Cronache dall’antropocene.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Claudio Della Volpe

Tutti i giornali di questi giorni seguono col fiato sospeso la impari lotta fra i nani di Francoforte e la piccola Grecia battagliera di Tsipras. Le interviste di Wolfgang Schäuble*, ministro tedesco delle finanze, ribadiscono che la Grecia non è abbastanza efficiente e produttiva e che blocca la strada verso “la crescita”, il cui mantra rallegra i sogni di tutti i politici europei e mondiali; l’Italia “renzina” non si sa ancora che fine farà, ma Giorgio Squinzi, patron di Mapei e di Confindustria dichiara che non ha nulla da chiedergli; il governo Renzi, infatti, gli ha già dato tutto e anche di più; i giovani disoccupati (sono al 40%) ringraziano. La “crescita infinita”, sogno di tutti i ministri delle finanze del mondo e risultato medio di alti e bassi del mercato (e della guerra) per gli scorsi 250 anni ha d’altronde già provocato i suoi effetti e li vediamo in questo periodo (beh Schäuble della guerra ne sa qualcosa*). Infatti, sia pur con molta meno fanfara il livello medio del biossido di carbonio in atmosfera ha superato per la prima volta da 4-5 milioni di anni il valore di 400 ppm. Mi direte : “Ma non era già successo l’anno scorso?”; certo vi rispondo io era toccato al dato istantaneo e l’aveva segnalato Giorgio Nebbia (https://ilblogdellasci.wordpress.com/2013/05/20/quattrocento/) ma c’è una piccola differenza adesso: questo è il livello medio. Per comprendere la differenza partiamo dai dati registrati a Mauna Loa, che rappresenta, nel mezzo del Pacifico, una stazione di riferimento per questo tipo di misure. Il grafico seguente rappresenta in rosso i dati mensili più recenti e in nero i valori medi (media mobile su sette cicli adiacenti) sui quali mi sono permesso di tirare una retta orizzontale a 400 ppm.

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Si vede bene cosa è avvenuto; nella primavera-estate 2013 il valore massimo mensile ha sfiorato ma non superato il limite; l’anno successivo come registrato da tutti gli osservatori il limite fu superato e i valori rimasero sopra la soglia per qualche mese tornando sottosoglia con il periodo autunnale dell’emisfero Nord; questa ampia variazione, che è conosciuta come il “respiro di Gaia”, dipende dal ciclo fotosintetico globale ed è la somma di due distinti cicli fotosintetici nei due emisferi. Infine nel primo quarto di quest’anno i valori sono tornati a crescere durante la primavera dell’emisfero Nord e hanno ancora una volta superato il limite; stavolta però lo stesso ha fatto la media mobile; mentre il ciclo tornerà a diminuire durante l’autunno e per breve periodo tornerà ancora una volta sottosoglia, la media mobile non tornerà MAI PIU’ sotto soglia per molti anni (secoli o millenni) e questo dipenderà da NOI, sia nel senso che le nostre attività di combustione e di agricoltura ne sono responsabili, sia nel senso che il tempo che passerà soprasoglia dipende dalle nostre azioni future in campo energetico e produttivo. Questa è certamente crescita!

I politici se ne curano poco, ma questa crescita, a differenza di quella del PIL, appare veramente inarrestabile; non è l’unica.

La popolazione mondiale è a 7.2 miliardi e continua imperterrita un’ ascesa anch’essa inarrestabile, al ritmo di oltre 70-80 milioni di nascite nette all’anno; si può stimare che metà di questo numero sia di nascite “indesiderate”, ossia che le donne se fossero padrone di se stesse eviterebbero (http://en.wikipedia.org/wiki/Unintended_pregnancy); ma purtroppo la gran maggioranza delle donne del mondo, a differenza della signora Merkel, non è padrona della propria vita. Certo ci sono anche buone notizie; durante il 2014 la quota di energie rinnovabili è cresciuta in modo notevole; se consideriamo il solo FV, per esempio, la quantità di potenza installata nel mondo è arrivata a sfiorare per il 31 dicembre scorso i 180GWp. La capacità installata delle turbine eoliche è arrivata a oltre 280GWp nella medesima data per un totale di 460GWp. Se si pensa però che la potenza primaria media necessaria è dell’ordine di 15.000GW CONTINUI, siamo ancora lontani dall’obiettivo, la strada per una energia totalmente “pulita” è ancora lunga, ma l’abbiamo intrapresa. Ovviamente le percentuali di energia effettivamente fornite sono ancora basse: si stima che solo il 20% dell’energia elettrica mondiale sia globalmente fornita da sorgenti rinnovabili prima di tutto idro (nel nostro paese abbiamo sfiorato il 40% lo scorso anno) ma l’energia elettrica è solo una parte dell’energia primaria e tale valore scenderebbe a circa il 13% del totale di primaria (dati 2008) contro l’81% di fossile e il 6 circa di nucleare (vedi Nota finale).

(si veda anche http://www.qualenergia.it/articoli/20150525-fotovoltaico-continuano-i-ribassi-da-record-6virgola1-centesimo-%24-per-kwh) Ma queste limitate buone notizie sono bilanciate da un numero notevole di altre notizie meno buone. Due recenti articoli rafforzano gli aspetti gravi della situazione climatica ed ambientale:

Ed infine la estensione dei ghiacci artici, sensibilissimo indicatore della situazione termica del pianeta, è in velocissima riduzione:

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tanto che perfino i siti che si interessano di economia parlano di un “problema Artico” (http://www.businessinsider.com/arctic-sea-ice-grows-but-still-shrinking-2014-9?IR=T), l’Artico è diventato un problema perchè le variazioni climatiche indotte possono avere effetti tragici sulla produzione agricola mondiale.

La scoperta del secolo! La natura biofisica dell’economia mondiale, nascosta da un secolo di “magnifiche sorti e progressive”, ridiviene manifesta con la forza dei fatti: il picco del petrolio, il ciclo fuori controllo di azoto e fosforo e le modifiche climatiche da gas serra rivelano la debolezza della scimmia nuda, della sua arretrata e preistorica organizzazione sociale.

Parafrasando il celebre monologo di Roy Batty (interpretato da un magistrale attore anche lui arianissimo, Rutger Hauer (in effetti è olandese)) in Blade Runner

antrpocene5“I’ve seen things you people wouldn’t believe,

methane molecules on fire off the shoulder of Baltic sea, I watched the clathrates in the dark near the bottom of the Siberian Ocean. All those moments will be lost in time, like Arctic tears in rain. Time to die. »**

Note

  • *Wolfgang Schäuble è stato presidente della CDU; dopo aver ammesso in televisione di aver ricevuto una donazione (non registrata) al partito di 100.000 marchi da parte del controverso commerciante di armi Karlheinz Schreiber si dimise; ma dopo aver lasciato la guida alla sempre verde signora Merkel (laureata in Fisica e con un dottorato in meccanica quantistica) è tornato in sella alla sua fida sedia a rotelle (sulla quale è confinato dopo che un pazzo lo ha ferito gravemente) alla guida dell’economia tedesca e, tramite quella, dell’economia europea; tutto per la sua gloria e per il nostro sollazzo.
  • ** il testo è stato parafrasato dall’autore di questo articolo ispirandosi a un post di Ugo Bardi http://ugobardi.blogspot.it/2015/05/le-lacrime-dellartico.html
  • Nota sui valori statistici; le cifre che ho riportato si trovano nelle voci di Wikipedia; tuttavia i dati BP sono più pessimistici; per il 2013 riportano meno del 9% di energia primaria da rinnovabili totali;
  • mentre scrivo: http://www.nature.com/news/big-compromises-needed-to-meet-carbon-emissions-goal-1.17622?WT.mc_id=TWT_NatureNews

6 thoughts on “Cronache dall’antropocene.

  1. Caro Claudio,
    hai fatto una sintesi egregia della situazione attuale. Ma i nostri cari politici continueranno a fregarsene, o a fregarci, e noi continueremo ad accelerare la nostra macchina produttiva fino a che arriveremo al burrone ed inizieremo a precipitarvi dentro. La soglia dei 400 ppm è stata vissuta dalla maggior parte degli umani come una stranezza curiosa, quasi divertente, ma ovviamente non ha destato alcuna preoccupazione, e tutti si è tornati a preoccuparci delle cose veramente serie, come lo scudetto calcistico, il campionato di football americano, la ferrari, o le tette di qualche troietta di turno. In un mondo ideale, ci sarebbero delle riunioni frenetiche tra i governanti del mondo, al fine di tentare di salvare il salvabile e porre un freno ad uno stile di vita impossibile. Ma in un mondo ideale non saremmo neppure arrivati a questo punto, poiché il freno si sarebbe già tirato molto tempo fa. Già, molto tempo fa… Del resto, il chimico-fisico Svante August Arrhenius (premio Nobel per la chimica nel 1903, mica un pisquanello qualunque) aveva evidenziato già nel suo celebre articolo del 1896 (http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0CCgQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.rsc.org%2Fimages%2FArrhenius1896_tcm18-173546.pdf&ei=vr9oVdycK-nLygO3l4LoDQ&usg=AFQjCNEQR-Fxqukf98SioIjuuQh2UkJAYQ&bvm=bv.94455598,d.bGQ) il ruolo riscaldante che avrebbe avuto un’eccessiva immissione di biossido di carbonio in atmosfera. MILLEOTTOCENTONOVANTASEI! La concentrazione stimata di CO2 in quegli anni era di 295 ppm circa: un valore già alto, se paragonato con i massimi storici dei periodi interglaciali precedenti (tra 280 e 290 ppm), ma bassissimo rispetto ai valori odierni. In pratica, visto che i valori minimi dei periodi glaciali si sono aggirati intorno a 180 ppm, è come se noi ora ci fossimo portati avanti di una glaciazione rispetto ai valori del passato… almeno per quanto riguarda la CO2.

  2. Caro Claudio,

    un brillante articolo, complimenti. Pare che l’antropocene abbia un tempo definito. Il problema che resta è “cosa fare” e “come farlo” per rallentare questa sorte. Forse Goethe può aiutarci? Pino

    • Caro Giuseppe, forse ti riferisci alla frase di Goethe che compare anche nella nostra testata; che dimostra che di fatto il problema era avvertito anche molto tempo fa, all’inizio della parabola che ci ha portato qua; la questione è che allora c’era ancora tanto spazio “libero” da conquistare ed esplorare; ma la situazione è cambiata; dal 1984 abbiamo superato “un pianeta” di dimensione di risorse necessarie e ogni anno intacchiamo un po’ di più il capitale naturale che abbiamo a disposizione; è una delle possibili componenti della cosiddetta deriva neoliberista; non potendo più “crescere” veramente il sistema produttivo ha cominciato a cannibalizzare il proprio patrimonio biofisico; la crescita è diventata prevalentemente finanziaria più che industriale e contemporaneamente sembra che i diritti faticosamente conquistati siano diventati un tabù, un lusso; proprio per questo l’unica cosa sensata è ridurre le nostre pretese, ma a partire da quelle dei più ricchi; la “crescita” tradizionale non è più possibile, la redistribuzione si; anche perchè dato che siamo arrivati a 89 persone che posseggono il 10% del capitale planetario e il 50% del reddito, direi che non ha molto senso continuare a crescere; crescere per aumentare il numero piccolo di miliardari e quello immenso dei poveri? Invece redistribuire la ricchezza, ridurre la giornata lavorativa; lasciare la produzione complessiva costante da un anno all’altro, stabilizzare la popolazione; svilupparsi NON crescere: questa apparente utopia è l’unica condizione per avere un futuro; non ci serve una tecnologia nuova ma una nuova organizzazione sociale grazie alla quale vecchie tecnologie come la combustione o l’usa e getta potranno essere definitivamente abbandonate e lasciare spazio a tecnologie mature come il fotovoltaico o il riciclo che in tempi accelerati dovranno diventare il nostro modo di usare l’energia e la materia; solo così potremo trasformarci da seme, che sfrutta le riserve fossili, a pianta rigogliosa integrata nel ciclo del Sole, e sostituire la crescita puramente quantitativa, il PIL, con lo sviluppo qualitativo di una specie veramente senziente e propriamente umana.

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