I gatti e il cloruro demonio

  Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Mauro Icardi (siricaro@tiscali.it)

Ho scritto il mio ultimo articolo, quello che parlava di cosa molto spesso viene inopportunamente gettato nelle fognature, pressato da mille cose, e (nella prima versione, che non ha passato il vaglio redazionale) sono incorso in un errore grossolano. Ho raccontato della lettiera per i gatti che era stata gettata nel water per anni, da e lì finita nella fossa Imhoff di un condominio riempiendola quasi per intero. Un mio amico titolare di una ditta di spurghi che era stato chiamato per ripulirla non aveva preso la cosa troppo bene. La botte del suo autospurgo era rimasta danneggiata a causa della gran quantità di questo materiale ( e delle tante altre cose che non dovrebbero essere gettate giù per il tubo ma ci finiscono ugualmente). Lui aveva dovuto non solo riparare la botte sostituendo guarnizioni e valvole, ma anche dovuto anticipare le revisione triennale della botte che rientra tra le apparecchiature che lavorano in pressione. Questa è la premessa. Adesso diventa interessante occuparsi dell’errore in se, e magari associarlo ai tanti che si leggono quando si parla di temi attinenti alla chimica.

Le lettiere per i gatti ho sono fatte principalmente di argilla, sepiolite e di gel di silice. Il prodotto deve garantire una buona assorbenza, non deve essere irritante per le zampine dei simpatici felini, e se possibile anche evitare che si sviluppino cattivi odori. Se però si va in un qualunque supermercato sulle confezioni delle lettiere in gel di silice si troverà scritto “lettiera per gatti in silicio”.

Lo si trova scritto così perfino nella pagina di Altrconsumo!(http://www.altroconsumo.it/vita-privata-famiglia/nc/news/lettiere-per-gatti) e nel testo accessibile ai soli soci che contiene l’analisi completa delle lettiere.

gattialsilicio2

gattialsilicio

Nella prima stesura dell’articolo ho scritto anche io “silicio”. Sbadatamente e senza riflettere. Quindi cerco di fare adesso una riflessione , ringraziando la redazione del blog, ed in particolare Marco Taddia e Claudio Della Volpe che hanno letto il testo del mio articolo prima della pubblicazione. Il primo per avermi fatto notare che era improbabile che il silicio potesse essere utilizzato nelle lettiere dei gatti. Soprattutto se si fosse trattato (cosa del tutto improbabile ) di silicio elementare. Il secondo che da questo episodio ha suggerito lo spunto per questo articolo. Le bufale, gli errori grossolani sono sempre in agguato. E dagli errori si prende spunto per imparare.

Per abitudine si dice di “cambiare la sabbia sporca del gatto” ma è improbabile che si dica nell’uso comune “vado a cambiare la sepiolite o il gel del gatto”

La sabbia è un materiale granulare che si può formare in modi diversi. Per erosione, per precipitazione, per accumulo di organismi marini quali foraminiferi ed altri.

Quindi direi che l’abitudine a parlare di sabbia del gatto mi ha decisamente tratto in inganno, visto che le sabbie silicee sono usate per la produzione del vetro. Il silicio cristallino ha aspetto grigio scuro. Nelle produzioni industriali partendo da quello di grado metallurgico che è puro al 98%, fino agli altri gradi di purezza necessari per l’uso nella produzione dei semiconduttori il silicio assume aspetto e colore decisamente metallico.

Niente a che vedere quindi con la “sabbia” che viene venduta nei supermercati.

Quella che sulle confezioni viene indicata come lettiera in silicio è “sabbia” a base di gel di silice.

Silica_gel

Sono andato a rinfrescarmi la memoria sullo storico dizionario di chimica e merceologia applicata e curiosando in rete. Principalmente il gel si ottiene acidificando una soluzione di silicato di sodio. Le condizioni chimico fisiche del processo influiscono sul grado di polimerizzazione. Ma il prodotto finale è quello che troviamo nei deumidificatori, nelle bustine disidratanti inserite in svariati prodotti commerciali. E che è presente nei nostri essiccatori in laboratorio.

Si tratta di un materiale molto poroso ed in grado di assorbire una enorme quantià di acqua in superficie, grazie alle funzioni “silanoliche” Si-OH ivi presenti, le stesse che si trovano sul vetro comune.

400px-Schematic_silica_gel_surface

Il silicio ed i suoi composti sembrano predisposti e predisporre alla confusione. Il temine inglese per silicio è silicon. La Silicon Valley è la valle del silicio, ed indica la parte meridionale dell’area di San Francisco che corrisponde con la Santa Clara Valley nell’omonima contea californiana. Qui si concentrarono inizialmente i primi costruttori di semiconduttori e microchip. Successivamente le aziende di computer e software. Ma spesso il termine silicon viene tradotto dall’inglese come silicone per assonanza. E il silicone è un polimero inorganico (un polisilossano per la precisione) che a seconda della lunghezza della catena, della ramificazione, dei sostituenti può avere le caratteristiche fisiche più diverse (dall’oleoso al gommoso) e gli usi più diversi. Probabilmente tutti abbiamo utilizzato il silicone per sigillare. E di silicone si è parlato molte volte relativamente all’impiego per le protesi per l’ingrandimento del seno in chirurgia estetica.

La conclusione è semplice e potrebbe sembrare banale Nessuno può sapere sempre tutto. Socrate aveva già espresso questo concetto. Il “sapere di non sapere” è la molla che ci deve in ogni momento spingere a continuare a voler conoscere. E quindi a non adagiarsi mai sugli allori, a non pensare mai che si possa smettere di studiare ed aggiornarsi.

C’è poi una seconda conclusione. Continuare a scrivere di chimica. Aiuta i chimici ed i non chimici. Perché se sentiamo parlare in giro la chimica è spesso considerata ancora oscura. E dal punto di vista del lessico e dell’immaginario collettivo si possono scoprire ancora tante cose. A partire per esempio dal termine acido che spesso viene usato anche quando i giornalisti scrivono di ustioni causate dalla soda caustica.

In chiusura vorrei segnalare due libri che trattano molto bene questi temi. Il primo è “Il cucchiaino scomparso” di Sam Kean edizioni Adelphi. Il secondo non ha bisogno di presentazioni. E’ “L’altrui mestiere” di Primo Levi. In special modo i capitoli “L’aria congestionata” e “La lingua dei chimici” che è decisamente ampio e diviso in due parti. E’ interessante rileggere l’etimologia dei termini che si usano in chimica, e alcuni divertenti strafalcioni. Uno su tutti il cloruro d’ammonio che nel gergo di fabbrica veniva chiamato “cloruro demonio”, un termine già usato in Cromo, Il sistema periodico.

(vedi anche Primo Levi – Cromo – Il sistema periodico http://www.dimnp.unipi.it/failli-f/Didattica/_10%20Primo%20Levi%20-%20Cromo.pdf)

6 thoughts on “I gatti e il cloruro demonio

  1. Li ho letti entrambi questi libri. Pieni di spunti didattici e davvero meravigliosi! Quanto al silicio non ci avevo fatto davvero caso! W la chimica

    • Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio, la torre di Pisa.
      Gianni Rodari, Il libro degli errori, 1964

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