Due stelle di Natale.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di C. Della Volpe

Ad intervalli fissi la SCI assegna alcune medaglie ai chimici meritevoli; devo dire che con tutta la buona volontà ed i pur potenti mezzi del sito non è così semplice capire quante esattamente e a chi siano assegnate; comunque da una breve disamina e sperando di non sbagliare, quest’anno sono state assegnate 10 medaglie d’oro, di cui due a donne, Margherita Venturi e Elena Groppo; inoltre la divisione di Chimica Organica ha assegnato altri 7 fra premi e medaglie, di cui due a donne, Emanuela Licandro e Manuela Oliverio. Quindi in totale 4 su 17 riconoscimenti. E’ probabile che ce ne siano altri ma sinceramente non sono stato stato in grado di trovarli tutti.

E’ stato un anno in cui abbiamo ripetutamente parlato delle donne nel lavoro e nella ricerca, del soffitto di cristallo (1) e (2), della difficoltà per le donne di affermarsi nel mondo del lavoro; e così ci è sembrata una buona idea festeggiare queste quattro medaglie per le quali ci congratuliamo con tutte le vincitrici; ed in particolare per le due medaglie assegnate alle due colleghe più giovani, due ricercatrici (una a tempo intedeterminato ed una a tempo determinato ma di tipo B, come lei stessa più avanti ci racconta), come se fossero due stelle di Natale, ossia come il preavviso che qualcosa sia pur lentamente sta cambiando in meglio per le donne e ovviamente per tutti noi.

Entrambe, Manuela Oliverio di UniCz (medaglia Ciamician) e Elena Groppo di UniTo (medaglia Bertini) hanno accettato di rispondere a qualche domanda; vi proponiamo qui le loro risposte.

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Manuela Oliverio, medaglia Ciamician 2014

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Elena Groppo medaglia Bertini 2014

 

Intervista.

D:: Quale è stato il motivo del premio che hai ricevuto? puoi raccontarci il tuo argomento di ricerca’? quanto lo senti tuo e come pensi evolverà il tuo lavoro di ricerca? 

 

oliverioR::Ho ricevuto la Medaglia Ciamician per i giovani ricercatori della Divisione di Chimica Organica della SCI. Sulla pergamena si legge: “per aver contribuito ad implementare vie alternative e sostenibili di processi di uso comune nell’industria farmaceutica, in particolare, sviluppando trasformazioni veloci ed economicamente sostenibili, come la riduzione nella produzione di rifiuti e la minimizzazione del fabbisogno energetico”. La motivazione del premio è essa stessa un racconto della mia attività di ricerca, sostanzialmente volta alla ottimizzazione di processi chimici tradizionali attraverso vie catalitiche, energetiche e strategiche alternative, ecocompatibili e scalabili. Il mio interesse verso tematiche di green chemistry è stato da un lato una diretta conseguenza delle tematiche di ricerca affrontate nel gruppo presso cui ho svolto il periodo del dottorato, dall’altro una scelta consapevole conseguente alla frequentazione di una bellissima Scuola Dottorale organizzata dall’INCA che mi ha letteralmente folgorata. La chimica sostenibile non è soltanto una disciplina scientifica, ma anche una filosofia che si nutre di principi di equità economica e sociale, principi che mi appartengono come persona prima che come ricercatore. Se penso al mio lavoro di ricerca in futuro lo immagino volto alla interdisciplinarietà con ambiti attinenti alla fisica e all’ingegneria che consentano un domani anche l’applicabilità su scala industriale dei risultati delle mie ricerche.

EG_PhotoR:La medaglia d’oro Ivano Bertini, quest’anno alla sua prima edizione, viene conferita a giovani ricercatori (età inferiore ai 40 anni) che si siano distinti in un campo della chimica. La motivazione ufficiale del premio è la seguente: “Per la sua creativa e autonoma attività di ricerca di alto livello in un campo strategico sia per la ricerca fondamentale che industriale. Al confine tra catalisi e scienza delle superfici, la sua ricerca ha dimostrato sia il dominio di tecniche spettroscopiche avanzate sia ottime conoscenze nel campo della catalisi industriale”. In effetti la motivazione riassume perfettamente gli aspetti principali della mia attività di ricerca. Mi occupo in prevalenza di catalisi e catalizzatori eterogenei, ma con l’occhio del “caratterizzatore” (soprattutto mediante tecniche spettroscopiche) più che dell’”utilizzatore”. Per orientarsi in questo mondo, tanto affascinante quanto complesso, è assolutamente necessario riuscire a stabilire una costante sinergia con la realtà industriale, che è dove i catalizzatori trovano applicazione. È solo dalla realtà industriale che possono emergere le domande fondamentali per migliorare continuamente un catalizzatore, ed è attraverso uno scambio continuo di esperienze tra ricerca fondamentale di base e industriale che si possono trovare le risposte.

Mi sono formata sotto la guida di Adriano Zecchina, in un contesto culturale che mi ha garantito la possibilità di apprendere le basi delle principali tecniche spettroscopiche, e i fondamenti della catalisi eterogenea. Con gli anni penso di essere diventata progressivamente più autonoma, sia nella scelta degli argomenti di ricerca, che nel lavoro sperimentale. Ritengo di aver contribuito all’apertura di alcune linee di ricerca nel nostro gruppo. La prima riguarda lo studio spettroscopico di catalizzatori eterogenei di polimerizzazione (quelli per fare le plastiche, per intenderci): pur continuando gli studi sul catalizzatore Phillips, che costituivano la tradizione nel gruppo, sono riuscita ad ampliare gli orizzonti, spostandomi dapprima sul catalizzatore Union Carbide e poi più recentemente iniziando ad investigare gli ancora più complessi catalizzatori Ziegler-Natta, nella convinzione che i problemi e le domande aperte siano fondamentalmente gli stessi per le tre categorie di sistemi catalitici, e quindi possano e debbano essere affrontati con gli stessi metodi. La seconda linea di ricerca che ritengo di avere aperto riguarda lo studio di particelle metalliche su diversi supporti, in particolare di natura polimerica, come catalizzatori per reazioni di idrogenazione e ossidazione. Nell’affrontare questi ed altre tematiche mi sono scontrata con molteplici difficoltà sperimentali, che mi hanno portato a contribuire allo sviluppo di set-up sperimentali per lo studio di sistemi catalitici via via più complessi, anche e soprattutto in condizione di reazione.

I risultati raggiunti in tutti questi campi sono il frutto del lavoro in collaborazione con molti colleghi qui a Torino o in giro per il mondo, più giovani e meno giovani, a cui devo molto. Mi auguro che quanto iniziato possa trovare un proseguo, pur nelle difficoltà sempre crescenti di reperire fondi per sostenere la ricerca di base.

D: come hai maturato e quando la decisione di studiare chimica? che problemi o che aiuti hai avuto lungo il tragitto di studio? la tua famiglia ha cercato di dissuaderti? gli amici e le amiche come ti vedono? insegnanti che ti abbiamo motivato?o sconcertato? è stata dura?

EG_PhotoR::In realtà non ho studiato Chimica, ma l’allora appena nata Scienza dei Materiali. Mi sono laureata nel 2002, tra i primi laureati in Scienza dei Materiali a Torino. È una scelta di cui sono sempre stata fiera e ancora oggi resto una convinta sostenitrice del Corso di Laurea in Scienza dei Materiali, che ritengo offrire competenze a cavallo tra la Chimica e la Fisica, e mezzi per comunicare tra i Chimici e i Fisici. Non ho mai avuto grossi problemi durante il tragitto di studio, mi è sempre piaciuto quello che facevo e ho trovato lungo la strada amici e colleghi con cui ho condiviso il percorso e che lo hanno reso leggero e stimolante. Ho avuto la fortuna di avere ottimi insegnanti, alcuni dei quali sono stati in grado di trasmettermi la passione per le propria disciplina. La mia famiglia ha sempre sostenuto la mia scelta, standomi vicino con molta discrezione. Gli amici… bhè, è innegabile che quelli esterni all’ambiente scientifico guardino i miei interessi con un po’ di stranezza, talvolta con un briciolo di curiosità.

oliverioR:Ho deciso di voler diventare un chimico da ragazzina, dopo aver visto il film “L’olio di Lorenzo”; a far da sfondo alla storia c’era la figura di un anziano chimico sulle soglie della pensione che, opponendosi alla decisione della sua casa farmaceutica di sintetizzare il farmaco che avrebbe potuto guarire il protagonista dalla malattia rara che lo aveva reso un vegetale, afferma: “se questa molecola dovesse funzionare anche solo con Lorenzo potrei dire che il lavoro di una vita non sarà stato invano”. La mia decisione è vacillata al momento della scelta definitiva solo per un istante perché allo stesso modo mi piaceva il teatro e avrei voluto iscrivermi all’Accademia d’arte drammatica. A questo punto la reazione di mio padre fu decisiva, mi disse che trovava chimica una ottima idea. Per contro mia madre con la stessa decisione mi disse che era troppo dura e non ci sarei mai riuscita. Devo il fatto di essermi laureata ad entrambi i miei genitori perché devo riconoscere che avevano ragione: è stata una ottima idea ma decisamente un percorso duro e più d’una volta non ho mollato perché non avrei sopportato il “te lo avevo detto” di mia madre che, per inciso, è orgogliosissima che non l’abbia ascoltata. La reazione all’esterno della famiglia al sentire la mia professione è piuttosto di ammirazione inconsapevole e stupita, il più delle volte ci si sente rispondere che la chimica era la materia più incomprensibile a scuola. A parte questo però la mia vita all’esterno del laboratorio è talmente varia – continuo col teatro ancora adesso – che conoscenti ed amici finiscono per dimenticare presto lo stupore iniziale.

D:: l’ingresso nell’università: come è avvenuto? hai incontrato problemi particolari collegabili al tuo essere una donna? hai avuto altre esperienze lavorative? il dottorato è stato impegnativo?

oliverioR::Il mio ingresso nell’Università è stato un vero colpo di fortuna, se penso a quanti amici e colleghi, che hanno fatto lo stesso percorso, sono oggi ancora in una dimensione di precarietà, sono costretti a cambiare stato e città ogni anno o due o, nei casi più sfortunati, hanno dovuto loro malgrado cambiare mestiere. Non posso dire in onestà di aver incontrato mai troppe reticenze per il fatto di essere donna; piuttosto le ho incontrate per il fatto di essere giovane che nell’Università italiana, e nell’Italia tutta, spesso significa essere inesperto e quindi sciocco, privo di senso critico e capacità decisionale. Mi è toccato dimostrare sempre di essere all’altezza dei compiti che mi venivano affidati quanto e a volte più di colleghi più anziani, dentro e fuori l’Università. Ricordo il preside di una scuola dove mi capitava di collaborare durante il Dottorato di ricerca senza borsa, altra vergogna tutta italiana, che proprio non ci riusciva a darmi del lei o a non trattarmi come una degli studenti della sua scuola. D’altro canto però ho avuto la fortuna di aver incontrato un tutor di dottorato, il Prof. Antonio Procopio, col quale oramai costituiamo una squadra, che non mi ha mai negato un confronto alla pari su qualunque questione professionale.

EG_PhotoR::L’inizio dell’Università è stato per me il proseguimento naturale della scuola superiore. Ricordo, anzi, che il primo semestre mi era parso estremamente leggero, a confronto con l’ultimo anno di Liceo e le ore sui libri prima della maturità. Dopo la Laurea ho proseguito il percorso in Università, senza mai interruzioni. Prima il Dottorato (questa volta in Scienze Chimiche), poi un periodo di assegni di ricerca, contratti da tecnico amministrativo e svariate borse di studio… insomma, il percorso di tutti i “ragazzi” della mia generazione, che sembrano destinati a un’epurazione dopo la Legge Gelmini, nonostante ormai più di dieci anni di esperienza nel settore della ricerca.

Il Dottorato è stato forse, dal punto di vista scientifico, il momento più bello e costruttivo della mia vita da ricercatrice… solo che allora non me ne rendevo conto. È stato solo dopo, quando la possibilità di fare esperimenti tutti i giorni per dimostrare una teoria è via via diminuito, che ho iniziato ad accorgermi di quanto fossi libera scientificamente durante i tre anni di Dottorato. Per questo devo dire grazie al Professor Zecchina, che non ha mai smesso di incoraggiarmi a sviluppare fantasia e senso critico.

Problemi per il fatto di essere donna? Solo quando devo spostare bombole pesanti e devo chiudere raccordi con chiavi inglesi… ma qui forse sono le mie dimensioni fisiche extra-small a penalizzarmi…

D:: quali prospettive di vita e di lavoro hai adesso? 

EG_PhotoR::Speranze e prospettive di vita… spero molte! Di lavoro… da maggio ho un contratto da ricercatore a tempo determinato RTDB, uno di quelli “buoni”, che porteranno (si spera) all’associatura. Dunque, penso di avere ottime prospettive di lavoro. Sono stata fortunata.

oliverioR::Qualche anno fa, grazie all’assunzione all’Università, sono riuscita ad accendere un mutuo e ad acquistare casa, ad arredarla e a conquistare una autonomia di vita che per molti miei coetanei è ancora un miraggio. Il mio obbiettivo futuro è quello di riuscire a ritagliarmi uno spazio di autonomia anche sul lavoro, di accedere a finanziamenti della ricerca che mi consentano di approfondire alcuni aspetti che mi stanno a cuore, di instaurare collaborazioni fruttuose con altri Istituti di ricerca. Per il momento aspetto lo sblocco della prossima tornata di abilitazioni e aspetto di vedere dove mi porterà il mio prossimo futuro. Fortunatamente ho un compagno che condivide con me la scelta di fare ricerca, la disponibilità alla mobilità ed a variazioni di rotta spesso necessarie in questo lavoro.

D:: cosa consiglieresti ad altri giovani in particolare donne che volessero scegliere una laurea scientifica?

oliverioR::…..intende in questa Italia dove la massima aspirazione è la Scuola di Amici di Maria de Filippi? Consiglio assolutamente di seguire le proprie inclinazioni e perseguire la qualità della propria preparazione. Per quanto le soddisfazioni siano magre e poche, quando sono conquistate per merito, la soddisfazione ripaga di ogni sacrificio. Alle donne dico di prepararsi ad una dura competizione. Le regole del mondo della ricerca sono state scritte da uomini e, nel nostro paese in particolare, si fa fatica a mettere le donne nelle condizioni di poter competere alla pari: sapeva ad esempio che in Italia hanno diritto al congedo parentale solo i padri di figli che non hanno madri lavoratrici perché il periodo di paternità non è cumulabile alla maternità? Le donne del nostro paese devono a maggior ragione non lasciarsi scoraggiare, studiare, proporre e raggiungere ruoli ove queste proposte possano essere ascoltate e possano migliorare per tutte l’accessibilità alle professioni.

EG_PhotoR::Consiglio loro di seguire i loro sogni e di non stare troppo a pensare alle prospettive di lavoro e di non lasciarsi influenzare dal pensare comune (una laurea scientifica è difficile). Le prospettive di lavoro non si possono conoscere a priori (e comunque nel settore ce ne sono) e poi è incredibilmente più difficile studiare qualcosa per cui non si ha interesse o non si è portati. Niente può sostituire la soddisfazione e il piacere di impegnarsi per qualcosa a cui si crede.

D:: C’è qualcosa altro  in particolare che vorresti dire su questa pagina pubblica ai nostri lettori?

EG_PhotoR::Buone feste e… Viva la Chimica in tutte le sue sfaccettature!

oliverioR::Mi è già stata data una occasione unica di dire una quantità enorme di cose che avrei voluto dire. Mi limiterò ad augurare ai lettori del blog un 2015 ricco di soddisfazioni, di studio e di idee, fino a quando le buone idee non mancheranno non ci sarà da disperare.

 per approfondire:

TETRAHEDRON LETTERS, Volume:49 Issue:14 Pages:2289-2293 DOI:10.1016/j.tetlet.2008.02.010 Published:MAR 31 2008

CHEMICAL REVIEWS  Volume: 105   Issue: 1   Pages: 115-183   Published: JAN 2005

La Chimica e l’Industria pubblicherà in uno dei prossimi numeri un testo corrispondente alla Lecture di Elena Groppo.

One thought on “Due stelle di Natale.

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