La scienza comincia sempre così

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Marco Taddia

Recensione a “Esperimenti scentifici da fare per gioco” di Ian Graham e Mike Goldsmith (Le Scienze, Roma, 2015/ Dorling Kindersley, London, 2011 – pp. 144, Euro 9,90)

farepergioco

A volte si ha l’impressione che i nostri bambini siano più affascinati dalla realtà virtuale piuttosto che da quella fisica. Anche noi corriamo un rischio simile, talvolta ignari della mutazione di cui siamo vittime. Il fenomeno non è privo di conseguenze e il progressivo distacco dalla natura, di cui siamo parte integrante, ha sempre un prezzo. Anche un libro, nel suo piccolo, può aiutare i nostri ragazzi (e forse anche noi) a correggere il tiro, ristabilendo la corretta gerarchia fra natura e tecnologia, aiutando a scoprire la scienza. Non c’è da meravigliarsi se questo libro è stato inizialmente pubblicato nel Regno Unito e si è avvalso anche di prestigiose collaborazioni di stampo accademico come il Reach Out Lab dell’Imperial College. L’editoria anglosassone ha, per quanto riguarda la divulgazione scientifica, un passato a dir poco glorioso che risale almeno al secolo XIX, interessa anche la chimica e non è guardata con sufficienza dagli esperti.

Ma veniamo a qualche esempio, preso dall’edizione italiana, uscita per il mensile “Le Scienze” un paio di mesi fa. Alle pp. 82-83 vengono fornite le istruzioni per costruire uno spettroscopio con i mezzi che ciascuno può trovare in casa propria. Viene in mente subito la vicenda di Robert Wilhelm Bunsen (Gottinga, 1811 – Heidelberg, 1899), riconosciuto caposcuola della chimica tedesca del secolo XIX, più famoso per ciò che non ha inventato (il becco) piuttosto che per gli importanti risultati ottenuti nei diversi settori della chimica. Bunsen costruì il suo primo spettroscopio utilizzando una scatola di sigari. Anche per il resto, utilizzò ciò che aveva sottomano. Da un piccolo telescopio prese gli oculari e poi completò l’opera con un prisma. Ciò non gli impedì di condurre osservazioni che lo fanno ricordare, insieme al fisico Gustav Kirchhoff (Königsberg, 1824–Berlino, 1887), come padre della spettroscopia atomica analitica, portandolo a scoprire nuovi elementi chimici (cesio, rubidio).

Oggi, per costruire uno spettroscopio in casa, occorre procurarsi (udite, udite): un tubo di cartone preso da un rotolo di carta igienica, un po’ di carta nera, un vecchio CD registrabile, del nastro adesivo da pacchi, un po’ di cartone resistente e un po’ di cartoncino. Un paio di forbici e la colla completano l’elenco. Come procedere? Beh, dovete leggerlo sul libro. Sarete aiutati da belle immagini e anche dai consigli per eseguire le vostre osservazioni. Non mancano le precauzioni d’uso. Ad esempio, si raccomanda di non guardare luci forti oppure di non puntare direttamente lo spettroscopio verso il Sole. Ci sono poi tre piccoli box esplicativi. Uno spiega come funziona, l’altro riassume in breve la scienza degli spettri (riportando quello del carbonio e quello del mercurio) e l’ultimo accenna alle applicazioni in campo astronomico. Fra i simboli convenzionali che accompagnano l’esperimento (tempo di realizzazione, livello di difficoltà ecc…) , chiaramente spiegati all’inizio del libro, c’è quello in cui si raccomanda la presenza di un adulto. In realtà, può darsi che gli adulti si appassionino a questo libro e agli esperimenti ivi descritti quasi quanto i ragazzi.

Probabilmente anche loro, professori compresi, ne ricaveranno qualche spunto di riflessione. Il libro è diviso in cinque parti: il mondo dei materiali, forze e movimento, energia in azione, elettricità e magnetismo, il mondo naturale. Nella parte riguardante i materiali ci sono esperimenti ben noti a chiunque abbia assistito a dimostrazioni introduttive alla chimica. Uno dei più curiosi (e semplici) s’intitola “nuova vita all’argento” e, probabilmente, verrà copiato dalle mamme per restituire brillantezza e luminosità agli oggetti d’argento anneriti dai depositi superficiali di solfuro. Meno facile, c’è da scommetterci, sarà l’interpretazione del fenomeno elettrochimico ma si sa che occorre procedere per gradi! Nella seconda parte troviamo un esperimento da realizzare con una bibita frizzante. Introducendo nella bottiglia alcune mentine si genera un’eruzione spettacolare, dovuta a un fenomeno di nucleazione che concentra le bolle di diossido di carbonio in uno spazio ristretto, e che può raggiungere un’altezza considerevole. Meno facile da spiegare perché le bibite light, che non contengono saccarosio, danno getti più alti e violenti. Un altro esperimento, nella sezione natura, riguarda la creazione delle nuvole. Finalmente, i vostri bambini capiranno cosa sono quelle formazioni mutevoli nella forma e anche nel colore che corrono sulle loro teste, hanno ispirato poeti e, spesso, attirato la curiosità degli scienziati. Se talvolta li vedrete con lo sguardo rivolto al cielo invece che allo schermo dello smartphone, vorrà dire che l’esperimento è riuscito.

 

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