E’ morto il direttore della prima bioraffineria italiana

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Ferruccio Trifirò, vice direttore de La Chimica e l’Industria

ghisolfi-675 Guido Ghisolfi 58 anni, vicepresidente e amministratore delegato del Gruppo Mossi & Ghisolfi si è suicidato ieri sera. Guido Ghisolfi era responsabile delle attività dell’ azienda nel settore dell’ utilizzo delle biomasse come materie prime per la produzione di carburanti e di prodotti chimici. Guido è il figlio di Vittorio Ghisolfi uno dei due fondatori dell’azienda. Mossi & Ghisolfi è la seconda azienda italiana come fatturato ed ha realizzato un fatturato nel mondo di 2.196 milioni di euro di cui in Italia 290 milioni ed è attiva nella produzione di resine a base di polietilene tereftalato (PET) del quale è uno dei più grossi produttori al mondo.

L’azienda è nata nel 1953 a Tortona (AL) con l’obiettivo di produrre materiali plastici per il packaging e nel 1985 si è integrata a monte, costruendo ad Anagni (FR) il primo impianto di PET in Italia ed in Europa. L’azienda ha sede a Tortona; a Patrica (FR) produce polimeri biodegradabili, produce PET in Messico, Brasile, e Stati Uniti e sta costruendo un secondo impianto negli Stati Uniti, che sarà il più grande al mondo, sia di acido tereftalico che di PET. Tutti gli stabilimenti si basano su tecnologie sviluppate dall’azienda e gli impianti sono tutti di grande dimensione. L’unicità dell’azienda ed un suo punto di forza consiste nell’avere tutte le conoscenze dalla ricerca e sviluppo, all’ingegneria ed impiantistica, alla produzione industriale su ampia scala. L’azienda produce PET, principalmente per applicazioni di packaging e di fibre poliestere, quest’ultime solo in Brasile, utilizzate essenzialmente per arredamento. Mossi&Ghisolfi è attiva anche nella produzione di bioetanolo per fermentazione di sostanze lignocellulosiche ed il primo impianto al mondo è stato costruito a Crescentino (VC).

ghisolfiHa inoltre messo a punto una nuova tecnologia per produrre il PET da materie prime rinnovabili, in particolare acido tereftalico da lignina e etilenglicole da zuccheri ottenuti per fermentazione di sostanze lignocellulosiche (scarti dell’agricoltura). E’ stato inaugurata la bioraffineria da «Beta Renewables» del gruppo Mossi & Ghisolfi, a Crescentino. L’impianto, il primo al mondo per la produzione di bioetanolo di seconda generazione da biomasse non alimentari, è un esempio di eccellenza e avanguardia tecnologica a livello internazionale. L’impianto è stato costruito da Beta Renovable azienda facente parte del gruppo di Mossi& Ghisolfi detentrice del brevetto del processo insieme all’azienda danese Novozymes che ha fornito l’enzima necessario per accelerare il processo. Sfruttando scarti agricoli e materie prime non alimentari senza utilizzare grossi quantitativi di acqua e di fertilizzanti. ll processo è stato realizzato dopo cinque anni di ricerca e con circa 140 milioni di euro di investimenti. Il processo ha costi di trasformazione bassi, basse emissioni di CO2 e lavora biomasse lignocellulosiche provenienti da colture marginali com la canna ARUNDO DONAX e scarti industriali provenienti da residui della canna da zucchero (in Brasile) e paglia di risio(a Vercelli ) competitivi con prodotti da petrolio a circa 70 dollari al barile. Utilizzando questo tipo di biomasse non c’è deforestazione e non è necessario utilizzare pesticidi. Guido Ghisolfi direttore dello stabilimento dell’azienda Chemtex ebbe a dire:” La nostra sarà una strada che segnerà la rivoluzione del settore della chimica. Perché sostenibilità e innovazione industriale sono i fattori chiave per la ripresa economica del paese”.

Inoltre nello stabilimento si produce energia elettrica sfruttando la lignina rifiuto del processo. Guido Ghisolfi ebbe anche a dire.” L’impianto non prevede uso di prodotti chimici . Biomassa entra e biomassa esce e quindi non credo che possono essere presi in considerazione problemi di impatto ambientale. I cittadini possono dormire tranquilli”. In aggiunta gli agricoltori vercellesi sono stati felici che circa il 50% del prodotto arriverà dagli scarti delle loro lavorazioni agricole, principalmente paglia di riso, di cui l’area è ricca. Ma l’azienda sta sviluppando anche una filiera dedicata per avere disponibile la canna gentile, che può essere coltivata su terreni marginali, senza sottrarre spazio alla produzione agricola ad uso alimentare. Gli agricoltori locali, quindi non dovranno più fare i conti con l’annoso problema della combustione delle paglie che verranno prese direttamente dal territorio, che, visto la forte vocazione agricola, sfrutterà un’ampia varietà di biomasse disponibili a basso costo in un raggio di 70 km dallo stabilimento.  In conclusione i biocarburanti e gli eventuali prodotti chimici che saranno prodotti da Mossi & Ghisolfi possono essere competitivi con un petrolio a 70 dollari al barile essere ambientalmente sostenibili (basse emissioni), essere socialmente sostenibili (nessuna competizione con il cibo)   ed essere un valore aggiunto per l’agricoltura.

La tecnologia Proesa sviluppata sotto la direzione di Guido Ghisolfi non sarà in futuro solo utile per produrre bioetanolo ma anche di 1-4 butandiolo, acido adipico, alcoli grassi, acido acetico ,green diesel e butanolo.

Sarà ricordato in futuro il compianto Gudo Ghisolfi nella storia della chimica come uno degli innovatori della nostra industria chimica

http://www.corriere.it/economia/15_marzo_03/colpo-fucile-auto-morto-l-industriale-guido-ghisolfi-5a4a21b6-c1e0-11e4-9eeb-2972a4034f5c.shtml

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/03/guido-ghisolfi-lindustriale-trovato-morto-sua-auto-gli-inquirenti-suicidio/1474224/

4 thoughts on “E’ morto il direttore della prima bioraffineria italiana

  1. Vorrei citare, in questa triste circostanza e su questo blog, sede di animate discussioni su temi ambientali, un breve passaggio di un’intervista rilasciata da Ghisolfi qualche anno fa.
    Alla domanda:
    Spesso, o meglio quasi sempre, in Italia la comunicazione ambientale è associata a concetti negativi: l’ambiente fa notizia soltanto nel caso di alluvioni, dissesto idrogeologico del territorio, impianti inquinanti e infrastrutture nemiche del paesaggio. Quali sono secondo te le ragioni della mancanza di una “narrativa ambientale” in positivo?
    L’Intervistato rispose:
    Il problema nasce dalla genesi dell’ambientalismo. La politica ha spesso appaltato i problemi ambientali ad associazioni che hanno come unico scopo la difesa dell’ambiente a qualunque costo, senza alcuna relazione con le condizioni di contorno. Chi deve difendere il territorio non si pone né il problema dell’occupazione né tanto meno quello di una bilanciata alimentazione di 9 miliardi di persone: così diventa ovvio che qualunque cosa abbia un impatto sia visto solo come negativo…

    Il resto si può leggere qui:
    http://novionline.alessandrianews.it/societa/leadership-green-intervista-guido-ghisolfi-104384.html

    • vedi Marco in quel numero che hai citato, detto da Ghisolfi c’è la critica al suo modo di vedere le cose; 9 miliardi di uomini non è la popolazione attuale ma quella che si prevede continuando a crescere come adesso; però il BAU, la crescita senza fine, non sono l’unico modo di mangiare, vivere, usare le risorse e riprodursi; l’industria sia pur verdissima, ha il suo interesse in questo perchè senza crescita niente profitto, ma forse è proprio questo il punto, il profitto ha fatto il suo tempo come modo di valutare la qualità della vita e al posto del PIL dobbiamo mettere altro. Quindi Ghisolfi era padrone di pensare come voleva, ma di fatto è un mondo triste quello che viviamo, come dimostra forse proprio la sua triste morte, che i giornali dicono causata dalla depressione; forse abbiamo solo bisogno di più felicità e di meno profitto.

      • Calare le affermazioni di principio nella realtà storica e tradurle in regole di vita della collettività è operazione più difficile che formularle a parole. Lo strumento indispensabile è la buona politica, che dovrebbe essere considerata una delle attività più nobili dell’uomo. Contrapporre la ricerca del profitto economico a quella del benessere sociale, riferendosi al caso di Ghisolfi, equivale a farlo nel momento sbagliato. Il suo forte impegno civile e politico, citato da tutti i giornali, indica che lui si era posto il problema in maniera concreta, non soltanto “culturale” o lobbistica. Anche i suoi interventi pubblici lo provano: basta consultare la rete per rendersene conto. Mi sembra giusto ricordare sul blog, oltre alla sua attività industriale, anche il deciso impegno in questo campo. Naturalmente, la sua scelta a favore del Partito Democratico si poteva condividere o meno ma va detto che in un’epoca in cui l’individualismo la fa da padrone (anche in Università), occuparsi del bene della società nel suo complesso è una scelta che, comunque la si pensi, merita di essere conosciuta, apprezzata e magari imitata.

  2. Francamente, sono colpita dalla freddezza dell’articolo, un resoconto dettagliato dell’azienda e dei suoi grandi traguardi, ma privo di umanità verso la triste vicenda di un uomo che chissà quale profondo dolore ha spinto al suicidio.

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