Quel pasticciaccio dell’arsenico nell’energy drink.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Mauro Icardi

Sta avendo un certo risalto la notizia pubblicata dal “Fatto quotidiano” ma anche da altre testate giornalistiche sia on line che cartacee, che riferiscono che in una bevanda “energizzante” sia stato rinvenuto arsenico inorganico contenuto nell’additivo E 331 (trisodio citrato) proveniente dalla Cina

La notizia merita un commento sul blog per diversi motivi.

Lata_de_Monster_Energy

Il primo motivo è il notevole ritardo con cui si è scoperta la contaminazione. Leggendo in rete sembra che sia il Belgio il primo paese che effettuando controlli abbia scoperto la contaminazione un anno fa, l’11 Luglio 2014. L’additivo era entrato nel mercato europeo attraverso l’Olanda

Dopo questa segnalazione passano 6 mesi e solo il 27 febbraio 2015  scatta l’allerta in tutto il mondo.  In Italia la prima segnalazione risale al 3 marzo 2015,  e poi ci sono stati 5 aggiornamenti di notifica.

Cercando in rete risulterebbe che l’additivo avesse una contaminazione di 5,5 mg/Kg di arsenico inorganico rispetto ad un limite massimo di 3 mg/kg. (Il limite per l’Arsenico negli additivi alimentari è normato dal regolamento UE 231/2012 che stabilisce le specifiche degli additivi alimentari.) Non è chiaro chi sia stato ad effettuare le determinazioni.

Il ministro della salute Lorenzin dichiara che secondo le autorità Olandesi “la possibilità di un rischio per alcune categorie di consumatori non può essere esclusa

Nello stesso tempo però lo stesso ministero cerca di rassicurare dicendo che l’additivo subisce una diluizione nella bevanda, e che in ogni caso occorre tenere conto delle quantità bevute giornalmente.

L’azienda produttrice della bevanda sollecitata dal “Fatto quotidiano” risponde con una breve nota che le bevande appartenenti ai lotti che sono stati ritirati dal mercato erano sicuri per il consumo.

Sembra di capire che i controlli di qualità in Cina siano stati carenti. E mentre in Italia sono previsti controlli sanitari a campione negli uffici di sanità di porti ed aeroporti, questi non sono previsti negli altri paesi dell’Unione Europea. E se pensiamo per esempio alle quantità di merci che entrano in Europa attraverso il porto di Rotterdam la cosa è ancor meno comprensibile. E singolare anche che l’Unione Europea abbia stabilito limiti per l’arsenico negli additivi alimentari, nelle acque destinate al consumo umano stabilendo il valore limite di 10 microgrammi/litro recepito in Italia con il D.Lgs 31 del 2 Febbraio 2011,mentre il regolamento CE 18881 del 2006 non contempla l’Arsenico tra le specie chimiche normate.

E’ auspicabile che la commissione europea introduca limiti per l’Arsenico inorganico per quegli alimenti che ne contengono di più. L’Efsa (Autorità Europea per la sicurezza alimentare) ha pubblicato nel 2014 uno studio (Dietary exposure to inorganic arsenic in the European population) .  Dopo i cereali e suoi derivati, sono stati individuati dall’EFSA, in ordine decrescente, i prodotti alimentari per usi dietetici speciali (alcune alghe sono ricchissime in arsenico inorganico), l’acqua in bottiglia, il caffè e la birra, il pesce e le verdure.

I limiti non sono ancora stati inseriti anche per le difficoltà analitiche connesse alla speciazione dell’Arsenico. Una sfida ulteriore per la chimica analitica.

L’arsenico è stato classificato dalla IARC (Agenzia Internazionale per la ricerca sul Cancro) come elemento cancerogeno certo per l’uomo. Il comitato di esperti di Fao ed OMS ha proposto una dose di riferimento per l’assunzione di Arsenico fissando un valore pari a 3 microgrammi/kg per chilo di peso corporeo che può provocare un rischio supplementare rispetto al rischio standard dello 0,5% in più di contrarre tumore al polmone.

L’Efsa ha evidenziato un rischio supplementare per i bambini rispetto agli adulti perché rispetto al loro peso corporeo consumano una quantità maggiore di cibo.

Ultima considerazione: si parla della quantità di arsenico rinvenuta nell’additivo E 331 prodotto in Cina. La quantità di 5,5 mg/kg. Dagli articoli non si evince niente altro. Non è chiaro né come né in che modo questa quantità così elevata sia finita nel prodotto. Si possono fare solo supposizioni che possono far pensare a procedure di lavorazione con scarsi controlli o pulizia, fino a suppore che in Cina la contaminazione ambientale sia arrivata a livelli impensabili per la stessa sopravvivenza degli abitanti.

Non ho reperito notizie più approfondite in rete o sui giornali. Ma tutta questa vicenda in primo luogo mi riporta alla mente altri tempi ed altri problemi (penso per esempio alla vicenda scoperta della cancerogenicità del colorante E 123 negli anni 70),e non può non farmi pensare alle dimensioni ormai fuori controllo delle criticità ambientali e degli inquinanti che abbiamo disperso ubiquamente nell’ambiente.

Sfide importanti per i chimici, ma in generale per ogni essere umano. Ed è necessario un lavoro continuo e capillare di informazione. Oltre ad una profonda riflessione sul nostro rapporto con questo pianeta e al suo sovrasfruttamento. I pozzi che devono assorbire i nostri scarti sembrano ormai saturi. E il nostro convivere con quantità sempre maggiori di inquinanti sembra essere un esperimento mal condotto. Un tentativo maldestro di mitridatizzazione planetaria.

 si veda anche: http://www.frodialimentari.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9360:arsenico-nellenergy-drink-monster&catid=1333:consumatori&Itemid=45

3 thoughts on “Quel pasticciaccio dell’arsenico nell’energy drink.

  1. Sulla Contaminazione di Ambiente e Umanità suggeirei la lettura dell’ultima enciclica papale che inizia con le parole “Laudato si'”

  2. Che l’ imponente industrializzazione cinese da “far west” (anche se geograficamente far east) abbia avuto pesanti contraccolpi sull’ ambiente e sulla salubrità di intere regioni cinesi (per non dire delle Gton di CO2 scaricate in atmosfera ogni anno) è un fatto.
    Però la supposizione che ciò riguardi il caso specifico dell’ inquinamento da As dell’ additivo è molto vaga e senza prove nel merito.
    Riguardo alla valutazione del rischio nel caso specifico ricorderei i 3 microgrammi/kg di peso corporeo (immagino al giorno anche se nel testo non è specificato) dell’ OMS (valore che, come sempre in tossicologia, ha i suoi buoni margini di sicurezza considerando l’ estrapolazione dei dati sperimentali condotti da test su animali e la variabilità di reazioni di noi umani anche se esposti alla stessa dose) vanno valutati nel complesso dell’ assunzione quotidiana. E’ possibile (ma non scontato vista la mancanza di dati riportati) che come dice l’ azienda la bevanda fosse sicura per il consumo (ma non l’ additivo che può essere utilizzato in altri prodotti alimentari). Infatti tale sicurezza dipende dalla concentrazione di As nella bevanda (in pratica dalla concentrazione dell’ additivo supponendo non contaminata l’ acqua usata) e dalla quantità massima di bevanda ingeribile giornalmente (enti come l ‘ EFSA considerano lo scenario realisticamente peggiore nei loro calcoli) che ovviamente ha dei limiti. Se tale prodotto diventa una tot % della DGA (mettiamo per ipotesi 30-40%), allora la bevanda può esser in gran parte “sicura” (con le incertezze scientifiche del caso, perché appunto la tossicologia lavora in termini probabilistici) tranne per quelle particolari categorie di consumatori alle quali si riferiva il Ministro (su indicazione dei suoi consiglieri, mi pare ovvio ) che per altra via (appunto alghe con tanto bell’ As “naturale”, acque, del rubinetto o imbottigliate, cereali etc) normalmente assumono arsenico dalla dieta a percentuali già rilevanti della DGA (mettiamo sempre per amore di ipotesi 80-90% ossia valori accettabili ma che supererebbero la soglia ammissibile con l’ aggiunta della quota proveniente dall’ energy drink arsenicato).
    Ricordo poi che il sistema di allerta rapido europeo è un sistema che funziona piuttosto bene anche se i mass-media lo ignorano (e non sarebbe male se fosse spiegato al pubblico) tranne per incrementare gli allarmi, in maniera spesso emotiva e senza approfondimenti scientifici.

  3. Segnalo che nel portale europeo si trovano molti più dettagli di quelli raccontati dai giornalisti, con i vari lotti “arsenicati” indagati e con le azioni del caso (fino al ritiro dal mercato)
    https://webgate.ec.europa.eu/rasff-window/portal/?event=searchResultList

    P.S: se il link non funziona basta entrare nel portare RASFF ed effettuare una ricerca
    partendo da una data tipo “1 gennaio 2014”, selezionare “food” nella finestra Type e “food additives and flavouring” in quella Product e scrivere “As” come Keywords

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