Ve l’hanno mai detto che siete polisemici?

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Claudio Della Volpe

Un potente esplosivo può essere prodotto mescolando in modo opportuno due sostanze molto comuni, acqua ossigenata ed acetone; si tratta del perossido di acetone; normalmente ci si riferisce al trimero di tale sostanza, qui rappresentato.

800px-Acetone_peroxide_trimerNon vi sto proponendo di sintetizzarlo, anzi vi sconsiglio caldamente di farlo data la estrema instabilità del composto, ma voglio solo raccontarvi una storia che lo riguarda con molte facce, come spesso avviene in Chimica, una storia ripresa dal blog di Michelle Francl-Donnay professoressa di Chimica al Bryn Mawr College e scrittrice

(http://cultureofchemistry.fieldofscience.com/2015/06/chemists-are-wildly-polysemous.html), uno dei blog di chimica più famosi del mondo anglosassone.

Il post si intitola I chimici sono terribilmente polisemi. Già ma che vuol dire?

Tutto comincia con questo articolo:

http://www.bbc.com/news/uk-england-manchester-31728807

sulla evacuazione di un edificio dell’Università di Manchester a causa della possibile esplosione di perossido di acetone; sotto una foto della sede del laboratorio la BBC ha scritto:

Some acetone peroxide was reported to have crystallised at the Paper Science Building……making it volatile

Ossia che il problema è sorto per aver cristallizzato del perossido di acetone, poichè questo lo rende volatile.

Ma come, si chiederà il lettore comune? Come può essere che si cristallizza una cosa e quella diventa più “volatile”? E poi volatile non significa mica esplosivo. E’ un controsenso!

In effetti la situazione sta così; quando sintetizzate il perossido di acetone mescolando in presenza di un acido forte acqua ossigenata ed acetone si forma essenzialmente il trimero del perossido; la molecola del trimero è molto instabile (come tutti i perossidi organici) ed esplode per urto, frizione o esposizione a fonti di calore.

Ora se voi lo sintetizzate e purificate bene a secco e lo mettete da parte, per esempio in un contenitore anche ben chiuso cosa avviene? La sostanza può evaporare (volatile in questo caso vuol dire non esplosivo ma ad elevata tensione di vapore) e ricristallizzare per bene formando grossi cristalli sulle pareti del vostro recipiente cristalli in cui il trimero si trasforma in parte nell’ancora più “sensibile” dimero) casomai al confine fra il coperchio e le pareti; al momento della riapertura del recipiente, l’operazione andrà a rompere uno di quei bei cristalli del “sensibile” materiale che esploderà all’istante tracsinandosi dietro il resto. E qualcuno si farà male.

Ecco qua; dietro la frase del giornale, ambigua e polivalente c’è un mondo di processi e reazioni; e questa frase ha scatenato su Twitter una serie di commenti sull’ambiguità dei termini che spesso hanno un significato in Chimica e un altro del tutto diverso nel linguaggio comune (https://twitter.com/MichelleFrancl/status/573127901115252736); questo fenomeno prende il nome di “polisemia” e Nature ha costruito un intero elenco (ovviamente in inglese) di termini chimici ambigui (http://www.nature.com/nchem/journal/v7/n7/extref/nchem.2288-s1.pdf)

 polisemo1

Ovviamente fra inglese ed italiano c’è una certa differenza ma ciononostante alcune ambiguità lessicali sono comuni:

  • molare non si riferisce ai nostri denti e questo lo sanno anche gli studenti delle medie
  • un composto avido di ossigeno non si arricchirà, ma certamente ne assorbirà molto
  • una reazione di attacco nucleofilo non corrisponderà ad una azione bellica
  • la temperatura o il punto di “flash” non si riferisce allo strumento fotografico
  • un acido grasso non è in sovrappeso
  • se vi chiedono un tempo di rilassamento non vi stanno invitando a stendervi sul divano
  • una retro sintesi non è una sintesi retrò, cioè vecchio stile nè un composto aromatico è necesssariamente dotato di un buon profumo

e potremmo continuare a lungo.

Il fatto è che il linguaggio ha molte sfaccettaure e questo si incrocia con le ambiguità e le sfaccettature della Chimica.

Il linguaggio comune e quello scientifico condividono termini omologhi (o omografi), ma questa omologia è polisemica ossia le parole identiche non significano le stesse cose; questa polisemia potrebbe essere anche simpatica e diventare non solo la sorgente di qualche gustoso erroraccio giornalistico (come la soda acida), ma un gioco da proporre agli studenti e alla popolazione per render meno astrusa, antipatica e malsopportata la nostra disciplina.

Che ne dite? Lo sapevate di essere polisemici?

(nota in calce suggerita da G. Nebbia:

“Quando uso una parola”, Humpty Dumpty disse in tono piuttosto sdegnato,
“essa significa esattamente quello che voglio – né di più né di meno.”
“La domanda è”, rispose Alice, “se si può fare in modo che le parole abbiano
tanti significati diversi.”
“La domanda è,” replicò Humpty Dumpty, “chi è che comanda – tutto qui.”
Lewis Carroll, “Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio
magico”)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...