo SE e QUANDO voleranno i primi esemplari commerciali di generatori troposferici; e quale è attualmente e quale sarà nei prossimi anni la quota di energia fossile impiegata nella loro produzione. Ti consiglierei di montare un po’ di FV per alimentare i tuoi capannoni come d’altronde fa la Sabic la finanziaria Araba, che mi risulta abbia comprato Kitegen e che come tutti noi vorrebbe finalmente vederlo volare, FINALMENTE.

      • Non l’ho fatta io l’ipotesi di alimentare l’italia con solo l’FV ma i suddetti valorosi.
        2000 miliardi sono l’incentivo pubblico (conto energia) e minimo per abilitare la crescita tumultuosa del fotovoltaico come da voi ipotizzato.
        E questa è storia non opinioni.
        il GSE provvede con 6,5 miliardi all’anno (2013) a compensare chi ha installato FV, la cui produzione ammonta a 18,5 TWh/anno.
        Per raggiungere i 300 TWh annui di FV è quindi necessario moltiplicare per 16,2 tale spesa annua per 20 anni, altrimenti, come capita oggi, nessuno trova la convenienza ad installare. Detto ciò si calcola facilmente 16,2*6,5*20=2108 Miliardi.
        Ma mancano ancora, tutti o in parte, i costi finanziari, fallimentari, causidici, burocratici, di manutenzione, di sottrazione fotosintetica, di bilanciamento della rete, di decommissionamento e smaltimento.
        Resta il fatto che le questioni di energia, fondamentali per mantenere una civilizzazione decente, dovrebbero essere affrontate con maggiore maturità.

      • Massimo Ippolito non è da inventore di prima fascia quale tu sei continuare in polemiche stizzose e senza costrutto: 1) i valorosi hanno fatto un gedanken-experiment; nessuno di loro e nessuno di buona testa pensa ad UNA SOLA forma di energia per il nostro paese e per il mondo; l’importante è che sia rinnovabile
        2) la tua moltiplicazione contiene un fattore di troppo; il nostro governo ha bloccato ad un massimo di 6.5 miliardi annui i contributi, cifra in linea con i soldi spesi in passato per altri motivi meno nobili; più di 130 miliardi non spnderemo; già l’anno scorso un 20% degli impianti installati NUOVI circa 300MWpicco NON hanno ricevuto incentivo e così sarà in futuro (è scritto nei documenti GSE, oltre i 6.5 Geuro solo incentivi fiscali come qualunque lavoro casalingo: vetri termici e cose così)); ciononostante si prevede un mercato di 1GWpicco per l’italia (lo prevedono Bloomberg e Nbuzz mica io)
        3) nelle spese considerate da Bloomberg nel documento che ben conosciamo io e te e che qui cito CI SONO GIA’ TUTTE LE SPESE; facendo i conti per il 2013 si arriva a 3 dollari per wattpicco TUTTO COMPRESO, ossia circa 2 euro (http://www.unep.org/pdf/Green_energy_2013-Key_findings.pdf), ripeto tutto compreso; le spese di manutenzione (che sono ancora più alte per l’eolico) si possono compilare da questo lavoro qua (http://www.smartgridnews.com/artman/uploads/1/1021496AddressingPVOaMChallenges7-2010_1_.pdf); secondo le piu’ recenti stime un impianto di buona qualità dura 40 anni (PROGRESS IN PHOTOVOLTAICS: RESEARCH AND APPLICATIONS Prog. Photovolt: Res. Appl. 2013; 21:12–29;); aspetto le risposte ai MIEI quesiti; buona domenica

  7. Caro collega,

    grazie per il “valoroso”. Ti rispondo solo su un punto, il resto sono sciocchezze

    “basterebbe coprire con pannelli fotovoltaici lo 0.8% del territorio, poco più dei 2000 km2 occupati dai 700.000 capannoni industriali italiani e loro pertinenze, per ottenere tutta l’energia elettrica che ci serve”.

    Consulta “Energy for a Sustainable World, Wiley, p. 199, o vai a leggere il lavoro originale: Súri M., Huld T. A., Dunlop E. D. et al., Potential of Solar Electricity Generation in the European Union Member States and Candidate Countries, Sol. Energy 2007, 81, 1295. Se non ci credi, prova tu a fare i conti, poi mi sai dire.

    • Non ho mai dubitato – neppure per un istante – della correttezza dei conti che indicano 2000 mq di pannelli sufficienti a coprire le esigenze energetiche. Rilevo, e questo mi fa sorridere, che si descrive un modello che non può esistere nella realtà: i costi complessivi, considerando durata dei pannelli e smaltimento, sarebbero proibitivi, ed in più – principalmente – le fluttuazioni della erogazione di energia, nell’arco del giorno e nello svolgersi delle stagioni non consentono una alimentazione esclusivamente “solare”. Quindi, dire che si tratta di propaganda, mi sembra del tutto appropriato

      • Caro Nicoletti,

        non si può discutere seriamente se non si parla di numeri. Ovviamente nessuno pretende di ottenere tutta l’energia elettrica che ci serve dal fotovoltaico. Per “solare” si intende rinnovabili, perché anche idroelettrico ed eolico sono in origine energia solare.
        Attualmente il FV produce circa il 10%, idroelettrico (15-20%), eolico (5-6%). La EU prevede che l’eolico darà il 37% nel 2030. Per qualche decennio serviranno ancora, ma sempre meno, le centrali a turbogas, parte delle quali sono già state messe fuori mercato dalle rinnovabili. Quanto alle fluttuazioni, l’idroelettrico non fluttua e anzi può rimediare col pompaggio alle fluttuazioni delle altre due, che non sono obbligatoriamente in fase fra loro. Poi ci sono le batterie. Fra qualche decennio avremo anche moltissime auto elettriche le cui batterie saranno caricate nei momenti di alta produzione elettrica e potranno ridare alla rete l’energia quando ce ne sarà bisogno. I suoi figli e ancor più i suoi nipoti le sapranno dire se si trattava di propaganda o di una visione corretta del futuro.
        Quanto al resto, proviamo a confrontarci con dei numeri. Per favore mi dica quali numeri conosce riguardo: costi complessivi, durata dei pannelli e delle pale eoliche, possibilità di riciclare il materiale all’atto dello smaltimento; possibilmente facendo un confronto con le fonti fossili e il nucleare nucleare; naturalmente considerando anche le cosiddette esternalità riguardo l’ambiente e la salute.

  8. concordo totalmente con i sottoscrittori dell’articolo, e rigrazio Della Volpe per le utili integrazioni tecniche. Comunque, osservando gli interventi mi piacerebbe che il dibattito uscisse dai colori politici più o meno accesi, evitando peraltro parallelismi a mio avviso impropri e non aggiornati, e ci si attenesse ai dati, che parlano da soli a tutti i partiti e movimenti e a tutti i parlamentari, ovviamente quelli che non condizionati da potenti lobbies possono avere la volontà politica di leggerli e di regolare di conseguenza la propria attività legislativa.
    Anche se il pericolo che il dibattito rimanga chiuso in pochi ambienti, compreso questo ottimo blog, mi pare sia evidente… come uscire pubblicamente con questi dati, con queste notizie, anche ammettendo che la notizia in sè non lasci il tempo che trova, con un’opinione pubblica scientificamente a mio avviso non ben formata, in un Paese dove ad esempio la chimica nei licei nella quasi totalità dei casi non la insegna un docente chimico, a differenza da quanto ad esempio avviene in Svizzera (vedi http://docentidichimicaetecnologiechimiche.blogspot.it/)? Come incidere sulla politica (peraltro formata in molti casi da ex liceali)? Come dribblare le potenti lobbies che remano contro le sopra riportate proposte, costringendo la politica ad una miopia che, come la situazione accennata sull’insegnamento scientifico nei licei, pagheranno cara le future generazioni?

  9. Sono un componente del Comitato di Redazione e personalmente provo disagio nel leggere le risposte date al collega Nicoletti. Mi auguro che questa polemica cessi al più presto perché non giova ad alcuno, men che meno al blog. Pur condividendo alcune convinzioni degli Autori del post, anche a me la critica all’articolo di Prodi è sembrata un po’ sbrigativa. Come economista e politico di lunga esperienza meritava, forse, di non essere “consigliato” su ciò che doveva o non doveva dire, visto che, probabilmente, lo saprà da solo.

    • Marco io provo disagio a pensare che un “collega” non comprenda la necessità di sviluppare le energie rinnovabili e di farlo al più presto e con loro una economia che sia diversa, che non preveda la crescita ad ogni costo ma più eguaglianza e più libertà; Prodi ha detto una enorme sciocchezza e con lui molti altri non si rendono conto di quale sia la situazione reale del pianeta e soprattutto della nostra specie

      • La ringrazio per la delicatezza di mettere tra virgolette il “collega”. Effettivamente, nulla ci collega, credo neppure la appartenenza ad una stessa civiltà.

  10. Egregio Nicoletti ha ragione; infatti mentre lei appartiene alla civiltà “fossile” che ci ha regalato il riscaldamento globale come premio di uno sviluppo senza fine, io mi sforzo di difendere un futuro in cui l’Umanità abbia un peso ecologico sopportabile per la biosfera; sono due modi del tutto diversi di concepire le cose; aggiungo che la sua risposta a Balzani rivela che per lei erano sopportabili i 50-60 miliardi di euro spesi nel ventennio 1992-2010 sostenendo col CIP6 a botte di 4 miliardi di euro l’anno la combustione di immondizia e oli pesanti (le assimilate) facendo risparmiare miliardi all’industria e facendone perdere alla qualità dell’aria e dell’ambiente, mentre oggi le medesime cifre spese per le VERE rinnovabili diventano uno spreco. Nei prossimi giorni postero’ un breve racconto del CIP6 che farà vedere come stanno le cose e chi ha guadagnato con il bruciare (pardon termovalorizzare) immondizia e oli pesanti impedendo lo sviluppo delle rinnovabili quando era il momento. E’ chiaro che adesso quel medesimo sviluppo diventa molto più costoso, inevitabile, ma costosissimo e dovrebbero pagarlo i medesimi che ne hanno profittato in passato.D’altronde quanto ci è costato e ci costerà il riscaldamento globale e l’inquinamento atmosferico da combustioni eccessive? Se si aggiungessero ai costi apparenti delle energia fossili i costi dovuti all’inquinamento ambientale e climatico il loro costo effettivo diventerebbe due o tre volte maggiore: in pratica si sono esternalizzati i danni ed internalizzati i profitti, come è tipico nelle società democratiche di mercato.

  11. Caro Balzani, confesso, magari con un po’ di vergogna, la mia ignoranza su costi e problemi economici inerenti le rinnovabili. So, per averlo letto su libri e riviste che energia eolica e fotovoltaica sono mediamente (ancora) più care di quella da fossili. Cercherò di documentarmi, ma quello che vorrei ribadire è che i toni di crociata spesso assunti da coloro che difendono le rinnovabili – un esempio sta scritto su questo blog a firma di un certo Sig. devoldev – non giovano ad una serena discussione su vantaggi e svantaggi delle fonti energetiche alternative. La difesa di questi tipi di energia, sulle quali è giusto puntare ad uno sviluppo, è diventata monopolio esclusivo di una parte politica, ed in conseguenza si è smarrito il senso della misura. A causa del modo con il quale è stato affrontato il problema, sono stati commessi sicuramente errori, con sperpero di denaro, proprio in un periodo nel quale sarebbe imperativo fare dei risparmi. Nello stesso modo – con gli stessi toni – vengono affrontati tutti i problemi che riguardano l’ambiente: spediamo i rifiuti in Olanda, dove vengono trasformati in energia, compriamo l’energia elettrica dalla Francia, prodotta ai nostri confini con il nucleare. E può darsi sia oggi troppo tardi per entrare nel nucleare, ma non lo era quando sono state installate in Italia le prime centrali, all’epoca all’avanguardia nella tecnologia. Anche il ritornello sulla inaffidabilità di coloro che puntano al diabolico profitto, come si rileva nel passo: “l’esperienza dimostra che in imprese tecnicamente complesse, compiute con l’unico scopo di ricavarne profitti, errori e disastri sono sempre in agguato e non è proprio il caso di rischiare di inquinare le coste dell’Adriatico”, è un segno inequivocabile di una visione manichea, che ritengo debba essere del tutto estranea a persone che praticano la scienza.
    Ti ringrazio per avere frustato la mia pigrizia mentale a proposito delle rinnovabili.

  12. Non si può non condividere l’idea che l’Italia e l’Europa debbano incentivare e accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili e la politica del risparmio energetico; credo tuttavia che a tale riguardo si debba aprire un dibattito più sereno che abbandoni preconcetti che poco hanno a che fare con il mondo scientifico-finanziario. In effetti leggendo l’articolo di cui sopra ho potuto riscontrare una serie di dichiarazioni che mi paiono quantomeno forzate…
    Si dice che si dovrebbe investire maggiormente in settori come la geotermia, l’eolico e l’idrico; mi sento però in dovere di puntualizzare che:
    1) L’energia geotermica è una realtà soprattutto italiana (per fortuna) e poco europea, anzi mondiale. I pozzi geotermici sfruttabili a basso costo (cioè senza scendere troppo in profondità) sono una rarità a livello mondiale, tanto che l’Italia si ritrova, grazie ai siti del Larderello, a detenere ed esportare quasi da sola il Know-how di tale settore energetico. Il contributo che può fornire a livello mondiale l’energia geotermica è quindi del tutto irrisorio: è come chiedere di investire su impianti mareomotrice che come noto posso essere installati soltanto in poche località del nostro pianeta (senza poi entrare nei dettagli sul reale rendimento di tali impianti..).
    2) L’energia idroelettrica non può fornire all’Italia un ulteriore e significativo contributo oltre a quello esistente dal momento che i maggiori salti motori di tale energia sono stati già sfruttati decenni fa; le piccole turbine installabili per lo sfruttamento dei piccoli salti motori sono auspicabili ma forniranno comunque un contributo cumulativo marginale. Si dovrebbe invece pensare di risolvere i problemi giudiziari che bloccano la messa in funzione di grandi dighe già completate… per finire si dovrebbe poi riflettere su cosa significhi avere un diga: l’energia sarà pur prodotta in modo totalmente pulito ma obbliga a sommergere enormi m2 di superficie…
    3) L’energia eolica è osteggiata paradossalmente dagli stessi ambientalisti per problemi di tipo paesaggistico… Resta comunque il fatto che per l’Italia esiste da decenni e decenni una mappa dei venti che indica con chiarezza il limite teorico per lo sfruttamento di tale fonte energetica: purtroppo (o per fortuna?) il nostro paese non è molto ventoso o meglio non gode di venti che spirano con un eccessiva regolarità e costanza se non in alcune precise zone; conseguentemente, pur fruttando fino al limite teorico tale fonte se ne ricaverebbe un contributo ancora una volta marginale…
    Il futuro è senza dubbio il solare, tuttavia è difficilissimo sentire anche solo parlare di cosa succede a monte o a valle di un impianto fotovoltaico basato sui pannelli al Silicio: in altri termini si parla sempre dell’indiscutibile potere ”green” dell’energia solare senza però mai menzionare quanto pesa sul bilancio della CO2 il processo estrattivo del Si e del riciclo dei suoi pannelli… A tal proposito vorrei aggiungere che un campo molto promettente sempre nell’ambito del solare è quello relativo ai pannelli basati sui polimeri organici semiconduttori; tali prodotti sono ancora in fase di studio ma dovrebbero avere il grandissimo vantaggio di essere sagomabili e colorabili: ciò risolverebbe il problema dell’inquinamento paesaggistico permettendo la loro installazione anche sui tetti di edifici storici! Ovviamente per un volta si potrebbe sfruttare il petrolio per un fine veramente ambientale (!) ed evitare che il 95% della sua estrazione venga destinato alla sola combustione…
    Aggiungo che stiamo vivendo un momento di transizione energetica in cui è obbligatorio investire sul solare ma è altrettanto necessario tener presente che tale settore energetico non è ancora maturo tecnologicamente (volendo pure trascurare gli studi sul bilancio della CO2 di cui sopra) e competitivo; ciò induce inevitabilmente a proseguire, in generale, lo sfruttamento delle fonti fossili (sfruttamento che sarebbe forse meno inteso visto la bassa velocità di crescita demografica occidentale se non ci fossero i paesi emergenti che non vogliono energia più pulita ma più costosa come quella solare).
    Aggiungo che la Croazia sta già sfruttando marginalmente i sui giacimenti petroliferi nell’Adriatico e che in maniera indiretta sta sfruttando anche quelli italiani: aspirando il suo petrolio la Croazia ha messo in movimento i bacini italiani che vanno a rimpiazzare quelli croati (moto spontaneo di rimpiazzo indotto da gradiente di pressione)… I confini e i trattati geopolitici sono una cosa ma la natura è altra cosa.
    Trovo poco scientifico parlare del settore petrolifero solo in termini di speculazioni finanziare che arricchiscono le multinazionale dal momento che ogni settore energetico è (ahimè) business… (con questo non voglio certo farmi paladino delle multinazionali ma rimarcare che tale argomento non può essere utilizzato come tesi per argomentare questioni scientifiche: si tratta di una degenerazione della nostra società che poco ha a che fare con l’ecologia in senso puro).
    Nell’ambito fossile una fonte da incentivare realmente è il metano per il semplice fatto che la sua combustione induce l’emissione di una sola molecola di carbonio (certo se il confronto viene eseguito a parità di potere calorifico le cose non stanno proprio così).
    Per finire non capisco perché in Italia si continui a parlare di inceneritori anziché di termovalorizzatori… la frazione di umido che finisce in discarica è problematica per tutta una serie di motivi:
    1) Perché va ad inquinare le falde acquifere per percolamento (quali discariche in tutto in mondo sono realmente dotati di efficienti sistemi di impermeabilizzazione del suolo e di raccolta e smaltimento dei reflui liquidi?)
    2) Perché la decomposizione spontanea dell’umido produce comunque in maniera un gas climalterante, il metano, che ha anzi un potere inquinante molto maggiore della CO2
    3) Perché sottrare terreni praticamente a vita (saranno mai bonificate le discariche? È praticabile tecnologicamente ed economicamente tale operazione ??) e induce un inquinamento paesaggistico senza eguali
    Allora perché non bruciare l’umido per produrre energia elettrica?? Alla fine sarebbe un palleggio di C02 tra suolo e cielo (l’umido deve pur provenire dalle piante che hanno precedentemente fissato la C02 o no?) Vorrei far riflettere sul fatto che paesi europei che vengo sempre citati come modello da seguire a livello ecologico e finanziario (Germania su tutte) comprano con grosso piacere e sorriso la nostra immondizia per “bruciarla” (!) nei loro “inceneritori” producendo così energia elettrica a basso costo che rende competitive le loro industrie… non sarebbe ora di valorizzare i nostri RSU? Aggiungo che se vi trovate a visitare Vienna potrete ammirare all’interno della città un…termovalorizzatore! Tra l’altro di apprezzabile valore estetico dal momento che le sue facciate sono state progettate da un grande architetto… Non dico di alzare un camino nel centro di Roma visto che i viennesi stessi hanno giustamente da recriminare su tale opera ma occorre comunque riflettere su una razionale collocazione ed incentivazione dei termovalorizzatori sul territorio italiano (in lontananza dai centri urbani ovviamente).

  13. col il calo della produzione industriale ed il consumismo che nel 2030 sarà agli sgoccioli,
    sicuramente è la strategia da seguire

  14. Credo di essere abbastanza esperto su questo tanto decantate rinnovabili, li di rinnovabile c’è ben poco se tanti soldi nelle tasche di qualcuno, cm il Biogas regione Marche. che ho l’onore di aver denunciato quasi 20 mesi fa, lo steso per i fotovolt. eolico biomasse ecc. fino a quando siamo legati al produci consumo queste energie servono a poco..infatti basta che salta una linea in Svizzera che porta Energia dal Nucleare Francese o Svizzero cm nel 2003 e siete fregati, a nulla servono le bufale ecologiste o verdi il dato è che Italia importa circa il 47% di Nucleare da questi 2 paesi..per poi fala passare come rinnovabile, per avere il 33% del fabbisogno Italiano si dovrebbe coprire tutta la superfice Italiana di pannelli questo nei momenti di picco, poi nei periodi di poca luce, di notte, e in Inverno state al buio e fabbriche ferme , ho Spiegato al Congresso Legambiente nel Febbraio scorso, da come è strutturata la rete elettrica Italiana, tutte queste Energie non sono altro che un favore alle mafie, se non capite questo le cose sono 2, o siete coinvolti nel giro mafioso, come il rimborso degli incentivi e truffe al seguito o non arrivate proprio a capire..avendo la Vostra 1° Università oltre il 200° posto e da paese di mafiosi ladri truffatori quale siete, io direi 50 e 50..l’errore di rinunciare al Nucleare e alla sua Tecnologia l’avete fatto e ora pagate con il costo Energetico più alto d’EU..i popoli senza cervello non hanno mai un futuro, non addossate le colpe agli altri quando siete voi la rovina di tuto il paese, compresa quella parte di gente onesta che non si merita questo..a queste rinnovabili togliete gli incentivi e vedrete quante ne restano, perché tutte sono a carico dei cittadini direttamente sulla bolletta e fondi pubblici, in pratica si da 100 per avere appena 60..

  15. Da noi le bufale all’Italiana non passano per un periodo sono stato alla D.O.E. e Voi fate credere a gente come noi che Cristo sia morto per il freddo..in Italia questi pseudo scienziati da 4 soldi, cioè i raccomandati dai vari partiti o mafie, promettono invenzioni da rivoluzionare il mondo, come fusione a freddo, macchine termiche favolose, perfino energia a costo zero, motori ad Ammoniaca. come a Pontedera,,ecc..e tanti stupidi che ci credono, mentre i migliori Scienziati Ricercatori sono dovuti tutti emigrare non è un caso che in pochi decenni l’Italia è passata al primo paese importatore di Tecnologia, cosa producete? se non borse o scarpe che i Cinesi le fanno quasi meglio di voi, anzi toglierei il “quasi..se parlo così ne ho il diritto..le carriere si fanno per merito, ma siete alla frutta vi aspettiamo al varco che separa la crisi dalla miseria.

    • Egregio Samuele Martini alias Rossi Giuliano solo due note; 1) le chiederei di usare un po’ di educazione se no questo è l’ultimo commento che mette su 2) domani va su un post che cerca di rispondere alle….ehm “imprecisioni” che lei e altri presunti esperti hanno detto sul blog.

  16. Pingback: Noterelle sull’energia elettrica (parte 1) | il blog della SCI

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