Gian Burrasca chimico

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Giorgio Nebbia

Sono debitore dell’idea di questo intervento alla prof. Francesca Orestano, ordinario di Letteratura inglese nell’Università di Milano e attenta studiosa di letteratura infantile http://users.unimi.it/childlit/index.html, la quale ha presentato, nell’ottobre 2014, un saggio proprio su “Gian Burrasca, piccolo chimico”, ad una giornata di studio su “Letteratura e scienza nei libri per ragazzi”, svoltasi a Milano (in corso di pubblicazione a cura di Elisa Marazzi e Pietro Redondi).

Luigi_Bertelli_-_Vamba

Firenze, 19 marzo 1858 – Firenze, 27 novembre 1920

“Il giornalino di Gian Burrasca”, di Vamba, pseudonimo di Luigi Bertelli (1858-1920), pubblicato per la prima volta nel 1912, è stato un libro di grande successo per i ragazzi, ma anche per adulti, nell’intero ventesimo secolo. Il libro raccoglie, sotto forma di “diario”, la storia di un ragazzo di circa dodici anni, Giannino Stoppani; i suoi scherzi, talvolta crudeli, svelano e deridono l’ipocrisia dei grandi, come avviene quando, per sincerità, racconta ad uno spasimante della sorella che lei ride di lui, o quando, per amore di verità, chiede ad un giornale cattolico di rettificare l’affermazione che il cognato, aspirante deputato socialista, “rinnega la religione dello stato”. Spiega al direttore che non è vero, che anzi il cognato si è sposato in chiesa; rettifica che il giornale avversario fa ben volentieri per smascherare l’ipocrisia del cognato che così vede la fine della sua carriera politica.

Il gusto chimico di Giannino Stoppani si manifesta durante un viaggio in treno con un rappresentante di commercio di inchiostri, Clodoveo Tyrynnanzy (col cognome anglicizzato perché, “rappresentando le principali fabbriche d’inchiostri d’Inghilterra, gli giova presentarsi con tre ipsilonni”). Mentre l’accompagnatore dorme beatamente, Giannino riempie una peretta di una miscela di inchiostri prelevati dal campionario, li diluisce con acqua, e spruzza la soluzione sulla faccia dei viaggiatori di un treno in movimento nel binario vicino (una scena che ricorda quella di “Amici miei”).

Quando i genitori non ne possono più delle sue bravate mettono Giannino nel collegio Pierpaolo Pierpaoli, diretto da gente gretta e ignorante, che specula sul poco cibo riservato ai ragazzi. Un cibo che consisteva nel riso tutti i giorni eccetto il venerdì quando veniva propinato un minestrone; per costringere i proprietari a cambiare, insieme ai membri di una “società segreta” di collegiali contestatori, antesignani della contestazione di tutti i poteri, Giannino annaffia il riso della dispensa col petrolio da illuminazione trovato in un magazzino e costringe i proprietari a dar da mangiare finalmente pasta con pomodoro.

gianburrasca1

Dalla stanza in cui è messo in punizione Giannino scopre che il “buon” minestrone del venerdì era fatto con la risciacquatura dei piatti della settimana precedente. A questo punto un altro dei collegiali preleva dal gabinetto di chimica, nello scalcinato collegio c’era anche un gabinetto di chimica e anche uno di fisica, dei cristalli di “anilina”, probabilmente uno dei coloranti di anilina scoperti da Perkin dal 1856. I collegiali congiurati mettono ogni giorno qualche cristallo di colorante nel piatto e alla fine, il venerdì, il minestrone risulta di un bel colore rosso, che smaschera la frode dei proprietari del collegio.

135px-Anilina_struttura.svg

Un altro dei congiurati, Gigino Balestra, racconta di essere finito in collegio perché, durante una festa del Primo Maggio, durante l’assenza del padre, pasticcere e socialista, impegnato nella sfilata, per coerenza coi principi egualitari sostenuti dal padre, aderisce alla richiesta dei compagni di spartire le paste della pasticceria con loro, ma non più di una per ciascuno, mi raccomando, al grido: “Viva il socialismo, Evviva il Primo Maggio”. Al ritorno il padre trova chimica da per tutto, “il banco vuoto, in terra un piacichiccio di pasta sfoglia pasticciata, i colli di bottiglie rovesciate dalle quali colavano giù rosoli e sciroppi”. Giannino ascolta solennemente e commenta: ”Vedi ? anche tu sei vittima della tua buona fede e della tua sincerità”.

Immagino che molti dei lettori di questo blog abbiano letto “Il giornalino di Gian Burrasca”; chi non lo conoscesse se ne procuri una copia e si divertirà molto;

gianburrasca2nel pur divertente sceneggiato televisivo in otto puntate del 1964, con Rita Pavone, si perdono molte finezze del testo con i suoi toscanismi. Luigi Bertelli (perfino lo pseudonimo Vamba preso dal nome di un buffone dell’”Ivanhoe” di Walter Scott) era un estroso giornalista fiorentino certamente attento alle novità scientifiche che circolavano, fra la fine dell’Ottocento e la prima metà dell’Ottocento, anche nella letteratura amena; si pensi ai libri di Verne e Salgari. E’ possibile che anche questo abbia contribuito alla nascita della cultura che ha permesso la prima industrializzazione italiana, nel bene e nel male, la nascita di una società moderna in cui “il fare” non era soltanto muovere soldi ma produrre beni materiali, con il lavoro, l’innovazione e la conoscenza. E’ possibile che l’attuale crisi di cultura materiale dipenda anche dal fatto che non ci sono più autori di libri per ragazzi capaci di infilarvi, in maniera divertente, aspetti tecnico-scientifici.

4 thoughts on “Gian Burrasca chimico

  1. Nel mio intervento “Anilina in dispensa” al Convegno Nazionale di Storia e Fondamenti della Chimica di Torino 2005, per valutare tecniche e modalità dei materiali didattici tra libri e dispense dall’età di Perkin ad oggi, Gian Burrasca era il riferimento di apertura e di chiusura anche per rendere il senso di quanto meno diffusa e condivisa sia oggi la cultura chimica rispetto ad allora. Anche perchè poco tempo prima il presidente Ciampi lo aveva citato come uno dei modelli della sua educazione…!

  2. Caro Claudio,

    grazie per aver ricordato Gian Burrasca, un libro che da piccolo mi era stato regalato e poi tolto perché Gian B. ne combinava troppe e poteva essere un cattivo esempio. Naturalmente l’ho letto di nascosto con ancor maggior interesse. E poi l’ho riletto alcune volte ancora… Sei sicuro che il piatto che ha sostituito il minestrone dopo la geniale idea di mettere nei piatti sporchi un cristallino di anilina sia la pasta e non la pappa col pomodoro? Viva la pa-pappa col po-pomodoro era il leit-motiv del film a episodi con Rita Pavone che apparì all’inizio degli anni ’60 alla televisione. Si può ancora gustare una buona pappa con il pomodoro a Firenze in un ristorante vicino al mercato di San Lorenzo che ha lo stile del noto “coco lezzone” di cui era appassionato amatore l’amico Enzo Tiezzi?

    Ciao, Pino

  3. Carissimo Giorgio,
    una nota per condividere il piacere immenso e l’emozione che ho provati nel leggere il tuo approfondimento su Gian Burrasca.
    Piacere, perchè da quasi trent’anni non trascuro mai di citare ai miei studenti di Chimica Organica le prodezze del grande Giannino Stoppani: a tal proposito, l’interpretazione che ho sempre dato al geniale tracciante del minestrone coincide con la tua (colorante azoico), ben consapevole che al comune lettore fosse più opportuno offrire la più arrivabile, e non lontana parente, anilina.
    Emozione, perchè fin da piccolo, quasi sessant’anni or sono, girava per casa un’edizione originale della prima ora del “Giornalino”, probabilmente ricevuta in dono da mio padre durante la profuganza a Bologna nel 1917. La divorai letteralmente e ora non mi do pace e mi rammarico a non finire che sia finita dispersa. Ma correvano venti futuristi in cui si parlava di vecchio… Ora, finalmente, si riscopre l’antico!
    Quanto alla riduzione televisiva degli anni sessanta,di cui non persi nè una puntata nè alcuna sfumatura del bianco e nero della RAI di allora, consentimi solo un aneddoto: voler tributare un ammirato quanto commosso omaggio a quel fenomeno (e non se ne trovano più!) che è stata Bice Valori, interprete sconfinata e indimenticabile che seppe recitare per tutta la serie la parte della squallida direttrice celando sotto l’ampissima gonna la prodezza mirabilante di camminare sulle ginocchia, unica possibilità per vestire l’abito del personaggio immaginato da Vamba. Altri uomini, altri tempi!
    Grazie Giorgio, grazie Vamba, evviva Gian Burrasca!

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