Fisica e Chimica creano lavoro.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Luigi Campanella, ex Presidente SCI

Una recente notizia assegna alla Fisica una grande capacità di creare posti di lavoro. È questo il risultato di uno studio commissionato alla Società di revisione Deloitte dalla Società Italiana di Fisica, dall’Istituto di Fisica Nucleare, dal CNR, dal Centro Fermi, dall’Istituto Nazionale di Astrofisica e dall’Istituto di Ricerca Metrologica. E’ una buona notizia che itroduce due elementi di riflessione.

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–       La Fisica non è direttamente collegata ad una definita filiera industriale come, ad esempio, la chimica o l’elettronica, il che conferma che la ricerca di base assai meno polatizzata disciplinarmente della ricerca applicata,esercita un ruolo prioritario rispetto allo sviluppo del mercato e che di conseguenza il carattere applicato che si vuole dare alla ricerca per caratterizzarne la modulazione industriale è sostanzialmente improprio.

–       La chimica è considerata un marker dell’economia; quando l’industria chimica è florida, lo è anche l’economia e viceversa per i periodi di crisi: questo dato accettato universalmente integra il precedente e porta alla conclusione che l’avanzamento tecnologico di cui la fisica e la chimica sono di certo affermati sponsor scientifici è legato alle attività di ricerca di queste due discipline.

C’è poi una differenza: il coinvolgimento della fisica nella attività industriali e più nascosto, meno evidente, quello della chimica molto più palese. La conseguenza è che per i giovani la scelta della Fisica è più legata ad una vocazione rigorosamente scientifica più che industriale. Nel chimico questo aspetto è meno marcato: che i chimici siano indispensabili per l’industria farmaceutica, cosmetica, alimentare, dell’energia, del trattamento rifiuti, dell’acqua è scontato. Questa molteplicità si specchia in una recente statistica.

Per moltissimi giovani la laurea, anziché essere un punto di approdo, è invece un doloroso inizio, fatto di tentativi, colloqui, ricerca di opportunità, stage. La laurea in chimica come scritta nel rapporto Excelsior di Unioncamere è ancora capace di dischiudere con relativa facilità una carriera di successo. I dati parlano da soli. Ad un anno dal conseguimento del titolo lavorano otto giovani su dieci; e il 46% di questi entra subito con un contratto a tempo indeterminato. Il 26% passa per contratti a tempo determinato, che si trasformano però presto in assunzioni stabili. Non solo: in media-secondo l’osservatorio Almalaurea-occorrono 2,6 mesi tra la laurea e la firma del primo contratto. Grazie alle sue pressoché infinite applicazioni alle quali accennavo più sopra, la chimica crea posti di lavoro in moltissimi settori, dagli enti pubblici alle imprese, fino alla più classica industria farmaceutica. Secondo il rapporto Excelsior, le imprese nel 2011 avrebbero inserito quasi 4.000 laureati in indirizzo chimico-farmaceutico, oltre a 2.400 periti chimici (dunque diplomati). E quanto ai 4.000 “dottori”, si calcola che le aziende abbiano faticato a trovare circa un quarto di loro. Il mercato dunque vuole chimici e in molti casi fatica a trovarli. Ecco perché merita un approfondimento una delle professioni più interessanti dell’attuale mondo del lavoro,per l’appunto quella di chimico.con l’intento di fornire indicazioni utili a tutti i giovani che ancora non hanno deciso quale sarà il loro futuro percorso universitario.

4 thoughts on “Fisica e Chimica creano lavoro.

  1. Quanto sostenuto in questo articolo è pura fantascienza!! Non so ma per la mia sia pur piccola esperienza ho una visione senz’altro più pessimistica. Certo non mi baso su statistiche ma solo sulla mia esperienza personale ma è quasi un affronto sentirsi dire che la laurea in Chimica e il Dottorato rappresentano ancora una opportunità lavorativa: fatemi sapere dove!! Parlo con cognizione di causa. Sono una laureata in Scienze Chimiche con il Massimo dei voti nel 2008, ho 31 anni appena compiuti, due anni di esperienza nel controllo qualità con un contratto di somministrazione non rinnovato e non trasformato (probabile causa maternità?!) un dottorato di ricerca in chimica per l’ambiente e per I beni culturali, sono un chimico abilitato (sezione A) e dal 2011 passo le mie giornate a inviare curricula scientifici-professionali ad aziende che non rispondono mai o che se rispondono è solo per dire che non hanno bisogno di nulla, o sono in crisi. E non parlo solo di aziende italiane! é ora di finirla con le prese in giro e con le falsità che si vanno raccontando solo per promuovere l’iscrizione di poveri ragazzi che vengono illusi nelle loro speranze e aspettative solo per giustificare il proliferare di corsi di laurea così da garantire lavoro all’elité! In Italia così come nel resto del mondo industrializzato non può esserci bisogno di chimici perchè non c’è più un’industria veramente produttiva e non si investe più in ricerca e finché le cose non cambiano non potrà esserci realmente richiesta di persone qualificate per lavori di questo tipo. Ripeto questa è solo una mia considerazione nata dall’esperienza e dal confronto VERO fatto ogni giorno contattando direttamente aziende di varie parti d’Italia grandi, medie e piccole ma non potevo non esternare la mia amarezza perché dopo una vita di impegno e di studio sarò fortunate se riuscirò a fare qualche ora di supplenza e non era certo questo che mi aspettavo passando le mie giornate sui libri.
    Saluti

  2. Mi dispiace per Alessia Di Giampaolo,ma le cose non stanno come lei dice:si legga le statistiche di Alma Laurea o gli articoli comparsi di recente sul Sole 24 Ore.Peraltro io ho sfornato circa 30 laureati negli ultimi dieci anni e non ce n’è uno ancora a spasso.Il momento di crisi c’è e si sente,ma la laurea in chimica resta una buona carta,in generale.Suggerisco anche di leggere la relazione di Puccioni e di Squinzi per Federchimica e Confindustria:quello che manca è un tessuto strutturale adeguato.L’energia costa troppo,la burocrazia pesa,.le leggi del mercato europeo sono toste e questo può riflettersi negativamente sull’occupazione,ma vale quanto detto prima.Sul singolo caso non metto bocca.

  3. Ovviamente come dice Trilussa a scala individuale la statistica lascia l’amaro in bocca e me ne dispiace per la collega Alessia, ma d’altronde i dati sono quelli riportati, basta vedere sui link del post, qua nessuno racconta palle; aggiungo una cosa che ho visto con i miei occhi e ripetutamente in ambiente industriale: l’industria preferisce spesso un maschietto meno bravo rispetto ad una donna pur bravissima tanto più con figli; questo è un fatto particolarmente vero in Italia; è una situazione inaccettabile.

    • Solamente chi si è trovato, anche solo per un breve periodo, nella condizione di disoccupato è in grado di comprendere lo sfogo di Alessia. Lei merita innanzitutto la nostra solidarietà. Credo che non abbia tutti i torti e che le statistiche non forniscano un’immagine realistica dell’attuale situazione. Anche a me è capitato di incontrare giovani chimici ancora a spasso, benché preparati e motivati. Non mi è stato facile trovare le parole per incoraggiarli. A proposito di statistiche poi, bisogna vedere quale attività svolgono quelli che si dichiarano occupati. Se si approfondisce la questione magari si hanno parecchie, tristi, sorprese. Per questo credo che utilizzare le statistiche a scopo promozionale per corsi di laurea in chimica possa suonare sgradito a qualcuno e, in ogni caso, lo farei solo con estrema cautela. In bocca al lupo, Alessia!

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