Chimica della pelle.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Luigi Campanella, ex Presidente SCI

Con gli anni la pelle perde progressivamente la capacità di trattenere l’acqua al suo interno. La sostanza deputata a trattenere l’acqua all’interno della pelle è l’acido ialuronico, una grossa molecola igroscopica, fisiologicamente presente nella cute, capace di legare acqua sino a 500/1000 volte l’equivalente del suo peso molecolare. Dal punto di vista chimico l’acido ialuronico viene classificato come un glicosaminoglicano. La molecola è infatti formata dal ripetersi di lunghe sequenze di due zuccheri semplici, l’acido glicuronico e la N-acetilglucosamina. Queste sostanze sono entrambe cariche negativamente e quando si uniscono tra loro la forte repulsione dà origine ad una molecola lineare, flessibile ed estremamente polare. La grande solubilità in ambiente acquoso è importante per garantire l’idratazione dei tessuti proteggendoli al tempo stesso da tensioni e sollecitazioni eccessive. Allo stesso tempo l’elevata affinità con altre molecole di acido ialuronico e con gli altri componenti della matrice extracellulare consente la formazione di una fitta ed intricata rete ad elevato peso molecolare. Con il passare del tempo però la quantità di acido ialuronico diminuisce progressivamente e la pelle perde il suo normale turgore e la sua sofficità, contribuendo all’invecchiamento cutaneo. In estate, in particolare, se il corretto apporto idrico viene a mancare, uno dei primi indicatori è la pelle, che perde elasticità, si secca fino a screpolarsi e diventa più soggetta a rughe e grinze.

260px-Hyaluronan

In tema di prodotti cosmetici innovativi una notizia interessante viene dai ricercatori dell’AVON che hanno messo a punto una crema antinvecchiamento contenente come principio base una proteina spesso utilizzata per riparare i danni di un cuore infartato rigenerandone i tessuti colpiti*. Il trasferimento della medicina avanzata alla cosmetica viene realizzata di certo non per la prima volta. La proteina in questione è la timosina. In realtà oggi per timosina s’intende una classe di ormoni del timo (timosina-1, timopoietina, timopentina, timulina fattore timico umorale e IGF-1) che stimolano l’immunocompetenza del sistema immunitario ; nel timo avviene la maturazione di cellule staminali linfoidi in linfociti T: il timo è un po’ la “fabbrica” che modifica le cellule staminali fino a farle diventare linfociti T.

Thymosin_1HJ0

La linfopoiesi (processo di formazione dei linfociti), avviene solo nel midollo osseo,dove nascono tutti i linfociti di base, quindi anche la classe T nasce nel midollo osseo, ma trova la fine del percorso della maturazione nel timo

* la cosa è dimostrata nell’animale da esperimento, si veda per esempio: Thymosin beta4 activates integrin-linked kinase and promotes cardiac cell migration, survival and cardiac repair

ILDIKO BOCK MARQUETTE, ANKUR SAXENA, MICHAEL D. WHITE, J. MICHAEL DIMAIO & DEEPAK SRIVASTAVA.
Nature 432, 466 – 472 (25 November 2004)

http://www.my-personaltrainer.it/acido-ialuronico.html

https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid

http://www.treccani.it/enciclopedia/timosina_%28Dizionario-di-Medicina%29/

4 thoughts on “Chimica della pelle.

  1. Caro Luigi,
    Mi pare che non si possa proprio parlare di una “proteina spesso utilizzata per riparare i danni di un cuore infartato rigenerandone i tessuti colpiti”.
    Se ne parla da tempo, gli studi e le ricerche fervono ma è presto per dire questo.
    Forse anche tu, come alcuni giornali italiani, ti riferisci all’articolo di Nature Communications (4 marzo 2014) http://www.nature.com/ncomms/2014/140304/ncomms4416/full/ncomms4416.html.
    Secondo Daniel Judge (Johns Hopkins University), leader del gruppo che ha pubblicato il lavoro: “Questo studio offre la speranza che si possa un giorno trovare un modo per ripristinare la capacità delle cellule del cuore di dividersi in risposta al danno presente. Si potranno così aiutare i pazienti a recuperare dai vari tipi di disfunzioni cardiache. Altri lavori – conclude Judge – hanno generato entusiasmo riguardo alla possibilità di trattamento con le cellule staminali, ma la nostra ricerca offre una direzione completamente diversa per riparare un cuore danneggiato”.
    Questi risultati quindi “offrono una speranza” e tutti speriamo che vadano a buon fine.
    Per ora, nient’altro.
    Marco

    • Caro Marco ci sono parecchi lavori non solo quello da te citato che fin dal 2004 e ripetutamente dimostrano nell’animale da esperimento un effetto molto positivo; la cosa non è stata finora dimostrata nell’uomo, ma nell’animale da esperimento si:a parte il lavoro che ho citato in coda al testo che è del 2004 ce ne sono altri per esempio nel 2011 quello di Riley che ha dichiarato:
      “Il nuovo composto, chiamato Timosina beta 4 (Tbeta4), è stato iniettato tutti i giorni, per una settimana, in topi cui è stato successivamente indotto un infarto. I ricercatori hanno poi dimostrato che in due settimane le cellule inizialmente dislocate sulla superficie esterna del cuore si sono spostate al suo interno, concentrandosi intorno al sito dell’infarto. Qui hanno cambiato forma e dimensione, differenziandosi in cardiomiociti e riducendo la cicatrice provocata dall’infarto. L’ipotesi è che Tbeta4 permetta la riattivazione di geni tipici delle cellule staminali, permettendo la sostituzione dei cardiomiociti irrimediabilmente danneggiati. “Abbiamo osservato un aumento della capacità del cuore di pompare sangue del 25%”, spiega Riley. “I pazienti con elevato rischio cardiaco – per familiarità o per sintomi – potrebbero assumere Tbeta4 per preparare il loro cuore ad autoripararsi in caso di infarto”.

      Secondo Riley il farmaco ad uso preventivo sarà disponibile in dieci anni. per ulteriore chiarezza: adesso la Timosina beta 4 non è disponibile per l’uomo non andate a cercarla in ospedale.

      • Peccato che dal testo pubblicato sul blog, che non approfondisce nulla di tutto ciò e non sfiora nemmeno le discussioni in atto nella comunità medica, si capisca solo che c’è una proteina che viene già utilizzata per riparare i cuori infartuati.
        Speriamo che i lettori non vadano a cercarla in ospedale.
        Non possiamo affrontare questi temi con la stessa leggerezza che rimproveriamo agli altri quando si occupano di chimica.

      • Caro Marco hai ragione, ma come avrai certamente notato ho aggiunto una nota chiarificatrice, ti ringrazio della notazione.

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