Zucchero amaro e anche …salato.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Annamaria Raspolli Galletti

Il post precedente sulla depurazione dell’acqua ricca di zuccheri mi ha riproposto una domanda che spesso mi ero fatta: ”Quali sono, in Italia, le prospettive dell’industria saccarifera?”.

La domanda è di stretta pertinenza chimica considerando anche le possibili filiere correlate con l‘industria saccarifera in ambito della “green chemistry” e della valorizzazione delle biomasse anche di scarto. In realtà questo settore è stato ed è tuttora critico per il nostro paese e lo zucchero ha rappresentato un prodotto il cui mercato è stato sempre significativamente alterato dalle scelte politiche nazionali e comunitarie ed anche dai ricarichi dovuti ad accise.

Non a caso negli anni ’30-’40 l’accisa sullo zucchero rappresentava per l’Italia la seconda entrata fiscale dopo l’imposta sui redditi ed il prezzo dello zucchero era circa sei volte quello della vicina Svizzera, tanto da diventare oggetto di contrabbando. La stretta correlazione tra scelte politiche e industria saccarifera è poi proseguita nel dopoguerra: il titolo provocatorio “Zucchero amaro” era stato usato da Ernesto Rossi sulle pagine del giornale “Il Mondo” e poi in un bel libro edito da Laterza per denunciare il doppio filo che legava il neonato Governo repubblicano agli industriali dello zucchero, finanziati da una forte politica protezionistica. Le parole di Ernesto Rossi contro i monopoli in una realtà ormai lontana nel tempo meritano però una profonda riflessione per la loro validità dopo 60 anni:

ernestorossi

Ernesto Rossi, antifascista 1899-1967

“…L’uomo della strada, che conosce gusti, abitudini, avventure sentimentali di attori, calciatori e cantanti, non sa neppure che faccia abbiano, anzi neppure conosce i nomi, delle poche decine di persone dalle cui decisioni molto spesso dipende, in Italia, l’occupazione o il licenziamento di decine di migliaia di lavoratori, i prezzi dei generi di più largo consumo, lo sviluppo o il ristagno dell’economia di intere regioni, la formazione dell’opinione pubblica attraverso giornali e televisioni, i nostri rapporti con l’estero e anche la nomina dei ministri. Niente sa, dei veri “padroni del vapore”…”.

Questa situazione di forte condizionamento della politica italiana da parte della lobby saccarifera viene in parte stravolta dall’adesione dell’Italia alla Comunità Europea, quando nel 1968 la gestione della politica dello zucchero passa a Bruxelles. Nei decenni successivi la riforma e la ristrutturazione dell’industria europea dello zucchero hanno avuto un grande impatto per il settore bieticolo-saccarifero in Italia. Il nostro Paese ha rinunciato ad oltre 1 milione di tonnellate di quota zucchero, passando da 1,5 milioni di tonnellate prima della riforma alle attuali 508.379 t di quota, usufruendo dei relativi aiuti alla ristrutturazione.

Gli zuccherifici sono passati da 19 a 4 con la chiusura di ben 15 stabilimenti e le superfici a barbabietola sono scese da 250 mila a circa 50-60 mila ettari. La quota di produzione dell’Italia nell’Ue è passata dall’ 8,6% al 3,8% ed oggi l’Italia produce soltanto il 30% del suo fabbisogno di zucchero. La politica attuale comunitaria sta procedendo alla soppressione delle quote, con l’obiettivo di smantellare le vecchie misure di mercato abolendo tutte le forme di restrizione della produzione. Infatti, oltre le quote zucchero, la nuova Ocm unica prevede la soppressione delle quote latte e dei diritti di impianto dei vigneti. Se la riforma sarà approvata, dal 2016 ci sarà la totale liberalizzazione del mercato dello zucchero e si porrà fine ad una politica trentennale di contenimento dell’offerta. L’abolizione delle quote zucchero trova, tuttavia, in Italia la ferma opposizione del mondo bieticolo-saccarifero ed è guardata con grande apprensione anche dai lavoratori del settore per il timore di destabilizzare ulteriormente il comparto, a favore della bieticoltura del nord Europa. Inoltre anche nel settore dello zucchero, a livello mondiale, si è venuta a creare la stessa situazione del mercato delle altre commodities, con una forte instabilità dei mercati mondiali e un’elevata volatilità dei prezzi. Il timore della deregulation e della scarsa competitività della produzione europea rispetto alla canna da zucchero ha spinto le organizzazioni bieticole europee a dichiararsi contro una politica di liberizzazione e all’abolizione delle quote, mentre la Commissione ritiene che la liberalizzazione accrescerà la competitività e semplificherà le regole del settore. Se in Italia il timore della concorrenza nord-europea e mondiale è ragionevole, nel lungo periodo sarebbe più opportuno rafforzare la competitività del settore, inserendolo in una più ampia e versatile filiera dell’industria chimica di trasformazione delle biomasse, piuttosto che mantenere vecchi strumenti di controllo e dipendere da un mercato mondiale instabile. Il rischio, in assenza di competitività, è che lo zucchero italiano diventi…salato.

Chiudo questa riflessione con una immagine dell’ormai dismesso zuccherificio di Cecina, che un tempo dava lavoro a centinaia di persone ed è da circa trent’anni mestamente in attesa di una qualche forma di recupero.cecinazuccherificio

…………Per approfondire: http://mpigreco.altervista.org/a/recensioni/zucchero.html

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/425334.pdf

http://agriregionieuropa.univpm.it/sites/are.econ.univpm.it/files/FinestraPAC/Editoriale_5/Collegamenti/Programma_Zucchero.pdf

http://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2013/10/BRIEFING-NOTE-Zucchero-Amaro_FINAL.pdf

http://espresso.repubblica.it/attualita/2013/10/01/news/boicottate-coca-cola-la-battaglia-in-difesa-della-terra-1.135479

2 thoughts on “Zucchero amaro e anche …salato.

  1. Ottimo articolo e preoccupazioni legittime.
    Mi limito a ricordare che l’eccessiva assunzione di zuccheri raffinati è una delle principali cause di diabete, obesità, malattie metaboliche e tumori. Pertanto se la popolazione italiana riuscisse a ridurre il proprio consumo di zucchero, ne scaturirebbero almeno tre effetti decisamente positivi:
    1) il nostro fabbisogno potrebbe essere coperto principalmente dalla produzione interna;
    2) le spese sanitarie si ridurrebbero in modo molto significativo;
    3) staremmo tutti molto meglio.

  2. Pingback: Noterelle di economia circolare. 4: Il recupero dello zucchero dal melasso | il blog della SCI

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