Nuovi farmaci essenziali: quanto ci costano?

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Claudio Della Volpe

Qualche tempo fa avevamo iniziato a parlare di Sofosbuvir, (http://wp.me/P2TDDv-Jw) un farmato di nuovissima generazione, un nucs, un ossia nucleoside and nucleotide analogue, molecole che hanno come target il sito attivo di un enzima virale, imitando il suo substrato ed agendo come terminatori della catena di reazione.

Sofosbuvir, che è stato approvato in vari paesi contro l’epatite C, una delle malattie più diffuse del mondo con almeno 140 milioni di casi (http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs164/en/), di cui almeno un paio di milioni in Italia, è in grado di agire senza accompagnarsi con l’interferone e la sua efficacia e tollerabilità sono molto elevate. Senza la terapia questa malattia evolve verso la cirrosi o il tumore epatico e porta alla morte in un elevatissimo numero di casi (350.000 all’anno). Dato il suo ruolo Sofosbuvir è da considerare un farmaco essenziale.

 farma1

Ma non vorrei parlarvi qui della chimica del farmaco (o della malattia) che troverete nel primo post ma di cosa succede per la sua distribuzione.

Gli scopritori del Sofosbuvir e fondatori della Pharmasset sono docenti della Emory university, una grande università privata. La Pharmasset ha ceduto i sui diritti alla Gilead per circa 11 miliardi di dollari che si potrebbero intendere comprensivi dei costi di sviluppo; la Gilead si è curata di tutta la fase di introduzione sul mercato; al momento la situazione è questa: nei paesi avanzati il farmaco verrà commercializzato ad un prezzo attorno ai 70.000 euro a terapia per i privati e a circa 30-50.000 euro per le aziende sanitarie; la terapia consiste nella maggior parte dei casi della somministrazione di circa 34g totali di farmaco in dodici settimane (in effetti le cose possono essere più complicate a seconda del tipo esatto di virus da combattere). Nei paesi poveri dove vive la maggior parte dei malati il farmaco sarebbe invece venduto a circa 1800 dollari a terapia, anche attraverso un accordo di produzione con altre ditte farmaceutiche locali.

La domanda è quanto costa produrre il farmaco e quanto è costato svilupparlo.

I costi di sviluppo sono certamente inferiori al valore della Pharmasset quando è stata comprata, quindi potrebbero essere valutati in 11 miliardi di dollari per eccesso dato che il valore della Pharmasset comprendeva certamente un notevole profitto; per il costo di produzione ci aiuta una stima dei costi di produzione di questo tipo di farmaci presentato al 64rd Annual Meeting of the American Association for the Study of Liver Diseases
tenutosi a Washington, DC nel Novembre del 2013 (http://www.natap.org/2013/AASLD/AASLD_124.htm).

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Come si vede il costo del Sofosbuvir per una terapia completa è stimato attorno ai 100 dollari, al massimo 136.

In Italia con 2 milioni di malati il governo ha stanziato per il momento 1.5 miliardi di euro che basterebbero per soli 37000 malati; ovviamente si sceglieranno i più gravi e se no chi vorrà potrà curarsi da solo al costo di 70.000 euro circa; dico circa perchè potrebbe essere necessario usare anche altre molecole in un cocktail di farmaci che costa prezzi analoghi.

Quali profitti sono attesi quindi dai produttori del farmaco? Facciamo due conti:

Per curare tutti gli uomini ammalati, e facendo l’ipotesi che basti il sofosbuvir occorrerebbero circa 136×140.000.000=19 miliardi di dollari di costi vivi; supponiamo di remunerare il lavoro di ricerca del farmaco pagando il doppio o anche il triplo del valore della Pharmasset nel 2012, saremmo a circa 30 miliardi di dollari (profitto +200%); più il costo di produzione 19 miliardi di dollari che potremmo remunerare anch’esso in una certa percentuale(profitto 50%); la spesa complessiva non supererebbe i 60 miliardi di dollari e porterebbe alla cura di questa malattia in poche settimane in tutto il mondo.

Se invece accettiamo le condizioni capestro contrattate dal produttore che impongono per i paesi poveri un prezzo superiore di ca 15 volte a quello di produzione e per i paesi ricchi un costo superiore di 300-600 volte (trecento-seicento volte) avremo un costo che nessuna comunità potrà permettersi (sarebbero 80 miliardi di euro solo in Italia e 160 negli USA) e che quindi inevitabilmente comporterà che solo alcuni saranno curati e che i profitti del produttore saranno enormi, ma paradossalmente inferiori a quelli possibili perchè non tutti potranno curarsi, ma solo una piccola percentuale; e ciò a causa di una smania di profitto incontenibile, ma sostanzialmente becera, tanto da essere criticata perfino da Forbes, una rivista che certo non pecca di estremismo rivoluzionario (http://www.forbes.com/sites/edsilverman/2013/11/11/will-the-new-hepatitis-c-drugs-trigger-a-battle-over-cost/).

Paradossalmente big pharma nella sua incontenibile smania di profitto farà meno profitti di quelli possibili e riuscirà perfino a far morire alcuni milioni di persone mentre esistono i farmaci per guarirli a costi bassissimi.

Voi che ne pensate?

11 thoughts on “Nuovi farmaci essenziali: quanto ci costano?

  1. Io penso che sia una grande porcata, ma che la Gilead abbia fatto bene i suoi conti. Per ora vende al massimo prezzo che è riuscita a strappare, a quel limitato numero di pazienti che, per gravità della malattia o abbondanti disponibilità economiche vorranno/dovranno acquistare il farmaco. Più in là potrà sempre abbassare il prezzo (può anche capitare che ci sia costretta da concorrenti che avranno sviluppato qualche altro farmaco) e realizzerà quella fetta di guadagni a cui per ora rinuncia.

  2. Io introduco un sì-ma. Senza voler difendere la Gilead forse qualcosa ci sfugge anche se immagino non sfugga a Forbes. Per fare l’avvocato del diavolo faccio notare che non é detto che gli 11 milardi pagati per Pharmasset portassero con sè utili perché i proprietari avranno cercato di guadagnare il più possibile dalla vendita e anche perché, ho letto, le sturt-up sono spesso ricche di brevetti ma altrettanto di debiti nei confronti degli investitori. Una volta appurate queste condizioni e immagino gli specialisti di Forbes lo abbiano fatto, allora i calcoli fatti evidenziano un errore dell’avidità, forse per fretta di rientrare nei costi. Cari saluti.

  3. C’è qualcosa che non va nella struttura che hai dato: non ha 22 atomi di carbonio, contiene cloro e non contiene fosforo. Forse la struttura è più complicata?

    • Caro Maurizio la formula completa del farmaco è nel primo post; in questo secondo post la formula che vedi e la reazione indicata fanno riferimento alla didascalia nella slide (che viene dal congresso di farmacologia citato nel testo); si tratta dell’intermedio otticamente attivo, che costituisce la fase critica e più costosa del processo di sintesi dell’intero farmaco.

  4. Non era chiaro e la didascalia sotto le figure induce in errore. Non mi è chiaro poi perchè uno si sforzi di introdurre in modo chirale una unitò ciclopropilacetilenica in un composto per poi farla sparire completamente nel prodotto finale.

    • la didascalia è quella originale; comunque non ho una risposta semplice, ma credo possa essere un meccanismo di protezione-deprotezione; i dettagli della sintesi li trovi qui:
      Chun BK, Wang P. Pharmasset, Inc. Preparation of 2′-fluoro-2′-alkyl- substituted or other optionally substituted ribofuranosyl pyrimidines and purines and their derivatives. Patent application WO2006/031725 A3. 16 April 2009.
      Chun BK, Pamulapati GR, Rachakonda S, et al. Pharmasset, Inc. Nucle- oside phosphoramidates. Patent application US2011/0251152 A1. 13 October 2011.
      White PW, Llinàs-Brunet M, Amad M, et al. Preclinical characterization of BI 201335, a C-terminal carboxylic acid inhibitor of the hepatitis C virus NS3-NS4A protease. Antimicrob Agents Chemother 2010; 54:4611–8.

      altri inputs in questi due articoli qua di JACS: https://www.princeton.edu/chemistry/macmillan/publications/pentose_sugars.pdf
      e
      http://cid.oxfordjournals.org/content/early/2014/01/06/cid.ciu012.full.pdf+html

  5. Quando un’industria tira troppo la corda gli Stati hanno una semplice via d’uscita: la nazionalizzazione del brevetto, possono rifiutarsi di riconoscerlo per motivi umanitari. E’ ovviamente una scelta politica, ma la politica serve a questo!

  6. Oggi la fiducia verso ci ci amministra è ai minimi storici, certo che è bene salvare qualcuno che, almeno, ha mostrato di non guardare alla politica coma ad un mestiere. Secondo me dopo un mandato è bene tornare al proprio lavoro. Non è possibile vivere 30 anni di politica. Vi lascio un link del Fatto Quotidiano (il miglior giornale della nazione secondo molto, e io sono uno fra questi)) al riguardo, parla di Tiziano Motti http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/27/europee-eletto-udc-non-si-ricandida-e-rinasce-in-versione- rock-terminator/964995/

  7. Pingback: Monitoraggio personale - Ocasapiens - Blog - Repubblica.it

  8. Pingback: Il mercato del sapere | La Chimica e la Società

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