Acqua nei monumenti

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Luigi Campanella, ex Presidente SCI

Per molto tempo si è creduto che i pericoli dovuti alle infiltrazioni di acqua nelle struttture fossero da collegare alla capacità dell’acqua di penetrare nelle strutture medesime legandone i componenti attraverso legami deboli (fisici) e forti (chimici,covalenti o ionici o dativi) o sciogliendoli.

Questa convinzione si è progressivamente rivelata errata in quanto non è l’acqua come tale il pericolo maggiore,quanto piuttosto i composti che essa trasporta e trasferisce,primi fra tutti i sali che essa nel suo percorso ascendente scioglie e veicola. Questi, all’evaporare del solvente, precipitano in forma amorfa o,più spesso e con maggiore pericolo, in forma cristallina.

638px-leonardo_ultima_cena_restored_03Queste efflorescenze e depositi rappresentano una fonte di pericolo e di danno,aggredendo la struttura di supporto sia meccanicamente, in quanto occupano spazi crescenti, che chimicamente. Per di più questo processo è di intensità crescente in quanto il ripetersi dei cicli solubilizzazione/evaporazione/precipitazione provoca un aumento del deposito salino capace di intaccare e distruggere beni architettonici,archeologici ed artistici (come affreschi e sculture).Come rimediare?

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Due sono gli approcci possibili.

Il primo è sperimentale e si basa sulla simulazione in laboratorio dei processi descritti,con tutte le approssimazioni che dalle simulazioni derivano.

Il secondo è più empirico, ma anche più reale e si basa sull’analisi e valutazione dei numerossimi casi di questo tipo di danno riscontrati nel patrimonio artistico e sull’indagine critica di come differenti situazioni ambientali e condizioni di conservazione abbiano avuto riscontri diversi rispetto ai danni prodotti,deducendo
da ciò quali possano essere gli interventi preventivi e protettivi capaci di ostacolare e rallentare il processo di degrado, così, fornendo un prezioso contributo a quanti hanno il compito istituzionale o la vocazione scientifica di proteggere il patrimonio culturale.La prevenzione in particolare può evitare che processi di degrado chimico,fisico e strutturale e di perdita del valore culturale
ed economico raggiungano livelli tali da risultare irreversibili.

cenacolo

Anche in questo caso la chimica fornisce un contributo fondamentale.Il concetto di solubilità differenziale applicato al caso in questione consente fi prevedere quali sali precipiteranno con maggiore probabilità e quindi quali sono gli ioni trasportati dall’acqua in risalita responsabili primi del danno alle strutture.La collaborazione
da sempre attiva fra chimici e cristallografi potrà contribuire all’inibizione del processo di cristallizzazione responsabile ulteriore del danno.

2 thoughts on “Acqua nei monumenti

  1. Luigi il commento è piuttosto banale ed i sali disciolti sono solo uno dei tanti problemi. Ci sono tanti altri possibili rimedi al problema della penetrazione dell’acqua nelle strutture tanti chimici hanno e continuano a cercare di risolvere il problema ….

    • Caro Piero,è vero,ma se leggi la bibliografia corrente di architetti e(meno) ingegneri l’aspetto da me sottolineato viene talvolta trascurato.E’-se vuoi-una rivendicazione “chimica” Luigi Campanella

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