Non fidarsi mai di compiacere il potere

 Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Haber1Cadono quest’anno ottanta anni dalla morte del chimico tedesco Fritz Haber (1868-1934), grande e controverso protagonista del ventesimo secolo. Nel corso dell’Ottocento era cresciuta rapidamente la popolazione mondiale e la richiesta di alimenti che potevano essere ottenuti con coltivazioni agricole intensive che impoverivano i terreni delle principali sostanze nutritive fra cui quelle azotate. Justus von Liebig (1803-1873), nella metà dell’Ottocento, aveva chiarito che la fertilità dei terreni avrebbe potuto essere reintegrata se fossero stati addizionati con sostanze azotate e aveva indicato come concime il nitrato di sodio che veniva scavato nell’arido altopiano cileno. Era così cominciato lo sfruttamento dei giacimenti, non certo illimitati, di nitrati la cui esportazione stava facendo la fortuna economica del Cile. La dipendenza dai nitrati cileni, costosi e distanti migliaia di chilometri, rallentava lo sviluppo economico e agricolo europeo.

220px-Nitrate-ion-2DOltre che come concime i nitrati erano importanti per la fabbricazione degli esplosivi, dalla polvere da sparo ai più potenti esplosivi organici, come il tritolo che richiedevano acido nitrico come i prodotti della nascente industria delle sintesi organiche di coloranti e medicinali.

Alla fine dell’Ottocento c’era un gran fermento fra i chimici per trovare dei surrogati del nitrato del Cile. L’azoto era disponibile in quantità grandissime nell’atmosfera ma l’azoto gassoso anche puro, può essere “fissato” con altri elementi, soltanto con mezzi fisici, pressione e temperatura, molto energici. Nel 1898 Adolf Frank (1834-1916) e Nikodem Caro (1871-1935) avevano messo a punto un processo di fissazione dell’azoto atmosferico per reazione con carburo di calcio ottenuto in forno elettrico da calce e carbone; la calciocianammide così prodotta si prestava all’impiego come concime azotato. Gli svedesi Kristian Birkeland (1867-1917) e Sam Eyde (1866-1940) avevano inventato un processo di produzione dell’acido nitrico per reazione ad altissima temperatura, in un arco elettrico, dell’azoto con l’ossigeno dell’aria, ma il processo era costoso per l’elevato consumo di elettricità.

La vera soluzione fu trovata da Fritz Haber; nato a Breslavia da famiglia ebraica, aveva studiato a Berlino, Zurigo e Jena ed era diventato professore alla Scuola Superiore Industriale di Karlsruhe dove raggiunse grande fama per i suoi studi sulla termodinamica delle reazioni fra gas. Altri chimici avevano tentato senza successo la sintesi diretta dell’ammoniaca per combinazione di azoto e idrogeno, una sintesi durante la quale si libera calore e che ha luogo con buoni rendimenti soltanto se la miscela è tenuta ad elevata pressione e a bassa temperatura, due condizioni difficilmente conciliabili.

Haber studiò sistematicamente le condizioni di pressione e temperatura a cui si potevano ottenere rese soddisfacenti di ammoniaca e osservò che i rendimenti miglioravano in presenza di adatti catalizzatori come osmio o uranio. Le condizioni per la produzione di ammoniaca sintetica furono l’oggetto di un brevetto del 1908 subito acquistato dalla grande industria chimica BASF presso la quale Karl Bosch (1874-1940) perfezionò e applicò il processo industrialmente usando un catalizzatore di ferro. La prima fabbrica di ammoniaca sintetica fu aperta ad Oppau nel 1913, alla vigilia della prima guerra mondiale.

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Il processo pensato per produrre i concimi per sfamare milioni di terrestri, ebbe la prima applicazione per produrre esplosivi che uccisero milioni di persone. Con una reazione studiata anni prima da Wilhelm Ostwald (1853-1932) era infatti possibile trasformare l’ammoniaca in acido nitrico, la materia necessaria per gli esplosivi che la Germania avrebbe avuto difficoltà a fabbricare per il blocco delle importazioni del nitrato cileno; senza la sintesi dell’ammoniaca ottenuta da Haber la Germania avrebbe potuto resistere in guerra solo pochi mesi.

Clara_Immerwahr

Clara_Immerwahr

Haber spinse il suo patriottismo fino a suggerire l’uso in guerra come gas asfissiante del cloro che fu impiegato per la prima volta contro i soldati francesi il 22 aprile 1915 a Ypres, nel Belgio. Un evento già ricordato in questo blog da Marco Taddia
https://ilblogdellasci.wordpress.com/perle/errori-di-guerra/
La moglie Clara Immerwahr (1870-1915), una chimica anche lei, che Haber aveva sposato nel 1901, cercò di dissuadere il marito dal barbaro impiego digas tossici in battaglia; quando seppe dell’attacco di Ypres si uccise, dieci giorni dopo, il 2 maggio, con un colpo di pistola. L’assegnazione ad Haber del premio Nobel per la chimica nel 1918 suscitò vivaci polemiche.

Finita la “grande” guerra la Germania era sommersa dai debiti per irisarcimenti ai vincitori; ancora una volta Haber, per aiutare il suo paese, pensò di estrarre l’oro dall’acqua di mare che ne contiene 6 milligrammi per ogni mille metri cubi; fu attrezzata una nave-laboratorio ma l’impresa fallì. Intanto Haber era diventato una celebrità internazionale e anche un uomo ricchissimo; grazie al suo processo già nel 1929 il 40 percento dell’azoto industriale usato nel mondo era sotto forma di ammoniaca sintetica.

Tragico destino quello di Haber. Quando Hitler salì al potere nel 1933 decise di sbarazzarsi di “quell’ebreo di Haber”; benché Haber si fosse convertito al cristianesimo e nonostante le pressioni di molti autorevoli colleghi, Hitler fu irremovibile. Haber dovette dare le dimissioni dalle sue cariche e dall’insegnamento e riparò in Inghilterra; nel 1934, già malato, si mise in viaggio verso la Palestina, dove era stato invitato, ma durante il viaggio morì a Basilea, nel gennaio di quell’anno.

Vari parenti di Haber furono assassinati nei campi di concentramento nazisti. Il figlio della prima moglie, Hermann (1902-1946) emigrò negli Stati Uniti dove si uccise, oppresso dal ricordo del contributo del padre all’uso dei gas di guerra. Ludwig (1921-2994), figlio della seconda moglie Charlotte Nathan, anche lei, come Clara, una ebrea convertita al cristianesimo che Haber aveva sposato nel 1919, emigrò negli Stati Uniti dove si occupò di storia della chimica e scrisse un libro intitolato: ”The Poisonous Cloud. Chemical Warfare in the First World War” (1986).librohaber

Haber resta una delle figure rilevanti nella storia della chimica, anche se il suo zelante impegno nella guerra chimica ne ha offuscato la reputazione; un esempio di intreccio perverso fra scienza, successo e politica e di come sia pericoloso per uno studioso fidarsi del potere.

6 thoughts on “Non fidarsi mai di compiacere il potere

  1. Il caso Haber, come si deduce anche da questo breve articolo, è piuttosto complicato e controverso. Ha offerto e continua ad offrire agli storici della scienza abbondante materia di studio e discussione, oltre ad interrogare da sempre le coscienze degli scienziati. La letteratura in proposito è ampia e facilmente accessibile. Pur avendolo studiato (un po’) e parlato nel corso di seminari divulgativi, non ho mai messo nero su bianco perché ero quasi intimorito dalla sua complessità. Vorrei però muovere un sommesso appunto al titolo di questo articolo e anche alla frase con cui si chiude. Non direi che Haber volesse “compiacere il potere” e che si sia “fidato” del potere stesso. Purtroppo, da quel poco che ho capito, lui credeva di essere nel giusto ed era accecato da uno spirito patriottico spinto alle estreme conseguenze. Il suo motto era «In pace per l’umanità, in guerra per la Patria». Credeva fermamente nella chimica di guerra, al punto da dire: «Per vincere la guerra, bisogna intraprendere la guerra chimica con convinzione». Non credo che il “potere” lo obbligasse a dirigere personalmente le operazioni di guerra chimica in camice bianco, come documentano anche le foto che gli furono scattate. Lo faceva perché ci credeva e, direi io, aveva perso la testa e la capacità di distinguere il bene dal male. Dunque, il caso Haber è anche un caso di cieco fanatismo ideologico, spinto fino alla malvagità, che ci dovrebbe mettere tutti in guardia dal non fidarci troppo non del potere ma di noi stessi.

    • Mi sento di dover commentare il commento di Marco Taddia; il suo discorso e la sua chiusa tutti legati alla responsabilità individuale mi appaiono molto limitati; c’è molto molto di più nella storia di Haber da imparare.
      Haber era particolarmente zelante perché voleva entrare a tutti i costi in una classe sociale (la borghesia tedesca) che in quel momento era la più ricca del mondo; e ci riuscì; quella medesima classe sociale ne condivise i punti di vista consentendogli di mettere in atto le sue idee buone o cattive che fossero. Ne segue che non si tratta qui solo di responsabilità individuali ma di fenomeni sociali e storici enormi; la prima guerra mondiale non si verificò per la cattiveria di qualcuno ma perché le condizioni sociali ed economiche spinsero in quella direzione; non ci furono (solo) responsabili individuali, ma cause legate all’organizzazione produttiva e sociale; al medesimo modo la seconda non avvenne perché Hitler era pazzo; se uno è pazzo non gli si affida la guida di un paese, lo si cura.
      Quindi responsabilità individuali è una spiegazione molto limitata dei fenomeni, direi scientificamente inaccettabile.
      Quali aspetti della nostra organizzazione produttiva e sociale portarono a quelle conclusioni? Personalmente mi pongo lo stesso problema per i grandi dilemmi contemporanei: crisi economica ed energetica non vengono forse da un modello organizzativo ed economico che privilegia la crescita ad ogni costo in un sistema finito? Il singolo che consuma di meno (e siamo milioni a tentare di farlo) non cambierà le cose se non cambia la organizzazione complessiva, potrebbe perfino sortire effetti opposti.
      Qualcuno mi ha scritto personalmente che Haber aveva salvato con la sua scoperta miliardi di persone dalla fame; in parte è vero, ma d’altronde quella medesima scoperta ha sconvolto il ciclo dell’azoto e attualmente non sappiamo come uscire dal fatto che metà dell’azoto lo mettiamo in circolo noi e non lo recuperiamo quindi si, si sono salvate tante persone ma rischiano di morirne altrettante se non di più in futuro per il riscaldamento globale di cui N2O è un attore(d’altronde 1 miliardo di persone è sottoalimentato comunque e 1 altro sovralimentato).
      La chimica ha due facce e questo non è un fatto individuale, ma un fenomeno che va al di là delle responsabilità e volontà del singolo, un fenomeno di “dualità” di cui dobbiamo prendere coscienza e che è intrinseco alle cose, non dipende dalla nostra buona o cattiva coscienza. La nostra scelta fra le due facce può avvenire a due condizioni: 1) che siamo coscienti della dualità e questo spesso non è 2) che consideriamo la complessità, la non linearità dei fenomeni;possiamo essere “buoni” individualmente o usare una idea che si è rivelata buona in passato (il concime sintetico) e contribuire allo sfacelo di ciò che ci circonda con la medesima efficienza dei peggiori.

      • Il mio intervento voleva soltanto richiamare un aspetto forse un po’ trascurato dall’articolo di Nebbia, non spiegare tutti i fenomeni in gioco. Niente di più. Prendo atto che tutto ciò è giudicato “scientificamente inaccettabile”. Non so, a dire il vero, sulla base di quale scienza.

      • Caro Marco la scienza è una procedura che partendo dai fatti e sviluppando dei nessi cerca di prevedere altri fatti; se la previsione non riesce i nessi sono considerati erronei. Tu proponi una visione basata sulla responsabilità individuale. I fatti la negano. Nell’Europa del primo novecento in tutti i principali paesi Germania in testa le comunità ebraiche sono riuscite ad entrare nell’elitè dei vari paesi; la gran parte di essi vive nelle grandi città, mentre un secolo prima vivevano nelle campagne; questa grande omogeneizzazione degli ebrei con i “gentili” che a noi oggi appare quasi sconosciuta, mascherata dagli effetti della Shoa’ all’epoca era un fenomeno enorme; in Italia per esempio fra il 1900 e il 1915 abbiamo due presidenti del consiglio di origine ebraica (tre se includi Sonnino); 50 generali di origine ebraica; centinaia di ebrei parteciparono perfino alla marcia su Roma! Te lo aspettavi? perché dico questo? Perché il tentativo di omogeneizzarsi con la società “gentile” e quindi lo zelo eccessivo fanno parte di questa impostazione culturale; Haber è uno degli oltre 100.000 ebrei che entrarono nell’esercito tedesco prima della 1 guerra, ne morirono 12.000; lo zelante Haber era in buona compagnia; pensa che si narra (Bryan Mark Rigg, “I soldati ebrei di Hitler” Newton & Compton (pagine 395, 16,90 euro))che furono quasi 150.000 i tedeschi di origine ebraica che fecero parte dell’esercito tedesco di Hitler!! la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, senza sapere che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg.Secondo Rigg, soldati e quadri che avevano origini ebraiche e che furono classificati come mezzi-ebrei (Mischlinge) ottennero il salvacondotto in quanto molti di essi erano ufficiali al servizio della Germania sin dalla prima guerra mondiale, dunque costituivano un capitale di esperienza e di conoscenze militari delle quali la Germania nazista, in procinto di scatenare una nuova guerra, non poteva privarsi.
        Insomma lo zelo sociale, lo zelo dei nuovi arrivati e l’interesse delle classi al potere si fondono; gli ebrei del primo novecento vogliono farsi accettare nelle file delle classi al potere e sono disposti a tutto pur di essere accettati e dimenticare il passato di segregazione: non è un fenomeno individuale ma SOCIALE e come tale deve essere trattato e compreso; tutto qui. Un po’ come il lavoratore di origine meridionale e iscritto alla Lega di Bossi negli anni 90. Tu ne conosci? Io si parecchi.

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