Come ci percepiscono gli altri.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Mauro Icardi

L’idea di scrivere questo articolo nasce dai colloqui quasi quotidiani che ho con i colleghi addetti alla manutenzione degli impianti e anche con i responsabili delle sezioni elettriche e meccaniche.

druido2Di chimica per i non chimici ha scritto Primo Levi, a mio giudizio forse il più grande scrittore del novecento. Quindi potrebbe sembrare un’idea azzardata o presuntuosa che ci provi io. E in fin dei conti io stesso mentre mi accingo a farlo ho qualche titubanza. Ma ci sono alcuni episodi curiosi che mi sono capitati, che credo valga la pena di raccontare. Sono in qualche modo il completamento di quanto già scritto sulla depurazione.

Il chimico analista è visto dai colleghi spesso in maniera strana. Forse per alcuni posso sembrare ”arroccato in laboratorio nella fortezza della sua minuscola sapienza, perché l’analista è per definizione infallibile”.

Ho citato questo brano di Primo Levi da “Cromo” del “Sistema periodico” perché questa sensazione la provo spesso. Lavorando nel ciclo idrico non solo con i colleghi, ma a volte anche con amici mi vengono rivolte le domande più diverse sull’acqua. Ma è quando qualcuno mi chiede di analizzare l’acqua che la sensazione si fa maggiormente sentire. In Italia siamo i secondi consumatori al mondo di acqua minerale ed i primi in Europa, lo ha rilevato il Censis soltanto pochi giorni fa. Consumiamo 192 litri all’anno di acqua minerale pro capite ed abbiamo il 30% della popolazione che non si fida della qualità dell’acqua potabile. La spesa media per acqua in bottiglia delle famiglie è di 234 euro l’anno. Qualche collega ha deciso di economizzare. E quindi si è rivolto al sottoscritto per chiedere l’analisi dell’acqua di casa. E lo ha fatto dicendomi una frase che mi ha lasciato stupito “Se tu mi dici che è buona allora la bevo!”. Per questa ragione mi sono sentito investito di una responsabilità che sapevo di poter affrontare, ma anche che lui avesse di me e del mio lavoro un’idea particolare. Forse più che ad un chimico sembrava si rivolgesse ad un druido. Dopo molte raccomandazioni su come campionare correttamente soprattutto per quanto riguarda il campione da sottoporre ad analisi microbiologica (in realtà avrei dovuto recarmi di persona da lui ma non mi era possibile) l’analisi ha rilevato la buona qualità dell’acqua. Il collega che per altro lavora nel ciclo idrico adesso beve tranquillamente acqua dell’acquedotto. Siccome la preferisce frizzante utilizza la casetta dell’acqua del suo comune. Comune in cui il servizio idrico è per altro gestito dalla società per la quale lavoro. E quindi le analisi sono già effettuate secondo calendario. Ma tant’è.

campagna-referendum-acqua

Altre volte ricevo campioni di acque di piscine, di pozzi situati in località lontane che arrivano nei contenitori più disparati: bottiglie di plastica, vasetti di vetro delle confetture. A quel punto ovviamente mi rifiuto di eseguire analisi microbiologiche. Dopo molte insistenze determino qualche metallo.

L’idea del campionamento corretto è aliena a molte persone. Spesso vogliono risposte quasi immediate ma non ho la più pallida idea di come abbiano trasportato il campione. E rifiuto di eseguire analisi per acqua che si debba bere. Solo per acque di piscina o acque di pozzo per irrigazione.

Con il responsabile di impianto si ripete con regolarità un gustoso siparietto. Che potrei chiamare la “sindrome della pinza amperometrica”. Quando affrontiamo qualche disfunzione dell’impianto di depurazione può essere necessaria l’esecuzione di qualche analisi supplementare. Se si tratta per esempio del sospetto di una presenza elevata di metalli o di inquinanti organici nei fanghi di risulta destinati allo smaltimento.

Quando io e la mia collega spieghiamo che occorre un pretrattamento del campione prima di poterlo analizzare correttamente, per esempio dobbiamo mineralizzare il fango per la determinazione dei metalli, ci sentiamo regolarmente dire “A me la chimica non è mai piaciuta. Non mi piace dover aspettare. Io se ho un problema ad un motore elettrico collego la pinza amperometrica e ho subito un numero. Così posso già intervenire e risolvere il problema

Pinza_Amperometrica

Ormai questo tipo di dialogo è una tradizione. E non è mai del tutto inutile. Io ne approfitto per parlare un po’ di chimica analitica spiegandogli alcune cose del lavoro di analisi e gli ricordo che non esiste una “pinza amperometrica per provette”.

Se si tratta del sospetto di uno scarico anomalo proveniente dal collettore fognario, un altro collega, che ha una sua personale idea e percezione della chimica, o quantomeno un suo topos di cosa sia responsabile dell’eventuale inquinamento, mi chiama al telefono e mi dice che “in impianto hanno scaricato acidi”. L’impianto a cui fa riferimento è situato in periferia di Varese in una zona industriale. Nel comprensorio ci sono diverse industrie. Una lattiero casearia, un’altra che si occupa di produzione di insaccati, ed una terza che è una grande industria che produce imballaggi flessibili. In questi anni non ho mai riscontrato una sola volta anomalie sul pH del liquame che entra in quell’impianto. Eppure lui ha l’idea che la produzione chimica, e soprattutto i reflui, siano unicamente acidi non ben precisati e che vengano abusivamente scaricati. Per altro l’industria che produce gli imballaggi utilizza prevalentemente solventi come materie prime. E giova ricordare che è molto rigorosa nei propri standard di sicurezza igiene e trattamento dei rifiuti. Rappresenta un esempio di correttezza e di sinergia positiva con noi che siamo i gestori dell’impianto consortile. In caso di problemi siamo sempre stati avvisati tempestivamente. Questo mi sembra l’episodio forse più caratteristico. La chimica si porta dietro la cattiva nomea, e l’idea che i non chimici associano alla chimica è quella dell’acido. Purtroppo questa idea la hanno anche i giornalisti che confondono soda caustica con acido e di cui si è parlato sul blog.

Chiudo raccontando un ultimo episodio che riguarda proprio la soda caustica. Nei supermercati la soda caustica granulare si trova in prodotti per la disotturazione degli scarichi domestici. Spiegai ad un collega che quella che avevamo in laboratorio era del tutto simile, a parte la purezza a quella che trovava al supermercato. Un giorno lo vidi arrivare trafelato in laboratorio. Voleva disgorgare uno dei piatti delle docce nello spogliatoio che scaricava male. Nonostante le tante raccomandazioni che nel tempo gli avevo fatto, stava per aprire il contenitore della soda in scaglie del laboratorio e stava afferrarne una manciata a mani nude! Dopo averlo bloccato ed essermi asciugato il sudore freddo mi occupai io di prelevarne un piccola quantità per liberare quello scarico. L’episodio non è inventato, e la persona è ormai da anni in pensione. Si è reso conto dell’imprudenza che stava per fare ma credo che adesso abbia completamente rimosso l’episodio.

Della chimica, del lavoro del chimico i non addetti hanno spesso percezioni strane, errate, qualche volta fantasiose.

Spesso nell’uso dei prodotti chimici anche di uso domestico la distrazione può essere causa di infortuni, e quindi anche per questa ragione i chimici sono chiamati ad un grande impegno divulgativo. Impegno divulgativo a vari livelli, da quello specialistico a quello comprensibile ai più. Certamente un impegno continuo. Sono convinto che ce ne sia un gran bisogno. Una necessità direi imprescindibile.

nonemagia

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