La cicerchia: dottor Jekyll e mister Hyde tra i legumi

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Angela Rosa Piergiovanni

La cicerchia, il cui nome scientifico è Lathyrus sativus L., è un legume coltivato da millenni. La sua granella trova impiego sia per l’alimentazione umana che in zootecnia. Studi archeobotanici fanno risalire l’inizio della coltivazione (domesticazione) al periodo Neolitico (circa 7-8000 anni fa) localizzando nella penisola Balcanica l’areale in cui tale pratica ha avuto inizio. Dai Balcani la coltivazione della cicerchia si è progressivamente diffusa verso ovest nei paesi del sud Europa, a sud verso il corno d’Africa, ad oriente fino in India, Pakistan e Bangladesh. La cicerchia è una pianta annuale molto rustica che predilige climi temperati (Fig. 1).

Lathyrus_sativus

Fig. 1. Lathyrus_sativus

Rispetto alle leguminose più conosciute (cece, fagiolo, lenticchia, pisello, lupino) tollera meglio le condizioni di avversità climatiche come la siccità, si adatta meglio ai terreni poveri, ha buona resistenza alle infestanti, richiede scarse cure colturali e alcuni genotipi possono essere coltivati fino a 1500m di altitudine. Tutte queste caratteristiche garantiscono un buon raccolto anche in periodi di avversità, e, in paesi poveri dove i periodi di carestia non sono rari, questo legume può fare la differenza. Se a tutto questo si aggiunge il fatto che la granella (Fig. 2)

cicerchiabianca

Fig. 2a Semi di cicerchia bianca

cicerchiascreziata

Fig. 2b Semi di cicerchia screziata

ha un contenuto proteico compreso tra il 25 e il 30 %, quindi mediamente più alto delle leguminose di maggiore consumo, un profilo amminoacidico e livelli in macro e micro elementi comparabili con quelli degli altri legumi, una attività emoagglutinante fino a 10 volte inferiore a quella del fagiolo, non ci si può che chiedere come mai la cicerchia sia di fatto un legume negletto.

E’ noto che il valore nutrizionale della granella di ciascuna leguminosa è legato sia al contenuto dei nutrienti biologicamente disponibili che all’efficienza della rimozione o inattivazione dei composti antinutrizionali o tossici nelle fasi di processamento dei semi prima del consumo (ammollo, cottura, decorticamento). L’equilibrio tra queste due componenti assume nella cicerchia un aspetto paradossale poiché la sua granella è al tempo stesso molto interessante da un punto di vista nutrizionale, ma al contempo ritenuta pericolosa per la presenza di un significativo livello di acido ß-N-oxalyil-L-α, ß-diamminopropionico (ß-ODAP).

beta-ODAP

acido ß-N-oxalyil-L-α, ß-diamminopropionico (ß-ODAP)

Questo amminoacido non proteico, isolato per la prima volta nel 1964, è stato messo in relazione con l’insorgenza del neurolatirismo nei consumatori abituali di cicerchia. Si tratta di una patologia conosciuta sin dai tempi antichi come attestato dalla puntuale descrizione che ne dà Ippocrate. Il neurolatirismo si manifesta con movimenti incontrollati delle gambe dovuti ad una ipereccitazione dei motoneuroni, e in casi estremi, può causare la morte. La tossicità è associata al solo isomero beta, che è però quello prevalente nei semi di cicerchia. In realtà la tossicità dell’ODAP si manifesta in modo diverso nelle varie specie animali. Infatti, ne sono colpiti mammiferi e uccelli sia pure con livelli diversi, mentre gli insetti sono in grado di metabolizzare l’ODAP senza riportare alcun effetto avverso. Ricerche condotte a livello internazionale allo scopo di selezionare varietà di cicerchia con un contenuto in ODAP nullo o quanto meno inferiore allo 0.2% (soglia ritenuta sicura per il consumo umano) non hanno dato i risultati sperati. Questo ha portato alla emanazione di direttive volte a disincentivarne la coltivazione anche nei paesi in cui la cicerchia rappresentava un valido sostentamento per le fasce più povere della popolazione soprattutto nei periodi di carestia.

Ma come stanno veramente le cose? La cicerchia va veramente bandita perché pericolosa?

Studi molto approfonditi condotti in questi ultimi anni sul metabolismo dell’ODAP insieme a valutazioni epidemiologiche stanno portando alla luce una realtà diversa. Una rigorosa valutazione dell’insorgenza del neurolatirismo tra i consumatori abituali di cicerchia ha rivelato che meno del 4% sviluppa la malattia e che la sua incidenza è maggiore tra i giovani di sesso maschile. Inoltre, l’insorgenza della malattia avviene solo a seguito di una dieta basata sul consumo quasi esclusivo di cicerchia per alcuni mesi. Questi risultati ridimensionano notevolmente la fama negativa associata a questo legume. Lunghi periodi di carestia durante i quali le fasce più povere non possono accedere ad una alimentazione variata sono sicuramente condizioni favorevoli al manifestarsi di casi di neurolatirismo, ma in condizioni normali di accesso al cibo il rischio si riduce notevolmente. Inoltre, la malnutrizione è risultato essere un fattore molto importante nel favorire l’insorgenza del neurolatirismo. In condizione di malnutrizione si osserva, infatti, la riduzione del livello di metionina nel plasma. Questo rende le cellule nervose più sensibili al surplus di stress ossidativo che si produce in alcuni individui a causa della sovra-eccitazione dei motoneuroni dovuta al consumo continuativo di cicerchia. Studi condotti in questi ultimi anni suggeriscono che l’inserimento nella dieta quotidiana di alimenti ricchi di metionina può rappresentare una semplice ma efficace strategia per controbilanciare gli effetti negativi dell’ODAP sul sistema nervoso umano.

Se la presenza dell’ODAP nei semi non equivale alla certezza di contrarre il neurolatirismo, vi sono altri componenti potenzialmente interessanti nella granella di cicerchia.

Tutte le specie del genere Lathyrus che accumulano ß-ODAP immagazzinano nei semi anche elevati livelli di L-omoarginina.

L-omoarginina

L-omoarginina

Nella cicerchia circa il 90% della colorazione che si sviluppa mescolando gli estratti etanolici di semi con la ninidrina è attribuibile a questi due amminoacidi non proteici. All’omoarginina sono attribuiti una serie di ruoli contrastanti nella fisiologia umana. Infatti, è utile perché convertita in lisina dal fegato, è un modulatore della biosintesi dell’acido nitrico, modula la tossicità dell’ODAP, ma come rovescio della medaglia ha un ruolo attivo nei meccanismi di insorgenza di alcuni tipi di tumori. Prestando attenzione alle problematiche della cicerchia si può supporre che se l’omoarginina può controbilanciare, sia pure in parte, la tossicità dell’ODAP lo studio della sua variabilità tra i diversi genotipi di cicerchia ha una significativa rilevanza. Infatti, genotipi capaci di immagazzinare alti livelli di omoarginina sono molto interessanti poiché potenzialmente meno tossici. Studi condotti in questi ultimi anni in maniera indipendente da diversi gruppi di ricerca hanno confermato il legame tra i meccanismi di accumulo nei semi di cicerchia dell’ODAP e dell’omoarginina. Uno studio pluriennale su diversi genotipi ha infatti dimostrato l’esistenza di una correlazione positiva tra i livelli di questi amminoacidi nei semi. Sebbene questo risultato non equivalga alla identificazione di un meccanismo intrinseco di “auto-detossificazione” rappresenta comunque un interessante risultato nell’ottica di riconsiderare l’immagine della cicerchia. Inoltre, non andrebbe sottovalutato il potenziale effetto salutistico che l’omoarginina può avere come modulatore della biosintesi dell’acido nitrico.

Questa breve nota non ha certamente la pretesa di stabilire definitivamente se la cicerchia sia più dottor Jekyll o mister Hyde, ma può rassicurare sul fatto che un suo consumo occasionale non presenta alcun rischio per la salute e forse incuriosire qualcuno a riscoprire un legume che le generazioni precedenti sicuramente conoscevano e consumavano più di quanto si faccia oggi nel nostro paese.

Riferimenti:

BIBLIOGRAFIA

Dadi, L.H., Teklewold, H., Aw-Hassan, A., Abd El-Moneim, A.M., & Bejiga, G. (2003). The socio-economic factors affecting grass pea consumption and the incidence of lathyrism in Ethiopia. Integrated Natural Resources Management ICARDA, Technical Research Report Series 4, Aleppo, Syria.

Enneking, D. (2011). The nutritive value of grass pea (Lathyrus sativus) and allied species, their toxicity to animals and the role of malnutrition in neurolathyrism. Food Chemical Toxicology, 49, 694-709.

Fikre, A., Yami, A., Kuo, Y.H., Ahmed, S., Gheysen, G., & Lambein, F. (2010). Effect of methionine supplement on physical responses and neurological symptoms in broiler chicks fed grass pea (Lathyrus sativus) based starter ration. Food Chemical Toxicology, 48, 11-17.

Piergiovanni A.R., Bisignano V., Polignano G., Lioi L. 2013. Dark and bright facets of nutritional value of grass pea (Lathyrus sativus L.) seeds. In: Legumes. Types, nutritional composition and health benefits. H. Satou and R. Nakamura (eds) Nova Science Publish., pp. 179-192. (ISBN 978-1-62808-280-7).

http://www.nutrheff.cnr.it/?page_id=317

 

*Istituto di Bioscienze e Biorisorse (CNR-IBBR) via Amendola 165/a 70126 Bari;

e-mail angelarosa.piergiovanni@ibbr.cnr.it

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