L’atomo è davvero immenso

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Marco Taddia

Recensione a “L’era dell’atomo” di Piero Martin e Alessandra Viola (Il Mulino, 2014 – pp. 137, Euro 11,00)

EtàAtomo069

A qualcuno potrà sembrare stravagante ma piace a chi scrive incominciare questa recensione dalla fine del libro citando subito l’ultimo capitolo, giustamente intitolato “Atomo: una parola, molti significati”. Gli Autori ricordano un’indagine di alcuni anni fa, secondo la quale “chi sente la parola atomo la associa istintivamente a concetti come pericolo, bomba, radioattività, emergenza”. Evidentemente si tratta di pregiudizi e paure irrazionali perché l’atomo è anche molto altro: energia pulita e abbondante, salute e ricerca. Bisognerebbe allora pensare all’atomo come a qualcosa di per sé né buono né cattivo che va solo maneggiato con cura.

Se ci pensate, c’è qualche somiglianza con la parola “chimica”. Diversi colleghi si preoccupano, giustamente, del fatto che la chimica non goda di buona fama, anzi che faccia un po’ di paura a molte persone. Il dizionario delle fobie include il termine chemofobia e a quello si rimanda il lettore interessato ad approfondirne il significato (http://www.fobie.org/chemofobia.html). Tra i primi campanelli di allarme si ricorda una scioccante copertina della rivista Chemistry in Britain (dal 2004 Chemistry World), l’organo della Royal Society of Chemistry che negli anni ’90 dedicò espressamente un fascicolo alla Chemophobia. Il termine si fece strada e gli autori cominciarono ad usarlo anche nei titoli degli articoli scientifici. Un esempio interessante è quello del lavoro di James J. Worman and Gordon W. Gribble “Herbicides and Chemophobia”, pubblicato dal Journal of Arboriculture nel 1992. L’aggettivo “atomico” fa concorrenza all’aggettivo “chimico”. Ne sa qualcosa anche l’autore di questo articolo. Occupandosi di ricerche nell’ambito spettroscopia atomica analitica e volendo spiegare ai conoscenti più curiosi come passasse il tempo all’Università, vedeva spesso comparire sui loro volti qualche ombra di malcelata preoccupazione quando tentava di farlo.

chemophobiaCB072

Il fisico Pietro Martin e la giornalista Alessandra Viola vorrebbe contribuire a rovesciare l’odierna immagine dell’atomo, dovuta a una combinazione di numerosi fattori. Tra questi, una visione del mondo diversa da quella che prevaleva all’inizio del Novecento e che assegnava al progresso tecnologico un ruolo cruciale nella crescita del benessere economico. A seguire, i gravi incidenti, le guerre e i disastri che hanno ucciso tanti esseri umani e devastato vaste aree ambientali. Per finire, la “mediatizzazione” delle catastrofi e il timore di non dominare più lo sviluppo e le sue conseguenze. Martin e Viola vorrebbero sconfiggere la paura irrazionale (cioè la fobia) che si accompagna a tutto ciò che è “atomico” o “nucleare”. Osservano che, come succede in altri settori, “i dati oggettivi contano poco”. Secondo gli A. “il nucleare da fissione è oggi una delle fonti energetiche più sicure e i punti interrogativi sulla sua sostenibilità non vengono tanto dagli incidenti quanto dal problema delle scorie”. Si può essere d’accordo o meno ma vale la pena comunque di dedicare un po’ di tempo a questo volumetto, pubblicato nella collana intitolata, guarda caso, “Farsi un’idea”. I primi due capitoli hanno un taglio prevalentemente storico. Si parte dall’atomismo degli antichi Greci, poi si passa all’atomismo medievale , agli alchimisti e al Settecento per finire, con il primo capitolo, all’inizio del Novecento. Nel successivo, attraverso Bohr e Rutherford si sbuca nella meccanica quantistica ossia nella “fine della certezza”. Il terzo capitolo si occupa delle radiazioni elettromagnetiche spiegando anche fenomeni come il colore del cielo. Seguono tre capitoli applicativi: energia, fissione e fusione, medicina, archeologia ecc..

Inevitabilmente, con tanti argomenti da riassumere, qualche sbavatura era inevitabile. Quella che bisognerebbe correggere è l’affermazione, riferita all’effetto fotoelettrico, che “affinché ci sia emissione di elettroni, occorre che la luce sia ultravioletta” (p. 36). E’ evidentemente una svista, dato che l’inserto n.9, cui ci si riferisce successivamente, mostra che, relativamente al potassio, anche la radiazione verde (500 nm) possiede energia sufficiente ad estrarre l’elettrone.

Tornando all’ultimo capitolo, per chiudere il cerchio, si richiama l’attenzione del potenziale lettore sull’avvincente paragrafo “L’atomo nella letteratura e nei fumetti: dai supereroi a Topolino”. Trascurando per questa volta i fumetti, vale la pena di soffermarsi sui tanti Autori che si sono interessati a “l’invisibile granello dotato di potenza creatrice ma anche distruttrice”. Qualche nome: Goethe, Neruda, Levi, Svevo, Pascoli, Calvino e tanti altri. Per concludere, questo è un piccolo libro dal quale si possono ricavare tanti spunti di riflessione e dal quale si capisce che l’atomo è piccolo ma al tempo stesso grandissimo. L’aveva intuito anche Giordano Bruno, il filosofo che gli A. citano a p. 121, riproponendo un passo di “De la causa, principio et uno, 1584”: “L’altezza è profondità, l’abisso è luce inaccessa, la tenebra è chiarezza, il magno è parvo, il confuso è distinto, la lite è amicizia, il dividuo è individuo, l’atomo è immenso”. Un’intuizione che non bastò a salvargli la vita.

2 thoughts on “L’atomo è davvero immenso

  1. Il concetto di atomo è probabilmente fra i primi, se non il primo, ad essere somministrato agli studenti di scuola media, ed anche quando giunti alle scuole superiori da esso si riparte. Nel tentare di far affiorare alla mente i ricordi, in effetti, anche all’inizio dell’Università la parola atomo è fra le prime che si sentono e si definiscono, proprio per la sua importanza: più che essere un concetto importante, però, è un concetto fondamentale! Non si può iniziare un qualunque corso scientifico senza definirlo: essendo, però, sempre attuale varrebbe forse la pena dedicargli più spazio e di miglior qualità, andando oltre la tradizionale definizione (che va comunque propinata) ed illustrando come questa entità rivoluzionaria sia entrata nella Scienza già in tempi antichissimi e come faccia a mantenere una posizione sempre centrale, date le numerose e continue ricerche su di esso. A differenza di molti temi, infatti, quello dell’atomo sembra non aver ancora stancato gli scienziati e credo che sarà così per ancora molto tempo.
    Riccardo, studente di Chimica.

    • Caro Riccardo, grazie per il tuo commento.
      Al fisiologo americano George Wald (1906-1997), premio Nobel per la Medicina 1967, si attribuisce questa frase: “A physicist is an atom’s way of knowing about atoms”.
      http://www.brainyquote.com/quotes/authors/g/george_wald.html
      Gli A. del libro qui recensito la ricordano a p. 11, facendola precedere da quest’altra dello stesso Autore: “Sarebbe una brutta cosa essere un atomo in un universo senza fisici”.
      Aggiungono che Wald riassumeva in questo modo una verità storica.
      Sono d’accordo con lui e anche con te.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...