L’impronta dei mondiali

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Marco Taddia

mondi1mondi2Il clamore e il tifo sportivo che in Italia e in altri Paesi suscitano le partite per la conquista della Coppa del Mondo di calcio 2014 non può farci dimenticare la realtà brasiliana. Non è un mistero che da settimane, in molte città, si svolgono manifestazioni per protestare contro le ingenti spese sostenute dal Governo Brasiliano per organizzare il Campionato 2014 e costruire dodici stadi, un terzo dei quali, sostengono i critici, non sarà in pratica sfruttato una volta terminato il Mundial. Gli organizzatori delle proteste chiedono alle autorità di destinare maggiori investimenti al sistema sanitario, all’istruzione, alla sicurezza e alle infrastrutture di cui necessita il Paese. Importanti agenzie di stampa internazionali come The Associated Press hanno fornito informazioni sui costi delle opere gonfiati in corso d’opera a causa della corruzione, nonché sui disordini in atto (http://bigstory.ap.org/article/high-cost-corruption-claims-mar-brazil-world-cup). Apprendiamo, ad esempio, che il costo dello stadio di Brasilia è praticamente triplicato, giungendo a 900 milioni di dollari. Secondo l’agenzia Reuters U.S. (http://www.reuters.com/article/2014/06/13/us-brazil-worldcup-megaevents-analysis-idUSKBN0EO0CJ20140613) il costo totale dell’evento è valutabile in ben 11,3 miliardi di dollari. I ricavi dovuti al turismo e al resto si vedranno in seguito. Sono cifre che destano impressione e sfuggono, in pratica, al metro dell’uomo comune. Detto ciò, bisogna chiedersi anche quale sarà il costo ecologico dell’evento per il nostro fragile pianeta. In pratica cosa significherà in termini di CO2 emessa in atmosfera. Cerchiamo di capire come stanno le cose, tentando di districarci tra previsioni, annunci e critiche di vario genere. Un importante documento che riguarda l’impronta di “carbonio”, emesso dalla Fédération Internationale de Football Association (FIFA) è disponibile da tempo, anche in rete (http://www.mgminnova.com/web/summaryofthe2014fwccarbonfootprint_neutral.pdf).

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S’intitola “Summary of the 2014 FIFA World Cup Brazil™ Carbon Footprint”. A p. 15 c’è una tabella, molto dettagliata, da cui risulta una previsione di ben 2,7 milioni di tonnellate di CO2 (tCO2e), comprendente non solo l’evento in sé ma anche i preparativi, i trasporti ecc.. Nel testo si legge: “The carbon footprint for the 2014 FWC Brazil shows that the overall event is expected to generate just over 2.7 million tCO 2e, inclusive of Preparation, FCC Staging, and FWC Staging. FWC Staging accounts for the vast majority (90.8%), followed by FCC Staging, which contributes a significant fraction (7.8%), as well.

   Pochi giorni fa, il Ministro brasiliano per l’Ambiente Izabella Teixeira ha tenuto una conferenza stampa per dimostrare invece che si tratta della Coppa del Mondo più verde in assoluto. I dubbi rimangono e un illuminante articolo di Fiona McDonald (ABC Environment – Australian Broadcasting Company), pubblicato online il giorno 12 giugno, li elenca insieme alle fonti d’informazione (http://www.abc.net.au/environment/articles/2014/06/11/4023378.htm). Il Ministro ha dichiarato che l’evento in sé scaricherà in atmosfera 59.000 tonnellate di CO2 specificando che il tutto è stato ampiamente compensato dai “crediti” in CO2 ceduti da aziende che otterranno in cambio pubblicità. Coppa verdissima quindi? Mah… Il Ministro ha convenuto che la stima effettiva rimane di 1, 4 milioni di tonnellate, inferiore comunque a quella della FIFA. Comprende i viaggi e la sistemazione di atleti, staff, spettatori e le trasmissioni televisive delle partite. Chissà se il sistema dei “crediti” compenserà, almeno in parte, anche questo? Altro discorso riguarda gli sforzi che il Brasile ha fatto per rendere più sostenibile l’evento con il ricorso alle energie rinnovabili, in primo luogo al solare. Si calcola che i pannelli fotovoltaici della ricopertura dei due stadi interessati, totalmente alimentati con questi sistemi, produrranno circa 2,5 MW. Qualcuno ha fatto notare che il valore è addirittura superiore alla potenza nazionale fotovoltaica di 11 delle 32 nazioni partecipanti. E’ stato un investimento gigantesco che indubbiamente ha giovato allo sviluppo dell’industria locale e al PIL ma a che pro? Nei giorni scorsi ci sono stati tumulti in appoggio a 200 professori scesi in sciopero contro gli stipendi troppo bassi. In un mese guadagnano meno del costo del biglietto per la partita inaugurale. Questo la dice lunga sulle contraddizioni in cui si dibatte il Brasile. Ma rispetto ai grandi eventi sportivi del passato come stanno andando le cose? Il bravo Stefano Cosimi lo ha spiegato per www.wired.it. I Mondiali del Sud Africa sono stati fra i peggiori da questo punto di vista perché spararono in cielo 900.000 tonnellate di anidride carbonica ma, come ricorda lui, “nel conteggio sudamericano sono invece state inserite, oltre al mese di partite, anche i lavori realizzati negli anni precedenti”. Concordiamo con Cosimi che quello del Brasile è un risultato migliore anche se, “solo il traffico aereo sprigionerà l’equivalente di 560mila automobili in viaggio costante per un anno. E dunque i conti andranno fatti alla fine, come sempre”. Le emissioni sudafricane furono dieci volte superiori a quelle della precedente manifestazione che si tenne in Germania, inferiori comunque a quelle delle Olimpiadi di Londra che in sette anni produssero un impatto da 3,4 milioni di tonnellate di CO2.

Ci si può chiedere allora se, nonostante gli sforzi fatti, il pianeta pagherà un costo troppo alto in termini di diossido di carbonio. É un bilancio complesso e le semplificazioni non sono utili alla verità. Come riportato in uno degli interventi registrati da Fiona: “il calcio è un gioco da cui la gente si attende piacere e gioia”. Si può aggiungere che l’incontro di tanti popoli diversi, nel nome della passione e degli ideali sportivi, può favorire la convivenza pacifica tra le nazioni. Pensate che basti per un pareggio fra costi e benefici?

Articolo ripreso, con lievi modifiche, da www.galileonet.it

Video da vedere: http://video.corriere.it/brasile-muntari-distribuisce-soldi-strada/cb66fec2-fa04-11e3-88df-379dc8923ae4

2 thoughts on “L’impronta dei mondiali

  1. Caro Pellacani, ti capisco ma occorre distinguere due tipi di calcio. Sono d’accordo con te per quanto riguarda quello praticato da alcuni divi superpagati, spesso più noti per le loro intemperanze e per le loro avventure sentimentali che per le prestazioni sportive. Altra cosa è quello praticato per divertimento dai nostri ragazzi sui campetti di periferia. È sport bello, sano e anche educativo. Questo, secondo me, va difeso e incoraggiato. Va punito invece un certo modo di intendere il tifo sportivo e le violenze che lo accompagnano. In questi giorni giungono notizie tragiche dagli stadi. Tutto sembra concorrere a mettere in cattiva luce uno sport che non lo meriterebbe.
    Saluti e grazie per il commento, MT

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