Noterelle sull’energia elettrica (parte 3)

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Claudio Della Volpe

Nella seconda puntata di questo post abbiamo visto come abbia funzionato il CIP6 assicurando indebiti sovraprofitti ad alcuni grandi produttori elettrici italiani che bruciavano materiali in una modalità che un inopportuno regolamento (CIP6) “assimilava” (ed assimila ancora, fino al 2021) alle rinnovabili ed alcuni altri modi non troppo trasparenti di avere contributi sempre da parte di pochi grandi produttori o consumatori di energia elettrica a spese del resto dei consumatori.

Ho avuto risposte sia pubbliche che private; in particolare ho ricevuto un documento interno di una delle associazioni di categoria dei grandi consumatori, più vicina all’ambiente dei chimici; non ne rivelo il titolo per conservare la privacy dei miei informatori; il documento è una presentazione dell’organizzazione di settore e di un suo team per la suddivisione delle quote di interrompibilità; in essa ci sono alcuni dati sulla situazione italiana e poi alcune proposte; i dati che riporta non sono cosi’ facili da reperire e quindi piuttosto che parlarvi oggi delle rinnovabili e del loro futuro nella produzione di energia elettrica italiana (come avevo in programma in questa terza parte) vi racconterò alcune delle cose che questo documento dice.

La prima è l’andamento delle richieste di picco anno per anno; è un dato che non ero riuscito a trovare nei documenti ufficiali (certamente per mia inesperienza) e che qui trovo invece dal 1990 al 2013; si nota che mentre fino al 2007-2008 tali picchi si verificavano d’inverno negli ultimi anni si sono verificati di estate; (sempre di giorno comunque; ricordate invece che il grande blackout del 2003 si verificò di notte e quindi non dipese dalla nostra incapacità di produrre energia) i dati sono mostrati qui sotto;

    noterelle31

Per meglio confrontarli con i dati che vi ho già mostrato, li ho ricavati numericamente tramite un programma che si chiama GraphClick e che legge i numeri da un grafico (il contrario di quel che si fa di solito) e li ho posti a confronto con i dati di potenza installata che avevo riportato già nel primo post; ecco qua:

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Come potete notare la quota di massima potenza è sempre almeno inferiore ai due terzi dell’installato totale. Quindi avevo ragione quando dicevo che MAI abbiamo avuto un vero problema di difetto di produzione di generazione elettrica; al contrario già nel 1990 quando si sono introdotte molte delle misure di “liberalizzazione” del mercato elettrico avevamo già un eccesso di circa il 50% sulla massima richiesta.

Notate il titolo della slide originale, che sembrerebbe dire il contrario, ma riporta solo i picchi, non l’installato.

Teniamo presente che i fenomeni principali che abbassano la potenza effettiva rispetto a quella nominale sono legati alle dissipazioni della rete (attorno al 6%) e ai problemi di manutenzione e quindi di fermo tecnico (attorno al 10-15% in una grande centrale); siamo quindi ben lontano dal 50%.

I dati della massima potenza richiesta così tanto più bassi di quella installata sono la spia del fatto che la crescita enorme di potenza installata NON è stata dovuta ai problemi di deficit di produzione, ma al contrario alla attrattività del settore, considerato una mucca da mungere, una occasione di profitto; al momento con una sovrapotenza installata dell’ordine del 100% e più, chi ha investito chiede ai gestori del sistema e al governo remunerazione mentre sarebbe necessario chiudere e tagliare, almeno a stare ai medesimi principi economici (liberistici!!) che si sono invocati nel 1990 per rompere il monopolio ENEL.

Ma le reazioni al problema di queste centrali che esistono in gran numero e sono di fatto in eccesso sono varie; potete leggere qui un esempio: http://www.assoelettrica.it/blog/?p=1379 ; si tratta di una moderna centrale a turbo-gas, che lavorando solo un quarto della quantità standard pensa di trasformarsi da metano a carbone, perchè dato il costo molto inferiore del carbone questo la farebbe rientrare sul mercato; capite la follia cui obbliga questo modo di produrre?

Un secondo punto che il documento analizza in qualche dettaglio è quante interruzioni ci sono e quanti sono interessati; anche se non dice quante sono le loro perdite.

 noterelle33

Anche qui i dati confermano quello che ho scritto nella seconda parte del post; il numero medio di interruzioni dell’energia elettrica per queste società che sono “interrompibili” ed il cui disturbo viene pagato non si distaccano dai valori medi che si hanno per il cliente medio; poche interruzioni all’anno; 4-5 non di più.

Una descrizione più dettagliata della situazione è in questa altra slide

noterelle34nella quale si legge che le regioni più industrializzate sono quelle che subiscono il maggior numero di distacchi, ma il valor medio per utente è sostanzialmente costante; in definitiva i clienti distaccabili non subiscono più interruzioni di quelli comuni. Tuttavia qua si vede anche che i distacchi peggiori possono durare anche trenta minuti; ora quale è il costo per una azienda di queste interruzioni? Questo non si evince dalla relazione nè sono in grado di dirlo io; certo è che per i grandi clienti interrompibili la remunerazione media è di milioni di euro all’anno pro/capite, pagati da tutti noi. Questa quota si limita a ripagare i danni subiti o rappresenta (come mi sembra più verosimile) una ulteriore riduzione di prezzo pagata dal resto dei clienti?

Da una mia personalissima e quindi limitata ricerca la spesa cui vanno incontro i grandi interrompibili può essere dell’ordine di centinaia di migliaia di euro in alcuni casi una tantum, mentre il loro vantaggio (se superano un minimo numero di interruzioni) è, o almeno è stato in passato , spropositato, milioni di euro all’anno; appunto.

Certo non sono a conoscenza di statistiche esatte sul tema, ma ho solo come dire forti indicazioni; la prossima volta chiudero’ il cerchio parlando della situazione rinnovabili italiane.

3 thoughts on “Noterelle sull’energia elettrica (parte 3)

  1. Gentile dottor Della Volpe. La ringrazio perché questi posts sulla situazione energetica dell’Italia sono stati i più validamente didattici che mi sia capitato di incontrare (per me che sono ignorante). Ma visto che lei ha cercato di oggettivizzare e quantizzare tutti i parametri che compongono il sistema attuale le chiedo se anche la non certezza produttiva delle rinnovabili non abbia di per sé un costo e non giustifichi, almeno parzialmente, che il sistema abbia capacità di punte produttive maggiori di quanto parrebbe necessario necessario. Grazie e cortesi saluti.

  2. Pingback: Noterelle sull’energia elettrica (parte 4) | il blog della SCI

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