Un concorso a cattedra del 1866.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

si veda anche il precedente articolo

di Gianfranco Scorrano, già Presidente SCI

Recentemente ho letto (Gian Luigi Bruzzone, in Annali di storia delle Università italiane, Vol.12,2009) la lettera che Ciamician ha inviato a Cannizzaro, alla fine del 1894, con l’intenzione di porgere gli auguri per il vicino nuovo anno, ma che contiene anche alcuni spunti per quanto riguarda la conoscenza dei concorsi universitari.

Bologna, 29 Dicembre 1894

Illustrissimo Signor Professore,

nello scorso novembre, sapendo che il Baccelli (nota red.: Guido Baccelli ministro della pubblica istruzione nel governo Crispi 14 giugno 1894-5 marzo 1896) non intendeva aprire altri concorsi, ma provvedere direttamente alle cattedre vacanti per – diciamo così – decreto ministeriale, la pregai di tenere conto del dottor Angeli, nel caso che il Ministro fosse ricorso al suo autorevole parere per eventuali nomine. Ora davanti al fatto compiuto della proposta di Giorgio alla docimastica di Roma, il suo intervento mi sembra necessario e credo che alla nomina del Giorgio a Roma dovesse far seguito quella del dottor Angeli alla docimastica di Napoli. Dopo il trasloco del Peratoner a Palermo, la nomina di Grass a Catania e quella del Giorgio a Roma, mi sembra debito di giustizia da parte del Ministro tenere conto anche dell’Angeli, che ha certo meriti di gran lunga superiori a quelli del Giorgio. In questa occasione, per me assai difficile, invoco il suo ajuto e sono sicuro che Lei per quest’alto senso di giustizia e di equità, che ho in Lei sempre ammirato, e forse anche per un po’ d’amore pel suo antico allievo non vorrà negarmelo. Io non credo scrivendole così di poterle dispiacere, perché l’interessarsi ai giovani d’ingegno, che danno affidamento di fare onore alla nostra scienza, mi sembra un dovere, a cui nessun insegnante, per quanto moderato, deve sottrarsi. Voglia dunque darmi qualche consiglio intorno a ciò che le sembra opportuno fare per il dottor Angeli, e mi perdoni se in questa lettera, ch’io intendeva dedicare soltanto agli augurii di capo d’anno, che le invio, vivissimi, anche a nome di mia sorella, ho dovuto parlarle d’un argomento per me sì grave. Gradisca i miei ossequi e mi creda suo devotissimo ed affezionatissimo G. Ciamician

Dalla lettera possiamo ricavare come si svolgessero i concorsi per le cattedre universitarie:

  • le commissioni di concorso erano fatte dal Ministro della pubblica Istruzione. Questo era la norma da tempo in vigore in tutti, grandi e piccoli regni in cui era divisa l’Italia e che era proseguita nel Regno d’Italia Unito. Naturalmente il ministro si consultava (forse) con i professori più rilevanti o noti.
  • Ciamician esprime critiche per le recenti nomine fatte dal ministro e sostiene che “l’interessarsi ai giovani d’ingegno, che danno affidamento di fare onore alla nostra scienza, mi sembra un dovere, a cui nessun insegnante, per quanto moderato, deve sottrarsi.” Da qui la richiesta di aiuto a Cannizzaro.

Nel mondo moderno, le lettere di raccomandazione sono particolarmente usate nel mondo anglosassone: dopo il dottorato, lasciando il posto dove si è ottenuto, l’ex studente di PhD riceve dal suo supervisore una lettera che spiega cosa ha fatto dal punto di vista scientifico, che risultati ha ottenuto e anche, nella parte finale, alcune note caratteriali che lo raccomandano (o meno). Naturalmente lo studente andrà a lavorare altrove, il parere del supervisore è visto come una “raccomandazione” misurata attentamente negli aggettivi usati.

In Italia, di solito nei tempi moderni si fa carriera in sede, nello stesso gruppo in cui si è preso il dottorato, nella catena PhD, ricercatore, associato, ordinario: qui le lettere di raccomandazione non servono.

Ma torniamo ad un caso, chiaramente documentato, di un concorso in cui i professori sono stati nominati dal ministro: il concorso per la cattedra di chimica all’università di Torino, quello che doveva nominare il sostituto di Piria, da poco defunto.

Siamo nel dicembre del 1866, 25 anni prima della lettera di Ciamician a Cannizzaro. La commissione ministeriale, come abbiamo visto in un precedente post, è così costituita: Francesco Boschi (matematico milanese, Presidente), Stanislao Cannizzaro (1826-1910), Pietro Piazza (1824-1883), Ascanio Sobrero (1812-1888), Paolo Tassinari (1829-1909).

Le biografie di Cannizzaro, Sobrero e Tassinari sono raccolte, assieme a ca 700 altre, all’indirizzo:

http://www.chimica.unipd.it/gianfranco.scorrano/pubblica/la_chimica_italiana.pdf

Accennerò solo a cose di cui si dirà in seguito. Cannizzaro divenne Professore all’università di Genova nel 1855 a 29 anni; Sobrero alla Scuola Applicata per gli Ingegneri di Torino nel 1845 a 32 anni; Tassinari professore di chimica docimastica a Bologna nel 1860-61 a 32 anni.

Per Piazza vi sono pochissime informazioni. L’unica che ho reperito è sul sito gestito dal comune di Bologna:http://www.storiaememoriadibologna.it/

Pietro Piazza (1824-1883).Chimico. Professore ordinario dal 1861 di chimica organica nella Facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali dell’Alma Mater Studiorum. Mazziniano, fece parte, insieme a Carducci, del direttivo dell’Unione democratica bolognese, aderendo a diverse manifestazioni antimonarchiche e anticlericali. E’ sepolto alla Certosa di Bologna, Sala Gemina, loculo 369.
Sulla semplice lapide è incisa la rappresentazione di una stretta di mano che simbolicamente rappresenta l’unione tra Pietro Piazza e Marietta Alfieri. Il messaggio, apparentemente banale, rappresenta invece un rapporto paritario tra i due, in un’epoca in cui la donna ancora faticava ad avere un ruolo diverso da quello di ‘custode del focolare domestico’. L’epigrafe della lapide recita:

A / TRIBUTO DEL PRIMO AMORE / E DI RICONOSCENZA ETERNA / ALLA SUA / BELLA, GENTILE, ONESTA, VIRTUOSA / MARIETTA ALFIERI / CHE / TANTO AMO’ E PATRIA E FAMIGLIA / IL PROFESSORE PIETRO PIAZZA / A LEI FELICEMENTE SPOSO / E / PER TANTA IMMATURA PERDITA / INCONSOLABILE / QUESTA MEMORIA / POSE / VISSE ANNI 36. MANCO’ AI 16 NOVM_RE 1868. – “

I commissari chimici hanno tutti ottenuto la promozione a professori ordinari in età giovanile: 29,32,32 e 37 anni. Si ritrovano a giudicare una serie di candidati (sette) tra cui uno locale (Peyrone) e parecchi altri già abbastanza rinomati tra i quali Schiff (vedi note biografiche nel sito di Padova sopra elencato).

La scelta non è facile ed infatti la commissione spese qualche tempo per definire i criteri di valutazione. Riprendiamo dall’articolo di Cerruti (Concordia Discors. I chimici Italiani dell’ottocento, fra politica e scienza, 1998) quanto scrisse Cannizzaro nei verbali del concorso:

E’ dovere di un professore dedicare il suo tempo non solo a dettare lezioni, ma altresì a coltivare la scienza che professa e cooperare con gli scritti alla diffusione e all’avanzamento di essa

col professore provetto, da più anni disavvezzo al movimento delle idee e che ha perduto persino le emozioni che trascinano alle ricerche e le coronano, si ha immancabilmente il successivo decadimento dell’insegnamento, mentre col giovine, che si è messo bene nella vita scientifica, vi è da sperare un graduale miglioramento

Il primo concetto è espresso, a livello mondiale, anche nella ben nota frase “Publish or perish” e, sia pure con meno gravità, è comunemente accettata. Anche la seconda, dando fiducia alla età giovanile, sembra ragionevole.

Questo modo di ragionare di Cannizzaro fu accettato, senza commenti, da Piazza.

Tassinari, al contrario, valutava la funzione di insegnante piuttosto che quella di ricercatore: vi è in questo un riflesso della sua personale carriera. Da quando aveva lasciato il laboratorio di Piria (1855 per insegnare all’Istituto Tecnico di Alessandria) non aveva (e non avrà più) pubblicato alcun lavoro scientifico.

Sobrero, apertamente a favore di Peyrone, svolse ragionamenti arditi: “se dei soli lavori scientifici si dovesse tener conto per calcolare i meriti dei concorrenti si correrebbe il rischio di attribuire a merito personale ciò che fu effetto di circostanze speciali favorevoli a questo o a quell’altro concorrente”, come se i lavori scientifici nascessero per caso. La meritocrazia non ha avuto mai un terreno facile in Italia. Si lamenta poi che in genere un professore ha molte richieste dalle autorità per analisi varie, cosa che provoca ritardi nelle attività di ricerca.

Ma vediamo in dettaglio lo sviluppo della carriera di Peyrone, riprendendo quanto pubblicato da Sandro Doldi su “La Chimica e l’Industria” Vol.77, pag.989,(1955). Nato nel 1813, ai tempi del concorso (1866) aveva 53 anni: era cioè più anziano di Cannizzaro (40), Piazza (42), Tassinari (37). Solo   Sobrero è di un anno più anziano di Peyrone.

Naturalmente quando i commissari sono più giovani dei candidati diventa ancora più importante una analisi dettagliata dei titoli.

Vediamo che dopo una laurea a medicina, Peyrone decise di studiare chimica con Dumas a Parigi e poi nel 1842-44 nei laboratori di Liebig a Giessen. Qui pubblicò nel giornale di Liebig e poi, tradotta in francese, negli Annales de Chimie et de physique 1844, 193 [36] l’articolo sulla reazione di cloruro platinoso con ammoniaca: ottenne due prodotti, uno giallo e l’altro verde. Separati, il prodotto verde risultò identico al prodotto già noto come sale di Magnus [Pt(NH3)4][PtCl4] mentre quello giallo, denominato poi sale di Peyrone, aveva la formula PtCl2(NH3)2 . Bisognerà attendere il 1893 quando Werner pubblicò il lavoro sulla coordinazione chimica e quindi dimostrò che per i complessi del platino bivalente con la struttura PtA2X2 ci debba essere una struttura planare con il platino al centro ed i sostituenti al vertice , con, nel sale di Peyrone, i due atomi di cloro in posizione cis. Altri anni passeranno per l’utilizzo del sale di Peyrone nella cura dei tumori, ma questa è un’altra storia.

Dopo questo lavoro ben poco dal punto di vista chimico uscì dalla penna di Peyrone. Il quale, invece iniziò una lunga carriera didattica.

Il 28 novembre del 1846 Carlo Alberto aveva concesso alla Camera di Commercio di Genova di istituire la Scuola serale di chimica applicata e il 16 novembre il Ministro dell’interno (reggente) Des Ambrois de Nevache conferì al dott. Michele Peyrone l’incarico di insegnare chimica applicata alle arti nella Scuola serale di Genova.

Peyrone, ai primi di marzo si trasferì a Genova e la sera del 20 novembre 1847 il Peyrone pronunciò il discorso inaugurale. Come riportato da Doldi, nel discorso inaugurale vengono esposte alcune conoscenze del tempo, ma anche molto discutibili. Per esempio della chimica organica Peyrone dice che si tratta di pochi corpi semplici che si formano per effetto della forza vitale e l’uomo non è in condizione di produrne neanche una molecola. Più tardi definirà folle la speranza di arrivare un dì a produrre le sostanze organiche. Queste idee, che suonano abbastanza folli, in realtà già ai tempi di Peyrone erano state provate false.

Nel 1828, circa 20 anni prima che Peyrone prendesse il suo insegnamento a Genova, F.Woeler aveva preparato, riscaldando l’isocianato di ammonio, l’urea uno dei composti presenti nell’urina.

Nel francobollo delle poste tedesche (1982) in alto a destra è scritta la reazione per la preparazione dell’urea. Non c’è traccia della forza vitale. Dopo 20 anni, Peyrone ancora non sa nulla dell’esperienza di Wohler.

Definire folle la speranza di sintetizzare sostanze organiche dimostra ancora una volta la mancanza di cultura chimica da parte di Peyrone. Quanto poi abbia fatto la chimica organica è un monumento che va contro queste inqualificabili assunzioni. Per una approfondita discussione del passaggio nella chimica del concetto di vis vitalis e dello sviluppo della chimica organica vedi: Antonio Di Meo, Percorsi della Chimica
Accademia dei XL – Roma 2000 http://www.accademiaxl.it/it/pubblicazioni/divulgazione-scientifica/165-chimica-organica.html
A mio parere l’opposizione a Peyrone era più che giustificata: pochi risultati scientifici, troppe affermazioni sbagliate. Che non siano arrivati a concludere su altri candidati è sorprendente: ha avuto certamente peso che il candidato locale (Peyrone) non trovasse la maggioranza dei commissari, ma avevano altri forti candidati da promuovere. Le beghe e le camarille, più che dal lato di Cannizzaro (vedi i criteri ragionevoli proposti per la valutazione), venivano da Sobrero/Tassinari.

One thought on “Un concorso a cattedra del 1866.

  1. Su raccomandazioni, concorsi e camarille passate, presenti e future:

    j’ai trop a ecrire, c’est pourquoi que je n’ecris rien (Stendhal, Journal, 1804)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...